Beth Kolko <http://bethkolko.com/index.php> è professore associato di comunicazione tecnologica presso il Department of Technical Communication della University of Washington.

Dopo essersi occupato in generale della retorica del linguaggio verbale e delle comunità in ambiente digitale, ha spostato la propria attenzione verso l’idea di “diversità” nella tecnologia, studiando fenomeni di transfer culturale tecnologico nei paesi definiti “in via di sviluppo”. Il suo obiettivo è quello di analizzare non solo le difficoltà dell’innovazione di questi paesi, ma soprattutto come questi paesi di fronte a una maggiore quantità di informazioni proveniente dalle reti di comunicazione, controbilancino con pratiche innovative il deficit dei servizi, delle infrastrutture e dei software.

Questo approccio si concretizza nel progetto Central Asia Information and Communication Technologies Project , di durata quinquennale e finanziato dalla National Science Foundation con 1,23 milioni di dollari. Attraverso una vasta gamma di metodologie, il progetto prende in considerazione i profili d’uso delle nuove tecnologie da parte di utenti che operano in ambienti locali in condizioni di plurilinguismo e bassa alfabetizzazione. In una visione più macrosociale si prefissa l’obiettivo di studiare l’impatto delle ICT (Information and Communication Technologies), nei termini di adozione e adattamento, di alcuni paesi dell’Asia Centrale come il Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tajikistan, e l’Uzbekistan. Alcune news in itinere del progetto sono consultabili nel blog CAICT ( http://depts.washington.edu/caict/blog/index.html ), mentre nel sito sono presenti alcuni risultati degli anni 2006-2007.

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Il progetto, sottoarticolato in un cluster denominato Design for Digital Inclusion (DDI), si sviluppa a sua volta in due aree tematiche: la prima, Mobile Social Software in resource constrained environments, è dedicata agli ” usi sociali” dei telefoni cellulari integrati alla rete nelle regioni rurali più remote (si parla di MoSoSo = mobile social software) con particolare attenzione alla circolazione, attraverso questo canale, di notizie relative a risorse lavorative e all’assistenza medica. Le modalità d’indagine sono principalmente l’intervista a professionisti in campo educativo, medico ed economico, seguendo un campione prestabilito di utilizzatori assidui di cellulari selezionato già in fase di elaborazione del progetto.

La seconda area tematica, denominata Games and developing regions comprende l’analisi delle culture giovanili dei videogiochi. Se da una parte lo sviluppo di nuove piattaforme e consolle a livello transnazionale contribuisce allo sviluppo di modalità d’uso globale, dall’altra funge da catalizzatore di innovazione di consumo per la fruizione dei prodotti, tanto che si può parlare di una funzione di punto d’appoggio dei videogame nello sviluppo tecnologico, ma il tutto osservato nei limiti concreti delle infrastrutture di questi paesi.

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Il percorso di studi di Kolko rappresenta uno degli sviluppi applicativi più interessanti che gli Science and Technology Studies (STS) hanno vissuto negli ultimi dieci anni. Non è più sufficiente comprendere il “potenziale innovativo” delle tecnologie della comunicazione, ma è necessario capirne la portata, le derive, gli utilizzi alternativi e più inaspettati; scemato l’entusiasmo dell’istantaneità comunicativa con il mondo, le discipline sociali della scienza e della comunicazione devono rimpolpare le loro teorie, con casi di studio.

Kolko, durante la conferenza di futurologi PUSH, <http://www.pushthefuture.org/HOME/tabid/36/Default.aspx>, ha citato alcune esperienze in cui tecnologie che ci sembrano abituali e non estremamente innovative (ad esempio gli SMS), possano riservare sorprese degne di attenzione in paesi che indicatori economico-finanziari considerano in via di sviluppo.

Un lavoro che va in questa direzione è quello di Rober Jensen, ai cui risultati fa accenno anche l’articolo
Mobile phones and economic growth,
pubblicato dall’Economist www.economist.com/finance/displaystory.cfm: una comunità di pescatori indiani del nord del Kerala che attraverso sms fissa il prezzo del pescato in base a informazioni relative alla disponibilità del tipo di pesce venduto sul mercato generale, oppure l’esperienza di bank-account e trasferimento di denaro attraverso la M-Pesa Sim Card <http://www.guardian.co.uk/money/2007/mar che sopperisce a gravi mancanze infrastrutturali locali di banche.

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Sono queste a mio avviso le dinamiche concrete che integrano scienza, tecnologie e pratiche sociali, grazie alle quali la tecnoscienza è sostenuta attraverso la partecipazione operativa delle comunità locali.

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