Internet è il futuro della musica? Questa potrebbe essere una domanda da cui partire per una riflessione sull’universo delle netlabels, una parola che a partire da qualche anno a questa parte ricorre tra le infinite pagine del web, e non solo nell’ambito del mondo musicale.

Ma che cos’è una netlabel? ” Una netlabel è un etichetta che distribuisce musica online in formato digitale (per lo più MP3 o Ogg). Le Netlabels spesso funzionano come le tradizionali etichette discografiche nel produrre e promuovere album o compilation. La principale differenza è che le netlabel in genere mirano allo scaricamento gratuito, al posto della produzione di supporti materiali quali CD, dischi in vinile, Musicassetta o DVD. ” (Fonte: Wikipedia)

Queste le principali caratteristiche di un fenomeno che, partito come nicchia, sembrerebbe destare ogni giorno maggiore interesse, raccogliendo un numero crescente di musicisti e appassionati e dando vita ad una serie di festival e manifestazioni di grande livello, come i Quartz Awards, vero e proprio festival dedicato alle netlabels che si tiene ogni anno a Parigi.

Abbiamo parlato di questo fenomeno con Filippo Aldovini, deus ex machina di Zymogen, netlabel italiana propensa alla produzione e distribuzione di release di alto livello musicale e con respiro internazionale.

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Giuseppe Cordaro: Come e quando hai deciso di creare zymogen?

Filippo Aldovini: L’idea di creare zymogen è nata da una necessità, dal bisogno di valorizzare una passione per un tipo di suono non facile da condividere in piccole realtà come Modena, la città in cui vivo. L’assenza di una scena alla quale appoggiarmi e a cui fare riferimento mi ha portato a tagliare completamente i legami con la dimensione locale, e proprio questa impronta così radicale ha proiettato l’intero progetto sulla rete, quel non-luogo in cui ho trovato ispirazioni e risorse prima inimmaginabili.

Inutile dire che la principale fonte di inputs è stata la scena netaudio, che dal 2004 ho iniziato a seguire con costanza e passione. Ciò che al tempo mi colpì maggiormente fu la lungimiranza con cui alcune realtà come Thinner, 12rec, Test Tube e Khavi agivano portando avanti parallelamente un discorso etico e qualitativo. E’ stato grazie alla rete che ho potuto creare contatti con artisti di altissimo livello dislocati in ogni angolo del mondo e che hanno creduto nel progetto dal primo giorno; artisti come David Velez, aka Lezrod, il primo produttore ad aver pubblicato su Zymogen nel settembre del 2005, con il quale ho fatto un percorso di sperimentazione e di confronto artistico che ha portato a “Retorno a la Nada “, debutto sia per Zymogen che per Lezrod, che poi, nel 2006, è stata nominato tra i migliori album di elettronica sperimentale ai Qwartz awards di Parigi aggiudicandosi la selezione al palmares di Pierre Henry, pioniere della musica concreta. A posteriori credo non sarebbe stato possibile iniziare questo percorso in modo migliore.

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Giuseppe Cordaro: In che genere musicale si colloca la tua netlabel?

Filippo Aldovini: Ogni singola release è stata frutto di un percorso di ricerca anche se in ambiti sonori diversi; col passare del tempo si è venuto delineando un suono più definito, vicino al linguaggio del minimalismo digitale e dell’ambient, tuttavia sono convinto del valore del cambiamento per cui preferisco non fissare mai limiti troppo rigidi al suono che verrà.

Giuseppe Cordaro: Quali sono, se ci sono, labels o netlabels a cui ti ispiri?

Filippo Aldovini: Seguo con attenzione tutta la scena che ruota attorno alla 12k e ai suoi progetti paralleli: Line e la netlabel Term. Ammiro la coerenza e la professionalità con cui Taylor Deupree porta avanti i suoi progetti, la sua cura per il design e soprattutto la qualità costante delle pubblicazioni. Altre labels di riferimento sono Type, Raster-Noton, ma anche progetti meno conosciuti come Anticipate e la greca Poeta Negra. Per quanto riguarda le realtà operanti sul web sono molto legato alle netlabels con cui ho collaborato o con cui ho avuto scambi artistici; Serein, Eko, 12rec, Miasmah e Autoplate solo per citarne alcune.

Giuseppe Cordaro: Qual’è il tuo ruolo all’interno e come vengono gestiti i processi creativi di zymogen?

Filippo Aldovini: Sono il coordinatore del progetto, il che significa che curo ogni minimo dettaglio in prima persona; dalla direzione artistica al lavoro di comunicazione, dalla promozione on-line al contatto con gli artisti. Il mio unico collaboratore, Tomaso Neri, ha disegnato la struttura del sito web e il rispettivo codice, un’aspetto a dir poco fondamentale per un progetto come il nostro che predilige la dimensione on-line. Per quel che riguarda il mio ruolo cerco sempre di creare un contatto umano con l’artista diventando così parte attiva nel processo creativo. In questo mi rispecchio pienamente nelle parole di Manfred Eicher, fondatore e direttore dell’ECM: “…non discuto mai lo stile, che appartiene all’artista, ma sono convinto che la musica nasca prima di essere incisa e mi piace discutere a fondo con gli artisti di intonazione, fraseggi, di tempi. Mi piace essere un’ascoltatore attivo, uno specchio per gli artisti. Ma cerco il loro suono, non il mio. L’unico tratto unificante è la chiarezza del suono.”

Partendo da questi presupposti e curando ogni minimo dettaglio, musicale, grafico o inerente al contenuto, cerco sempre di mantenere immutato quello standard qualitativo che dal primo giorno mi sono prefissato.

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Giuseppe Cordaro: Le tue releases sono caratterizzate da un grafica davvero ricercata e da un’estetica particolare, vuoi dirci qualcosa a riguardo?

Filippo Aldovini: L’aspetto estetico è una componente fondamentale dell’identità di Zymogen. La rete rilascia centinaia e centinaia di inputs sulla nostra memoria per questo è fondamentale, oggi più che mai, lasciare il segno con un’immagine che colpisca e che abbia un legame forte con il suono. Non c’è molta differenza tra girare gli scaffali di un negozio di dischi e passare in rassegna su uno schermo le covers virtuali dei cataloghi delle netlabels…il colpo d’occhio rimane il primo passo che poi farà incuriosire ed eventualmente interessare il potenziale ascoltatore.

Giuseppe Cordaro: Zymogen, con base a Modena, ha sinora rilasciato releases internazionali: è una linea editoriale ben precisa o mancanza di progetti italiani meritevoli?

Filippo Aldovini: Zymogen è un progetto di forte stampo internazionale, il fatto che abbia sede a Modena è puramente indicativo. Sono convinto che in Italia ci siano molti progetti interessanti, ma c’è poca predisposizione a rapportarsi alla rete, il pregiudizio nei confronti delle netlabels è ancora molto diffuso, ma credo che con il tempo, e con il nascere di progetti sempre più validi, sarà possible far capire che netlabel e qualità sono due cose che possono andare di pari passo.

Un grande lavoro in questa direzione è svolto da Fabio Battistetti, che, oltre ad essere una delle anime della netlabel Chew-z, è agitatore della scena Netaudio italiana: ha organizzato un forum di discussione all’ultima edizione di Club to Club (che si ripeterà all’edizione 07 di Live Ixem) ed è stato uno dei primi in Italia ad aver creato un programma radio di divulgazione sull’argomento netlabels (http://walkman-podcast.blogspot.com/). Detto questo tengo a precisare che non c’è mai stata alcuna intenzionalità nell’escludere artisti italiani dal roster di Zymogen, semplicemente ho trovato più interessanti proposte provenienti da oltre confine. Ad ogni modo, presto avremo modo di sfatare anche questo tabù…finalmente!

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Giuseppe Cordaro: Come vedi il confronto tra net labels e labels nel senso classico?

Filippo Aldovini: Credo siano semplicemente modelli interpretabili, entrambi con i propri limiti e le proprie potenzialità. Credo invece che il futuro sia l’unione di questi due modelli in strutture “meticce” che già si stanno sperimentando in questa direzione; penso a 12rec, a Miasmah di Erik Skodvin o alla stessa 12k di Deupree che ha una sublabel, la Term , che pubblica materiale online di artisti comunque legati alla label 12k. Dalla mia prospettiva cerco di considerare Zymogen come una struttura open source, sempre aperta a influenze da entrambi i mondi della discografia e sempre disposta a mettere in discussione il proprio rapporto con l’utenza.

In questi due anni ho raccolto molti consensi e sono sempre di più le richieste di pubblicare il nostro materiale su supporto fisso, motivo per cui sto prendendo sempre più in considerazione questa possibilità. Nel momento in cui dovrò investire denaro su Zymogen lo farò sapendo di poter contare su un background di utenza che è già legata al progetto e che è già a conoscenza del livello qualitativo del nostro output.

Giuseppe Cordaro: Il mondo delle netlabels deve molto alla licenza Creative Commons. Non pensi che la filosofia CC abbia dato una forte spinta alla nascita di questo fenomeno?

Filippo Aldovini: Certamente! Creative Commons ha rappresentato il cuore pulsante del fenomeno netaudio ed è stata una delle poche istituzioni capaci di interpretare il bisogno di sfruttare la rete in tutte le sue potenzialità. La modularità della licenza CC è ciò che più si addice ai contenuti online che accettano la riproducibilità come una via per raggiungere un’audience maggiore.

Ciò che Creative Commons rappresenta è un’alternativa alle due vie “straight” del copyright e del copyleft, mediando le estreme conseguenze dell’una e dell’altra. Proprio questa capacità di mediazione, di interpretare i bisogni e le necessità di tutta quella fascia di utenza che crea contenuti è la chiave del successo di questo progetto. Considero Creative Commons come un’interpretazione del diritto d’autore che tiene in considerazione le potenzialità della tecnologia.

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Giuseppe Cordaro: ….e il futuro delle net label?

Filippo Aldovini: Il futuro delle netlabels passa attraverso una maggiore consapevolezza e una seria autocritica. Ci sarebbe bisogno di un maggiore coordinamento tra le realtà guida del fenomeno, maggiore dialogo e una maggiore disposizione a considerare il netaudio in tutte le sue varianti stilistiche, senza fissarsi su un genere specifico. C’è poi il problema del proliferare di netlabels di basso livello, ma progetti di questo tipo, nella maggior parte dei casi, sono destinati ad essere risucchiati nel buco nero dei siti dimenticati dalla rete; l’importante, è non lasciare che si affermi l’idea di netlabel intesa come portale che pubblica musica senza controllo sui contenuti. Quando si parla di netlabel si parla di una struttura, un contenitore da riempire…ciò che valorizza il progetto è il contenuto stesso. Alla fine si ritorna a parlare di musica, ed è la musica che continua a fare la differenza.

Giuseppe Cordaro: Qualche anticipazione.

Filippo Aldovini: Come già preannunciato sto lavorando alla realizzazzione della prima release fisica di Zymogen, ma non ci sono deadlines per cui verrà alla luce soltanto quando il prodotto finale sarà all’altezza. Per quanto riguarda la serie online, nel 2008 sono già previste due releases; un’EP di Letna, produttore parigino, coordinatore di StandardKlik ( http://standard-music.net/ ) e vicino alle sonorità di Keiichi Sugimoto ( Fourcolor, Filfla, Minamo) e poi sarà la volta del misterioso con_cetta, realtà siculo/milanese del quale avremo la fortuna di pubblicare l’EP che precederà il debutto dell’album previsto a giugno per l’inglese Moteer.


www.zymogen.net

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