Tempo di anniversari per il Sonar, manifestazione/evento unico al mondo di musica elettronica e nuovi media, che non ha bisogno di troppe presentazioni e che taglia quest’anno il traguardo delle 15 candeline.

Il festival barcellonese, che negli anni ha assunto lo status di vero e proprio fulcro delle tendenze correnti nel campo di arti elettroniche e dintorni, si riconferma sempre, nonostante i molti critici e detrattori, un evento unico capace di raccogliere al suo interno una molteciplità di offerta in quanto musica, cinema, arti multimediali e molto altro.

Anche in questa ultima edizione le locations prescelte sono quelle dell’accogliente CCCB-Macba, trasformato per l’occasione in un parco concerti nel cuore della città, per la parte diurna del festival e della Fiera Gran Via per la sessione notturna del festival. Arriviamo il mercoledì e nemmeno il tempo di tuffarci nel clima festaiolo che tira in città che già è tempo di Sonar.

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Photo by Arianna D’Angelica

Giovedì 19: giornata inaugurale, solitamente molto più vivibile grazie anche a un cartellone leggermente meno allettante rispetto ai giorni successivi, che inizia in modo sornione tanto che ci intratteniamo sotto la fresca tenda del Sonar Dome per buona parte del pomeriggio, assistendo in modo abbastanza distaccato all’esibizione tra jazz, funk e soul degli spagnoli ASSTRIO. Ci spostiamo, e nel palco centrale (Sonar Village) ascoltiamo le ottime selezioni a base di hip hop futurista di DJ2D2, artista dell’interessante Boom Sound Collective già apprezzato nella scorsa edizione.

Primo appuntamento a cui accorriamo con un certo interesse è il live dei PRAM, nella sala sotterranea del Macba, il Sonar Hall; la band inglese, alle spalle una vastissima discografia tra labels come Too Pure e Domino, appare in ottima forma alle prese con il caratteristico sound che fonde elettronica, jazz, avanguardia e dub amalgamato da una compatta formazione che vede sul palco basso, chitarra, batteria, sinth.

Torniamo all’aperto e ci imbattiamo nella prima sorpresa del festival: BASS CLEF. Ragazzone inglese, che in patria si è guadagnato l’appellativo di “hackney dub master”, con il suo live ci rapisce e ci porta nel mondo del dupstep analogico: si presenta infatti armato di trombone, teremin e una serie di strumenti giocattolo tipo fischietti vari. Coinvolgente e rispettoso della matrice giamaicana del genere conquista il pubblico che ricambia il suo entusiasmo: promosso a pieni voti.

Clou della giornata l’esibizione dei PAN SONIC: dai loro live ormai ci si può aspettare di tutto, molto dipende anche dallo stato d’animo dei nostri e in questa occasione Mika Vainio, Ilpo Väisänen confermano di essere tra gli indiscussi padroni dell’elettronica d’avanguardia: tra sferzate rumoriste, come sempre controllate con maestria, e una vena ritmica quasi sempre assente in passato, i due ipnotizzano la sala strapiena dimostrando che la macchina Pan Sonic è viva e vegeta: maestri.

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Photo by Arianna D’Angelica

Venerdì 20 : tempo di arrivare che subito ci comunicano la defezione dei KONONO N°1 (pare che non abbiano ottenuto i documenti necessari per lasciare l’Africa in vista del tour europeo): peccato.

La giornata si preannuncia gustosa ed iniziamo dal tendone del Sonar Dome dove si tiene lo show case di un’etichetta storica come la NINJA TUNE. I primi a salire sul palco sono la band THE HEAVY, band che arriva dal south west britannico autrice di una miscela sonora esplosiva a base di funk, blues, garage e rock’n’roll: da tener d’occhio.

A seguire il dj J MOUNTAIN che scalda il pubblico in vista di uno degli artisti che più attendiamo: DAEDELUS. Il losangelino ripropone il set che abbiamo ascoltato mesi fa in Italia, sorta di dj/live set dove, sempre alle prese con dei controller sembra costruiti appositamente per lui, inserisce sue tracce e tracce altrui (Aphex, Madlib, Portishead..) remixate all’istante in pieno Daedelus style; folla ipnotizzata e felice: magico. Meno esaltante l’altro progetto con cui Daedalus si ripresenta più tardi nel Sonar Dome, in cui sotto il nome di Long Lost si presenta con la moglie Laura Darling, in un incontro psichedelico e melodrammentico che, ottimo in disco, perde un po’ nel live essendo sicuramente pià adatto ad uno spazio intimo che non allo spazio del Dome.

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Photo by: Valentina Besegher

Ci spostiamo nel palco centrale e assistiamo al live di QUIET VILLAGE, ovvero Matt Edwards (Radioslave/Rekid) e Joel Martin; l’esibizione, forse in un orario improbabile come le 16:45, non lascia il segno, sebbene l’album Silent Movie (!K7) rimanga uno dei più caldi del 2008.

C’è curiosità nell’attesa di assistere al live di KALABRESE e della sua RUMPELZIRKUS ORCHESTRA, visto il successo di critica dell’album uscito nel 2007; attesa ripagata da un concerto a tratti molto divertente in cui il produttore svizzero, nelle improbabili vesti di batterista e show man, alterna momenti di pura disco funk a momenti più electro: giocherellone.

Soprassediamo sul legnoso show del duo electro-rap YO MAJESTY, e arriviamo all’esibizione del talentuoso rapper statunitense JNEIRO JAREL, autore di ottimi album , sotto pseudonimi quali Dr. Who Dat e Shapes Of Broad Minds, sull’etichetta Lex Records. Si presenta al Sonar come SHAPES OF BROAD MINDS, in compagnia di un batterista e di un dj; la sensazione è che, nonostante la validità dialettica del nostro Jneiro e le basi di sicuro effetto, manchi qualcosa dal punto dell’originalità del live: da rivedere.

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Photo by: Valentina Besegher

Passiamo di nuovo al Sonar Hall per vedere cosa ci prepara Tara de Long e rimaniamo sorpresi dalla bravura di questa Mc, che domina il palco con grande potenza scenica e rappa con un’energia e uno stile inclassificabile, riuscendo a dar vita ad uno show davvero coinvolgente e divertente: da vedere.

Finiamo nel Sonar Complex dove ci imbattiamo nell’incontro tra due gruppi chiave della scena sperimentale Catalana, quello tra NISEI e ZA. Restiamo rapiti dall’energia ritmica di questo live realizzato in esclusiva per Sonar, in cui 2 batteristi, 3 chitarre e 2 bassi danno vita ad un’esplosione che ci inonda e ci fa battere i piedi: da ripetere.

Giusto il tempo di una doccia che ci catapultiamo nella bolgia della Fiera Gran Via per la prima serata del Sonar by night 2008. Il programma è fitto e dobbiamo fare le corse da uno stage all’altro per seguire le cose che più ci interessano.

Per i più malinconici i MADNESS aprono le danze nell’immensa area del Sonar Club con il loro collaudato sound a base di pop wave ska, ma lasciamo correre senza troppa attenzione.

MARY ANNE HOBBS, indiscussa regina delle notti inglesi con il suo programma “Xperimental” su BBC radio 1, scalda a colpi di dubstep il dance floor del Sonar Lab replicando lo show case della scorsa edizione.

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E arriviamo alla prima delusione della serata: DIPLO. Da lui ci aspettavamo un set più eclettico all’insegna dell’incontro tra hip hop, house, break beats e invece il produttore, tra gli altri di M.I.A., rilascia un serratissimo set in 4/4 senza andare troppo per il sottile; la folla sembra comunque gradire.

Ci spostiamo di nuovo nel Sonar Lab e assistiamo all’ottimo set di SHACKLETON, co-fondatore della label di culto Skull Disco e autore di un dubstep sound intriso di atmosfere oscure, profonde basslines, percussioni afro e forti richiami all’estetica berlinese lato Basic Channel; dopo l’esibizione ci è più chiaro l’interesse di molti produttori techno/minimal oriented, su tutti Ricardo Villalobos, verso questo artista: ipnotico.

Subito dopo è il turno del californiano FLYING LOTUS, forse l’artista che attendiamo con più ansia, in quanto produttore sopraffino già all’opera su etichette come Plug Research e Warp (apprezzatissimo da pubblico e critica l’ultimo lavoro “Los Angeles”); set interessante e coinvolgente, nonostante alcuni problemi tecnici del nostro, tra proprio repertorio e tracce altrui, e quando “entra” “Archangel” di Burial la soddisfazione di tutti i presenti è palese: promessa mantenuta.

Saltiamo a piè pari il dj set di MALA (della crew inglese Digital Mystikz), già apprezzato in altre circostanze, e ci dirigiamo verso il Sonar Park dove sta per iniziare il live di ROISIN MURPHY; alle spalle vari dischi con il progetto Moloko e due ottimi album solisti sotto la supervisione di sua maestà Matthew Herbert. Alla fine risulterà forse la cosa migliore di questo Sonar 2008. In scaletta principalmente pezzi tratti dall’ultimo album “Overpowered”, che dal vivo funzionano assai bene grazie all’ottima forma dimostrata sul palco dalla Murphy e dalla sua band che l’accompagna sia nelle digressioni più electro che in quelle più propriamente pop; regina.

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Photo by Arianna D’Angelica

Stremati ci accingiamo al palco che ospita il live di BURAKA SOM SISTEMA, next bing from Portugal, che si aggira in territori soca, hardcore hip hop e baile funk; sarà l’ora tarda ma lo show ci lascia perplessi: caciaroni.

Torniamo al Sonar Park dove attendiamo con ansia l’arrivo di Hercules and the Love Affair , freschi di uscita su DFA con il loro successo “Blind”. Arriviamo ricolmi di aspettative e curiosi di ascoltare dal vivo i pezzi che da mesi risuonano nelle nostre cuffie. Ci aspetta però un live deludente, sarà l’assenza di Anthony Hegarty ,che nel disco da il tocco di classe comparendo in tre hit, sarà la mancanza assoluta di quel groove che ci aveva conquistato in un ottima incisione da studio, ma ce ne andiamo tristi e amareggiati.

Per fortuna che Theo Parrish ci aspetta nel Lab con un set a base di funk, soul e dub, che ci riporta il sorriso sulle labbra e la voglia di ballare. Come pronosticato la lunga esperienza con Sound Signature, che fa di Parrish una figura impareggiabile nel mondo del musica da ballare nel suo senso più ampio, si riconferma garanzia e terminiamo contenti questo venerdì di Sonar.

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Sabato 21: ultimo giorno di Sonar, la sensazione è che, nonostante buone performance di pochi artisti, la qualità della maggior parte degli show sia stata fin’ora non esaltante.

Il marocchino DJ KEY, sebbene dimostri una tecnica sopraffina ai piatti, sciorina una selezione tremenda a base di Village People, Gloria Gaynor e amenità disco maranza simili: ma per favore…

Ci riprendiamo con il giocoso live set di KID ACNE, mc che arriva da Sheffield (Uk), che nonostante i continui richiami all’estetica hip hop old skool (su tutti Run Dmc e Beastie Boys) dimostra di saperci fare grazie anche all’ausilio di due ottimi mc e un dj: rinfrescante.

Corriamo nei sotterranei dove in programma abbiamo i MATMOS; freschi di uscita col nuvo album “Supreme Balloon”, Drew Daniel e Martin Schmidt confortano il pubblico con una esibizione degna del loro nome; meno spigolosi rispetto al passato, come conferma anche il contenuto a tratti pop dell’album, il duo, (alle prese con laptop, strumentazioni elettroniche varie e inserti acustici), appare in buon stato di forma.

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Di nuovo nel Village per le NORTHERN STATE, trio al femminile che potremmo tranquillamente ribattezzare BEASTIE GIRLS (non a caso la produzione del loro esordio “Can I Keep This Pen” è affidata ad Ad Rock del più famoso trio al maschile from NY). Divertenti, niente di più.

Stremati riusciamo a salire di qualche piano e arrivare nella lounge Red Bull Academy, nonostante il caldo all’interno dell’area, per il dj set di HUDSON MOWHAKE, 21 anni, scozzese, fresco di firma con la Warp ; il suo sound è un mix tra hip hop, broken beat ed elettronica. Non possiamo che inchinarci alla freschezza del suo set.

Verso la fine del pomeriggio incappiamo nell’incredibile live dei giapponesi BOGULTA, duo dedito ad un caos sonoro a base di punk, electro, new wave e metal; non sfigurerebbero su etichette come Load o Ipepac; belligeranti.

Penultimo atto della giornata nella tenda del Dome, dove troviamo quattro nerd scandinavi, Rigas Den Andre, Pavan, Joxaren and Daniel Savio i quali ci fanno conoscere il sound dell’etichetta Flogstadanshall . Ottimo live di hip hop strumentale, caratterizzato da profonde basslines e potenti linee di sinth che farebbero impallidire, per bravura e originalità, chiunque: talentuosi.

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Torniamo alla RedBull Lounge per il set di xxxchange , produttore di Filadelfia che ci sorprese nella sua collaborazione con Spank Rock per il disco YOYOYO. Purtroppo però non ritroviamo niente di quell’originalità che caratterizzava l’artista agli esordi ma solo l’ennesimo set in 4/4 quarti con un pezzo di Santo Gold e uno di M.I.A nel mezzo: main stream

Chiudiamo la nostra avventura al Sonar 08 “del dia” con l’esibizione dei BLACK DOG (tra i primi a incidere su Warp ad inizio anni 90) e con la loro formula a base di intelligent techno, quasi che il tempo si fosse fermato nel 1992: nostalgici.

Nel sabato notte di Sonar spicca il live di Dj Yoda, che presenta in esclusiva il suo Magic Cinema Show, un’incredibile show audio video realizzato con il supporto della tecnologia Pioneer SVM-1000: divertente.

NEON NEON, duo composto dal virtuso compositore Boom –Bip e dal Front man di Super Furry Animals confermano, ancora una volta nel festival, come Lex Records sia garanzia qualità e originalità, con un live electro pop delizioso : retro-futurista.

Dal Sonar Park ci spostiamo al Sonar Pub dove Antipop Consortium, collettivo fondato nel 1997 da talenti come Beans, High Priest, M. Sayyid e Earl Blaze, vera pietra miliare del rap sperimentale, ci accoglie con il loro Martian Hip- Hop, una tempesta di liriche dall’impatto assicurato: unici.

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Passando alle considerazioni finali dobbiamo dire che, a conti fatti, questa edizione del Sonar è sembrata più sottotono, soprattutto per un cartellone artistico forse meno invitante, rispetto alle passate edizioni. Le cose migliori, a nostro parere, sono arrivate da artisti non proprio alle prime armi (Pan Sonic, Matmos, Pram, Roisin Murphy, Antipop Consortium….) e da poche sorprese relative ad artisti emergenti (Bass Clef, Flying Lotus).

Il festival comunque, con le sue 82.000 presenze nei tre giorni, rimane una delle migliori realtà per quanto riguarda la musica elettronica a livello mondiale, vetrina per artisti e professionisti del settore a cui non si può prescindere.

Fiduciosi attendiamo sviluppi per il Sonar 2009. 


www.sonar.es

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