Prosegue la serie di interviste ai protagonisti dell’ultima edizione del Sonic Acts (Amsterdam 21-24 febbraio 2008) cominciata sul numero di marzo con una lunga chiacchierata virtuale con il demiùrgico Ken Jacobs (“Jacobs: il demiurgo dell’immagine in movimento” di Alessio Galbiati e Paola Catò – Digimag32/marzo08).

Questa volta è il turno di Ulf Langheinrich, “poliedrico artista contemporaneo da sempre impegnato in una produzione artistica tesa al raggiungimento di un unicum emotivo immersivo di efficacia assoluta” (la definizione riportata nel virgolettato proviene dalle pagine online del festival Mixedmedia di Milano del 2006, dalla sezione di Audiovisual Art a cura di Marco Mancuso).

Nato nel 1960 a Wolfen (Germania Est), vive e lavora a Vienna (Austria) ed Accra (Ghana). Uscito dal Socialismo Reale alla metà degli anni ottanta si trasferisce nella parte Ovest del suo paese con alle spalle un’eterogenea formazione che oltre ad un periodo (obbligatorio) di servizio militare, lo ha visto apprendere i fondamenti di disegno industriale nonché di pittura e musica. Decisiva è la sua formazione pittorica sotto l’insegnamento di Eberhard von der Erde come pure quella musicale compiuta su “insoliti” strumenti come gli organi a canne e quell’incredibile accrocchio che fu l’harmonium. In poco tempo ha dato vita ad uno studio di musica elettronica sviluppando le basi del suo complesso linguaggio musicale.

Nel 1988 si trasferisce a Vienna al WUK (Werkstätten und Kulturhaus) in un appartamento messogli a disposizione per sviluppare le sue ricerche. Dal 1988 al 1991 si dedica principalmente al disegno ed alla pittura presenziando in pochi anni ad un gran numero di mostre collettive, collezionando pure una personale presso la Kunsthalle Exnergasse di Vienna, il cui catalogo può ancora essere rintracciato in qualche meandro della rete. Questi anni testimoniano una ricca e produttiva vena artistica la cui voglia di travalicare i confini classici delle differenti discipline artistiche inizia a manifestarsi grazie a lavori fotografici e ad un sempre più convinto approccio all’immagine in movimento; colonne sonore ma anche sound-scapes per installazioni sono alcune fra le produzioni che sfornerà in questo periodo creativo.

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courtesy by Granular Synthesis

Sempre agli inizi degli anni novanta Langheinrich è stato coinvolto nella fondazione del gruppo multimediale PYRAMEDIA, nonché al consiglio d’amministrazione del progetto indipendente WUK. Nel 1991 fonda, insieme a Kurt Hentschläger, il collettivo artistico GRANULAR SYNSTHESIS (per un approfondimento su di un’installazione fra le più “riuscite” della coppia germanica rimando ad un bell’articolo di Isabella Depanis: “Sintesi granulare e universo percettivo” di Isabella Depanis, Digimag n. 03, aprile 2005) uno dei gruppi di sperimentazione audiovisiva più importanti dell’intero panorama internazionale, un progetto che in oltre vent’anni di attività ha dato alla luce un gran numero di installazioni e film, o più in generale a sperimentazioni audiovisive.

Sono davvero numerose le partecipazioni ad esposizioni in ogni angolo del pianete (Italia compresa), dal Museo di arti Museo di Arti Applicate di Vienna al Museo di Arte Contemporanea di Lione, a quelli di Montreal e Seoul, dallo Stedelijk Museum al Kunstverein di Hannover, l’ISEA di Montreal, l’ ICC di Tokyo, il Creative Time di New York ed il Padiglione austriaco alla Biennale di Venezia 2001. Molti dei lavori dei GRANULAR SYNSTHESIS sono stati pubblicati in DVD fra cui: REMIX/INDEX (Austria) ed IMMERSIVE WORKS (ZKM/Cantz). Langheinrich ha inoltre realizzato un CD da solista, intitolato DEGREES OF AMNESIA (1998). Dal 2003 ha iniziato a realizzare vari progetti da solista. È stato professore “ospite” presso la HGB University for Graphics and Book design di Lipsia ed ha tenuto diverse lectures presso il dipartimento Multimediale dell’FH di Salisburgo. L’edizione 2005 di Ars Electronica gli ha dedicato una retrospettiva e nel 2006 è stato invitato per un ciclo di lezioni dalla RMIT di Melbourne.

Questa dunque una sommaria biografia che intende dare qualche sparsa coordinata orientativa su d’un artista che forse solamente attraverso l’audiovisione delle sue creazioni si potrebbe davvero tentare di provare a comprendere a fondo, autore d’opere capaci di rapire lo spettatore entro quella dimensione immersiva che trascende il reale da cui è composta.

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Courtesy by Granular Synthesis

Alessio Galbiati e Paola Catò: Può presentarci l’argomento della conferenza che ha tenuto al Sonic Acts di Amsterdam, magari partendo proprio dal suo titolo: “Interference Moments”?

Ulf Langheinrich: Ho messo enfasi su una serie di strategie artistiche connesse a questo argomento. Presentando esempi di esperimenti sonori abbastanza vicini ai miei esordi in contrapposizione all’installazione presentata, volevo favorire una migliore comprensione dei motivi che stanno dietro alla mia produzione artistica.

Alessio Galbiati e Paola Catò: Nel mese di Febbraio al Sonic Acts ha presentato anche 3 diverse opere: “Drift”, “OSC” e “Soil”. Ce le vuole descrivere?

Ulf Langheinrich: “Drift” è un film mentre “Soil” e “OSC” sono installazioni. “Soil” ha già un po’ di anni e si basa su materiale di repertorio. L’opera incarna l’idea di estrarre l’essenza e trasformarla in qualcosa di nuovo. “OSC” si basa su un’immagine statica generata algoritmicamente che si trasforma in un flusso di immagine multi-strato con una frequenza di aggiornamento dell’immagine di 60 Hz. Ciò significa stratificato e sovrapposto con altri patterns di luce allo scopo di focalizzare sotto-patterns che altrimenti rimarrebbero invisibili ad un sistema sensoriale lento.

Sulla mia opera nel complesso potrei dire che mi approccio al suono ed all’immagine come ad uno spazio, una matrice risonante per una materia estetica. Questa materia si realizza in flussi paralleli di proiezioni sonore e luminose. Le specifiche di quelle interfacce determinano significativamente l’impatto sensoriale immediato, ed in questo modo il pubblico entra in contatto con la materia (estetica).

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Ci sono strati spazio temporali paralleli che costantemente cambiano forma passando attraverso un processo che ne altera la consistenza, la viscosità e la trasparenza. Ogni strato è energia pulsante in sincrono e fuori sincrono rispetto agli altri strati, in fase o fuori fase (Phase-shift), è un campo di energia oscillante, talvolta aggregata in un’unica vibrazione. La permeazione, sovrapposizione e la rivisualizzazione di questi strati da esito a diverse qualità visive, permutazioni di rumore sinfonico, o a qualcosa di quasi asettico, puro, a volte persino al vuoto.

Generalmente non ci sono oggetti o movimenti specifici, potrebbero magari esserci movimenti riflessi come un flusso continuo dall’alto al basso e lievemente diverso dal basso verso l’alto. L’assenza di segni, gesti o oggetti nel meta-movimento audiovisivo apparentemente privo di dimensioni, evoca la nozione di materia estetica primaria e totale che genera uno spazio audiovisivo ipnotico.

Una situazione del genere è opposta al modo con cui uno spettatore cerca di fissare ed osservare elementi di una trama, un senso, un significato. Il flusso di suono-immagine arriva gradualmente, generando una tensione delicata e sottile. Lo spazio visivo si apre e si chiude, dalla superficie allo spazio profondo e ritorno a puro schermo e luce apparendo come un’illusione invertita. Un inutile ed affascinato sguardo su una matrice risonante che genera uno splendore profondo ed immersivo.

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Photo by Arianna D’Angelica

L’impatto sensoriale diretto si ottiene innanzitutto grazie alla precisione ed all’alta risoluzione e questo fa strada ad una consapevolezza ed eccitazione davanti al compiersi di mutamenti minimi. Un aspetto importante è che certi mutamenti e movimenti oscillatori accadono al di fuori delle immagini mostrate in quello stesso momento. Sono sensazioni che diventano interferenze tra il potenziale percettivo e di elaborazione dell’apparato-occhio-cervello e le modulazioni specifiche della risoluzione del materiale proiettato nel tempo e nello spazio della proiezione.

Questi movimenti d’interferenza non sono semplicemente artefatti legati all’OP-Art (Optical Art, n.d.r.) ma sono invece il cardine di queste opere e le loro caratteristiche sono designate al di là del tempo. È l’esclusione dell’interattività favorita dal computer ad attivare e potenziare le capacità sensoriali dello spettatore, sollevandole dalla promessa della navigazione e concedendo loro di accettare l’internalizzazione delle loro attività come spettatori, o esperienze. Questo spettatore attivo tuttavia non s’imbatterà in una struttura narrativa emotiva o intellettuale; ma semplicemente guardando e percependo, essendo nel presente, nell’ora.

Poiché la membrana dell’area di proiezione è costantemente presentata allo spettatore con onde sintetiche iper-realistiche, questo si trova spinto in una situazione percettiva costantemente contraddittoria. Si trova davanti ad affermazioni estetiche rigide e minime che richiedono e premiano la concentrazione e la consapevolezza dei suoi sottili movimenti. Allo stesso tempo lo spettatore si ritrova in un sovraccarico sensoriale sconvolgente.

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Alessio Galbiati e Paola Catò: Il suono è un elemento fondamentale della sua opera. Come concepisce il suo rapporto creativo con il suono?

Ulf Langheinrich: In modo molto simile a quelli visivi i cambiamenti sonori avvengono ad un livello generale, come riconformazioni di strati sonori. Questa tessitura sonora profonda e fluida può essere considerata analoga alla situazione sonora interna ad un piccolo aereo nel momento dell’atterraggio. Nel complesso l’immagine sonora appare massiccia, invasiva e avvolgente: differenze di velocità molto sottili tra le turbine danno esito a ricche interferenze fuori fase, fenomeni di trasporto ritmico e risposte di risonanza mutevole alla mutevole energia sonora.

Per via dell’impatto del suono sonico e subsonico lo spazio virtuale guadagna immediatezza, tuttavia la sua prossimità e tensione oltre all’impatto che il suono e lo sfarfallamento hanno sul corpo fisico, che sente il suono passargli attraverso e internamente, allontana da una dimensione virtuale dando vita ad un’esperienza fisica interiore ed esteriore: è questo ciò che io intendo.

Alessio Galbiati e Paola Catò: Pensa che la percezione possa essere potenziata dalla tecnologia?

Ulf Langheinrich: No. In generale non lo credo, inoltre molte delle mie esperienze dimostrano che è un’asserzione falsa. La percezione rimane sempre qualcosa che si impara. Migliorare il “processamento” dell’informazione sensoriale e comprenderne la sua informazione implica un allenamento, ed ovviamente oggi questo allenamento avviene con materia generata digitalmente entro ambienti controllati digitalmente. Questo discorso si applica innanzitutto all’informazione uditiva e visiva.

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Photo by Arianna D’Angelica

Alessio Galbiati e Paola Catò: Guardano le specifiche tecniche dei suoi lavori se ne ricava l’impressione d’una ipotetica riproducibilità. Sembra la concretizzazione dei concetti espressi da Walter Benjamin nel saggio – dal titolo assai eloquente – “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”. Possiamo dire che la riproduzione tecnologica diventa arte essa stessa?

Ulf Langheinrich: È proprio della natura di molte produzioni artistiche che trattano e si basano sui media riproducibili avere in sé la riproducibilità come qualità centrale. È il mercato dell’arte che spesso richiede la singolarità artificialmente definita di un prodotto mentre l’oggetto fisico reale è tutto tranne che un oggetto unico. Ma non andrei così oltre nell’affermare che la riproduzione tecnologica è un’arte di per sé stessa. Arte è creare l’opera con la consapevolezza della natura del medium e investigarla.

Alessio Galbiati e Paola Catò: Ha avuto modo di esplorare le performance, le mostre e gli eventi in programma al Sonic Acts? Vi ha trovato artisti, percorsi, momenti particolarmente vicini a lei, alla sua vita a alle sue attività, o magari ne ha tratto fonti di ispirazione?

Ulf Langheinrich: Dato che ho avuto poco tempo per vedere altri lavori, e di conseguenza non ho visto tanto quanto avrei voluto vedere, evito di rispondere in dettaglio a questa domanda.

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Courtesy by Ulf Langheinrich

Alessio Galbiati e Paola Catò: La ringraziamo molto per aver voluto essere nostro ospite ed aver risposto alle domande che le abbiamo posto. Le andrebbe di suggerirci come proseguire questa serie di interviste dedicate al Sonic Acts XII?

Ulf Langheinrich: Credo che Kurt Hentschläger e TEZ potrebbero essere dei collaboratori stimolanti per un’intervista che potrebbe anche raccontarvi un po’ cosa mi è piaciuto al Sonic Acts.


http://www.sonicacts.com

http://www.epidemic.net/geogb/art/gs/ulf/indexgb.html

http://www.lentos.at/en/download/CV_ulf_langheinrich2004_englisch.pdf

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