Ecco. Da tempo attendevo un progetto di net art che in un certo qual modo provasse a prendere le distanze dalla complessità del mondo digitale contemporaneo.

Un processo questo sicuramente cortocircuitante per un lavoro che attraverso la rete vive – Nacre è un’essere che si “ciba” dei dati raccolti in rete dai suoi spider –  ma forse più veritiero e rappresentativo di uno stato di fatto di tante operazioni artistiche che accusano forse la fatica di un mezzo espressivo che ha dato molto nel corso degli ultimi anni, che al momento non sembra offrire ulteriori sviluppi a livello tecnico e che non ha saputo rinnovarsi se non, forse, con tutti i benefici del dubbio, nelle più recenti esperienze di Second Life.

Se quindi la generale tendenza delle opere d’arte multimediale, non solo in Rete naturalmente, ma per trasposizione in ogni ambito o disciplina, è quella di utilizzare codici e linguaggi espressivi noti (il design, il video, la musica) per riuscire a visualizzare e comprendere flussi di dati, informazioni, dinamiche di networking e condivisione, il nuovissimo lavoro di Luca Bertini e Marco Antonini (appena stata in mostra dal 26 Ottobre al 23 Novembre presso la galleria di New Yorkm ISE Cultural Foundation) rivolge la rotta in direzione opposta.

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Artista multimediale di lungo corso il primo, grafico, scrittore, critico e parte del Ps1 di New York il secondo, i due sono riusciti in uno scopo non facile nell’ambito della ridondante arte elettronica di oggi: quello cioè di evitare per una volta i facili entusiasmi, le ardite teorie e le roboanti scenografie fornite dal mezzo digitale, per riflettere serenamente sulla natura e la complessità ormai ineluttabile che caratterizza il mondo iper-mediato che ci avvolge. E per farlo, quale strumento migliore se non la semplicità stessa, quale amica più intima se non la raffigurazione della paura, del timore, della timidezza.

Nacre, questo il nome dell’opera di net art all’indirizzo www.nacre.cc , non vuole spiegare la complessità della Rete, vuole al contrario nascondersi da essa. Non intende comprendere, illustrare, non ambisce a fare parte di un mondo che altresì, sembra non comprendere più: al contrario tende a scapparne, a difendersi, a chiudersi. Così come una perla produce la sua bellezza, il suo caratteristico rivestimento di madre-perla (Nacre), reagendo a delle influenze esterne (materiali organici e parassiti, possono costituire per l’ostrica un motivo di pericolo al quale reagire) difendendosi e producendo sottili strati di petali esagonali di una sostanza chiamata Aragonite, l’entità digitale di Tanzini e Antonini sembra pulsare di vita propria, modificando la propria struttura, proteggendosi da interferenze e anomalie percepite come entità ostili di una Rete non più in grado di relazionarsi in maniera lineare e inequivocabile.

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Tralasciando finalmente, per una volta, qualsiasi ambizione critica ed estetica, l’ameba di Nacre non fa altro che rispecchiare l’ambiguità di una Rete apparentemente fuori controllo: essa non ha uno scopo definito, non deve essere bella, è anti-iconica come dalle parole dei suoi creatori.

Da una complessità ormai inimmaginabile della Rete di oggi, che guarda da molto lontano e con spocchiosa ilarità A CIò che accadeva solo 5-6 anni or sono, il Nacre di Bertini e Antonini non fa altro che proteggere se stessa dal momento in cui si viene in contatto con essa al momento in cui si decide di abbandonarla al suo terrore: spaventata ma bellissima, vive e sopravvive, aggiungendo strati e strati di petali esagonali alla sua complessa struttura, ogni qual volta lo spider che ne sta alle spalle, emerge dalla Rete con una serie di nuove, bellissime e incomprensibili, strisce di dati. 


www.nacre.cc

www.youtube.com/watch?v=ZIKrk6vYIpU

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