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WE ARE NOT ALONE –
PARTE 1
Txt: Salvatore Iaconesi e Oriana Persico
Non siamo soli.
L’osservazione filosofica (ma anche l’esperienza quotidiana) del contemporaneo
tecnologico consente di rilevare l’emergere di nuove forme di vita. Osservando l’essere umano è possibile notare come sia avvenuta una sua
mutazione in senso tecnologico.
La tecnologia ci ha sempre modificato. Siamo sempre stati cyborg, e questa
non è una novità (1). Le tecnologie dei trasporti hanno fatto mutare la nostra
percezione dello spazio e del tempo. Gli sviluppi in fatto di energia, a
cominciare da quella elettrica, hanno cambiato la nostra concezione dello
scorrere del tempo, e del suo uso produttivo. Le telecomunicazioni hanno
aperto nuove strade al pensiero, consentendogli di essere indirizzato
liberamente nello spazio e di propagarsi svincolato dal corpo materiale.
Le tecnologie informatiche e, in particolare, le tecnologie di rete vanno con
forza ancora maggiore in questa direzione. Con un balzo mutageno la
tecnologia “nuova” delle reti, dell’informazione e, in generale, dell’ipercontenuto
e degli iper-contesti, si collegano direttamente alla mente dell’essere
umano, instaurando nuove prospettive.
Gli aspetti sono sconvolgenti in direzioni molteplici. In questa sede ci
soffermeremo su una tra le tante prospettive sotto cui è possibile analizzare
tali fenomenologie: l’identità.
Lo studio contemporaneo dell’identità, nella sua evoluzione concettuale e
percettiva, è strutturalmente multidisciplinare, a cavallo tra la filosofia,
l’antropologia, la sociologia (ma esiste ancora?), la comunicazione, il diritto,
l’economia. E, naturalmente, la tecnologia.
Nell’ecosistema tecnologico l’individuo si definisce, diventa multiplo (multividuo),
scompare (anonimato). E’ multi-sessuato, multi-personalità. E ancora:
si fonde in un unico fluido con i sistemi, da cui emergono esistenze altre,
differenti, di sintesi.
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La tecnologia abilita i contesti iper-mediali, in cui il dualismo tra fisico e digitale
scompare, così come scompaiono tutte le possibilità di distinguere cosa è
organico e cosa è tecnologico. Proprio come è impensabile, nel contemporaneo,
guardare anche un singolo pomodoro e non considerarlo come un oggetto
tecnologico (2).
In questa profonda remixabilità di esistenze, contenuti, collegamenti e
processi, emergono nuove forme di esistenza.
Lo scenario è sistemico. Anzi, di più: è eco-sistemico.
La globalità ce ne ha dato i primi segnali. Le multinazionali sono probabilmente
il primo esempio di essere senziente tecnologico. Le abbiamo davanti tutti
giorni: possiedono oggetti, sono titolari di diritti, decidono, hanno strategie,
paure e credenze, iconologie e mitologie: le percepiamo come vere entità
senzienti, incarnate nel logo (iconologia) e nella neo-mitologia che ne
caratterizza i cicli di vita.
L’”avere a che fare” con “forme di vita” il cui nome finisce per “Ltd”, “SpA” o “gmbh” è un fatto consolidato, parte dell’esperienza quotidiana, e non produce
alcun turbamento nella nostra percezione.
Descriveremo un processo artistico animato da questo punto di vista: lo studio
delle nuove forme di vita che appaiono nel contemporaneo tecnologico. E, di
conseguenza, della loro identità.
La realtà contemporanea è stata ossevata seguendo sistematicamente
strategie diverse, ideate per analizzare di volta in volta l’essere umano, le
forme di vita artificiali, le forme di vita emergenti dalle collettività.
Questo è il processo di ricerca alla base di Talker, Talker Performance,
Dead on SecondLife e Angel_f.
Come primo passo si è cercato uno strumento che consentisse di operare su
tutte le forme di esistenza oggetto dello studio: il linguaggio è stato identificato
come strumento ideale per poter lavorare su tutti i livelli richiesti dal processo
di ricerca.
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Il secondo passo è stata la creazione di un oggetto che utilizzasse il linguaggio
per studiare i meccanismi espressivi delle forme di esistenza: il “Talker”(3). Talker è un oggetto strutturale. È costituito assemblando algoritmi provenienti dall’intelligenza artificiale e
dell’analisi statistica per realizzare un motore di riconoscimento,
sistematicizzazione e generazione del linguaggio. In modo molto semplice ed
intuitivo, i testi vengono inseriti attraverso operazioni di cut&paste su
un’interfaccia web. Questi vengono elaborati dalle componenti algoritmiche,
che li interpretano in maniera sintattica e geometrica. Il livello sintattico
consente di rilevare, all’interno del linguaggio, le componenti strutturalmente”interessanti”. Il livello geometrico consente di interpretare tali componenti
nello spazio. Il linguaggio diventa un cristallo la cui forma multidimensionale
varia col variare del linguaggio. Al cristallo vengono applicati altri elementi
algoritmici per riconoscere, al suo interno, strutture ricorrenti: i simboli. Lo
spazio viene poi ripercorso “per simboli” nella fase di generazione del testo: il
risultato è un linguaggio di sintesi, espressione della mente collettiva che vi ha
contribuito, spesso poetico ed altamente evocativo. L’estetica, volutamente
fredda e lineare, mira ad evidenziare la non-umanità della forma di vita
espressa.
Talker è una manifestazione astratta e strutturale dell’oggetto della ricerca. I passi successivi del processo lo materializzano, utilizzando tre modalità:
l’in-corporazione (Talkers Performance);
il costrutto (Dead on SecondLife);
l’essere digitale compiuto (Angel_f).
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Talkers Performances (presentato al Pescara Electronic Arts Meeting – PEAM -
nel 2006), in-corpora il “Talker”, reinterpretandolo come un cyborg (4).
Il corpo umano viene invaso/espanso/connesso. Il focus è sulla interazione. Il
corpo della performer, dentro una tuta in latex rivestita di elettrodi e sensori
collegati a delle interfacce web che il pubblico può manovrare, diventa il
tramite dell’espressione del “Talker”: la sua bocca è chiusa, sostituita dalla
voce generata; i suoi movimenti sostituiti da quelli generati dalle stimolazioni
degli elettrodi. Ogni componente sensoriale della danzatrice è sostituita con un
analogo generativo (a partire dal tatto, sostituito dal latex e dalle stimolazioni
elettriche, per arrivare all’udito sostituito da suoni generati, al gusto e
all’odorato, di fatto, occlusi, e alla vista sostituita dai video generativi).
La comunicazione è bidirezionale.
Il pubblico interagisce con le interfacce creando in modo collaborativo la vita
del cyborg-danzatrice, i cui movimenti, suoni e funzioni vitali (per come rilevati
dai sensori) sono restituiti sotto forma di feedback all’ambiente e agli utenti,
sotto forma di esperienza immersiva, sonora e visuale . “L’essere” si incorpora,
a più livelli, nel cyborg, nell’ambiente, nell’interfaccia, nella mente degli utenti.
L’ecosistema della mente prende vita, materializzato nel Talker-Cyborg e
nella sinestesia spaziale così creata. Il “Talker” è incarnazione dell’essere collettivo e presente nello spazio: la
direzione è dal virtuale verso il corpo.
(1) Stelarc (http://www.stelarc.va.com.au/).
(2) In un pomodoro transgenico è impossibile distinguere quale sia la parte
tecnlogica e quella naturale. Ma non solo. Anche un semplice pomodoro”tradizionale” è un oggetto tecnologico: viene infatti trasportato, etichettato
con codici a barre, tracciato da sistemi informativi, registrato elettronicamente
alla vendita…
(3) http://www.artisopensource.net/talkers/index2.html
(4) http://www.artisopensource.net/talkers/index.html



