Quando parliamo di sign69, medialounge.org, insomma quando parliamo di Philip Wood, affrontiamo uno dei veri artisti della rete, che al di là di tutte le innovazioni tecnologiche, ha intuito immediatamente gli intrinseci valori comunicativi ed espressivi del media Internet.

Questo autore è dal 1995 che sperimenta i suoi microvideo randomici in rete, sono più di dieci anni che continua strenuamente in questa opera di accumulo quasi quotidiano di microvideo, che inseriti nella matrice ad accumulazione che ne gestisce la visione, non si perdono e non diluiscono nel tempo ma, anzi, accumulano forza e sfaccettature differenti man mano che aumentano. Parlo di microvideo randomici poiché la brevità dei singoli spezzoni e il montaggio randomico costituiscono le cifre tecniche di questi video. Questo artista ha saputo meglio di qualsiasi altro interpretare la natura enciclopedica della rete e attraverso la sua opera vuole rappresentare l’eterogeneità della cultura del web.

Il sito web sign69.org è strutturato intorno al concetto del random. Una volta che l’utente raggiunge questo sito, si trova di fronte due uniche possibilità, guardare il video che viene caricato o schiacciare un bottone che randomicamente ne sceglie un altro. Le scelte sono piuttosto semplici, Philip Wood è sempre stato lontano dall’utilizzo di interfacce criptiche. Inoltre ha fatto della non-interattività una cifra stilistica. Poco soddisfatto del basso livello di partecipazione dato da un bottone attivo, che cambia colore, dimensione o semplicemente collega a un’altra immagine, ha deciso di concentrare la sua attenzione sulle possibilità di calcolo della macchina computazionale, piuttosto che sulle possibilità interattive. Da qui la scelta della costruzione di un’esperienza in rete che a livello di navigazione ricorda quella della televisione, uno schermo e un bottone con il quale cambiare filmato. I singoli video realizzati da Philip Wood, costituiscono ognuno uno spezzone di un ideale filmato randomico sulla vita di Philip Wood e le immagini della rete. Il fatto di poter accedere alla miriade di materiale presente solo randomicamente crea un importante elemento di suspence nello spettatore che ogni volta assiste a un montaggio differente: sempre la stessa storia ma montata diversamente. Diversità nell’unità.

.

L’autore ha deliberatamente impoverito le possibilità di interazione dell’utente, tornando verso una forma di navigazione conosciuta, quella del bottone singolo e unico, in modo da permettere allo spettatore di concentrarsi sulla visione più che sulla navigazione. Philip Wood mortifica appositamente il senso di “agency” di cui parla Janet Murray in riferimento alla drammaturgia interattiva.

L’interfaccia di questo sito web è molto semplice ed essenziale: superata una schermata iniziale introduttiva si accede alla pagina radio.html, dove in una barra in basso vi sono 3 bottoni che caricano randomicamente differenti animazioni. Essendo più di 10 anni che lavora a questi video Philip Wood si ritrova con un bacino enorme di sperimentazioni video tutte quante radunate nello stesso canale. Sign69.com è molto di più di un sito di net.art, rappresenta molto bene quella tendenza che porta verso i micropalinsesti e la riappropriazione da parte dell’utente degli strumenti di produzione. Sign69.com mette insieme la composizione diariale di Myspace con le potenzialità visuali di Youtube, tutto quanto filtrato attraverso la vita e le impressioni dell’artista.

Attraverso la successione randomica di differenti video, è possibile tracciare quindi uno spaccato della nostra epoca. Immagini di personaggi famosi si sovrappongono tra loro insieme ad altre immagini ancora, a creare surreali quadri d’insieme. Tutto quanto mostrato insieme alla vita quotidiana di Philip Wood, che ci mostra l’interno della sua casa nella campagna francese e dei dintorni.

.

L’opera di questo artista costituisce un unicum nell’ambito delle produzioni creative per internet soprattutto per la costanza e il processo di accumulo. La trama di quest’opera è la vita di Philip Wood e l’universo che lo circonda, che circonda tutti quanti.

Navigando per questa sorta di video diario interattivo, si incappa in una frase che rappresenta in due parole uno dei messaggi dell’autore: spam=maps . L’invadenza e l’eterogeneità dello spam hanno colpito l’immaginario di Philip Wood, che cogliendo spunto dalla sua esperta navigazione e vita sul web, ha voluto rappresentare con questo concetto come quantitativamente il volume maggiore di informazioni scambiate sulla rete sia, anche in questo lodato media bidirezionale e democratico, quello della pubblicità e del marketing. La pubblicità e il suo linguaggio come cifra e mappa della nostra epoca contemporanea.

Nel passare randomicamente da un video a quello successivo lo spettatore percorre contemporaneamente scene di vita quotidiana di Philip Wood e immagini e frasi prese dalle e-mail di “spam”, comunicazione non desiderata presente nella propria casella di posta elettronica, che vuole pubblicizzare prodotti vari. Accanto, sopra, insieme a questi estratti del peggio della comunicazione pubblicitaria di internet, vi sono i personaggi famosi del mondo dello spettacolo e della politica, ognuno intento a catturare l’attenzione dello spettatore.

.

Luca Barbeni: Che cosa ha ispirato il tuo progetto in rete?

Philip Wood: Avevo già fatto molti esperimenti con i media interattivi, in particolare con i plug-in di Shockwave, ancor prima di lanciare il sito. Il vantaggio della rete era che potevo pubblicare direttamente il mio lavoro, e le mie pagine divennero una sorta di archivio on-line dei miei esperimenti. Lavorare in un ambiente come la rete ha avuto anche un altro effetto. Vi erano limiti nella trasmissione dei dati che spingevano le persone a ridurre i file al massimo e integrare il massimo dell’effetto con il minimo contenuto. Sono passato dal creare immagini al prenderle già fatte in rete, realizzando dei frammenti che costituiscono una sorta di parallelo con quello che succede nella comunicazione basata sullo scambio di mail, che avviene tra le persone che visitano medialounge.org.

Luca Barbeni: Come pensi che il fatto di avere un mouse in mano abbia modificato il modo in cui percepiamo le immagini e i suoni?

Philip Wood: Il mondo dei media è sintetico… Siamo abituati a essere rappresentati tramite immagini dalla televisione e dalla stampa. Sono stato un artista tradizionale e mi rendo conto delle variazioni di materiale o dimensioni e ogni tanto sono un po’ frustrato dal fatto che i miei lavori rimangano “virtuali”, ma penso che in realtà si tratti di problemi di produzione e finanziamento che sono presenti anche negli altri media.

Molte volte, come pittore o architetto o scultore, le idee rimangono nel quaderno degli schizzi, perché non vi sono le opportunità per realizzare i progetti. Penso che tutti i media siano intercambiabili e concorrano alla definizione di un contesto mediatico che si manifesta in differenti maniere, a seconda della situazione politica, sociale, culturale e tecnologica.

.

Molto spesso le idee nascono in un contesto e vengono poi realizzate in un altro. Per me le tecnologie digitali e la rete sono diventati il centro di questo contesto mediatico, mentre i media analogici sono più “periferici”, anche se rimane una “corretta” scelta mediatica, in base a specifiche necessità o espressioni. È certo che sono cambiate le modalità di disegnare con un mouse, dal momento che vi sono bordi della superficie infiniti e pennelli dalle dimensioni immense. Ho passato molto tempo mentale in rete, ma ultimamente sono più concentrato sulla mia vita fisica.

La rete è uno straordinario ambiente e strumento per la comunicazione, che è stato spinto a una velocità impressionante. Per certi versi rappresenta un “nuovo territorio”, ed è interessante vedere come vecchie forme culturali impongano le loro convenzioni in rete, mentre ci si aspetta che questo ambiente dai minori problemi comunicativi interpersonali possa trascendere positivamente i processi sociali stabiliti.

.

Luca Barbeni: È chiaro che nella realizzazione di un new media object è molto importante concentrarsi sulla struttura del pezzo; potresti spiegare il tuo approccio nella strutturazione del percorso dell’utente all’interno della tua struttura/mondo/ambiente?

Philip Wood: Il mio lavoro è concentrato soprattutto a lasciare che il computer animi delle immagini tramite degli script random. Quando lavoro su progetti interattivi commerciali vi sono nozioni di interfaccia e ambiente piuttosto standardizzate. Potrebbe essere interessante convogliare questi discorsi verso la narrativa multilineare, ma dovendo affrontare tutto ciò da solo, mi sembra uno sforzo troppo vasto. Il mio approccio verso la rete è stato quello di creare piccoli frammenti randomizzati, in seguito randomizzare i frammenti stessi secondo modelli modulari, quindi inserire l’oggetto nell’archivio, dove diventa un elemento all’interno di una struttura completamente randomizzata. L’elemento di cambiamento è simile al concetto della roulette o di sistemi divinatori come i tarocchi o gli I-ching, dove a partire da un ristretto numero di elementi, si possono realizzare infinite configurazioni.

La struttura arbitraria nascosta di medialounge.org è il calendario. Volevo fare cinquantadue suoni di sfondo e 365 frammenti visivi. Il tutto si è poi evoluto oltre questi numeri ed è diventato un archivio in costante cambiamento. Preferisco che medialounge.org sia più un’esperienza visuale che interattiva, che presenta associazioni incredibili, secondo configurazioni che cambiano continuamente. 


www.sign69.com/

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn