Quella dell’originalità è una vexata quaestio per la critica d’arte. Qualsiasi studioso della materia sa che prima o poi dovrà affrontarla, che lo voglia o no. E, nella maggioranza dei casi, i puntelli teorici vengono snocciolati in un ordine prevedibile: ci si appoggia comodamente alle auctoritas monolitiche di Walter Benjamin, Jean Baudrillard, Rosalind Krauss, solo per citare i più noti.

Il territorio è scivoloso e fin troppo vasto: rende possibili voli spazio-temporali, combinazioni tra concetti filosofici e analisi di mercato, scalate concettuali che puntano al dissolvimento del concetto stesso di arte. Tale è l’importanza e l’invadenza dell’idea di opera “originale” (che in qualche caso si accompagna a quelli di “origine” e “originalità”). Lo sviluppo tecnologico, aumentando esponenzialmente il tasso di “riproducibilità” dell’arte, ha complicato ulteriormente le cose, rendendo ancora più difficile maneggiare l’opposizione tra “originale” e “copia”.

Nell’epoca della condivisione continua di contenuti attraverso le reti telematiche, infatti, ci troviamo in presenza di un’inedita condizione di ubiquità delle risorse, sempre disponibili in migliaia di versioni indistinguibili l’una dall’altra: un esercito di multipli senza originale .

Questi sono solo alcuni degli spunti teorici che ispirano il progetto P2P Art , iniziato da Anders Weberg (1968) nel 2006 e tuttora in corso. L’artista svedese sottomette le proprie opere video agli stessi meccanismi di distribuzione e fruizione (qualcuno la chiamerebbe addirittura pirateria) dei film commerciali o della musica che viene scambiata ogni giorno in volumi difficilmente calcolabili sulle reti peer-to-peer. I video vengono uploadati e condivisi, mentre tutti i file originali sono cancellati per sempre. Così l’opera inizia una vita autonoma, viaggiando sulle reti senza controllo, in una versione compressa, a bassa risoluzione. Mettendo in conto anche il rischio dell’estinzione…

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Valentina Tanni: Come è nata l’idea di produrre opere video destinate esclusivamente alla distribuzione sulle reti peer-to peer?

Anders Weberg: L’idea ha preso forma gradualmente dentro di me e nasce da alcune osservazioni. Sono online dal 1992, ho avuto modo di seguire le trasformazioni della rete da allora ad oggi, e credo che in questo momento confini tra online e offline siano sfumati, meno definiti. Inoltre sono sempre curioso di osservare come le nuove tecnologie vengono usate dal pubblico e come questi temi possono poi dare forma al mio lavoro.

Valentina Tanni: Sul sito del progetto parli di “estetica dell’effimero”. Puoi spiegarci meglio cosa intendi con questa espressione?

Anders Weberg: È un modo per riconoscere la bellezza di un’opera destinata a durare poco. È stato fatto numerose volte prima d’ora nel mondo dell’arte, attraverso media e metodi diversi. Personalmente, sono sempre stato interessato molto più al processo di creazione che al prodotto finito, che per me non ha valore. Mi sposto semplicemente sul lavoro successivo. Per cui questo lavoro, in un certo senso, è perfetto per me.

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Valentina Tanni: P2P Art è chiaramente una riflessione sulla natura mutevole dell’opera d’arte nell’era digitale. Secondo te il concetto di “originale” è davvero obsoleto?

Anders Weberg: Credo che l’originale, con la sua “preziosità”, avrà sempre un posto nel cuore delle persone, ma al giorno d’oggi la maggior parte di noi ha a che fare con tipi di media molto effimeri. E non ci si preoccupa molto dell’originale quando tutto è disponibile, e gratis, online. Ha qualche valore una replica esatta in digitale rispetto all’ “originale”?

Valentina Tanni: È vero che distruggi i file originali delle opere una volta che sono stati condivisi e scaricati da altri utenti dei network?

Anders Weberg: In realtà l’originale viene cancellato prima dell’upload e della condivisione della copia. Il lavoro infatti è in un file avi renderizzato con lo stesso formato di compressione (Xvid) usato per la maggior parte dei film distributi sui network p2p. Appena finito il rendering tutti i file originali, compreso il materiale grezzo e i project files, vengono cancellati. Senza aspettare. Quindi anche se volessi una copia per me, tutto quello che posso fare è scaricarla… una copia digitale a bassa risoluzione.

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Valentina Tanni: C’è una critica intenzionale al mercato dell’arte nel tuo progetto? O è solo un “effetto collaterale”?

Anders Weberg: È un commento, non una critica.

Valentina Tanni: Parlaci un po’ del feedback che stai ricevendo. Riesci a monitorare la diffusione dei tuoi file sulle reti?

Anders Weberg: Da quando ho uploadato il primo lavoro nel settembre del 2006, ho avuto modo di imbattermi in numerose e diverse reazioni. Il fatto più eccezionale, che veramente dimostra quanto questo mondo sia piccolo, è avvenuto quando il vicino di un mio amico ospitò a casa sua alcuni amici inglesi. Erano tutti i giardino, bevendo qualche birra quando il vicino iniziò a raccontare di un bizzarro progetto di qualcuno che faceva film e poi li cancellava. Il mio amico, che ha intercettato la conversazione, ha risposto: “è un mio amico che lo fa. È svedese e vive in questa città”. Non c’è di monitorare la diffusione dei file. L’unica cosa che posso vedere è se il file è ancora “vivo”. Se esiste o no. Per essere onesti… questo progetto possiamo considerarlo fallito perchè tutti e tre i film rilasciati sono ancora vivi. Però l’originale continua a non esistere. 


www.p2p-art.com/

www.andersweberg.com/ 

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