Il 31 luglio è stata inaugurata all’isola Palmaria, davanti al borgo di Portovenere (Sp), la prima edizione della mostra di arte ambientale Genius Loci a cura di Federica Forti all’interno del quale ha trovato spazio la sezione eventi dal titolo cRack! Live electronics curata dalla sottoscritta che ha invitato Motus, otolab, Giacomo Verde e Badsector.

Nella mostra si è privilegiato un’idea dell’arte come speciale paesaggio che include l’osservatore, percorso riflessivo e percettivo, dunque fortemente partecipativo.
L’arte elettronica live proposta per cRack! è stata pensata come un “ecosistema” fatto di simbiosi/innesti/migrazioni tra linguaggi e codici, ricercando una prossimità relazionale con il pubblico inglobandolo in un environment immersivo, sollecitando percezioni multisensoriali collettive. Originali postazioni elettroniche in cui la narrazione sonoro/visuale veniva assemblata in contemporanea su quattro laptop, performance tecnologiche, installazioni ambientali con l’aggiunta di azioni teatrali di grande impatto visivo e sonoro: il paesaggio proposto per cRack! andava dall’elettronica sperimentale alla techno, dal dub al noise alle sonorità industriali in un coinvolgente e sconvolgente innesto tra organismo elettronico e ambiente naturale.

Ma oggi quale arte è veramente di rottura? Così Giacomo Verde in una nota inedita scritta appositamente per cRACK! : ” L’arte più interessante degli ultimi 100 anni si è effettivamente basata sulla rottura di codici, sulla rottura di schemi e modi che ogni volta tornavano a strutturarsi in generi o tendenze. E’ stata certamente un’arte utile negli anni passati perché rispondeva alla necessità di valorizzare l’imprevisto e la divergenza contro una normalizzazione asservita alle leggi del consumo di massa. Ma oggi invece la normalizzazione è fatta di gesti eclatanti e divergenti, il consumo di massa è parcellizzato e personalizzato. La rottura è la norma. Quello che una volta era lo scioccante Crack! oggi è diventato il confuso Grak -cidare di centinaia di rane in uno stagno. Vivere oltre i codici, in questo continuo canto di rane, è lo stato d’animo richiesto alla “gente”: così può essere manipolata di volta in volta verso desideri e obbiettivi futili. L’arte oggi necessaria è un’arte che sa indicare ed elaborare nuovi codici, è un’arte che sa costruire assieme alle persone, un’arte capace di rompere gli schemi della decostruzione, di stare fuori dal coro delle rane, per indicare e creare esperienze costruttive che vadano oltre la critica sociale ed estetica”.

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Il Crack oggi è dunque, socializzazione di saperi tecnologici, creazione di comunità attraverso la rete, definizione di una nuova sintassi d’arte che recupera e ricicla modalità vecchie (analogiche) mixandole a quelle nuove (digitali). In questo versante dell’arte alcuni gruppi di artisti si autodeterminano come i “costruttori” di un nuovo linguaggio fortemente ibridato con la prassi connettiva della rete, dell’open source, della graphic art.

Motus-otolab-Giacomo Verde riflettono da tempo sulla possibilità di fondere l’esperienza estetica con la pratica dirompente dell’arte tecnologica , esplorando attraverso media diversi (live set, video arte e teatro) nuovi modi di “fare mondo” e “creare comunità”. Giacomo Verde, pioniere della videoart e uno dei primi sperimentatori di net art e arte interattiva, ha proposto in Palmaria “A mettere mano” con l’ausilio di sound e video live del musicista elettro-noise Bad Sector; si tratta di una performance collettiva in cui ll’artista fa spaccare dei televisori al pubblico per poi riconvertirli in oggetti d’arte, per riflettere sul tema della riappropriazione creativa e comunitaria dei mezzi di informazione. Durante l’azione collettiva Verde metteva mano al video per creare attraverso le riprese in diretta in macro degli oggetti e dei detriti, suggestive scenografie astratte fatte di circuiti, fili di rame, gesso.

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Dice Giacomo VerdeLa vista è uno dei sensi più facilmente ingannevoli. Quando non si riesce a capire “di cosa si tratta” bisogna metterci mano, e allora il potere dell’illusione diminuisce fino a sparire. In un momento dominato sempre più dall’intoccabile materialità delle immagini, si rende necessario fare esperienze tattili e esperienze di dialogo cercando di eliminare il più possibile il diaframma tra l’arte e la non arte, tra il vedere e il toccare, tra il dire e il fare “.

La televisione è un oggetto intoccabile che immobilizza chi lo guarda. L’utensile televisivo sondato con il gioco collettivo, smitizzato della sua totemica presenza attraverso il gesto della rottura e dell’assemblaggio, si rianima. Eliminato il superfluo –le immagini “figurine”- aggiunta la variabile della presenza e della creatività dello spettatore nella potatura della televisione l’unico flusso che rimane in moto è quello vitale dei cinque organi di senso. Soppressi i canali rimangono accese le onde cerebrali messe in azione dal gioco. Creatività liberata contro l’immobilità della tv incassata nel mobile. Situazione non più retinica ma performativa.

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Il collettivo milanese otolab, era presente in Palmaria con “Circo Ipnotico“, una session di improvvisazione audio-video live il cui canovaccio è costruito da un lavoro intrecciato di sintetizzatori e laptop in cui gli artisti intervengono sporcando super 8, decostruendo mpegs, intervenendo su immagini video. Il cRACK! di Otolab sta nella modalità artistica détournante e nella macchina artigianale che produce effetti immersivi ipnotici usando il principio del low tech; così Bertand Niessen in una nota scritta appositamente per cRack!  “Aggredire quello che sta dentro alle scatole, dentro alle macchine, dentro all’hardware e dentro al software. Ma, soprattutto, aggredire gli immaginari, che sono la prima e più sociale delle tecnologie. Aggredire le percezioni, sradicare le certezze che collocano in uno spazio ed un tempo determinati e sicuri. Ipnotizzare”.

Daniela Nicolò e Enrico Casagrande ovvero Motus, il più importante gruppo teatrale di ricerca italiano ha presentato all’isola Palmaria il recentissimo mediometraggio ispirata al progetto teatrale, “Ics – Racconti Crudeli della Giovinezza“. E’ la vicenda di due ragazzi tra degradazione urbana ed erranza esistenziale, simbolo di una generazione inquieta. Il film realizzato come hanno raccontato gli stessi autori, senza sceneggiatura è il risultato di un montaggio di appunti video di viaggio tra le periferie urbane italiane ed europee, tra colonie abbandonate dell’Emilia e le banlieu francesi.

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La fascinazione del margine urbano, ma soprattutto la conoscenza di chi abita anche solo temporaneamente queste aree ha fatto sì che il film possa essere considerato un’operazione completamente staccata dallo spettacolo in sé, una riflessione in film come un vero e proprio manifesto dell’arte Motus, un’arte ispirata a illuminare proprio le contraddizioni della contemporaneità e in cui le aspirazioni umane devono continuamente fare i conti con un senso di smarrimento e di abbandono.

Un lavoro maturo che trae chiara ispirazione dalla produzione del cinema indipendente americano ma soprattutto rende omaggio a Gus Van Sant e al suo modo di raccontare la strada che accoglie una gioventù spesso disperata e dispersa, ma comunque tesa alla ricerca dell’elevazione spirituale. Alla Palmaria Motus ha realizzato l’installazione RUN sulle pareti rocciose intorno alla Fortezza del mare; protagonista Silvia Calderoni che ripercorre architetture in disuso, aree degradate con i pattini, correndo veloce lasciando dietro di sé le macerie.

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