“Macchine e anime”, un titolo straordinariamente indovinato per una mostra che vale davvero la pena visitare.

Ospitata dal Museo Nazionale Centro di Arte Reina Sofía di Madrid fino al 13 ottobre 2008, la grande mostra “Maquinas y Almas” indaga infatti i punti di intersezione in cui scienza e arte si sono incontrate durante i rispettivi cammini nel corso dell’ultimo decennio. Esplorando la relazione tra l’arte e gli altri spazi di generazione di conoscenza e dimostrando come l’una può essere messa a servizio dell’altra nella ricerca della bellezza, la mostra di Madrid rivela come l’immaginazione e la creatività riescano in fondo ad accorciare (se non annullare) la distanza tra digitale ed emozione.

Dietro le quinte di questo evento, Montxo Algora e José Luis de Vicente , entrambi commissari legati ad ArtFutura e attenti agli sviluppi della nuova arte in ambito internazionale.

Nel ricco sito web dedicato alla mostra si cita Albert Einstein: “L’esperienza più grandiosa è il mistero, l’emozione fondamentale che sta alla base della vera arte e della vera scienza”. E in effetti alcune delle opere presentate sembrano sconfinare nella magia, giocando con le possibilità concettuali regalate da quel territorio ibrido dove confluiscono tutte le discipline tecnologiche e la necessità di reinterpretare un mondo in rapida trasformazione estetica e sociale, di replicare la vita e l’intelligenza, di ridefinire l’identità, l’intimità, il controllo, la proprietà, la collaborazione.

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Nella sala A1 dell’edificio Sabatini, lo spettatore che abbia già una conoscenza della storia dei media può passare velocemente, giusto per rispetto all’organizzazione. Vi sono infatti esposte opere ormai “vecchie” (come il 3D molto “draft” di One Million Kingdoms di Pierre Huyghe, del 2001 o lo strumento di visualizzazione dei dati On Translation: Social Networks, di Antoni Muntadas de 2006), progetti che sono più interessanti nel corso del loro sviluppo che nell’ambito di una mostra (come le raccolte documentali di zexe.net, di Antoni Abad), opere eccessivamente naïf (come i quadri animati di Vuk Cosic), altre eccessivamente (per non dire esclusivamente) scientifiche (come la UrbanSpaceStation di Natalie Jeremijenko e Ángel Borrego) e altre quasi moleste (come Deep Play di Harun Farocki, che parte da un concetto interessante ma lo applica utilizzando niente meno che una partita di calcio).

Ma non bisogna scoraggiarsi. L’Ampliación del primo piano riserva gradevolissime sorprese. Appena entrati, si viene accolti da un video ipnotico, di cui è protagonista un liquido metallico. Dietro la sottile parete, ecco in carne e ossa le splendide sculture in ferrofluido di Sachiko Kodama, animato da magneti e algoritmi. Una danza di gocce e protrusioni traslucide, che si sviluppano, ruotano, si fondono, si dissolvono, sfidano la gravità, reagiscono alla presenza dello spettatore, che può modificarle con la sua voce. Semplicemente bellissimo.

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E non è che l’inizio. Di seguito, lo spettatore viene incantato dalle magie di luce dell’inglese Paul Frielander : “The Enigma of Light, Spinors, Wave Function” e “Abstract Cosmology” (quest’ultima opera originale creata appositamente per Máquinas&Almas). Artista e scienziato laureato in fisica e matematica, Frienlander fa della luce una materia plasmabile e ci riesce molto bene. Se il mondo fosse dominato da esigenze più creative che commerciali, in tutti i salotti, al posto del vecchio focolare domestico, invece di un televisore ci sarebbe un’opera come le sue. Nessuna foto, nessuna descrizione, nessun video possono raccontare la bellezza di queste sculture cinetiche, composte fra il resto da suoni e proiezioni aleatorie.

Il percorso continua con un’installazione del talentuoso madrileño Daniel Canogar. Tutta la sua opera è incentrata sull’alterazione del tradizionale formato fotografico e ha come obiettivo sommergere il pubblico con un serie di immagini per cambiarne l’identità nello spazio dello spettacolo. Qui è presentata Palimpsesto, una parete di lampadine che vengono illuminate da una luce proiettata, riproducendo la silhouette dello spettatore.

Le emozioni continuano con tre “specchi interattivi” del disegnatore industriale israeliano (intervistato da Marco Mancuso per Digimag 14 del Maggio 2006 – http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=353) Daniel Rozin: Circles Mirror, Weave Mirror e Trash Mirror nº2. Si tratta di sculture cinetiche che si modificano in presenza dello spettatore, grazie a videocamere, computer, motori e materiali di vario genere, spazzatura compresa. Apparati complessi che sfociano in interfacce pulite, semplici, eleganti e divertenti.

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In una mostra tanto attenta alle realtà tecnosociali della contemporaneità, non poteva mancare un’opera che basasse i suoi contenuti sul Web 2.0. Ed ecco la pluripremiata installazione Listening Post, di Ben Rubin e Mark Hansen, un buco della serratura sulle conversazioni che si tengono in chat su Internet. Un’estetica da vecchi monitor a fosfori verdi, un’attenta sonorizzazione che fa uso anche dei suoni dei led che modificano i caratteri (Ben Rubin è un artista sonoro dal curriculum molto interessante), il disegno elegante, semplice e avvolgente dei 231 schermi sospesi nell’aria trasformano in poesia frasi semplici, comuni, banali, graziose, sciocche, disperate, umane.

Proseguendo nell’intrigante esperienza delle opere esposte, tra le altre si incontra una curiosa esplorazione nel mondo della robotica da parte del grande David Byrne. A tutti certamente noto per la sua originale produzione musicale, in solo o in qualità di leader del gruppo Talking Heads, forse solo un pubblico più ristretto sa che da anni Byrne si dedica a esplorazioni multidisciplinari, nell’ambito della fotografia e delle installazioni interattive. Purtroppo l’opera qui esposta, Song for Julio, un’installazione creata a partire dal robot creato da David Hanson, capace di riprodurre movimenti della bocca e espressioni facciali sincronizzandosi con registrazioni vocali, quando la nostra redazione ha avuto il piacere di visitare la mostra non era funzionante. Ma per chi abbia la curiosità di saperne di più, vale la pena visitare il sito web dell’artista, ricco di foto e video.

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Tra gli artisti rappresentati nella mostra, meritano di essere citati qui ancora due grandi maestri: Il primo è John Maeda, che certamente non ha bisogno di presentazioni. Máquinas&Almas espone sette “quadri in movimento” raccolti sotto il nome di Nature, opere di espressionismo astratto, paesaggi digitali creati da un software generativo sviluppato dall’artista stesso.

Il secondo è l’olandese Theo Jansen, con la sua ormai nota e bellissima Artifauna. Purtroppo, l’incredibile specie animale in continua evoluzione, da lui creata con materiali poveri come tubi dell’elettricità, fascette di plastica, cordini e fogli di nylon, per essere visto in vita ha bisogno di un habitat molto particolare, ossia sabbia umida, molto spazio e vento. Per questo la mostra si è limitata a esibire degli esemplari immobili, che comunque permettevano di analizzarne la complessa architettura, e un video che ne descriveva la storia e il funzionamento.

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Gli aspetti che maggiormente si sono resi palesi visitando la mostra, sono il progressivo cambiamento del ruolo assunto dal computer, elemento sempre più occulto quando non addirittura assente (o usato esclusivamente in fase di progettazione, come nel lavoro di Theo Jansen) e il crescente ritorno all’organicità. Le materie prime da plasmare (o da ricreare) sono sempre più elementi naturali, oggetti e materiali della quotidianità, ciò che ci permette di vivere o che produciamo per poi liberarcene, i sentimenti, l’evoluzione (indagata in chiavi nuove, riscoperta, replicata), la comunicazione, la creazione collaborativa, la fusione opera-fruitore sotto lo sguardo ammiccante dell’artista.

Le opere diventano entità, esseri, con comportamenti propri, forme di intelligenza proprie, con capacità di modificarsi, crescere, inventare, creare, relazionarsi, all’apparenza addirittura di sentire. Macchine con un’anima… 


www.maquinasyalmas.es/

www.museoreinasofia.es/

www.kodama.hc.uec.ac.jp/

www.paulfriedlander.com/

www.danielcanogar.com/

www.earstudio.com/

www.stat.ucla.edu/~cocteau/

www.davidbyrne.com/

www.hansonrobotics.com/

www.maedastudio.com/

www.strandbeest.com

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