Già da alcuni anni il campo dell’audiovisivo ha oltrepassato i limiti dello schermo per espandersi sul mondo fisico: a mio avviso, si tratta di un’ideale contrappeso allo spazio che la virtualità e l’immaterialità stanno conquistando nelle nostre vite.

Di recente abbiamo avuto modo di vedere lavori sempre più interessanti che miravano allo sconvolgimento degli ordini spaziali e architettonici tramite la luce: dalle applicazioni di Claudio Sinatti con il suo Carillon Chandelier (che mi ha anche fatto scoprire l’artista di questa intervista, e che ringrazio) e sulle facciate degli edifici mediante un sapiente uso del software Isadore, al progetto Mangrovia (Visomat e Errorismith) presentato a Netmage quest’anno e successivamente a Transmediale e costantemente in opera all’interno del club M12 di Berlino, un live audovisivo incentrato sulla riorganizzazione sinestetica delle superfici di uno schermo costituto da prismi.

In questo articolo abbiamo intervistato il madrileno Pablo Valbuena, che con il suo progetto Augmented Sculptures è probabilmente lo sperimentatore più interessante in questo campo. Il suo lavoro con le strutture architettonica audiovisive è in costante evoluzione: ecelebrato alla scorsa edizione di Ars Electronica, il progetto di “scultura aumentata” dell’artista spagnolo è stato esposto in diversi contesti e situazioni, assumendo di volta in volta nomi e forme differenti. Da Entramado-Plaza de luz, insallazione/scultura audiovisiva urbana aumentata, all’ingresso del Medialab del Prado, a Conde Duque sviluppato invece per il festivl Interactivos 07 sempre di Madrid: in tutti questi casi, il lavoro di Valbuena si dimostra assolutamente efficace e spetacolare, nel giocare percettivamente con i canoni conosicuti di suono, luce e spazialità

Sincronia, sinestesia, ribaltamento dei pregiudizi dello spettatore riguardo a bidimensionalità e tridimensionalità sono gli elementi chiave del lavoro di Valbuena, per il quale il design estremamente raffinato non è un fine (sterile) ma uno strumento per giocare con le nostre percezioni riguardo allo spazio ed al tempo.

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Bertram Niessen: Perché hai scelto di lavorare con installazioni video-architettoniche site specific?

Pablo Valbuena: Sono interessato alla ricerca sul tempo e lo spazio. Il mio retroterra è connesso a questo, ho studiato architettura a Madrid e,dopo, ho iniziato a sviluppare architetture digitali per film e videogiochi; la questione spaziale è fondamentale per me. Lo studio del tempo in relazione allo spazio è altrettanto importante: lo spazio e il tempo sono qualcosa che non può essere separabile.

Al momento sto portando avanti due linee di lavoro connesse a queste idee, una che ha a che fare con piccole installazioni e l’altra con vere architetture e pezzi in grande scala. La scala qui gioca un ruolo fondamentale, mi piace lavorare con concetti architettonici e introdurli in modi diversi nei miei lavori.

Bertram Niessen: come sviluppi I tuoi progetti? Quali sono i principali problemi metodologici e tecnici che ti trovi davanti?

Pablo Valbuena: Questa ultima serie di lavori, chiamate “augmented sculptures”, sono focalizzate sullo sviluppo di una struttura fisica che ha a che fare con la percezione spaziale degli oggetti ala quale viene collegato un altro layer per sviluppare la quarta dimensione, quella temporale. In questo modo lo spettatore percepisce tutto come un unico oggetto.

Tecnicamente, la parte fisica è abbastanza semplice dato che il layer proiettato è quello che produce più lavoro; la geometria proiettata deve essere precisamente corrispondente a quella reale per produrre l’illusione che faccia tutto parte dello stesso oggetto. Al momento aggiustare la proiezione è la parte di lavoro che porta via più tempo; per questo sto sviluppando alcuni strumenti per farlo automaticamente e ridurre i tempi di questo procedimento.

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Bertram Niessen: Come sviluppi la relazione tra suono e immagine?

Pablo Valbuena: Il suono per queste serie di lavoro è importante: La visione umana è programmata per percepire l’immagine e trarne un’impressione in modo pressoché istantaneo; è possibile suggerire un sentimento o un’idea complessa con un’immagine statica percepita solo per un attimo.

Il suono lavora in un modo diverso: è più cinematica, ed abbiamo bisogno di tempo per ottenere un sentimentoda un certo brano musicale o da un certo suono. Un istante di un suono isolato non ci dice molto, quindi il suono sembra un buono strumento per lavorare con il tempo e sviluppare del tempo direttamente collegato allo spazio. Per questa serie di lavori alcune idee emergono prima visualmente e poi vengono sviluppate dal punto di vista audio, mentre in altri casi lavoro prima sulle strutture audio e trovo una parte visiva da collegare in seguito.

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Bertram Niessen: Come intendi il concetto di “sperimentazione”?

Pablo Valbuena: e’ difficile trovare il significato di un termine che è usato in così tanti modi diversi; a volte queste parole abusate perdono il loro significato originale. Dal mio punto di vista la sperimentazione deve essere basata sulla ricerca, investigando idee che non sono ancora pienamente sviluppate, cercando di aggiornare conoscenze e concetti precedenti con un approccio aperto. 


http://www.pablovalbuena.com/

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