Irriverenti, surreali, sessualmente espliciti. I video e i quadri di Federico Solmi sono come lui: esuberanti, chiassosi e ironici. L’ultimo (anti)eroe partorito dall’instancabile fantasia dell’artista bolognese trapiantato a New York è nientemeno che un Papa futuristico, sesso-dipendente, che si libra in volo a mo’ di Superman sopra al Vaticano, e che una volta finito all’Inferno si lancia in una carneficina in stile Doom . Prima di lui, era toccato a King Kong e a Rocco Siffredi, scatenati in deliri di onnipotenza finiti miseramente con la morte di entrambi.

Con The Evil Empire, la sua ultima videoanimazione accompagnata da un totale di 1000 dipinti/fotogrammi, Federico Solmi continua e raffina il suo stile personale, dove Raymond Pettibon e Bosch si mescolano al Barocco e all’animazione in 3D, per creare un mondo caotico, straripante, sanguigno e carnevalesco, votato alla corporalità più estrema e al rovesciamento beffardo di ogni regola. Questo Papa immaginario si muove all’interno di scenari da videogioco, dove un’arte “antica” come il disegno fa da base per animazioni realizzate di volta in volta con key frame, compositing o machinima. In una sorta di orgia visiva, i simboli della modernità e del consumismo (da Superman ad Hollywood), si intrecciano a quelli del potere secolare della Chiesa (il Vaticano), mentre le rappresentazione classiche delle pene infernali diventano i fondali di un truculento videogame.

Come nei video precedenti, i riferimenti all’attualità e alla Storia vengono trasfigurati in una rappresentazione burlesca (lo stesso titolo ” The Evil Empire” è anche il nome di una casa di produzione porno e uno dei soprannomi –meno affettuosi- di Microsoft), fatta di colori vividi (con preponderanza di oro e rosso, i colori del Potere per eccellenza), dove la sessualità è meccanica ed esasperata, e che finisce, significativamente, con una giostra dove il Papa, Hitler, Stalin e Napoleone diventano i bersagli di pistolettate in soggettiva.

Abbiamo intervistato Federico allo spazio LMAKprojects / Elga Wimmer PCC di New York, in occasione della mostra dedicata a The Evil Empire .

.

Monica Ponzini: Puoi parlare del tuo ultimo lavoro, The Evil Empire?

Federico Solmi: Ho cominciato a lavorare a The Evil Empire circa due anni fa. E’ stato un lavoro durissimo e stressante. E’ difficile dire esattamente da dove sono partito e perché sono partito. Sinceramente, volevo fare qualcosa che parlasse del mio passato in Europa, avevo bisogno di un’icona forte italiana, che avesse una risonanza negli Stati Uniti. The Evil Empire è nato anche per la voglia di fare una satira sui tiranni, su chi detiene il potere, e ho pensato che paragonare un leader religioso come questo Papa immaginario sarebbe stato perfetto per fare una satira su chi detiene il potere e l’ha adoperato contro la gente. E’ nata così questa videoanimazione, composta da oltre 1000 disegni: si possono vedere tanti simboli della cultura contemporanea, ma anche della storia della Chiesa cattolica dalle Crociate in poi, tutto in chiave molto ironica. Io non ho nulla contro la Chiesa cattolica – mi e’ indifferente – , ma volevo fare qualcosa di sarcastico che potesse farci ridere di quello che sta succedendo oggi nel mondo. The Evil Empire non e’ assolutamente un’opera antireligiosa, ma piuttosto un modo per “liberarmi” di tante idee che avevo in mente, in modo molto ironico.

Monica Ponzini: Per realizzare questo video e quelli precedenti, hai collaborato con un programmatore. Come lavorate assieme?

Federico Solmi: Ogni videoanimazione che preparo viene realizzata in 3D da un professore universitario australiano, Russell Lowe. Lui anima i miei storyboard usando animazione in 3D, realizza un “cartone animato” su cui io lavoro, traducendo in disegno ogni frame. La videoanimazione è fatta interamente di dipinti e disegni, realizzati partendo da tracce digitali, quindi i disegni hanno un’ambientazione molto simile ad un videogioco: riesco a combinare tutto quello che offre la tecnologia moderna, ma allo stesso tempo traduco questo cartone animato in disegno, che secondo me e’ un mezzo che sarà eterno.

.

Monica Ponzini: Gli ambienti delle tue videoanimazioni sono caotici e surreali. Da dove viene l’ispirazione?

Federico Solmi: Vivo da tanti anni negli Stati Uniti e sicuramente metto nelle mie animazioni quello che respiro tutto il giorno: una società frenetica, molto stressante. I miei personaggi vivono in una città molto violenta nel modo in cui si presenta: la noia, il rumore, il modo in cui la gente (e io stesso) interpreta la vita – in maniera molto nevrotica, “contro natura” rispetto a quello che l’essere umano dovrebbe essere. I miei personaggi vivono dentro queste realtà trasgressive, dove pornografia, religione, violenza e sesso si mischiano, ma sempre in maniera molto ironica, in una maniera che è caratteristica del nostro paese, l’Italia, che ha un modo di vivere molto gioioso, che ha il coraggio di ridicolizzare se stesso, ha il coraggio di ammettere che viviamo in una società assurda – e questo e’ il filo conduttore di tutte le mie opere: la società ridicola in cui ci muoviamo. Naturalmente New York, essendo il centro del mondo, purtroppo e’ il posto da dove partono tutti i cattivi trend, ma e’ anche il più bello, perché arriva tantissima gente con tante idee. Per me è un paradiso e un inferno.

Monica Ponzini: Questa tua ironia strabordante si rovescia sempre su dei personaggi importanti, quasi “monumentali”, in una loro maniera particolare….

Federico Solmi: Sicuramente ho sempre bisogno di icone forti. Vivo in una società molto narcisistica. A New York – e in generale nella cultura americana – se non hai successo, se non hai una carriera di spicco, è un problema. Questa paranoia del supereroe nasce perché io stesso sono vittima della stessa malattia, il voler ottenere successo. Però alla fine io ci rido sopra: lavoro duramente per ottenerlo, ma allo stesso tempo capisco anche quanto è sbagliato. Nel mio caso, come artista, non c’è tanta scelta: o diventi una persona rispettata oppure non vai avanti… se fossi un avvocato sarebbe diverso….

.

Monica Ponzini: Quindi secondo te l’occhio al mercato e’ fondamentale?

Federico Solmi: Per forza… quando finisco un lavoro, voglio che il maggior numero possibile di persone lo veda. E poi per stare a New York e realizzare dei progetti così costosi, ci deve essere un ritorno di mercato…

Monica Ponzini: E allora il fattore artistico?

Federico Solmi: Il fattore artistico c’è tutto! Quello che mi spinge la mattina ad andare a lavorare non è il fattore mercato, ma quando ho un lavoro che funziona sono il primo a promuovermi per ottenere visibilità. Naturalmente tutto parte da una grande voglia creativa, ma quando so di avere un lavoro forte in mano, lo spingo come un matto… E questo è quello che dovrebbe fare qualsiasi artista, secondo me. Alla fine quello che un artista vuole è essere visto. Se questo lavoro fosse bellissimo e rimanesse nel mio studio, che senso avrebbe? E poi gli artisti sono super-narcisisti e vogliono assolutamente avere il loro spazio. Nel mio caso, ho lavorato due anni su questo video, e due anni sono lunghi. Viviamo in una società in cui tutto si consuma in fretta, io ho avuto la costanza e la capacità di resistere, di stare fermo su questo lavoro. Sicuramente mi ci vorrà anche di più per fare il prossimo video, ma credo che quando si ha un progetto forte, sicuramente fra 10 anni sarà ancora lì. Se l’avessi fatto in 6 mesi, non sarebbe la stessa cosa. Ci vuole coraggio a stare fermi tanto tempo su un lavoro così. E ci vogliono anche soldi: il mercato dell’arte mi permette di farlo… spero anche in futuro!

.

Monica Ponzini: Come sei arrivato a coniugare in maniera così stretta dipinti e disegni con il video e l’animazione 3D? I disegni sembrano già voler raccontare una storia che poi sviluppi in video, è così?

Federico Solmi: All’inizio realizzavo installazioni e disegni, ma ero attratto dall’aspetto narrativo di un’opera d’arte. Quando ho “scoperto” la videoanimazione, ho capito che era il medium con cui avrei potuto raccontare le mie storie assurde, tradurle in un linguaggio veramente semplice, che qualsiasi persona – educata o non educata d’arte – avrebbe potuto capire. Questa per me e’ stata la chiave. Fin dalla prima videoanimazione ho capito che questa era la mia strada e ho deciso di portarla all’estremo, combinare il video e i disegni. Questo è il risultato… Io sono un tipo esuberante e mi piace far vedere che lo sono: come vedi, in questa galleria ci sono 150 dei 1000 dipinti che ho realizzato per questo progetto e distribuito tra tutte le gallerie in cui ho esposto – Parigi, Barcellona, Norvegia…-. Adesso che il lavoro è finito, voglio che la gente lo veda!

Monica Ponzini: E in Italia, com’è l’accoglienza?

Federico Solmi: Con l’Italia ho un rapporto molto difficile e si è esasperato ulteriormente con questa videoanimazione che tratta un tema molto delicato. Inoltre, più riesco a lavorare all’estero più diventa difficile lavorare con l’Italia, dove vorrei avere delle opportunità che ritengo “valide”. Prossimamente lavorerò con la Quadriennale di Roma, che per me e’ un evento molto importante, ma allo stesso tempo mi rendo conto che le offerte più interessanti mi arrivano dall’estero. Credo comunque che l’occasione arriverà prima o poi anche in Italia. Aspettiamo…. 


http://www.federicosolmi.com/

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn