Genova, 2008. Una città da diversi aspetti congruenti fra loro che respirano grazie ad una vitalità forse unica per quanto riguarda l’identità umana personale, la pregnante voglia di essere presente e partecipe socialmente e liberamente nel “Get Set” culturale ed artistico locale ed internazionale.

Questo grazie ad una location urbana strategica, ad una multiculturalità integrata ed in equilibrio, al saper organizzare ed esportare eventi di prim’ordine, ad una mirata e motivata scelta di risorse, di lavoro, di sistemi d’istruzione e di comunicazioni all’avanguardia; nonché grazie ad una spiccata vena di creatività generazionale cresciuta quasi a braccetto e diventata punto di riferimento della nuova scena artistica contemporanea. Un’artista che ha contribuito a questo salto di qualità senza aiuti o patetici favoritismi è senz’altro Francesco Aren.

Prima di tutto artista, Francesco ha conosciuto la sua evoluzione da uomo di pari passo con la genesi delle immagini, quasi come una parola muta ha profanato la dialettica della rappresentazione trasfigurandola in tecnica come poetica, come unica matrice post-iconica mediatizzata attraverso la propria sensibilità. Nessun’arte e nessun genere di immagini è immutabile nella sua dignità, e nei suoi lavori questo è palese, dalla fotografia, madre onnipotente della sua ricerca, fino alla videomorfosi sonora, ultimo tasto della sua tastiera estetica. L’immagine prima dell’idea oserei dire, dove l’impatto e l’intensità affettiva prodotta variano con il tempo e con la mente. Il loro bisogno figurativo si sposta a seconda delle performance comunicative, e l’artista genovese avendo capito che è la dove si comunica meglio che si inventa di più, ci restituisce un’anatomia integra e pura dove il visivo ora funziona con il principio di piacere e percezione.

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Massimo Schiavoni: Francesco tu hai alle spalle vent’anni circa di ricerca e di prezioso lavoro artistico documentato dai migliori critici italiani e presente nelle collezioni e nei musei più significativi per l’arte contemporanea. Penso al Kunsthistorisches Institut, l’Archivio per l’arte italiana del Novecento di Firenze, allo stesso Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce della tua città Genova, nonché presso l’ antichissima e pregevolissima Collection of Polaroid Corporation di Boston ed il “sacro” The Museum of New Art (MONA) di Detroit. Posso definirti scherzosamente “profeta” all’ estero?

Francesco Arena: Certo se vuoi si…in effetti nel corso degli anni mi sono accorto che la mia ricerca è stata molto apprezzata anche fuori dall’Italia, forse senza accorgermene sintetizzo e filtro icone e immagini senza tempo che non riflettono una “maniera italiana” ma sicuramente lavorando su tematiche quali l’ambiguità della visione, il corpo e tutto ciò che può esprimere anche attraverso gli oggetti quotidiani, il lavoro che ne fuoriesce può essere letto ed apprezzato da chiunque ne veda la sensibilità e l’emotività…

Massimo Schiavoni: Tu hai iniziato con la fotografia della quale conosci morte e miracoli; quanto ti ha servito questo mezzo per arrivare poi alle installazioni e al mezzo video come espressione principale dei tuoi ultimi lavori?

Francesco Arena: Tantissimo….credo pur andando controcorrente con questa affermazione, che una base tecnica forte ti consenta poi di elaborare anche concettualmente un lavoro nella maniera più creativa e sperimentale possibile, la mancanza di esperienza e di nozionismo tecnico del linguaggio e del mezzo che si usa, specialmente se si parla di tecnologie solo fortuitamente può produrre qualcosa di interessante; anche un’immagine sfuocata o tecnicamente sbagliata può essere maggiormente espressiva se si conosce il modo di trattarla…ovviamente stiamo parlando sia di analogico che di digitale…personalmente tutto il mio lavoro è prodotto su diapositiva 6×7, il mio supporto preferito e non viene mai ritoccato in post produzione. Tutti gli effetti di colore, toni, sfocature e/o inquadrature sono impresse su pellicola tradizionalmente come si eseguivano gli scatti in passato, utilizzando tutte le potenzialità della luce e dei suoi colori…mi piace avere un’aderenza forte al reale per poi ottenere delle immagini che facciano riflettere sulle molteplici interpretazioni di una realtà che spesso ci sfugge e non vediamo…

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Massimo Schiavoni: Un po’ come un artigiano dell’immagine, un miniatore visivo, dove i saperi e l’esperienza sono alla base della riuscita del lavoro, ti sei proposto ed imposto in questo mercato dell’arte che molto spesso ci offre scadenti opere con troppa enfasi e facili colpi di genio. Come si sente un artista del tuo calibro rimasto fedele anche al suo mare ligure in questa “messa in scena” dell’arte contemporanea?

Francesco Arena: Bé intanto non mi sento imposto come dovrei…non ho raggiunto un consenso di pubblico e di vendita  così internazionale, i fattori sono tanti a mio avviso, e non è principale la qualità del lavoro anche se sicuramente  non ho mai tenuto conto della piacevolezza visiva quando pensavo o mi accingevo a realizzare un progetto nuovo…penso che l’estetica nelle mie produzioni sia importante ma non ho mai cercato di fare il verso ai luoghi comuni o alle facili soluzioni visive…ho sempre cercato la bellezza, l’estetica, l’equilibrio l’armonia negli oggetti, nelle cose e nelle situazioni che toccavo, si trattasse di un cervello animale o di una modella o di un’installazione di oggetti. Mi sento spesso un borderline della scena dell’arte e mi stupisco sempre un pò quando una persona mi fa i complimenti o acquista una mia opera…come dici tu c’è tantissima messa in scena e ciò che conta al momento come mi ha detto un amico gallerista è vendere il nome non l’opera di un’ artista…il resto viene di conseguenza, le nostre considerazioni di fronte a questo sono vane; il mercato dell’arte è sempre stato così, se Michelangelo non avesse avuto l’appoggio del Papa noi non ci saremmo ritrovati la Sistina , però adesso le regole sono spudoratamente spostate in un’altra direzione…e non vedo molti Michelangelo all’orizzonte, esistono invece molti clonatori, abili artigiani…

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Massimo Schiavoni: Pensi che ancora oggi il “sudore paghi” o credi che la creatività e la dote artistica colpisca come un fulmine a ciel sereno?

Francesco Arena: Penso che paghi il sudore di essere se stessi e avere ancora dei messaggi da comunicare, penso che paghi il sudore di organizzare e promuovere il proprio lavoro (se non hai chi lo fa per te), penso che paghi il sudore di credere nella propria creatività  se questo ti fa stare bene e ti fa sentire realizzato…ovviamente la creatività non si può costruire a tavolino ma se si riconosce di averla, se si sentono delle urgenze di comunicazione, sicuramente è bene curarla avvicinandola allo sviluppo professionale di una forma di comunicazione. All’uscita del digitale (e ancora oggi purtroppo) abbiamo visto il proliferare di artisti che tavolozza di Photoshop alla mano ci “stupivano” con effetti speciali spesso non finalizzati ad una specifica ricerca espressiva…fortunatamente ad alti livelli questo sta scomparendo e mi auguro che si torni a comprendere, da parte dei galleristi, collezionisti e pubblico dell’arte, che il valore di un’opera sta al di là del solo impatto emotivo, sennò diventerebbe grafica pubblicitaria e che dovrebbe sentirsi oltre che con gli occhi anche con la pancia e la mente…Credo che sia riconoscibile un pezzo, un’ installazione, un dipinto o una fotografia che abbia “una storia ed un vissuto” alle spalle piuttosto che un esercizio di stile…eppure spesso non è così basti guardare le fiere d’arte contemporanea sparse un pò in tutta Italia solo per rimanere dentro il nostro “bel paese”…

Massimo Schiavoni: La storia ed il vissuto dei tuoi lavori iniziali sono rappresentati esteticamente da veri e propri Still Life sull’identità che riportano all’iconografia pubblicitaria e ai linguaggi massmediali lavorando molto sul corpo umano e di conseguenza sull’immagine pornografica. Da qui hai stretto collaborazioni “necessarie” con importanti artisti come William Basinsky dando alla luce performance e video passati alla storia come “The Anatomy of Melancholy” e “Circular Bodies”. Cosa vogliono dire per te essenzialmente le parole identità e visione?

Francesco Arena: Si può parlare anche per me “dell’identità della visione” parafrasando la tua domanda…mi interessa tantissimo esplorare le possibilità della rappresentazione visiva, della sua ambiguità dei suoi parametri seduttivi, della sua possibile alterazione rispetto ai contenuti…l’identità sessuale e morfologica era messa in discussione dal lavoro svolto con William Basinski, i suoi loop orchestrali ripetitivi e circolari sono stati l’energia che ha mosso la mia telecamera intorno a 4 corpi sia maschili che femminili spiandoli e scrutandoli in macro con carrellate ravvicinate e invadenti fino a fonderli insieme in un unica soluzione corporale, maschile e femminile insieme in un identità nuova fatta di dettagli di entrambi che ricostruivano un nuovo possibile corpo…Ancora anche in questo senso le riprese sono rimaste fedeli all’originale nessuna manipolazione digitale, come se l’ambiguità fosse già dentro di noi e spettasse a qualcuno decifrarla, farla affiorare in superficie…quella superficie che tanto ci è cara, che tanto curiamo e di cui tanto ci preoccupiamo…penso che l’identità non esista in questo senso, non esista, esiste solo l’apparente rappresentazione del se e della proiezione delle nostre fantasie…

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Massimo Schiavoni: Perché esplori chirurgicamente nei tuoi “set mediali” un immaginario beauty e fashion popolare orchestrando sapientemente illusioni sensuali (e sessuali) e corporalità quasi morbose?

Francesco Arena: Perchè la sessualità è dentro ad ogni cosa che facciamo, dentro ad ogni nostra azione…ci rappresenta come un biglietto da visita se si sanno cogliere le sfumature che stanno intorno ai nostri comportamenti…le mie ricostruzioni fotografiche che da sempre, dal 1990 hanno come spunto lo still life come tecnica di rappresentazione, (una metodologia che ammiravo già nella storia dell’arte dalle vanitas del 600 fino alle composizioni del Caravaggio con la loro fortissima carica emotiva) sono il metodo ideale per mettere a confronto sullo stesso piano il potere evocativo degli oggetti e del corpo…organizzo come delle autorappresentazioni di ciò che fotografo, esaltandone l’energia, il potere seduttivo della forma e dei colori degli oggetti e del corpo che formano insieme, con il loro confronto, con la loro vicinanza, un cortocircuito che trasmette energia…per certe serie fotografiche come gli STILL LIFE FOR LIFELIKE PEOPLE e recentemente con l’identità FE_MAIL (anche qui un gioco di parole tra maschile e femminile), il linguaggio è quello preso a prestito dalla pubblicità e dal beauty perchè è la forma di comunicazione più diretta e comune che abbiamo intorno e ci circonda…un codice che arriva direttamente a tutti su piani differenti di sensibilità tante quante sono le nostre sfaccettature…

In una mia immagine della serie degli Still, viene rappresentato un giocattolo, un orsacchiotto infilato nel dito medio di una mano inguantata in lattice trasparente, il fondo viola con un alone più chiaro in prossimità del centro concentrava l’attenzione sulla “composizione” come se fosse rappresentato un profumo di Chanel…alcuni vedevano in questa immagine la denuncia della violenza sui minori, altri un’allusione sessuale pedofila, altri ancora un’irriverente oltraggio all’immagine delicata e confortante dei giocattoli…mi piace che il messaggio sia aperto e che abbia diversi livelli di lettura come siamo noi come è complicato il nostro carattere e la nostra personalità… Il mio lavoro è lo specchio delle esperienze percettive e quotidiane di ognuno che partendo da un dato fortemente soggettivo e personale, quasi autobiografico, tocca e riguarda poi ogni persona  in maniera diversa…nella serie di lavori RESPIRI, 23 soggetti diversi per età, sesso e cultura, si mettono allo specchio partendo da un gesto quotidiano, il respiro, per esprimere un bagaglio emotivo individuale che inevitabilmente diventa collettivo se confrontato e visto in pubblico…la corporalità in questo caso mimica facciale, diventa morbosa nel momento che indugia senza censure in un fluire di sensazioni e rappresentazioni che possono diventare autoerotiche, narcisistiche, rabbiose o tenere e fragili…anziché cercare un’ideale di bellezza cerco la bellezza del nostro essere e delle nostre meravigliose sfaccettature…

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Massimo Schiavoni: A proposito di RESPIRI, il tuo ultimo concept avviato già nel 2004, ho trovato questo lavoro interessante per diversi aspetti; uno di questi è sicuramente la molteplicità di rapporti che coinvolgono il video, il suono e la performance creata per l’evento da Aline Nari e Davide Frangioni della Compagnia UBIdanza. Anche in questa opera cerchi la bellezza estetica e autoreferenziale come ci hai spiegato in precedenza?

Francesco Arena: Cerco di mettere in luce con un campione democratico di persone come una reazione ad uno stimolo emotivo (il semplice gesto del respiro) possa diventare specchio dello spettro di emozioni che ci toccano sempre, comuni a tutti, che sono annidate nel quotidiano…non cerco la bellezza estetica della forma o della rappresentazione, cerco di andare oltre l’ambiguità del gesto e svelare ciò che si nasconde dietro e dentro i nostri comportamenti…con questo lavoro posso affermare che si spettacolarizza nella sua rappresentazione cruda ma per certi aspetti calda e rassicurante, un’intimità che rende il fruitore curioso di smascherare…siamo tutti un pò voyeur…

Massimo Schiavoni: Che ruolo ha l’aspetto sonoro in presa diretta, eseguito tra l’altro da mostri sacri della musica contemporanea come ad esempio Elio Martusciello e Adriano Canzian, accostati a più giovani e promettenti musicisti come Japanise Gum, Mounth Sims o Maria Castro, nella struttura quasi claustrofobica e macro-obiettiva della rappresentazione post-iconica del visivo?

Francesco Arena: E’ importantissimo perchè è uno degli elementi che costruisce questa piramide di collaborazioni…E’ partito tutto da una mia ossessione, un sogno ricorrente, l’impossibilità di oltrepassare un muro trasparente, forse metafora di ostacoli da superare, ho tradotto il tutto materialmente con un muro di plexiglass e una ripresa claustrofobica di visi che tentano di respirare attraverso una superficie limitante e invisibile…ho raccolto queste prime esperienze visive che poi ho sottoposto a 23 musicisti internazionali che hanno sovrapposto la loro sensibilità ed il loro vissuto a quest’esperienza visiva creando una suite musicale che strutturasse, desse voce a ciò che hanno visto…Il corpo in live è la rappresentazione concreta di queste suggestioni che anche grazie  alle luci delle riprese video (colori primari, rossi e gialli) hanno un aspetto molto surreale….la musica non è solo un commento visivo una colonna sonora ma un elemento dinamico che caratterizza e struttura ogni personaggio; sono davvero molto contento come così tanti artisti si siano coinvolti così tanto da questo mio progetto….

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Massimo Schiavoni: RESPIRI quindi viene partorito dopo una incubazione fatta di collaborazioni, anche grazie alla rete, e di difficoltà se vogliamo sempre presenti nel tuo percorso artistico. Se questo è il risultato ben vengano ossessioni ed impossibilità surreali. Il futuro sarà organizzato in relazione e in base a questo progetto?

Francesco Arena: Intanto respiri prenderà tutta questa seconda metà della stagione espositiva e parte della prossima, svilupperò una serie fotografica che presenterò in anteprima a settembre alla galleria Obraz di Milano dal titolo NOBODY’S CONTROL (letteralmente “il controllo di nessuno” ma  con un gioco di parole potrebbe sembrare anche “il controllo di nessun corpo”…),  “corpi immobili corpi agitati corpi assenti corpi emozionali nell’apparente controllo in assenza di controllo rosse materie di vetro riflesso” che è la diretta conseguenza di RESPIRI/THE BREATH 2008 con protagonisti questa volta la restante parte del corpo che veniva celata nella serie video….una diretta conseguenza anche dell’ultima serie di immagini Emergency of Beauty ma che si spinge oltre estremizza il rapporto del corpo, lo dilata su più piani di ripresa, lo cattura in tutto il suo potenziale espressivo tramite gesti azioni….

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Sicuramente vedremo i risultati di questo tour di date che si stanno delineando in questi giorni: ti anticipo alcune presenze a Modena nel Teatro delle Passioni e galleria Canal grande 18 il 29 marzo; poi a Wunderkammern a Spello il 19 di aprile, al Look At Festival a Lucca il 10 maggio, a Milano Film Festival nell’ambito di Audiovisiva con una grossa presenza su più sedi espositive + galleria Obraz il 24, 25, 26 maggio…le altre da destinarsi strada facendo da ora in poi… poi ho in cantiere un’altra installazione multimedia ma se ne parlerà nel 2009, forse…


www.francescoarena.it

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