Digicult è media partner della diciannovesima edizione di Riccione TTV Festival, evento biennale dedicato al rapporto tra arti sceniche, teatro, arti visive e nuovi media, che quest’anno si svolge dal 12 al 15 giugno a Riccione, privilegiando locations insolite e significative per la vita della città.

Il TTV è una realtà unica in Italia, nota al panorama internazionale, che vanta una tradizione ultraventennale, e che dal 1985 – anno di nascita, con la direzione di Franco Quadri – si è contraddistinta per l’attenzione riservata alla ricerca ed alla sperimentazione nell’area di ibridazione e contaminazione tra teatro, arti visive, video e televisione. Questo interesse per i territori di esplorazione e sperimentazione, l’attenzione ai linguaggi ed alle opere innovative ed eterogenee, non necessariamente nuove, ma marcatamente contemporanee, capaci di indagare l’oggi e le diverse istanze dell’attualità in campo artistico e umano, emerge chiaramente in questa nuova edizione del festival, che s’intitola ” Confini “.

Gli spazi scelti sono diversificati e selezionati accuratamente, per dar conto di vari aspetti della vita della città: una vecchia colonia per bambini, le sale delle Ville Lodi Fè e Franceschi , insieme all’ aula di una scuola elementare , alle stanze del lussuoso Hotel Sixty ed al Palazzo del Turismo ; in questi ambienti, ricchi di significati per il presente ed il passato di Riccione, si svolgeranno gli eventi del festival, che si sparge così a macchia d’olio sulla superficie urbana, creando reti di suggestioni, richiami e riflessioni.

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Per entrare nel merito, questa nuova edizione di Riccione TTV vede protagonisti, tra gli altri, gruppi storici come il Teatro della Valdoca ed il francese Theatre Du Radeau, a cui sono dedicate due retrospettive tra video e fotografia; i Motus, con una sezione speciale dal titolo “Ai margini di Motus”; le performances di Nico Vascellari, con un progetto appositamente ideato per TTV; la danza ed il video con Billy Cowie e una sezione dedicata al Belgio con Meg Stuart, Antonin De Bemels, Thierry De Mey, Karen Vanderborght, Alain Platel e Wim Vandekeybus; il video e il teatro con le opere di Zapruderfilmakersgroup e Silvia Bottiroli , e Carloni e Franceschetti ; le ricerche dei giovani artisti italiani pathosformel ; la televisione con personalità del calibro di Daniele Luttazzi , Enrico Vaime , Franza Di Rosa , Carlo Freccero, fino alla ricerca fotografica di Edouard Levé, a cui Riccione TTV rende omaggio, dedicandogli una personale nelle sale di Villa Franceschi, dal 31 maggio 2008.

Per indagare le scelte che caratterizzano questa nuova densa edizione, ho intervistato gli ideatori di Riccione TTV 2008, che è frutto della collaborazione tra Fabio Bruschi, direttore di Riccione Teatro e storico curatore del festival dal 1995, e Andrea Nanni , nuovo direttore artistico di TTV dal 2008.

Silvia Scaravaggi: Fabio, in che forma fisica e mentale arriva il TTV alla sua diciannovesima edizione?

Fabio Bruschi: La forma fisica è buona, la forma mentale, però, è strepitosa. Il TTV è caratterizzato da un elevatissimo elemento di continuità – 25 anni di attività – così come Riccione Teatro che lo produce, ed essendosi potuto permettere il lusso di scegliere solo chi valeva, ha uno staff assolutamente invidiabile coordinato da Elisabetta Ceconi e Antonella Bacchini . D’altra parte, è come un atleta che ha un’alimentazione generalmente più povera: questo si deve alla politica, agli assessori che ignorano quale sia il loro ruolo, che complessivamente non sanno quale sia la differenza tra amministrare ed essere art director. Quest’anno ci sono stati tagliati diecimila euro e ventimila mancano già da due anni, per finanziare le notti bianche riminesi, e che in realtà – a mio parere – sono sottratti direttamente alle tasche dei giovani artisti italiani.

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Silvia Scaravaggi: Parlando di questa edizione – “Confini” – qual è il filo rosso con cui l’avete studiata e curata?

Fabio Bruschi: Un filo rosso è sicuramente il confronto tra generazioni : il Teatro della Valdoca, la mostra di Levé – con le fotografie di Guido Guidi, affiancato dalla generazione degli anni ’90 con i Motus, e dalle ultimissime generazioni come pathosformel, con due installazioni, tra cui “La timidezza delle ossa” che nasce come aggregato alla loro tesi di laurea allo IUAV. Così avviene anche nel focus sul Belgio, 3 generazioni a confronto: Thierry De Mey, 45 anni, che lavora con il meglio della scena belga, Antonin De Bemels, 30 anni, ed i più giovani, come Karen Vanderborght.

Un altro filo rosso è la dimensione geografica che si esprime nel titolo e nell’immagine leader – dal progetto “Al margine di Motus”: una zona che è al confine tra Riccione e Rimini, un confine geografico e temporale. In queste zone, lontane dai turisti, venivano isolati i bambini malati – le aree delle colonie del Marano. Il confine è anche di carattere temporale, una riflessione sulle rovine dell’architettura: questi edifici, che prima servivano ai bambini, sono stati in seguito abbandonati per decenni, poi sono divenuti sedi di bivacco di senza tetto, rifugi per gruppetti rock, ed ora stanno per diventare beauty farm o alberghi di lusso.

Andrea Nanni: Un’altra tematica fondamentale è legata all’ aspetto documentaristico del video . È un’edizione in cui presentiamo alcune retrospettive ed un’antologica importanti. La retrospettiva, con la mostra fotografica, sul Theatre Du Radeau è un’occasione davvero unica per conoscere una delle formazioni di punta della scena europea, proprio perché il Radeau considera il proprio lavoro come una ricerca in continua evoluzione e ritiene non sia necessario mostrare un vecchio lavoro quando ce n’è uno nuovo. È una compagnia che non ha repertorio, questa è la prima volta in assoluto in cui è possibile vedere in modo organico il frutto del loro lavoro.

Un elemento nuovo è, poi, la presenza di un focus su un paese europeo, in questo caso il Belgio. La scelta deriva dal fatto che da sempre il TTV è stato attento alla sezione danza; è parso, quindi, quanto mai opportuno dedicare questa edizione al Belgio, che è considerato una sorta di paradiso della danza, dove le istituzioni hanno dato un grande aiuto a questo genere di attività.

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Silvia Scaravaggi: In questi anni di continuità, quali sono gli elementi che caratterizzano TTV e che sono rimasti invariati e quali gli elementi nuovi, che avvicinano il festival alla scena creativa più contemporanea?

Fabio Bruschi: TTV non è un festival “nuovista”, è un festival che per quanto riguarda il contemporaneo lo seleziona e sceglie le punte più significative. In questo senso uno degli elementi che continua a caratterizzare il TTV è la costante attenzione data, dal 1985, alla televisione. Ci sono un sacco di festival snob, particolarmente in Italia, in cui la televisione è trattata come un cane morto; la televisione generalista non è di moda, ma esiste e dal 1982 condiziona la vita politica della sesta potenza economica del globo, ha mutato l’aspetto di intere generazioni.

Anche quest’anno la tv sarà presente con Daniele Luttazzi , premiato per Decameron , con Franza di Rosa – che si è inventata insieme alla Dandini tutta un serie di entertainment intelligente come la Tv delle ragazze – e con Enrico Vaime che, nel 1963, quando il Premio Riccione era collegato al Teatro Stabile di Bologna, vinse il Nettuno d’Oro. Vaime è stato molto chiaro su un punto: il pubblico non può far altro che prendere quello che gli dai… Verrà Carlo Freccero , che ha detto “la televisione generalista è l’unica televisione che c’è” – è uno spazio pubblico, una sorta di common.

Andrea Nanni: Nella programmazione di questa edizione sono emersi tre elementi sostanzialmente innovativi. Innanzitutto la volontà di indirizzarsi verso il panorama giovanile, e la presenza predominante dei giovani artisti, attraverso il sostegno del POGAS, il Ministero per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive; la novità specifica del Concorso Italia, dedicato ai videomakers che presentino opere legate alle arti performative, che è sdoppiato quest’anno in under 35 e over 35, con un premio di produzione è destinato alla sezione Nuovi Talenti, per realizzare un lavoro che sarà presentato nell’edizione del 2010. Infine, il tentativo di creare un legame sempre più stretto tra le due sezioni di Riccione Teatro – TTV e la nuova drammaturgia con il Premio Riccione per il Teatro ed il Premio Tondelli. Quest’anno nella sezione under 35 sarà anche assegnato un premio ad un videomaker che si è distinto in una produzione di video-teatro, per realizzare un video ispirato all’opera vincitrice del Premio Tondelli.

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Silvia Scaravaggi: Nel panorama italiano, qual è la rete di rapporti che TTV ha intessuto negli anni, quali sono i vostri partner più significativi?

Fabio Bruschi: TTV è un festival dichiaratamente anti-fascista. Questo sta a significare che noi diamo attenzione a tutto ciò che è vitale. Il TTV è figlio del Premio Riccione, che nel 1947 è stato vinto da Italo Calvino, all’età di 24 anni; nell’85 lo vinse Pier Vittorio Tondelli, che ha poi incoraggiato tutta l’attività dei giovani. La mia politica sul festival è sempre stata quella di essere antinuovista, ma siamo da sempre interessati alle cose originali, contemporanee, emergenti, con cui tessiamo fitti contatti. Con alcune compagnie tendiamo a creare delle affinità elettive, basti citare alcuni gruppi come Motus, Zapruderfilmakersgroup, Carloni & Franceschetti, Societas Raffaello Sanzio …

Una realtà fondamentale con cui lavorare è Londra, questo vuol dire mantenere i rapporti con l’Art Council, con singoli artisti, singoli produttori, con la BBC e Channel Four…

In Romagna, che è una realtà policentrica, abbiamo da sempre avuto un rapporto con Bologna, con l’ambiente artistico dal TPO, a Zimmer Frei, dall’attività del Link, a Anna de Manincor . Una rete di contatti a trecentosessanta gradi: dal centro sociale occupato, all’università…

Silvia Scaravaggi: Credo che i festival italiani che si impegnano nel proporre le punte di valore della creatività giovanile italiana siano ancora pochi, e per questo ancor più meritevoli. Voi quest’anno presentate due installazioni di pathosformel, che sono stati segnalati al Premio Scenario 2008. Vorrei soffermarmi brevemente sui progetti degli artisti italiani emergenti nati appositamente per TTV: l’evento speciale di Nico Vascellari, le “Conversazioni” di Zapruderfilmakersgroup e Silvia Bottiroli , ambientate in 5 camere d’albergo, con i 5 vincitori del Premio Tondelli…

Andrea Nanni: Di Vascellari mi aveva molto colpito “Revenge“, la performance sonora all’ultima Biennale di Venezia, un muro di altoparlanti da cui arrivavano suoni su cui interagiva. Quando l’ho contattato, l’idea era di presentare solo il video, in forma di videoinstallazione. Le immagini saranno proiettate su una tavola di legno bruciato di 4 metri per 3. Ma a Vascellari è venuta, inoltre, l’idea di costruire una sorta di percorso all’interno del più grande percorso del festival: sono state invitate quattro band – Octave , Nastro Mortal , Kam Kassah , Olivetty – che a turno, nelle quattro serate del festival, proporranno un intervento sonoro, manipolando dal vivo il suono della performance.

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Per quanto riguarda “Conversazioni“, è un progetto complesso: sono cinque video-conversazioni realizzate con i cinque vincitori delle passate edizioni del Premio Tondelli – Mimmo Borelli , Davide Enia , Stefano Massini , Fausto Paradivino , Letizia Russo – ambientate all’interno dell’Hotel Sixty, che ha camere decorate ognuna da un artista diverso. Per questa particolare edizione del progetto non sarà presentata l’opera in video, ma il pubblico entrerà e troverà le stanze arredate da oggetti selezionati e potrà ascoltare le conversazioni delle stanze vicine tramite altoparlanti, in una sorta di atto voyeuristico. L’evento si protrarrà dalle 16 di venerdì 13 giugno alle 16 di sabato 14, non-stop, ed a qualunque ora della notte si potrà entrare nelle stanze di questo albergo e trovare una conversazione. Sabato 14 giugno, nelle sale di Villa Lodi Fé, sarà presentato il progetto completo – video e audio. 


www.riccioneteatro.it/ttv

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