Play Cinema in directo e’ una tre giorni che La Casa Encendida di Madridha dedicato al live cinema nel passato mese di febbraio. Il festival, quest’anno alla seconda edizione e`stato curato da Andrew Davies e ha visto la partecipazione ditra gli altri di LaFoxe, Sue Constable e Letitia Sunami, Murcof, XX+XY e Semiconductor.

La rassegna ha offerto al gremito puvbblico di spettatori la possibilita di assistere a tre differenti sviluppi dell’estetica del live media, dando spazio nei tre giorni di programmazione ad un’interpretazione narrativa, grafica e fisica dell’interazione audio video in modalita´ live. Il festival e`la dimostrazione di un interesse crescente per questo tipo di arte anche nella capitale spagnola, dove la Casa Encendida svolge un rulo fondamentale per la sensibilizzazione del pubblico alle nuove forme di espressione.

La Casa Encendida e`un centro sociale e culturale della Opera Sociale della Caja Madrid aperto e dinamico, nel quale si da spazio alle espressioni artistiche piu avanguardiste come a corsi e laboratori su aree tematiche come l’ambiente e la solidarieta sociale. La programmazione culturale dello spazio offre rassegne di cinema, mostre e manifestazioni su ogni tipologia di creazione contemporanea. Dal primo momento La Casa Encendida appoggia i giovani artisti nello sviluppo delle loro attivita con Residenze e Borse di Studio. Oltre a questo lo spazio offre ai madrileñi una biblioteca, una  mediateca,una hemeroteca,e laboratori di radiofonia, fotográfia e multimedia.

Il festival è stato curato da Andrew Davies che abbiamo intervistato durante la prima giornata di Play.

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Silvia Bianchi: Come hai iniziato a lavorare con la Casa Encendida e come è nato il festival?

Andrew Davies: Il progetto è stato ideato due anni fa come una conseguenza logica del ricco sviluppo che il campo del real time audio video ha vissuto negli ultimi anni e del fiorire di nuovi progetti a cui abbiamo assistito. Pensai che sarebbe stata una buona idea organizzare un festival di Live Video, Live audio visual, Live cinema, lavorare ad una specie di showcase di cosa si stava muovendo in questo campo senza nessun obiettivo specifico se non quello di offrire una panoramica delle possibili modalità con cui audio e video possono essere gestiti di un live. Mi piace il programma perchè è stato costruito in questo senso a mano libera senza la necessarietà di essere completo ma piuttosto cercando di mostrare dei progetti che reputavo veramente interessanti.

Silvia Bianchi: Il programma è molto vario e illustra tre accezioni differenti del significato di Cinema en Directo partendo oggi con due progetti narrativi e proseguendo domani con progetti grafici,,.

Andrew Davies: Si oggi abbiamo come ospiti LaFoxe e Sue Costabile & Laetitia Sonami: La foxe lavorano in 16 mm , sfruttando al Massimo le possibilità della celluloide per manipolare found footage proveniente dal cinema Americano e trasformarlo in testo dalla grande forza plastica. Sue Costabile & Laeticia Sonami lavorano dal vivo direttamente su un copione ed un insieme di elementi visuali e sonori reali, in un specie di piccolo chimico live ai confini tra scienza e narrazione. Il sabato esplora un linguaggio più grafico e una dimensione generativa con il lavoro degli XX+XY, realizzato per il recente Cosmos di Murcof e con il lavoro degli impareggiabili Semiconductor. La domenica infine è dedicata all’approccio fisico, con due concerti in cui il suono agita letteralmente lo spazio, è il caso degli esperimenti sul magnetismo di Kanta Horio e dei laser di Edwin van der Heide.

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Silvia Bianchi: Ho apprezzato molto la scelta di utilizzare il nome Cinema en Directo, in questo momento si utilizzano mille termini differenti per descrivere I live audio video, forse l’utilizzo del termine Cinema ci permette però di avvicinarci di più a tutti I pubblici.

Andrew Davies: Penso che la scelta di questo nome sia molto legata all’idea di mettersi a sedere e godersi un film che ha in realtà molto a che vedere poi con quello che facciamo. La strada per Hollywood è ancora molto lungo, credo che il nostro pubblico sia ancora molto legato alla cultura elettronica e al cinema sperimentale più che al resto.

Silvia Bianchi: Che cosa pensi in merito alla scena audio video in Spagna?

Andrew Davies: Non è facile, sono quasi dieci anni che lavoro in questo campo in Spagna e devo ammettere che la situazione in Spagna non è così brillante. Penso che in primo luogo questo dipenda dall’assenza di una grande quantità di buona musica. La presenza di una parte audio interessante è per me la chiave fondamentale perchè un progetto audio video sia valido, in assenza di questa è difficile che le imagine abbiano una chance di far succedere qualcosa. Alcuni paesi quali il Giappone e il Regno Unito hanno una grande tradizione visuale e per questi partono senza dubbio con un vantaggio, altri fanno più fatica. Allo stesso tempo questi paesi hanno anche un mercato discografico più forte e un’industria musicale indipendente più ricca il che fa si che ci siano più possibilità per I visual artist di lavorare alla realizzazione di video-clip, dvd, e che garantiscono quindi introiti necessari per lo sviluppo di una forma d’arte. In spagna c’è una scena grafica interessantissima e ricca, il writing è originalissimo, per quanto riguarda l’elettronica e la creazione audio video siamo ancora un pò indietro, ma è solo questione di avere un pò di pazienza.

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Nei giorni del festival ho avuto modo poi di incontrare e scambiare quattro chiacchiere anche con i LaFoxe, duo francese composto Gaelle Rouard e Etienne Caire che lavorano nel laboratorio del cinema sperimentale Atelier MTK a Grenoble. Nelle loro performance utilizzano pellicole, sopratutto di Hollywood, che gia sono state manipolate in laboratorio. Gli effetti dello sviluppo applicati al cinema sono il centro del lavoro dei Lafoxe: filtri, doppie esposizioni e colorazioni gli permettono di improvvisare un gioco di sequenze che funziona tanto plasticamente quanto in termini narrativi. Lavorando con tre proiettori 16 mm e sottoponedo audio e video a manipolazioni multiple, La Foxe da vita ad una tensione astratta a partire dall’iconografia del cinema commerciale.

Silvia Bianchi: Dove e quando nasce il progetto LaFoxe?

LaFoxe: Lavoriamo insieme da circa dieci anni, non so precisamente quando abbiamo iniziato ma è davvero molto tempo e la lunga strada di evoluzione che abbiamo fatto insieme ha portato il nostro lavoro dove lo vedete ora. Volevamo suonare con le immagini e abbiamo deciso di lavorare alla creazione live di una specie di film, suonando con I proiettori, il risultato del nostro lavoro cambia ogni volta e può cambiare titolo ad ogni esibizione. Ieri pensavamo ad Orson Welles che non ha potuto vedere l’uscita del suo film perchè ogni volta voleva cambiare qualcosa e non riusciva a vederlo finito. Ha un pò a vedere con quello che facciamo.

Silvia Bianchi: Quindi nel vostro lavoro c’è un evoluzione narrativa?

LaFoxe: Si qualcosa, ma una narrativa molto astratta.

Silvia Bianchi: Lavorate nel vostro live con found footage, come collezionate il materiale che poi rielaboarate nel live?

LaFoxe: Abbiamo un amico che colleziona film 16 mm , quindi prendiamo in prestito film da lui. Non ci interessa tanto quello che I film raccontano in partenza quanto la loro estetica e iconografia. Ci piace lavorare cosi facendoci trascinare da quello che ci capita nelle mani così che il risultato sia anche per noi inesperato e quindi sorprendente. Abbiamo un laboratorio dove possiamo lavorare sulla pellicola copiandola e modificandola. Lavoriamo sulla pellicola prima del live in modo analogico, cambiando contrasto, luce , colore e poi di nuovo nel live su quello che non è stato definito prima.

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Silvia Bianchi: Ho visto nel sound check che utilizzate tre proiettori 16 mm e vari filtri applicati direttamente sull’ottica della pellicola.

LaFoxe: Si, applichiamo prismi, filtri di vetro colorato e vari altri oggetti direttamente nel live, modificando in modo analagico la pellicola che gia è stata elaborata con processazione chimica in laboratorio. L’immagine viene così plasmata in modo differente in ogni live. Non c’è una versione definitiva del film è come se fosse costantemente rielaborabile.

Silvia Bianchi: Il materiale che utilizzerate stanotte da cosa proviene?

LaFoxe: La maggiorparte dalla cinematografia di Hollywood, qualcosa dagli anni 40 e 50 e abbiamo anche un film moderno. Abbiamo lavorato sul trailer in 35 mm di Starship Troopers, lavoriamo facendo molte copie della stessa pellicola e modificandone ognuna in modo tale che alla fine è come se avessimo una pellicola molta lunga quando il frammento iniziale durava solo pochi secondi. È lo stesso principio della musica concreta, dove hai un suono e poi ci lavori, ci lavori e ci lavori fino a quando hai trasformato talmente tanto le frequenze che non sembra nemmeno lo stesso suono che avevi all’inizio. Però noi lo facciamo con I chimici.

Silvia Bianchi: Lavorate all’audio utilizzando direttamente l’audio dei cut?

LaFoxe: Si usiamo le colonne Sonore dei film che rielaboriamo, alcuni modificati altri direttamente in versione originali. Il terzo dei nostri proiettori 16 mm è dedicato a questo.

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Silvia Bianchi: L’Atelier dove lavorate è l’MTK, l’Atelier ospita anche altre artisti per residenze temporanee giusto?

LaFoxe: Si l’Atelier è aperto a chiunque voglia lavorare allo sviluppo e alla modifica delle proprie pellicole. Ci sono molte persone che vengono a lavorare con le loro pellicole e I loro film nel nostro laboratorio. Abbiamo più volte richiesto fondi statali per invitare gli Artisti in residenza.

Silvia Bianchi: Come è la Francia nei confronti di questo tipo di arte?

LaFoxe: Come qualsiasi altro posto. Il cinema sperimentale non è sufficientemente riconosciuto ne mostrato, ci sono poche persone che lavorano in questo campo e quello che lo fanno non hanno vita facile. Spesso sembra che ti facciano un favore a proiettare un tuo video in un festival. È necessario essere pazienti. Molto spesso siamo più conosciuti in festival di musica, ed è più facile lavorare con musicisti alla realizzazione di una parte visual live per trovare lo spazio meritato. Atelier MTK collabora in maniera costante con la “cellula di intervento” Metamkine, una struttura a geometria variabile che raggruppa musicisti e cineasti. La Cellule progetta performance basate sull’interazione live film + suono. Si affida per lo più a strumenti analogici: dunque proiezione con pellicola per la parte visiva, nastri magnetici, sintetizzatori, motori, microfoni per la parte sonora. 


 

www.lacasaencendida.es/LCE/lceCruce/0,0,73537_0_73532_9355$P1=16,00.html

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