Non siamo soli. L’osservazione filosofica (ma anche l’esperienza quotidiana) del contemporaneo tecnologico consente di rilevare l’emergere di nuove forme di vita. Osservando l’essere umano è possibile notare come sia avvenuta una sua mutazione in senso tecnologico.

La tecnologia ci ha sempre modificato. Siamo sempre stati cyborg, e questa non è una novità (1). Le tecnologie dei trasporti hanno fatto mutare la nostra percezione dello spazio e del tempo. Gli sviluppi in fatto di energia, a cominciare da quella elettrica, hanno cambiato la nostra concezione dello scorrere del tempo, e del suo uso produttivo. Le telecomunicazioni hanno aperto nuove strade al pensiero, consentendogli di essere indirizzato liberamente nello spazio e di propagarsi svincolato dal corpo materiale. Le tecnologie informatiche e, in particolare, le tecnologie di rete vanno con forza ancora maggiore in questa direzione. Con un balzo mutageno la tecnologia “nuova” delle reti, dell’informazione e, in generale, dell’ipercontenuto e degli iper-contesti, si collegano direttamente alla mente dell’essere umano, instaurando nuove prospettive.

Gli aspetti sono sconvolgenti in direzioni molteplici. In questa sede ci soffermeremo su una tra le tante prospettive sotto cui è possibile analizzare tali fenomenologie: l’identità. Lo studio contemporaneo dell’identità, nella sua evoluzione concettuale e percettiva, è strutturalmente multidisciplinare, a cavallo tra la filosofia, l’antropologia, la sociologia (ma esiste ancora?), la comunicazione, il diritto, l’economia. E, naturalmente, la tecnologia. Nell’ecosistema tecnologico l’individuo si definisce, diventa multiplo (multividuo), scompare (anonimato). E’ multi-sessuato, multi-personalità. E ancora: si fonde in un unico fluido con i sistemi, da cui emergono esistenze altre, differenti, di sintesi.

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La tecnologia abilita i contesti iper-mediali, in cui il dualismo tra fisico e digitale scompare, così come scompaiono tutte le possibilità di distinguere cosa è organico e cosa è tecnologico. Proprio come è impensabile, nel contemporaneo, guardare anche un singolo pomodoro e non considerarlo come un oggetto tecnologico (2).

In questa profonda remixabilità di esistenze, contenuti, collegamenti e processi, emergono nuove forme di esistenza. Lo scenario è sistemico. Anzi, di più: è eco-sistemico. La globalità ce ne ha dato i primi segnali. Le multinazionali sono probabilmente il primo esempio di essere senziente tecnologico. Le abbiamo davanti tutti giorni: possiedono oggetti, sono titolari di diritti, decidono, hanno strategie, paure e credenze, iconologie e mitologie: le percepiamo come vere entità senzienti, incarnate nel logo (iconologia) e nella neo-mitologia che ne caratterizza i cicli di vita.

L’”avere a che fare” con “forme di vita” il cui nome finisce per “Ltd”, “SpA” o “gmbh” è un fatto consolidato, parte dell’esperienza quotidiana, e non produce alcun turbamento nella nostra percezione. Descriveremo un processo artistico animato da questo punto di vista: lo studio delle nuove forme di vita che appaiono nel contemporaneo tecnologico. E, di conseguenza, della loro identità. La realtà contemporanea è stata ossevata seguendo sistematicamente strategie diverse, ideate per analizzare di volta in volta l’essere umano, le forme di vita artificiali, le forme di vita emergenti dalle collettività. Questo è il processo di ricerca alla base di Talker, Talker Performance, Dead on SecondLife e Angel_f. Come primo passo si è cercato uno strumento che consentisse di operare su tutte le forme di esistenza oggetto dello studio: il linguaggio è stato identificato come strumento ideale per poter lavorare su tutti i livelli richiesti dal processo di ricerca.

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Il secondo passo è stata la creazione di un oggetto che utilizzasse il linguaggio per studiare i meccanismi espressivi delle forme di esistenza: il “Talker”(3). Talker è un oggetto strutturale. È costituito assemblando algoritmi provenienti dall’intelligenza artificiale e dell’analisi statistica per realizzare un motore di riconoscimento, sistematicizzazione e generazione del linguaggio. In modo molto semplice ed intuitivo, i testi vengono inseriti attraverso operazioni di cut&paste su un’interfaccia web. Questi vengono elaborati dalle componenti algoritmiche, che li interpretano in maniera sintattica e geometrica. Il livello sintattico consente di rilevare, all’interno del linguaggio, le componenti strutturalmente”interessanti”. Il livello geometrico consente di interpretare tali componenti nello spazio. Il linguaggio diventa un cristallo la cui forma multidimensionale varia col variare del linguaggio. Al cristallo vengono applicati altri elementi algoritmici per riconoscere, al suo interno, strutture ricorrenti: i simboli. Lo spazio viene poi ripercorso “per simboli” nella fase di generazione del testo: il risultato è un linguaggio di sintesi, espressione della mente collettiva che vi ha contribuito, spesso poetico ed altamente evocativo. L’estetica, volutamente fredda e lineare, mira ad evidenziare la non-umanità della forma di vita espressa.

Talker è una manifestazione astratta e strutturale dell’oggetto della ricerca. I passi successivi del processo lo materializzano, utilizzando tre modalità:

• l’in-corporazione (Talkers Performance);
• il costrutto (Dead on SecondLife);
• l’essere digitale compiuto (Angel_f).

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Talkers Performances (presentato al Pescara Electronic Arts Meeting – PEAM – nel 2006), in-corpora il “Talker”, reinterpretandolo come un cyborg (4). Il corpo umano viene invaso/espanso/connesso. Il focus è sulla interazione. Il corpo della performer, dentro una tuta in latex rivestita di elettrodi e sensori collegati a delle interfacce web che il pubblico può manovrare, diventa il tramite dell’espressione del “Talker”: la sua bocca è chiusa, sostituita dalla voce generata; i suoi movimenti sostituiti da quelli generati dalle stimolazioni degli elettrodi. Ogni componente sensoriale della danzatrice è sostituita con un analogo generativo (a partire dal tatto, sostituito dal latex e dalle stimolazioni elettriche, per arrivare all’udito sostituito da suoni generati, al gusto e all’odorato, di fatto, occlusi, e alla vista sostituita dai video generativi). La comunicazione è bidirezionale.

Il pubblico interagisce con le interfacce creando in modo collaborativo la vita del cyborg-danzatrice, i cui movimenti, suoni e funzioni vitali (per come rilevati dai sensori) sono restituiti sotto forma di feedback all’ambiente e agli utenti, sotto forma di esperienza immersiva, sonora e visuale . “L’essere” si incorpora, a più livelli, nel cyborg, nell’ambiente, nell’interfaccia, nella mente degli utenti. L’ecosistema della mente prende vita, materializzato nel Talker-Cyborg e nella sinestesia spaziale così creata. Il “Talker” è incarnazione dell’essere collettivo e presente nello spazio: la direzione è dal virtuale verso il corpo.


(1) Stelarc (http://www.stelarc.va.com.au/).

(2) In un pomodoro transgenico è impossibile distinguere quale sia la parte tecnlogica e quella naturale. Ma non solo. Anche un semplice pomodoro”tradizionale” è un oggetto tecnologico: viene infatti trasportato, etichettato con codici a barre, tracciato da sistemi informativi, registrato elettronicamente alla vendita…

(3) http://www.artisopensource.net/talkers/index2.html

(4) http://www.artisopensource.net/talkers/index.html

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