Il progetto “Seven Words”  è una collaborazione artistica tra due esponenti di spicco dell’arte contemporanea, ovvero l’artista visivo e sound artist neozelandese Paul Amlehn ed il musicista inglese Robert Fripp (indimenticabile fondatore del gruppo inglese King Crimson).

Presentato di recente al Chelsea Art Museum di New York, all’interno della mostra collettiva di Sound Art chiamata The Sonic Self con la presenza tra gli altri di David Marcus Abir, Mikhail Acrest, Damian Catera, DJ Olive, Phil Dadson, Fiorentina De Bia, Seven Words è una composizione musicale scomposta in tre momenti diversi, (1.Untitled / Queer Space Symmetrical; 2. Kriya / At the End of Time; 3. Ophiuchus Improvisation / Queer Reflection Harmonic Minor) dove i soundscapes di Robert Fripp vengono rimanipolati e registrati attraverso le parole di Paul Amlehn. Il processo composito di base è quello portato avanti da anni dal musicista inglese, i cosidetti “soundscape”, tecnica che consiste nella manipolazione in tempo reale di due nastri magnetici a bobina da 2 pollici che generano dei feedback e sonorità ambient in continua evoluzione.

L’intento dei due artisti, attraverso questa lavoro, è quello di creare una sintesi perfetta e molto potente tra la voce ed il soundscape, in modo tale da poter colpire i due livelli di coscienza ed incoscienza nell’ascoltatore. Il progetto è stato trasmesso anche in diverse stazioni radio tra Inghilterra, Australia   e America. Va anche ricordato il valore umanitario dell’iniziativa dei due artisti, che hanno deciso di donare i proventi dalle vendite di un cd in edizione limitata alla Cork Street Charity Open Art Exhibition, che quest’anno aiuterà i bambini infetti dal virus dell’ HIV.

Impegnato al momento sul suo ultimo lavoro fotografico denominato Traum and Trauma, sempre il collaborazione con le sonorità di Robert Fripp, Abbiamo chiesto a Paul Amlehn di spiegarci meglio di cosa tratta il progetto Seven Wrolds: e le risposte sono state quanto meno simili a “stati di coscienza”.

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Giuseppe Cordaro: Come è nato il progetto “The Seven Words”?

Paul Amlehn: Attraverso il mare del tempo e dello spazio. Lungo un percorso di spirito e sangue 

Giuseppe Cordaro: E come è stato sviluppato?

Paul Amlehn: Il progetto è stato sviluppato sulla base delle proprie leggi, dettatomi nei miei vari ruoli di servo, alto prelato, e rispettabile, del Magnum Opus 

Giuseppe Cordaro: Come avete lavorato a distanza? E come è stata l’esperienza di lavorare online?

Paul Amlehn: Ogni distanza è stata trascesa con l’inevitabile convergenza delle affinità

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Giuseppe Cordaro: Lo scopo dichiarato del lavoro è quello di creare una sintesi potente tra il soundscape e la voce. Come è stato per te Paul lavorare con materiale sonoro?

Paul Amlehn: Tutto quello che posso dire riguardo questa domanda sarebbe solo un dito puntato sulla luna

Giuseppe Cordaro: Secondo te Robert, quale è il valore positivo che la voce potrebbe aggiungere al tuo soundscape?

Paul Amlehn: In assenza di Robert, mi prendo la libertà di rispondere a questa domanda, e il mio responso è: una struttura, configurazione, o pattern di fenomeni fisici, biologici o psicologici, così integrata da costruire un’unità funzionale con proprietà non derivabili dalla somma delle sue parti.

Giuseppe Cordaro: Come avete sviluppato l’idea di diffondere The Seven Words anche in radio?

Paul Amlehn: La disseminazione in radio è stata da subito uno dei possibili sviluppi del progetto. The Seven Words sarò poi installato anche nelle gallerie e nei musei; verrà proposto attraverso gli speaker montati su un automobile che si sposta per le strade della città di Yeosu in Korea del Sud, durante il festival d’arte locale; verrà installato in camere di deprivazione sensoriale e in luoghi isolati a New York (presso la Blue Light Floatation) e Londra (presso The Floatworks), in modo tale che gli individui possano fare esperienza dell’opera in uno stato cerbrale di onde teta, liberi da qualsiasi stimolo sensoriale esterno. Sto in questo senso anche parlando con alcuni scienziati su come trasmettere il lavoro fuori dal mondo, a migliaia di anni luce nello spazio interstellare, un gesto estremo come contrapposizione all’esperienza intima nelle camere di isolamento.

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Giuseppe Cordaro: Trovo affascinante l’aver deciso di donare in carità i soldi che guadagnerete dalla vendita dell’edizione limitata del CD. Come e quando avete sviluppato questa iniziativa?

Paul Amlehn: E’ immensamente gratificante essere in grado di contribuire a qualcosa, in termini concreti, alleviando la sofferenza degli altri, nel caso specifico i bambini ammalati di AIDS. L’idea di una donazione è venuta lungo lo sviluppo del lavoro stesso, quasi come un impulso umanistico

Giuseppe Cordaro: State lavorando su qualche nuovo progetto, insieme o separatamente?

Paul Amlehn: Al momento, due progetti: il primo, un film sperimentale chiamato Traum und Trauma (Dream and Trauma), che consiste di immagini prese da un mio lavoro fotografico con l’aggiunta di un soundscape di Robert Fripp. Al momento in cui parliamo è veramente nella sua fase finale. Il secondo, è un progetto di registrazione di parlato e musica. La line up del progetto è costituita da:

Paul Amlehn – Text, Vocals

Robert Fripp – Guitar, Soundscapes

Joan Jeanrenaud – Cello, Electronics

Jim White – Drums, Percussion

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Robert, come sai, è il membro fondatore dei King Crimson, e ha suonato con musicisti come David Bowie, Peter Gabriel e Brian Eno. Joan era il violoncellista dei Kronos Quartet e ha lavorato con compositori come John Cage, Philip Glass e David Byrne. Jim è il batterista dei Dirty Three e ha anche suonato con Nick Cave, PJ Harvey e Cat Power. Insomma, è una sfida interessante quella in cui ci siamo imbarcati tutti insieme. Un mare aperto di possibilità. 


http://chelseaartmuseum.org/

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