Nico and The Navigators tornano in Italia da assoluti protagonisti di quel teatro immagine capace di conquistare spazi di pensiero, riflessioni concepite su quelle “analisi del dramma sociale” analizzate già nel saggio Performance in Postmodern Culture da Victor Turner e capaci di mostrare al pubblico un approccio creativo fra improvvisazione e rituali assurdi e maniacali.

Ecco i punti di crisi che Nico riesce via via ad estrapolare reintegrandoli, e cambiare quella sorta di condizione dove c’è bisogno di un riassestamento dell’intero schema drammaturgico. Così da evidenziare peculiarità già note a Charles Hockett e Goffman ma con ironie e quotidianità sempre curiose; pantomime, giochi di parole e doppi sensi costruiti ad arte, estranianti rituali bizzarri propri delle nostre manifestazioni, su noi stessi e con l’altro-persona.

Il nuovo spettacolo Obwohl ich Dich kenne // Sebbene ti conosca – Intelligenti nemici e metà migliori che ha debuttato ad Amburgo lo scorso 6 Marzo verrà riproposto al Festival Inteatro di Polverigi il 28 e 29 giugno, al Festival de Marseille il 4 e 5 luglio per poi tornare in patria al Radialsystem di Berlino dove resterà dall’8 all’11 ottobre.

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La compagnia Nico and the Navigators è stata fondata nel 1998 da Nicola Hümpel (regia) e Oliver Proske (scenografia) e immediatamente lodata dalla critica. Fino ad oggi gli spettacoli “Lucky Days, Fremder!” (1999), “Eggs on Earth” (2000), “Lilli in Putgarden” (2001), “Der Familienrat” (2002), “Kain, Wenn & Aber” (2003) e “HELden & KleinMUT” (2004) sono stati portati in tournée a livello internazionale. L’agosto del 2006 segna la nascita della collaborazione con l’orchestra austriaca Franui dando vita alla grandiosa produzione “Wo du nicht bist” (Dove tu non sei). Andreas Schett , il compositore della ‘banda musicale’, e Nicola Hümpel sono già impegnati nella preparazione di “Anasthesia”, ancora uno spettacolo musicale che andrà in scena nel 2009 in occasione del 250° anno dalla morte di G. F. Händels e che gode della coproduzione dei Begrenzer Festspiele, del Grand Théâtre Luxemburg e degli Händelfestspiele di Halle.

Cosa accade quando individui che lottano per la stessa causa finiscono per scontrarsi? L’amicizia si nutre di azioni comuni? E se queste vengono a mancare? Quali regole seguono i corrispettivi partner nel giocare con l’altro? E qual è il loro fine? La cordialità senza amore nasconde ipocrisia? Ci si trova meglio con un nemico intelligente o con un amico stupido? E chi dei due ci resterà impresso nella memoria? Con impeto e con uno sguardo sulle piccole catastrofi, Nico and the Navigators in Sebbene ti conosca si districa nel complicato mondo dei complotti amichevoli e delle relazioni obbligate, affondando il dito nelle ferite più profonde dei nostri tempi. In un dialogo scandito da un violino e una tastiera, i personaggi si prodigano in una lotta impari per risvegliare l’interesse dell’altro e tenerlo vivo. “… Tu ed io tra gli altri. Tu sei il mio ambiguo amico nella lotta contro terzi. Ho bisogno di te al livello giusto per un vero e proprio scopo e ti ho scelto, perché già avuto la malattia che ho oggi io … la amo a te, perché la gente che ti piace, perda lo scetticismo nei miei confronti e carinamente parlino di me alle mie spalle. Mi si perdoni la tua assenza per morte … Fino ai tuoi ultimi giorni ti considererò il mio intelligente nemico, perché ho la sensazione, che vogliamo lo stesso di ciò che non sappiamo. Andare da soli è il sostituibile – proprio come lo intendi tu …” (Estratto testo drammaturgico).

 

Per la drammaturgia l’ensemble ha utilizzato vario materiale, tra cui lo scambio epistolare delle coppie di amici illustri come Goethe e Schiller , Wagner e Nietzsche , Hermann Hesse e Thomas Mann . Come monoliti appaiono le citazioni, frammiste a smarrimenti linguistici e improvvisazioni di testi dei “navigators”. Accompagnate inoltre a discusse definizioni e riflessioni sull’amicizia emerse in epoche diverse, fino al nostro 21° secolo globalizzato. Volere o non volere la stessa cosa è il fulcro che rende realizzabile l’amicizia – scrive Sallustio nel 50 a .C. Aristotele ritiene l’Amicizia un elemento fondamentale per la realizzazione di una società che funzioni e la pone al di sopra della Giustizia; lo stato dovrebbe dare maggiore considerazione all’Amicizia. E come si realizza allora l’Amicizia nella società del XXI° sec. sempre in movimento? È la tradizionale interpretazione del concetto stesso – che si realizza (nella tradizione n.d.t.) quale affetto costante, fiducia e reciproco apprezzamento – che nel nostro tempo così mobile da essere fluido è decaduta o è divenuto sempre più raro incontrare l’amicizia (Schopenhauer)? La terra non appare più così spaziosa, come quando si abbia un’amicizia lontana (Gustaf Gruendgens)?

“……… Siamo due navi, ognuna con il proprio scopo e la propria traiettoria, possiamo incrociarci e festeggiare insieme, così come abbiamo fatto…… e poi le brave navi riposano silenziose in un porto e in un sole che vuole splendere, come se fossero giunte allo scopo prefisso e avessero avuto uno scopo. Ma poi la violenza onnipotente ha diviso ancora una volta i nostri compiti, in diversi mari e raggi di sole e forse non ci vedremo mai più … ” ( Friederich Nietsche a proposito della sua amicizia con Richard Wagner – Estratto testo drammaturgico).

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Qui la performance ha comunque una propria struttura diacronica, dove si evidenzia quell’essenza psicologica dove tutte le unità (attori) hanno entità e proprie mappature cognitive tali da consentire una migliore conoscenza di sé e del fruitore. Qui la societas è spezzettata in riflessioni, con i loro generi, incertezze, incoerenze e spontaneità. E così giochiamo gli uni con gli altri, occupiamo posizioni, impersoniamo ruoli fino a metterci e toglierci maschere tipizzate. “Così la “forza” di un dramma sociale consiste nel suo essere un’esperienza o una sequenza di esperienze che influenza in modo significativo la forma e la funzione dei generi culturali performativi.” (V. Turner – Antropologia della performance).

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