Xcèntric” si pone come obiettivo far conoscere quel cinema e quelle opere videografiche che, attraverso mezzi e intenzioni sperimentali, mettono in discussione le immagini e definiscono il medium. E quindi recuperare queste opere segrete o dimenticate attraverso l’esperienza intima del pubblico.”

Così si autodescrive l’Xcèntric di Barcellona, un evento ricorrente con giustificata frequenza del Centro di Cultura Contemporanea (CCCB), che propone un programma di proiezioni trasgressive o innovative e la possibilità di consultare in forma assolutamente indipendente e personale un archivio di ricco proposte di grande valore storico, artistico, estetico, tecnico e così via. Uno dei punti di forza dell’iniziativa è la capacità di offrire uno sguardo lungo (profondamente grato alle origini storiche e allo stesso tempo attento a quanto accade in ambito contemporaneo) e ampio (non vincolato a realtà geografiche o politiche, cosa che si vede sempre meno da queste parti…).

L’Xcèntric è nato nel 2001 e da allora è andato crescendo e ha ampliato i generi e le tematiche trattate, pur rimanendo fedele al fatto che le opere fossero creazioni personali, produzioni indipendenti , che si proponessero come momenti di rottura con il linguaggio formale e l’estetica riconosciuta e che come tali fossero di difficile reperimento. Diretto da Carolina López, prodotto da Angela Martínez e coordinato da Neus Carreras , questo festival di proposte sperimentali che fanno venire l’acquolina in bocca a collezionisti e frequentatori di filmoteche ha visto una nuova ondata di appuntamenti nel bimestre dicembre 2007- gennaio 2008 e già è stata preparata e pubblicata la programmazione del bimestre successivo.

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L’evento si articola principalmente su due piani. Il primo, sempre a disposizione degli interessati, è l’ Archivio Xcèntric , che, in occasione del ciclo di proiezioni nell’Auditorium ha trovato una collocazione più scenografica e vistosa al secondo piano dell’edificio del CCCB.

Non basterebbe una settimana per godersi tutti i gioielli contenuti nell’applicazione multimediale dotata di navigazione per autore e per opera, comodamente seduti in poltrona. Si va da cortometraggi quasi istantanei a veri e propri largometraggi e si spazia da colossi storici come Eggeling Viking (Synphonie diagonal – 1921, suo unico film, a causa della sua morte avvenuta nel 1925, realizzato con Hans Richter ), Oskar Fischinger (padre del cinema di animazione, ispiratore del capolavoro di Disney Fantasia, attivo a partire dagli anni 20), Francis Picabia e René Clair (Entr’acte – 1924), Dziga Vertov (Entuziazm 1931), Jean-Lud Godard (il ben noto membro più influente della Nouvelle Vague), Norman McLaren (Pas de deux – 1968, tra gli altri), Yoko Ono e Albert Fine (artisti del gruppo Fluxus), per citarne alcuni, per attraversare diverse tappe storiche e approdare alle generazioni contemporanee, più dotate dal punto di vista tecnologico e spesso dedite a contaminazioni trasversali tra varie discipline.

Tra questi citiamo Timo Novotny (il giovane e talentuoso tedesco membro dei Sofa Surfers, di cui l’archivio mette a disposizione Neon , un corto di 5 minuti del 2005 basato su un’installazione di tubi fluorescenti di Nik Thoenen), Dario Azzelini (che vive tra Berlino e il Sud America e nel 2002 ha realizzato con Oliver Ressler Disobbedienti , un documento sui fatti avvenuti durante il tristemente famoso G8 di Genova), Granular Synthesis (duo austriaco composto da Kurt Hentschläger e Ulf Langheinrich, dedito all’elaborazione delle immagini e soprattutto del sonoro, generalmente distribuito in quadrifonia, in installazioni come Reset , presentata alla Biennale di Venezia nel 2001 e poi trasformata in video, o Modell 5 , basata su registrazioni video di Akemi Takeya e proiettato su quattro schermi) e Leo Scahtzl (nato in Austria nel 1958 e nutrito dall’aria ispiratrice di Linz, anche lui più propenso all’ambito della videoinstallazione).

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Tra gli spagnoli, spicca la figura di José Val del Omar , nato a Granada nel 1904 e morto a causa di un incidente d’auto nel 1982, lasciando in sospeso una serie di progetti accarezzati durante tutta la sua produttiva esistenza. Inventore di diverse tecniche sperimentali come la Diafonia , la Picto-Luminica -Audio-Tattile, la Laserfonia e via dicendo, nel corso degli anni girò materiale sui tre elementi (l’acqua di Granada, il fuoco della Castiglia, la terra della Galizia) con l’intenzione poi di realizzare un quarto film che fungesse da “vertice e vortice” di questo Trittico elementare della Spagna . La morte improvvisa glielo impedì, ma in suo ricordo ci ha provato Eugeni Bonet , suo collega e amico, con cui spesso avevano condiviso pensieri e intenzioni.

Il regista è stato presente alla proiezione del suo Tira tu reloj al agua , uno degli appuntamenti serali durante i quali sono state presentate le opere del nuovo ciclo di Xcèntric presso l’Auditorium del CCCB. Si tratta di un’opera che si definisce “intuita” per via del fatto che rielabora i materiali originali di Val del Omar e ne riprende le tecniche per proporre una visione personale di Eugeni Bonet del progetto incompiuto del regista granadino, basandosi anche sulle note manoscritte rimaste nei suoi quaderni.

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Il risultato è un film estremamente affascinante, grazie anche alla colonna sonora (Bonet la affidò al FMOL Trio , composto da Sergi Jordà, Pelayo F. Arrizabalaga e Cristina Casanova, di cui sentì una volta un concerto e che gli sembrarono adatti a musicare le sue visioni), e oscilla tra immagini fortemente carnali (la vegetazione dell’Andalusia e la sua l’architettura imponente, colma di turisti accaldati) e altre irrimediabilmente astratte (una riproduzione delle pellicole perforate e delle altre tecniche visuali usate avanguardisticamente da Val del Omar). L’elaborazione e lo sviluppo di questa celebrazione delle immagini senza storia riesce a toccare picchi altamente poetici senza scivolare nel banale.

Un appuntamento divertente, con alcuni spunti concettuali molto interessanti, è stato quello con i due registi inglesi Miranda Pennell e John Smith, la prima interessata alle relazioni (tra le persone, le persone e l’ambiente, la telecamera e il suo soggetto) e l’altro all’ambiguità, ai significati diversi che possono assumere le cose a seconda del contesto.

Miranda Pennell, una ex ballerina con una profonda sensibilità coreografica, ha proposto You made me love you (un interessante esperimento in cui non era la telecamera a seguire il suo soggetto ma il rapporto era ribaltato: l’operatore si muoveva imprevedibilmente e i danzatori ripresi dovevano tentare di rimanere sempre nell’inquadratura), Fisticuffs (un western tutto britannico girato in un pub frequentato da anziani, che, anche se erano semplicemente comparse casuali, presenze non preparate su come entrare nel copione, diventavano i veri protagonisti), Tattoo e Drum Room (che esplorano rispettivamente la gestualità rituale dell’esercito britannico e le contraddizioni di una scuola di percussioni, ma nonostante l’idea alla base non raggiungono il livello di gradevolezza degli altri due).

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John Smith, spiritoso ed entusiasta, ha mostrato cinque sue opere tra le quali ha spiccato nettamente The Kiss , vincitrice nel 2000 del 3º premio del Festival Internazionale di Videoarte e Cinema Sperimentale “L’immagine leggera” di Palermo (città che deve essergli rimasta nel cuore, come fa sospettare la registrazione sonora di Piazza Magione che conclude la sua opera Lost Sound ). I petali e i pistilli di un iris dal candore e dalla bellezza impeccabili si aprono, si stiracchiano, si estendono fino a provocare la rottura dello schermo, come se fosse di vetro (o forse dell’obiettivo della telecamera?). In origine si trattava di un’installazione, dove l’immagine veniva proiettata in mirroring su due schermi di vetro sospesi uno davanti all’altro, che quindi sembravano rompersi all’improvviso, facendo spesso fuggire il pubblico sottostante. Il tutto è stato girato in tempo reale, comprimendo il fiore tra due lastre di vetro che si avvicinavano gradualmente girando una manovella, fino a rompersi per la pressione. Ecco il perché dei due schermi uno davanti all’altro previsti nella versione originale della videoinstallazione.

Due mini-opere molto spiritose di John Smith sono OM (un taglio di capelli che si rivela tutt’altro che mistico, a dispetto delle apparenze iniziali) e Gargantuan (un elogio alla miniatura di appena un minuto, commissionato dal Consiglio delle Arti e dal programma The Late Show della BBC-2). Infine, concettualmente interessanti ma ricche di ingenuità e di dettagli che sembrano incompiuti o non sufficentemente sviluppati le due opere più lunghe : Blight , la storia delle case distrutte per costruire l’autostrada M11 di Londra (tra cui quella di Smith stesso), ricca di metafore e musicata dal compositore Jocelyn Pook; e Lost Sound , una storia che dà letteralmente voce ai nastri delle audiocassette che si trovano abbandonati per Londra, intrappolati nei fili spinati, negli alberi, nei cancelli, nel lampioni, nella paraboliche, realizzata in collaborazione con l’artista sonoro Graeme Miller.

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Un altro degli appuntamenti seguiti da Digicult, gradito fuoriprogramma dovuto all’impossibilità di proiettare i film di James Benning previsti per la sessione di domenica 20 gennaio, è stato quello con i video di Jonas Mekas Award presentation of Andy Warhol, Happy Birthday to John, This side of paradise – Fragments of an unfinished biography . Jonas Mekas, filmaker lituano nato nel 1922 e considerato il padrino del cinema d’avanguardia americano (attualmente vive e lavora a New York), nel corso della sua vita ha collezionato innumerevoli premi grazie ai suoi video di stampo apparentemente domestico ma che, oltre ad avere come soggetti personaggi ben noti come Andy Warhol, Nico o John Lennon, sono caratterizzati da un ritmo e da un trattamento delle immagini che ne fanno dei piccoli gioielli di arte, dei documentari che diventano romanzi, dei tableaux vivants che lasciano lo spettatore con gli occhi che bruciano e la percezione alterata, ma anche con la sensazione di aver partecipato di una storia vera raccontata con profondo affetto. È il caso soprattutto della biografia incompleta This side of paradise , la storia dell’amicizia infantile dei figli di Jacqueline Kennedy Onassis (la vedova di Kennedy) e di sua sorella Lee Bouvier durante le vacanze estive a Montauk. Particolarmente commovente risulta la complicità tra il piccolo John F. Kennedy Jr. e il cuginetto Antony S. Radziwill, che continuerà tutta la vita, trasferendosi anche alle rispettive mogli, e che verrà suggellata dalle loro tragiche morti a breve distanza l’una dall’altra.

Le proiezioni dell’Xcèntric proseguiranno ulteriormente e consigliamo a chi ne abbia la possibilità di andare qualche volta a curiosare, anche senza conoscere il programma: val decisamente la pena fidarsi della selezione operata dall’organizzazione (che denota passione, conoscenza e buon gusto) e scoprire qualche regista che ha dedicato eroicamente il suo talento ad ambiti espressivi di nicchia e di cui magari, purtroppo, nemmeno si sospettava l’esistenza. 


www.cccb.org/xcentric/

www.valdelomar.com/

www.mirandapennell.com/

www.sensesofcinema.com/contents/03/29/john_smith.html

www.joansmekas.com

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