Martux_m aka Maurizio Martusciello, compositore, musicista e performer da più di dieci anni, costruisce con il proprio lavoro e la propria ricerca nei confronti del suono un’importante compenetrazione tra la tradizione della musica concreta ed elettroacustica e la sintesi dell’elettronica digitale.

Un percorso il suo, aperto alla contaminazione, alla ricerca di sovrapposizioni tra generi, attraverso la quale intravedere nuovi codici della creazione sonora di linguaggi: una ricerca stimolata e nutrita anche anche grazie al costante confronto e alla collaborazione con musicisti, artisti visivi e video artisti. Proprio dall’incontro con il video artista Mattia Casalegno, nasce uno dei lavori più recenti di Martux_m: X-Scape. Nato nel 2005 come progetto di live audiovisivo, presentato in numerosi eventi nazionali ed internazionali, tra i quali il Mutek Festival di Montreal e l’edizione 2005 del IXEM Festival a Venezia, X-Scape è stato di recente rielaborato dai due autori come viaggio a/v in sette tracce, presentato a giugno in un DVD a tiratura limitata, prodotto e ditribuito dalla label Persistencebit.

I sette capitoli del DVD si costruiscono come un crescendo, una sedimentazione progressiva di atomi sonori e visivi. Se le prime tracce si muovono quindi in un paesaggio minimale di piccoli dati acustici distillati dal vuoto insieme ad esili tessuti di vettori, il gioco ritmico tra stimolo acustico e silenzio si complica nel resto del lavoro attraverso l’ibridazione con pulviscoli di suoni sporcati da velature di glitch, che si muovono tra texture video in sottile equilibrio tra organico ed inorganico.

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Abbiamo incontrato i due autori in vista della presentazione di X-Scape come installazione multischermo presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma in prevista per il 14 dicembre.

Claudia D’Alonzo: Maurizio, potresti parlarmi di com’è nato questo progetto: com’è nato il concept del live e in che modo siete giunti alla produzione del DVD?

Maurizio Martusciello: Il progetto X-Scape viene da una lunga gestazione. Tutto nasce da un desiderio: desiderio di uscire fuori da un linguaggio. Noi siamo nel linguaggio e il linguaggio crea dei guasti, è fatto solo di buchi neri. Ecco da dove nasce il desiderio di X-Scape. Lasciare parlare dei significanti, lasciarli andare, essere finalmente fuori dall’ovvio. “Desiderio” come segreto della seduzione, perchè  qualcosa prima di compiersi, abbia il tempo di mancare. A far scaturire tale l’immagine è la potenza, l’urto della copulazione. E da ciò, nasce questo mio primo lavoro audiovisuale dal titolo X-Scape, con la preziosissima collaborazione di Mattia Casalegno, che ha arricchito e sviluppato eccezionalmente questo progetto.

Costruire finalmente un’arte che sia irrespirabile, che non sia più consolatoria, che non abbia più la maschera puttanesca della consolazione, che non abbia più il decorativo. Per poter fare questo, bisogna dimenticare ciò che siamo, perdere ogni identità, lasciare nell’oblio ogni premessa. Emerge allora il rapporto essenziale, la complicità della vista con l’ascolto, per ricercare ciò che è l’oggetto di un oblio della memoria, di un’inimmaginabile nell’immaginazione, di un impensabile nel pensiero.

L’idea successiva a tutto questo è stata quella di produrre un DVD, una ri-scrittura di tutto il lavoro svolto nei live. Quindi non più forme, ma rapporti cinematici; non più soggetti, ma individuazioni dinamiche senza soggetto, che costituiscono dei concatenamenti collettivi, un piano della longitudine e della latitudine, che si oppone ad un piano dell’organizzazione. Creare degli intermezzi che siano dei focolai di creazione, per essere uno straniero nella propria lingua.

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Claudia D’Alonzo: In che modo avete strutturato il percorso del DVD? Perchè mi sembra che ci sia un crescendo di complessità sia rispetto al suono che per il video…

Maurizio Martusciello: “Complicatio” contro la “semplificatio”, sicuramente. Nelle società occidentali le leggi di mercato si sono sempre più spostate in una direzione in cui l’opinione comune e le forze di potere più retrive si sono ormai radicate. Le nuove arti sperimentali devono oggi più di prima porsi il problema di come sfuggire e rifiutarsi di essere la manifestazione, il segno, governato dai gestori dello spettacolo, dai “becchini dell’arte” come dicevano i Situazionisti, che nei grandi apparati del consenso sono capaci di uniformare ogni differenza e a reprimere ogni linguaggio di opposizione.

Per contrapporci a tutto ciò bisogna pensare in termini di sistemi di rete (x-scape) che scavalcano gli stati, le politiche globalizzanti, le uniformità di opinioni, costruire un livello di complessità dove creatività esistenziali diverse possano continuare ad esistere, sfuggendo ad una sorta di programma generalizzato che cancelli completamente ogni possibilità di biforcazione e singolarizzazione.

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Claudia D’Alonzo: Mattia, tu hai inziato come visual artist partendo dalla scena clubbing e dal vjing per dedicarti sempre di più negli anni al live media, realizzando progetti a/v in collaborazione con diversi musicisti. In che modo ha influenzato il tuo lavoro l’incontro con Martusciello?

Mattia Casalegno: Ho avuto la fortuna di incontrare Maurizio quasi all’inizio del mio percorso e a lui devo davvero molto, sia umanamente che professionalmente. Prima di essere un artista che stimo è per me un amico fraterno, mi ha sempre dato una grande fiducia e stima. Lavorare con lui è sempre un onore e fonte di ispirazione e crescita. Conosco Maurizio dal 2001 grazie all’amicizia in comune di Massimo Canevacci, all’epoca mio professore di Antropologia Culturale all’Università La Sapienza di Roma. Ebbi l’occasione di partecipare ad uno spettacolo multimediale organizzato da Canevacci nel quale curavo la parte video e dove Maurizio con Filippo Paolini (aka Okapi), che all’epoca formavano il duo di elettronica sperimentale MetaXu, curavano la parte audio. Nacque subito una grande affinità ed entrai a far parte dei MetaXu contribuendo alla parte visuale delle loro performance. L’esperienza dei MetaXu purtroppo fini nel 2003 ma la nostra amicizia e stima reciproca è rimasta e ci ha portato fino all’ultima esperienza di X-Scape, quando Maurizio mi chiese di dargli una mano per tradurre visivamente le sue intuizioni e idee.

In quanto a ma, ho iniziato a sperimentare col video “live” all’inizio del 2000 con il collettivo Kinotek fondato da me e il videomaker Giovanni D’Aloia. Mentre all’inizio Kinotek si occupava esclusivamente di vjing da “club”, col passare del tempo abbiamo avuto sempre più progetti e collaborazioni che sconfinavano nelle installazioni e nel teatro. Parallelamente a Kinotek ho sempre avuto altre collaborazioni che vanno nella direzione del “live media” o “live cinema”.

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Claudia D’Alonzo: Le tracce video che mi hanno colpito di più all’interno di X-Scape sono quelle nelle quali si mescola un’analisi del suono vettoriale a elementi più materici, texture video e foto. Mattia, mi parleresti di come hai lavorato su queste tracce, in che modo hai cercato la compenetrazione tra organico e inorganico?

Mattia Casalegno: In effetti questa “compenetrazione”, l’immaginario della zona liminale tra “organico” ed “inorganico” può essere uno dei fili conduttori di X-Scape; abbiamo cercato di rendere visivamente questa compenetrazione con sovrapposizioni e innesti tra materiali piu “astratti”, come forme generate da algoritmi o analisi del suono, e materiali piu “materici”, filmando con videocamere dotate di potenti lenti macro, materiali naturali grezzi come cristalli, ghiaccio, metallo. Penso che il risultato sinestetico che emerge da X-Scape si può inquadrare perfettamente nell’intuizione deleuziana di rendere « visibili » forze « invisibili », di rendere sensibili flussi, forze, tensioni che espandono il concetto stesso di reale.

Claudia D’Alonzo: Deleuze è un riferimento esplicito di questo lavoro anche nel bellissimo packaging del DVD. Ci sono anche delle stampe che riportano citazioni tratte da suoi testi. In che modo questo autore ha influenzato il concept di X-Scape?

Maurizio Martusciello: Foucault disse: ” Un giorno , forse, il secolo sarà deleuziano” e Gilles Deleuze ci ha lasciato una grande eredità attraverso il suo pensiero. X-Scape parte proprio dalle sue idee di “resistenza”, dove l’arte rappresenta l’unica forza creativa capace di cambiare le nostre condizioni politiche e sociali. Le nostre società stanno sempre più alienando quelli che sono gli universi di valore, eterogenei e singolarizzanti: ai valori si sostituiscono il razzismo, la xenofobia, la violenza. Nelle società occidentali, le leggi di mercato si sono sempre più spostate in una direzione in cui si impianta l’opinione comune.

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Ad oggi le idee omologanti hanno invaso le nostre vite; il mondo della pubblicità, i grandi magazzini nelle nostre città ci impongono il gusto, l’uniformità, ci impongono ogni accessorio per renderci abitudinari, per poter poi organizzare le nostre vite. Deleuze attraverso il suo pensiero creativo, ha strappato alla filosofia la sua pretenzione di essere epistema, e ha fatto sì che essa diventasse creazione di concetti. Ci ha insegnato che ciò che conta è innanzitutto la radice enunciativa della creazione e che la creazione estetica va a mettere il piede nella porta a tutto ciò che può esser dominato dalla programmazione di valori del sistema capitalistico. Ci ha insegnato che l’unica maniera per “resistere” e di esser in una “guerriglia”, e che la pratica estetica è una di queste possibilità creative per impedire di essere cancellati come parole scritte sulla sabbia. 


www.martux.it

www.kinotek.org

www.persistencebit.com

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