Olyvetty è un progetto di environment audio visuale, nato a Berlino nel 2006 dall’incontro del musicista Claudio Rocchetti con l’artista visivo Riccardo Benassi.

Olyvetty è la storpiatura di un simbolo, la prevaricazione del linguaggio sul contenuto e dell’informazione sulla produzione. Lo scandaglio sistematico dei fondali noise e delle derive minimal-techno raggiunge in questo nuovo progetto presentato per la prima volta a Netmage 08. Abbiamo intervistato Riccardo Benassi in occasione della doppia uscita in vinile del duo: quella di As all-encompassing as a hole, un doppio vinile picture-disc inciso manualmente e quella su Hundebiss Records del 7″ Im Leeren. I percorsi dei due artisti, entrambi residenti a Berlino, città dove si sono incontrati e hanno dato origine a questa collaborazione, sono accomunati da una ricerca materica sul suono, un rapporto diretto con l’oggetto e con la superficie, che coinvolge in modo trasversale una svariata quantita di supporti sia nella fase di produzione che in quella di processsazione live.

Riccardo Benassi, nato a Cremona ma vissuto per lungo tempo a Bologna, si muove da anni nei territori della sperimentazione sonora ed è una delle giovani promesse dell’arte contemporanea italiana. Il suo lavoro coinvolge gli oggetti come veri e propri protagonisti, in una ricerca in cui il pubblico viene spesso spronato all’interazione e in cui I rumori quotidiani si trasformano in sinfonie. La sua ricerca multidisciplinare non si limita alla sperimentazione sonora, ma copre ambiti di espressioni molteplici dal video all’illustrazione. L’artista partecipa con il suo lavoro in questi mesi a TIME CODE, un esposizione in corso nel MAMBO di Bologna che intende esplorare, attraverso l’individuazione di categorie di decodificazione e messa in scena, una delle dimensioni più specificatamente inerenti al linguaggio del video: la temporalità.

Claudio Rocchetti, nato a Bolzano ma ormai da alcuni anni di stanza a Berlino, elabora il suono combinando le pratiche manipolatorie del turntablism con quelle della musica concreta scomponendo e decostruendo i suoni, utilizzando radio, registratori, microfoni in un processo analogico di generazione del suono. E’ un personaggio trasversale, ha un passato hardcore con il gruppo OvO, è membro fondatore dei 3/4 Had Been Eliminated, e oltre alla collaborazione con Riccardo Benassi come Olyvetty porta avantI quella con i Jooklo Duo sotto l’egida Hypnoflash.

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Silvia Bianchi: Come nasce la tua collaborazione con Rocchetti e l’idea per Olyvetty?

Riccardo Benassi: Ci siamo incontrati a Berlino, città di residenza di entrambi, e abbiamo capito che potevamo spingerci in una collaborazione quando i nostri panorami si stavano allineando. Da un lato una metodologia di produzione analogica e di analisi del disturbo, dall’altro uno studio sociale dell’errore. Il nome Olyvetty non a caso è una storpiatura, e rimanda ad un sistema industriale che ha disegnato stili di vita e sogni, ache se ora lo scorrere del  tempo ha reso quel contesto quasi una favola nebbiosa.

Silvia Bianchi: Come avete lavorato per coordinare audio e video? Sono stati elaborati insieme oppure ognuno ha lavorato in modo separato?

Riccardo Benassi: Da quando è partito il progetto Olyvetty mi sono occupato in prevalenza della componente estetica, lavorando maggiormente sul suono in occasione della performance live. Per Nights Erase Days Erase Nights ho fatto le riprese in fabbrica utilizzando un microfono ambientale in modo che i suoni non cadessero mai nella descrizione del particolare. Da quel momento ognuno di noi ha lavorato in maniera autonoma alle fonti per poi farle incontrare in fase live. Audio e video quindi sono letteralmente ‘coordinati’ solo nelle due realtà, quella che ho filmato e quella performativa.

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Silvia Bianchi: Che tipo di processazione hai utilizzato per generare il video? L’idea centrale della ricorsività emerge anche dalla tecnica?

Riccardo Benassi: Ho lavorato in modo da graffiare la pulizia inrealistica della ripresa digitale. Questo processo ha un raggio d’azione che va dall’utilizzo di tecnologie di disturbo di video-frequenza a metodi primordiali e fisici come lasciar cadere i mixer sul pavimento. Il prodotto trischermico mantiene comunque una forte linea narrativa comparabile ad uno show televisivo ripescato dall’infanzia. Nella trasmissione ‘Scommettiamo Che?’ Fabrizio Frizzi presentava un gioco in cui i partecipanti dovevano indovinare quale fosse l’oggetto sciolto nel forno. Le riprese dell’oggetto erano mostrate in rewind in modo che si vedesse una forma ricomporsi dalla colatura. Allo stesso modo il montaggio lascia intravedere solo alla fine il prodotto ultimo della fabbrica che fino a quel momento era del tutto ‘celibe’ o meglio ‘nubile’. All’interno del mio percorso  personale, al contrario, il tema della ripetizione spinta all’eccesso non crea una narrazione vera e propria ma parcellizza il tempo in modo da superarla con nuclei che pur assomigliandosi non sono mai identici tra loro.

Silvia Bianchi: Nella crisi attuale del mercato discografico pubblicare un doppio vinile picture-disc inciso manualmente è in qualche modo un maniera di restituire importanza al supporto? Con che canali state distribuendo l’uscita?

Riccardo Benassi: Purtroppo non credo che il supporto avrà lunga vita in termini di mercato discografico, come non credo che il feticismo retrò abbia la possibilità di riscrivere il presente, quanto piuttosto farci ipotizzare nuove soluzioni per quel che sarà… Ci interessava il vinile da molti punti di vista per il suo statuto di oggetto a funzione multipla, contenitore fantasmatico di realtà. I bassorilievi permettono di usare il disco come ‘tool’ per ‘suonare a piacere’ delle immagini tridimensionali ma sostanzialmente retiniche, rendendo il formato ulteriormente aperto a spostamenti di cui noi siamo solo i mandanti. As all-encompassing as a hole, è in tiratura limitata di 333 copie quindi non necessita grandi distribuzioni; ci siamo affidati a persone che stimiamo con distro intelligenti e negozi super-fluo e stroboscopici prevalentemente berlinesi (aggiorniamo la lista regolarmente sul nostro blog). In realtà adoro il vinile per il suo suono imbattibile che cambia lentamente ad ogni ascolto… Mi torna poi utile ricordarmi di girare lato quando un pezzo è finito… una traccia audio è pur sempre un’unità di tempo.

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Silvia Bianchi: Ci parli della collaborazione con Hundebiss Records e della vostra uscita su questa nuova etichetta?

Riccardo Benassi: I ragazzi di Hundebiss si stavano muovendo nel nostro stesso habitat; il loro progetto nato come distribuzione online diffonde compulsivamente rarità pescate nell’ombra delle autoproduzioni e sperimentazioni musicali internazionali. Consiglio a tal proposito di controllare settimanalmente i nuovi arrivi sulla loro delirante pagina myspace ( http://www.myspace.com/hundebiss). La loro idea di allargare il progetto alla produzione ha incontrato la nostra volontà di uscire con un 7 pollici fresco, quasi uno statement sul reale, un inghippo tra frastuono e velocità.

Così Im Leeren è arrivato alle stampe, con un release party incendiario all’interno di una montagna di cartone pensata per lo spazio di CareOf di Milano. Il logo che ho disegnato per Olivetty è stato magicamente ripensato da Hundebiss in un pop-up fantasmatico che si apre sulla copertina del disco, e segnala, con il senno di poi, una ricerca di profondità e uno scostamento dalla superficie lineare e narrativa del tram-tram. 


www.olyvetty.blogspot.com/

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