Carlo Zanni , nato a La Spezia nel 1975, è artista internazionale i cui lavori sono stati ospitati in numerose gallerie e musei, da Roma a New York . Nel 2005 l’ ICA (Institute of Contemporary Art) di Londra gli ha dedicato una retrospettiva pubblicando il volume “Vitalogy” e le sue ultime opere hanno visto la partecipazione di musicisti e compositori d’eccezione, come Gabriel Yared – vincitore dell’Oscar per “Il paziente inglese” – e Gotan Project.

Il lavoro di Zanni, acuto e attento alle dinamiche sociologiche e culturali attuali, incrocia media e linguaggi differenti in un continuo dialogo tra le arti. Pittura, installazioni, videogame, cinema, net art, le sue opere ben rappresentano lo spirito di quella “mixing culture” capace di costruire nuove visioni attraverso una pratica di scomposizione e ricomposizione della grammatica dei media. Negli ultimi anni la sua indagine è rivolta all’esplorazione di nuove modalità di narrazione ed ha aperto un esplicito dialogo con il cinema, la cui forma chiusa è sottoposta a dilatazioni ed espansioni attraverso le nuove tecnologie.

Ho intervistato Carlo Zanni ponendogli 4 domande su alcuni punti chiave del suo lavoro.

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Giulia Simi: “The idea becomes the code that renders the art” è la tua rivisitazione in chiave attuale della celebre frase di Sol LeWitt “The idea becomes a machine that makes the art”. Possiamo leggerla come una sorta di ridefinizione della linea concettuale dell’arte attraverso le possibilità del mezzo digitale? E in questo, qual è per te il significato del codice nella creazione dell’opera?

Carlo Zanni: E’ piuttosto una keyword per introdurti alla mia pratica. Non vuole essere un manifesto per gli altri. Oggi ogni forma di manifesto è obsoleta già in partenza. Come dice Christian Bale in Batman Begins: “It’s not what you are underneath but what you do that defines you” (Non è tanto chi sei, quanto quello che fai ,che ti qualifica). “The idea becomes the code that renders the art” mette a fuoco il ruolo dei processi in atto nella zona d’ombra del lavoro, quella che risiede in un server disperso in una farm in Arizona. Il codice è il DNA del lavoro stesso, contiene patterns di regole che una volta integrati ai feedback prelevati dalla rete permettono la genesi di un evento. Si tratta di pura performance .

Giulia Simi: “Data Cinema”. Così tu stesso definisci l’indagine artistica che caratterizza i tuoi ultimi lavori – in particolare “The Possibile Ties Between Illness And Success” e “My Temporary Visiting Position From The Sunset Terrace Bar” – in cui microunità di narrazione filmica vengono sottoposte a mutamento continuo da parte di flussi di dati provenienti dalla rete. Il risultato è costituito da sistemi aperti di visioni temporanee e molteplici, “variazioni sul tema” che mischiano l’automatismo del codice alle possibilità della vita e dell’esistenza umana. Pensi che i media digitali, internet in particolare, mettano in evidenza una dialettica tra prevedibile e imprevedibile e possano quindi aprire nuove strade per la narrazione, sia essa visiva, testuale, sonora?

Carlo Zanni: Sicuramente, perché sono il perfetto ponte tra vita e rappresentazione. Mediamente sono alla portata di tutti e azzerano le distanze. L’informazione è il nuovo colore.

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Giulia Simi: Nei tuoi lavori c’è spesso un atto di straniamento e ricodifica rispetto a linguaggi e modalità di rappresentazione grafica usati sul web a scopo commerciale. Penso alla mappatura degli utenti usata da Google Analytics e reinterpretata come manifestazione della malattia in “The Possibile Ties Between Illness And Success” o i grafici commerciali di E-Bay che divengono paesaggio collinare in “E-Bay Landscapes”. Estetica della rappresentazione statistica o ironica critica della commercializzazione del web?

Carlo Zanni: In quasi tutti i miei lavori la presenza di dati non è immediatamente visibile. In particolar modo in TPT (“The Possibile Ties Between Illness And Success”, ndr) è molto mascherata, come anche nell’ultimo “Sunset Terrace” . Inoltre, una volta individuati gli elementi dinamici, questi sono difficilmente associabili a dei valori numerici. Quello che intendo è che se tenti un reverse engineering a partire dall’opera non arrivi mai a riottenere i dati di partenza. Questo fa sì che i lavori siano difficilmente associabili a forme di visualizzazioni dati. Nello specifico TPT utilizza dati puri prelevati da Analytics, quindi non parte dall’elemento grafico della mappa del mondo; mentre in E-Bay accade il contrario: le montagne sono generate non grazie a dei dati numerici ma ad un grafico pre-esistente che tramite un software viene ripulito da numeri e griglie non necessarie. Questi grafici sono chiamati in gergo tecnico, da chi opera in borsa o in situazioni speculative, “fools” , proprio a sottolineare la loro intrinseca natura ingannevole. Infatti a parità di dati è sufficiente variare di poco l’unità di misura delle ascisse o delle ordinate per aumentare o diminuire le curve del grafico e meglio addomesticare chi compra o vende.

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Giulia Simi: Il tuo ultimo lavoro, “My Temporary Visiting Position From The Sunset Terrace Bar”, è anche una riflessione sulle migrazioni, sul nomadismo, sul ricollocarsi in spazi nuovi (in questo senso la locandina e il sito internet sono parte integrante dell’opera – come tu stesso sottolinei – indispensabili per comprenderla e interpretarla). Pensi che l’arte possa intervenire nella costruzione dell’identità, individuale e collettiva? E se sì, credi ci sia un valore politico nell’opera d’arte o che l’atto artistico sia di per sè un atto politico?

Carlo Zanni: Credo valga la pena fare delle distinzioni e intendersi sul significato delle parole. La politica è insieme teoria e pratica serissima e dovrebbe essere l’attività più alta del genere umano, perché di questo si occupa. Non credo che l’atto artistico in sé sia un atto politico, ma l’arte è un’occasione perfetta per veicolare discussioni e affrontare tematiche critiche per la nostra società. Questo per me è una prerogativa fondante. Ma se tu intendi l’alzarsi da letto ogni mattina come un atto politico allora tutto cambia. Per tornare dove abbiamo iniziato, le parole illudono sempre, i fatti non mentono mai. 


www.zanni.org

www.fromthesunsetterrace.com/

www.thepossibleties.com/

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