GENERATOR X 2.0,
OGGETTI CHE (ANCORA) NON ESISTONO


Txt: Fabio Franchino

 

 

Durante la presentazione pubblica di GeneratorX 2.0 avvenuta presso il DAM di Berlino, in collaborazione con Club Transmediale 2008 e Hyperwerk, Marius Watz, organizzatore e curatore dell’evento, concluse il discorso introduttivo ricordando ai presenti di non dimenticare di venire all’opening della mostra di generatorX, che si sarebbe svolta qualche giorno dopo. Una mostra di oggetti che ancora non esistono.

GeneratorX 2.0 Beyond the screen è stata la seconda edizione dell’evento più importante che si occupa di metodologie generative applicate all’arte e al design, al fine di indagare su nuove possibilità creative mediante l’utilizzo del codice e dei software custom-made. Strutturato su tre distinti momenti, ovvero un workshop, un ciclo di conferenze/performance e una mostra conclusiva, il festival è stato indubbiamente un successo.

Merita una particolare attenzione il workshop di GeneratorX 2.0 e la relativa mostra, nella quale venivano esposti gli oggetti prodotti durante il workshop, poiché, più che di un corso tradizionale, si è trattato di un occasione per creare il punto di partenza di una nuova era creativa. I partecipanti ne sono stati la conferma, se si considerano i differenti background e il livello di esperienza acquisita. Architetti, designers, artisti, ricercatori e studenti, componevano il gruppo degli ‘iscritti’. Marius Watz, più che l’insegnante, è stato il moderatore di tutta una serie di intuizioni, spunti e riflessioni emerse durante i primi giorni di lavoro.

È stato molto interessante vedere e vivere personalmente i diversi approcci di ciascun partecipante nell’affrontare una nuova e insondata sfida creativa. Le possibilità erano ampie e indefinite, il tempo poco, tuttavia i risultati sono stati tutti eccellenti. L’orientamento maggiore è stato verso la ricerca di nuove forme scultoree o architettoniche, come il lavoro di Andreas Nicolas Fischer, un progetto di data-sculpture, o quello di David Dessens, una visualizzazione L-System, passando per i lavori più formali (Leander Herzog, Dennis Paul, Nick Bruscia) a quelli più architettonici (Eno Henze e Tim Schork, Satoru Sugihara).

Di diverso orientamento i lavori di TODO e di Susanne Stauch, il primo legato al mondo della decorazione e del pattern mentre il secondo appartenente al mondo del product-design. Alcuni lavori d’eccezione fuori workshop hanno completato la mostra, rispettivamente di Jared Tarbell, Marius Watz e Commonwealth. Il tutto è stato possibile grazie alle possibilità offerte da macchinari per la prototipazione rapida quali macchine a taglio laser e frese a controllo numerico, soprattutto grazie al recente abbassamento dei costi di tali macchinari, rendendole particolarmente appetibili in ambito sperimentale da parte di artisti e designer.

Siamo di fronte ad un nuovo step della rivoluzione digitale, nella quale i bits vengono finalmente trasformati in atomi, in qualche modo chiudendo un cerchio logico e concettuale.

GeneratorX 2.0 può essere visto come la base di partenza di un nuovo modo di creare e produrre strutture e oggetti tangibili, nel quale le tecniche generative, i sistemi evolutivi e adattivi, l’analisi e l’utilizzo di consistenti base-dati, possono in qualche modo condurre a nuove estetiche, oltre ad agevolare la soluzione di problematiche complesse nel campo della progettazione, nonché permettere un apertura considerevole verso le possibilità di mass-customization.

 

 

www.generatorx.no/

 

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