Thierry de Mey è un compositore e regista contemporaneo che lavora ad ogni sua creazione come se fosse la prima, con la stessa intensità a passione, la stessa dedizione e umiltà.

Ha studiato pianoforte e percussione contemporaneamente all’arte cinematografica, e questo parallelismo l’ha portato verso un incontro che non poteva essere altrimenti: la videodanza. A volte il suo ruolo è quello di regista, altre volte compositore della colonna sonora…ma in entrambi i casi il suo taglio non è indifferente e spesso i suoi collaboratori sono fondamentali per non dire insostituibili come i coreografi Anne Teresa de Keersmaeker e Wim Vandekeybus. L’opera Rosas danst Rosas dimostra già la sua voglia di sperimentare e di rischiare affrontando anche il tema del balletto classico assieme ad Anne Teresa, coreografa e regista fiamminga che ha fondato nel 1983 la Rosas, una compagnia la cui particolarità era quella di essere costituita da sole donne, esordendo a soli diciannove anni proprio con questo spettacolo.

April me, spettacolo per il ventennale della Compagnia, è un neologismo tratto da un verso del poeta statunitense Edward Estlin Cummings che si potrebbe tradurre come “fammi essere aprile”. Esso si basa su musiche di Thierry il quale ha creato una composizione originale inglobando Les Noces, un pezzo scritto nel 1923 per il balletto classico da Igor Stravinsky, in un prologo e un epilogo che ne riprendono il tema completando la storia raccontata sulla scena. Si arriva poi a capolavori come What the body does remember, nel quale coagula perfettamente panoramiche a soggettive, e Musique da Table , dove inventa personalmente una nuova tecnica di fare musica: percussioni manuali su di un tavolo seguendo uno spartito. Un vero e proprio concerto senza strumenti, dove l’affiatamento e la sincronia dei maestri lasciano senza fiato. Infine Ma Mère L’Oye in cui il regista belga invita danzatori-coreografi a scegliere un personaggio fiabesco nel fitto di boschi magici e a creare una sequenza danzata sulle note di Maurice Ravel.

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E’ già quindi affascinante poter incontrare Thierry: se poi hai l’onore di passare un’ora con lui a parlare del suo mondo, della sua arte e della sua vita è un’occasione che diventa imparagonabile, soprattutto quando ti accorgi che la persona è più che disponibile, con una vena d’ironia sempre accesa. Questo intenso incontro è avvenuto in occasione dell’ultimo TTV Festival di Riccione, dove era in programma un vero omaggio alla sua arte e di tutta quella belga, in particolare la danza contemporanea e la scena video dei vari Meg Stuart, Wim Vandekeybus, Alain Platel o Antonin de Bemels. Incontro Thierry nel primo pomeriggio al Palazzo del Turismo di Riccone, lui puntualissimo, io a dire il vero un po’ emozionato.

Massimiliano Schiavoni: Buon pomeriggio Thierry e grazie per essere qui, posso darti del tu?

Thierry de Mey: Certo nessun problema.

Massimiliano Schiavoni: Questa tua precisione chirurgica per quello che fai da dove viene? Quando è nata?

Thierry de Mey: Ho avuto una educazione musicale da bambino, mia sorella che ha 3 anni meno di me era in una classe di danza. Ho fatto il liceo matematico e latino, e dopo la scuola del cinema di Bruxelles, ma ho continuato a fare musica, suonavo il piano e le percussioni. Professionalmente però ho fatto la scuola del cinema a vent’anni ed ero appassionato anche dalla medicina e dalle scienze neurologiche. Pensavo che il cinema era la maniera migliore di mettere dentro tutte queste discipline, la musica, la danza, il movimento…è multidisciplinare.

Massimiliano Schiavoni: Quindi l’ interesse per la danza è iniziato grazie a tua sorella.

Thierry de Mey: Bruxelles non è una città tanto grande ma tutti i miei amici fanno danza, musica, e allora sono familiari tutte queste arti, ho passato tante ore in studio di danza con mia sorella, in studio di musica, sono andato ad incontrare il suo professore di ritmo e percussioni seguendo i corsi contemporaneamente alla scuola del cinema. Siamo tutti amici naturalmente e quando c’era da fare un video tutti dicevano Thierry, Thierry…ci servi per questo e per quello. Mia sorella Teresa a vent’anni ha fatto uno spettacolo di danza jazz che ancora si replica in Europa, abbiamo fatto una pellicola su questo spettacolo….

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Massimiliano Schiavoni: La tua prima opera Thierry.

Thierry de Mey: Escludendo le molte opere di gioventù, la prima opera che si poteva definire tale era la Musica di Rosas danst Rosas, uno spettacolo di danza con la coreografia di Anne Teresa De Keersmaeker, con mia sorella, con l’italiana Adriana Borriello..

Massimiliano Schiavoni: Sì, la sua Compagnia collabora spesso con il Festival Inteatro di Polverigi, io provengo da Polverigi…

Thierry de Mey: A Polverigi, che ricordi…Ci sono stato tre mesi a Polverigi nel 1987, appena arrivato neanche il taxi sapeva la strada. Abbiamo fatto uno spettacolo importantissimo ed è da quella residenza che è nato il mio sistema musicale da tavola oggi famoso in tutto il mondo. Musique de Tables. E’ nato con il lavoro insieme ad un ragazzo di Ancona, Simone Sandroni, con Wim Vandekeybus …è stata una residenza un po’ speciale perché il teatro era ancora in costruzione, facevamo le prove in una sorta di pallone bianco gigantesco, era molto intensivo.

Massimiliano Schiavoni: Che opera avete rappresentato a Polverigi?

Thierry de Mey: Abbiamo messo in scena la prima opera di Wim Vandekeybus, “What the body doesn’t remember”. Lo abbiamo fatto qui, dopo la prima in Olanda, e allora dopo siamo andati a New York dove abbiamo ricevuto il Premio della Critica Americana per la musica e per la danza, un successo incredibile, tutti i Paesi volevano questo spettacolo. Mi ricorderò sempre che il Direttore di Inteatro di allora – Cimetta – aveva avuto la grande intelligenza e bravura di prendere Wim, che allora non era conosciuto…Ricordo poi che Musique de Tables è nato perché era una sequenza di “What the body doesn’t remember”, dove sono solo con Wim e il suo assistente, e allora il concetto era che io come musicista dovevo seguire quello che il ballerino faceva perché ognuno doveva acquisire la sua indipendenza…è una scena che ancora si fa e si insegna a scuola.

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Allora dovevo trovare un sistema per riportare visivamente questo movimento delle mie mani, di scriverlo, una partitura insomma…nel treno Polverigi-Bruxelles, che ci metteva due giorni, ero confortato dal fatto che potevo lavorare a questa cosa, dovevo fare qualcosa per far tradurre il tutto su un pentagramma, in note…

Ci ho messo tanto tempo per trovare questo sistema. Lo spettacolo è una suonata Barocca dove ci sono tre semplici tavoli e tre percussionisti professionisti; nella pellicola c’è un Capo d’Orchestra, un controbassista e un clarinetto. La cosa più strana, quando sono arrivato con i miei musicisti a proporre questa opera, è che tutti erano scettici; oggi invece è come il mio biglietto da visita, la mia referenza. Ci sono tanti conservatori – come quelli di Bruxelles, Parigi, Strasburgo e in Giappone – che adottano questo sistema nei corsi di percussioni oggi: io stesso insegno e tengo corsi su questo sistema.

Per me era l’inizio di qualcosa, capire come è importante il movimento dentro la musica: il movimento è come la musica della musica. Il pianista deve fare un movimento dentro le note, si deve identificare con questo movimento e secondo me è importantissimo per uno che vuole suonare, cantare o fare altre cose, avere questo senso del movimento. Naturalmente la danza è l’arte dove il movimento è il più puro, è al centro, ma in tutte le cose umane esiste e si identifica; è dentro un film, ovunque, è negli attori.

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Massimiliano Schiavoni: Musique de Tables avrà una evoluzione?

Thierry de Mey: Si, Musique de Tables era la nascita di questa preoccupazione sul movimento, ma ho fatto altre produzioni che sono una sorta di continuazione. Sono opere del 2002 dove c’è un maestro d’orchesta che si gira sul pubblico e fa solo movimento con le mani, ed il pubblico deve immaginare la musica; è musica, ma in silenzio, e la gente poi dirà di avere immaginato una musica incredibile. E’ un’opera virtuosa, non è assurdo. Abbiamo fatto anche un’altra opera, dove un musicista muove le mani e con tutto sistema informatico con computer, camera e captatore di movimento, fa musica senza strumento.

Massimiliano Schiavoni: E’ un’opera adatta anche a chi non conosce la musica, a chi è profano quindi.

Thierry de Mey: Certo e proprio per questo è nato From Inside…dell’Interiore, per quei visitatori che non conoscono bene questo mondo. Il visitatore arriva in un posto, in una camera scura con tre schermi di 6 metri, dove in uno c’è la visualizzazione della città di Francoforte, in un altro quella della città di Gibillina in Sicilia e infine viene rappresentata la capitale del Congo in Africa. Ogni persona può scegliere poi in che labirinto entrare, nel vero termine della parola, dove può immedesimarsi e calarsi in queste realtà. I ballerini che rappresentano le tre civiltà e le tre culture sono originari, sono come la memoria ad esempio delle persone morte nel terremoto del 1968 a Gibillina. Lo spettatore deve seguire i danzatori: ora c’è un ragazzo italiano, ora un ragazzo di colore, uno bianco fino a che non si trova l’uscita. Quando una persona arriva e muove le mani dentro la luce, produce la musica per i ballerini di From Inside; quando invece non si muove, queste luci danzano senza musica.

Questa installazione interattiva è stata presentata l’anno scorso al RomaEuropaFestival e spero di riproporla quest’anno se si riesce a trovare un grande spazio. A me piacerebbe molto poterlo rappresentare in Sicilia, per poter far riaffiorare la memoria della gente siciliana, e potersi immergere nella bellissima coreografia di Manuela Rastaldi che venne proprio a Bruxelles a studiare nella scuola di Teresa.

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Massimiliano Schiavoni: Parlami di questa pluriennale collaborazione con Anne Teresa.

Thierry de Mey: La collaborazione con Anne Teresa è da una vita che esiste, anche prima di diventare artisti.. Sai in Belgio ci sono due comunità, quella fiamminga e quella che parla francese, io appartengo a quest’ultima e lei a quella fiamminga. Quindi per la scuola mi facevo tradurre diverse cose da lei e viceversa; io la aiutavo in francese e matematica…è una amica dell’adolescenza, è come una sorella per me e oramai gli spettacoli nascono insieme.

Massimiliano Schiavoni: Ma Mère l’Olie?

Thierry de Mey: Quest’opera è stata un’esperienza incredibile. Moltissimi ballerini e coreografi sono venuti con me nei boschi per danzare e fare improvvisazione su questo balletto classico molto famoso basato su una storia infantile, intrecciando il tutto con l’elemento vegetale, con la natura. Mi interessava lavorare sull’immaginazione personale dei ballerini, sulla loro capacità di esprimersi, ad esempio quando hai visto il pinocchio nella foresta, un pezzo unico, o quando Rebecca Murgi interpreta la maga cattiva, o quando un ramo con foglie diventa una colonna vertebrale per identificarsi con il corpo umano; è una continuità con la natura. Abbiamo lavorato un anno intero con ballerini che esercitavano molti tipi di danze diverse, e la domanda era: “come ballare la danza contemporanea oggi?”

Io ho poi realizzato una videoinstallazione, una “fotografia” con moltissimo materiale, senza la musica e l’ho presentata alla Biennale di Venezia. Deep in the wood, nel 2002. In futuro poi ci sarà una evoluzione di questo lavoro: la prima presentazione avverrà in Francia nel 2009, dove l’idea è quella di seguire l’orchestra. Oggi con la tecnica si può fare il montaggio in tempo reale, e allora io posso fare quello che voglio. La musica è libera ed io seguirò i ballerini in tempo reale: questo in Italiano si chiama EchiVoci, che vuol dire Voci di uguale importanza. La danza è sullo stesso piano della musica, la danza accompagnerà l’orchestra.

Vorrei fare una pellicola su La Vals de Ravel e su un’opera di Luciano Berio basata sulla musica folcloristica Siciliana che mi piace tanto…mi piace questa terra che è di una intensità particolare. Mi piace molto la Sicilia come anche il Piemonte, con quei campi di riso che sembrano le Fiandre, e anche Polverigi che è stato un periodo della mia vita fondamentale, preziosissimo.

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Massimiliano Schiavoni: Allora ci rivediamo presto proprio lì?

Thierry de Mey: Si, è ora che ci faccio un’escursione a Polverigi, un pellegrinaggio.

Massimiliano Schiavoni: Grazie per il tuo tempo e buon lavoro Thierry.

Thierry de Mey: Grazie a te e a presto.

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