Ormai è sotto gli occhi di tutti, anche dei più conservatori tra noi. La technologicizzazione del nostro mondo, così come lo abbiamo conosciuto fino a qualche anno fa, è un processo ormai in atto e sicuramente irrefrenabile. Ha preso il via, dopo qualche anno di quiescenza, soprattutto nelle abitudini e nelle attitudini della maggior parte di noi e di tutti quelli che hanno qualche anno in meno di noi.

Nella cosiddetta era digitale nella quale viviamo, pochi sono i punti fermi come tutti sanno bene. Difficile individuare dei trends duraturi, siano essi applicati in ambito sociale, artistico o di marketing. Quasi impossibile prevedere con certezza cosa accadrà domani. E’ la natura stessa dello strumento che lo determina, soggetto come è agli sviluppi tecnologici e alle applicazioni più diverse da ambiti sempre più compenetrati tra loro.

All’interno di questo affascinante calderone di stimoli costanti, devo ammettere che uno dei trend che sono quasi certo avrà vita eterna, forse perché legato intrinsecamente alle problematiche articolate portate dal medium digitale, è quella della visualizzazione di dati complessi. La Infovis come la chiamano gli addetti ai lavori, la Information Visualization per gli analisti, la quanto più affascinante rappresentazione grafica di strutture complesse di dati per tutti noi comuni mortali.

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E’ chiaro che, con l’aumentare esponenziale delle possibilità di connessione e condivisione di contenuti e informazioni, con la creazione, già ampiamente fuori controllo, di piattaforme di social networking, con gli sviluppi scientifici nell’ambito delle strutture connesse tipiche della genetica e della nanotecnologia, con la necessità di monitorare in modo quasi ossessivo i flussi di trasporto di persone e merci, con l’esigenza di essere informati della sempre più ramificata interconnessione tra reti di business man e politici in tutto il mondo, “la necessità di scoprire patterns che consentano una visualizzazione esteticamente funzionale e tecnicamente efficace di strutture di dati complessi è un problema che riguarda quasi ogni campo che ci circonda”.

Per chi non lo conosce, VisualComplexity.com è la più importante testimonianza in Rete di quello che ho appena affermato: centinaia di grafici, spesso generativi, creati con Flash, Director o Processing, che consentono la visualizzazione di database spesso estremamente vasti e articolati, provenienti spesso da istanze ed esigenze avanzate dal mondo scientifico e accademico, attraverso interfacce statiche o in evoluzione che molto spesso possono essere considerate qualcosa di molto simile ad un “opera d’arte”. Se per opera di generative art si intende infatti quell’artefatto ottenuto mediante un processo aperto della macchina, sottoposta ad una serie di istruzioni grafiche e procedurali, attraverso la quale essa compie una serie di operazioni atte alla definizione di un prodotto estetico finito.

Abbiamo parlato di questo e molto altro con Manuel Lima, ricercatore di origine portoghese che iniziò il progetto Visual Complexity come progetto di tesi e che oggi si trova a coordinare una piattaforma che rappresenta un validissimo strumento sia per la comunità scientifica che per quella artistica.

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Marco Mancuso: Partiamo dalla domanda base: vuoi spiegarci cosa è il progetto Visual Complexity, quando è nato e perche?

Manuel Lima: Visualcomplexity.com (VC) è uno spazio e una risorsa per tutto coloro che sno interessati alla visualizzazione di networks complessi. Lo scopo principale del progetto è di alimentare una comprensione critica dei differenti metodi di visualizzazione, attraversando una serie di discipline anche molto diverse tra loro come la Biologia , i Social Networks e il World Wide Web. VC è in ultima analisi un deposito, o come qualcuno ha sottolineato, VC è una “mappa di mappe”. L’idea di Visual Complexity è partita al mio secondo anno del programma MFA alla Parsone School di Design. Durante quel periodo ho condotto ricerche molto estese sui networks complessi, sulla memetica, sulla riconoscimento di pattern, sulla diffusione di informazioni, sulla visualizzazione di dati, sull’epidemologia e sui social networks. Parte di quella ricerca è culminata nel mio progetto di tesi, Blogviz: Mapping the dynamics of information diffusion in Blogspace, e ha costituito il primo tassello di partenza del progetto VC

Marco Mancuso: Tramite il progetto Visual Complexity sei ben connesso alle università o agli artisti o alle persone che lavorano sulla visualizzazione di database complessi. Come ricevi i progetti e quali decidi che debbano essere accettati e perché? Lavori direttamente su alcuni di essi?

Manuel Lima: Vorrei dire che circa il 70% dei progetti sono stati scoperti attraverso una mia ricerca personale e il rimanente 30% attraverso l’opzione “suggerisci un progetto” presente sulla home page. Per mantenere le cose in ordine, tengo una lista dei “progetti futuri” che regolarmente aggiorno e posto su VC. La maggior parte dei progetti sono quindi selezionati in base a questi criteri: essi devono sia fornire un vantaggio in termini di tecniche/metodi di visualizzazione pittorica, sia mostrare unicità e originalità concettuale sulla scelta del soggetto. Sebbene quindi io non abbia lavorato direttamente su alcun progetto mostrato su VC, ho avuto in molti casi discussioni interessanti con gli autori che sono poi sfociate in una serie di collaborazioni informali.

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Marco Mancuso: Quali sono i linguaggi di codide o i softwares che sono usati per leggere i dati, collezionarli e poi visualizzarli? In altre parole, come funzionano tecnicamente (in termini di motori 3D, motori per videogiochi, codici generativi) questi lavori? O ancora, cosa dovrebbe fare una persona per creare una visualizzazione di un database complesso, per esempio attraverso la sezione “building a design taxonomy” presente sul sito?

Manuel Lima: La diversità dei progetti all’interno di Visual Complexity è sicuramente notevole. Alcuni progetti sono pezzi statici, come grafiche, diagrammi, mappe concettuali e visualizzazioni di network, riprodotti come posters, stampe o immagini generate da computer. Altri sono progetti altamente interattivi e personalizzati. Alcuni richiedono ore di rendering e algoritmi molto complessi per produrre immagini, altri sono semplicemente disegnati a mano o utilizzando software di disegno come Adobe Illustrator o Freehand. Nonostante questa varietà di strumenti, effettivamente i due strumenti più utilizzati per queste visualizzazioni generate da computer sono Adobe Flash e Processing.

E’ importante dire che quando si parla di visualizzazioni generate da computer, c’è una forte correlazione tra l’innovazione e l’utilizzo di tools “avanzati” come Flash e Processing. I progetti più originali sono quelli che non sono limitati in sostanza dalla capacità di usare un software, ma solo eventualmente dall’immaginazione del suo creatore. Comunque, per raggiungere un certo livello di libertà, è chiaro che una persona deve avere un certa conoscenza di almeno un linguaggio di programmazione e in molti casi anche la combinazione di alcuni di essi (per esempio, l’utilizzo di Graphviz e Python). I tools avanzati sono quindi sicuramente più flessibili, consentendo la concretizzazione di un pensiero e dei metodi di rappresentazione molto innovativi e precisi.

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Marco Mancuso: Guardando il sito di VC, sembra incredibile vedere quante persone effettivamente lavorano nel mondo sulla visualizzazione di dati complessi, principalmente dai laboratori di ricerca e dalle istituzioni universitarie, nonché dal mondo dell’arte. Puoi commentarmi per esempio le statistiche di distribuzione dei soggetti, presenti sul sito? Intendo dire, pensi che ci siano alcuni universi professionali o artistici più interessati a questo tipo di visualizzazioni piuttosto che altri?

Manuel Lima: Io credo fortemente che possiamo avere accesso ad un’abbondanza di informazioni, ma ci manca l’abilità di processarle in modo effettivo. La nostra abilità di generare e acquisire dati è, in altre parole, molto più raffinata della nostra abilità a dargli un senso. Le informazioni significative non sono un dato fornito, e in particolar modo oggi, dove i nostri artefatti culturali si misurano in gigabytes e terabytes, organizzando, collezionando e visualizzando informazioni in modo sempre più efficiente, sono un metodo di misura cruciale dell’intelligenza.

La necessità di scoprire patterns con quantità crescenti di dati, non è solo un problema con i networks sociali in Rete o con i networks genetici o con i networks di trasporto; essa riguarda infatti quasi ogni campo che ormai ci circonda. VC è quindi una risorsa plurale che ambisce ad analizzare molti metodi sul più ampio spettro di discipline, perché solo in questo modo possiamo individuare differenti patterns per le diverse tecniche e strumenti di visualizzazione.

I network sociali online e la struttura ad essi sottostante di molti servizi Web 2.0, sono diventati soggetti sempre più popolari su VC. Le persone si stanno interessando alla comprensione dei patterns sociali all’interno di queste comunità online, nonché alle relazioni possibili tra i contenuti condivisi.

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Marco Mancuso: Parlando invece dei progetti artistici presenti su Visual Complexity, pensi che in questi casi l’output finale sia più “artistico” rispetto a quelli provenienti per esempio dai mondi scientifici? In altre parole, pensi che il lavoro “artistico” in questi casi sia dato dal mix di concept+output o no?

Manuel Lima: Ogni progetto dovrebbe essere funzionale nel senso di promuovere una maggiore comprensione di un sistema complesso. Alcuni di essi rivelano una qualità estetica finale, qualità che in molti casi può essere effettivamente considerata “arte”. Ma questa qualità artistica dovrebbe teoricamente arrivare come conseguenza: sono veramente affascinato quando questo accade, ma dobbiamo stare attenti a non glorificarlo.

Il tipo di “infoporn” a cui molte persone fanno riferimento oggi, può portare una fissazione per la bellezza superflua al di sopra della funzione informativa. Naturalmente questo è un problema. Al giorno d’oggi è facile per qualcuno con un po’ di skills di programmazione, creare una visualizzazione che colpisce, ma dobbiamo ricordare che non è il solo aspetto da valutare se l’obbiettivo finale è poi quello di facilitare la compresione di un processo. Se questo non accade, francamente il progetto è un fallimento. I progetti sotto la categoria “arte” del sito di VC non sono categorizzati per le loro qualità artistiche, proprio perché come sottolinei anche tu, anche molti progetti scientifici avrebbero le stesse qualità estetiche. La differenza chiave è che questi progetti sotto la categoria “arte” tendono ad essere veri esperimenti artistici, spesso nel contesto delle gallerie, e che non rispondono alle esigenze degli utenti, del pubblico, di specifiche tecniche, di usabilità.

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Marco Mancuso: Ero nel pubblico al meeting curato dalla Tag Gallery a Den Haag durante lo scorso Todaysart Festival. Il meeting era stato chiamato Information Aesthetic, ma la sensazione che si è avuta è stata più quella di un incontro tra professionisti di Processing, un esercizio di stile quasi in chiave artisica. In altri termini, quale è il limite secondo te tra il sistema dell’arte e il mondo della sperimentazione scientifica?

Manuel Lima: Io non vedo alcuna disconnessione tra i professionisti di Processing e il campo della visualizzazione dei dati. Sono infatti mondi molto vicini. Processing è uno dei più comuni strumenti all’interno di VC e non possiamo dimenticare che lo stesso tool è stato co-creato da uno dei più importanti nomi del Data Visualization che è Ben Fry. Sebbene quindi, una divisione tra Arte e Scienza potrebbe ancora esistere, non è mai stata così sottile. Tantissime riviste mainstream sono dedicate all’accoppiamento di queste aree, e la Information Visualization è una delle discipline in cui puoi effettivamente vedere le due aree avvicinarsi in grande simbiosi.

Marco Mancuso: Continuando il discorso sulle estetiche di molti dei progetti esposti su VC, hai mai pensato di stampare per esempio alcuni di questi grafici su tele ad alta risoluzione ed esporli in spazi mussali e non solo online? Come sai, uno dei temi più caldi nell’ambito dell’arte digitale è proprio quello di stampare progetti di net art o software art su stampe ad alta risoluzione, allo scopo ultimo di creare oggetti fisici dagli originali digitali, allo scopo di poterli esporre in una galleria, venderli e farli quindi entrare all’interno del mercato dell’arte contemporanea.

Manuel Lima: Sì ci ho pensato, anche se forse sarebbe difficile amministrare gli eventuali problemi legati ai diritti d’autore dei progetti. Molti tra gli autori presenti stanno comunque iniziando a comprendere l’importanza di vendere i propri lavori al pubblico e puoi quindi già comprare (nelle dimensioni di un poster) alcuni dei progetti esposti su Visual Complexity. Al momento però sto pensando ad esplorare l’idea di una “mappa delle mappe” e costruire quindi una visualizzazione complessa che consenta una vista alternativa all’interno dei progetti e dei metodi di visualizzazione che emergono da VC.

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Marco Mancuso: Ci sono infine alcuni di questi grafici che ti piacciono più di altri? E perché?

Manuel Lima: Che domanda difficile, soprattutto perché potrei passare ore a parlare dei differenti progetti presenti sul sito. Invece quindi di menzionarti particolari progetti, farò riferimento a tre autori che hanno contribuito immensamente allo sviluppo di questa disciplina mediante i loro lavori. Martin Wattenberg, Marcos Weskamp e Jonathan Harris. Ciascuno di loro, a modo proprio, sta portando la Information Visualization alle masse e rendendo questa disciplina un territorio sempre più seducente


www.visualcomplexity.com/vc/

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