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Intelligenza Polimorfa: Parte 2

Per quanto ci è dato di conoscere, l’essere umano è l’organismo più “intelligente” per via del fatto che il suo cervello include un numero di funzioni al contempo tanto complesse e sofisticate che, quando in Frames of Mind il neurologo e psicologo Howard Gardner tenta di tracciarne una ricapitolazione arriva ad individuare ben sette sotto strutture: Intelligenza Linguistica; Intelligenza Logico-Matematica; Intelligenza Musicale; Intelligenza Corporeo- Cinetica; Intelligenza Spaziale; Intelligenza Interpersonale; Intelligenza Intrapersonale.

Certo, anche grazie ad una tanto raffinata evoluzione biologica delle capacità computazionali, al genere umano è stato reso possibile raggiungere un’altrettanto elevato livello di evoluzione sociale e tecnologia, evoluzione che sta ora raggiungendo un picco in ciò che potremmo definire l’era degli automi. Tra noi umani, tuttavia, diversi anni or sono, alcuni artisti illuminati (ad esempio. W. Shelley , G. Orwell , P.K. Dick) intravidero che stavamo andando in tal direzione e dipinsero possibili scenari nel tentativo di prevenire il decadimento etico e morale della nostra specie e delle nostre società.

In particolare, Isaac Asimov che enunciò le tre famosissime leggi della Robotica: 1) Un robot non può recare danno a un essere umano, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno; 2) Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge; 3) Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima e la Seconda Legge.

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Nel contempo, nel mentre gli artisti anticipavano gli obbiettivi filosofici tipici del futuro rapporto uomo-macchina, dall’altra parte, diversi scienziati iniziavano a definire obbiettivi pratici, Tra i tanti vale la pena di annoverare A. Turing che definì, attraverso il famigerato Turing Test, il significato dell’Intelligenza Artificiale per cui una macchina può esser definita “intelligente” se un interlocutore (umano) non riesce a distinguere tra due interlocutori, un umano ed una macchina, quali risposte provengono dall’uno e quail dall’altra .

Per tutto ciò che seguì, questi due paradigmi concettuali furono di cruciale importanza e funzionarono quali fari nel pensare l’AI e la robotica. A dispetto di ciò, come spesso accade nella storia delle idée, ciò che è stato un punto di riferimento cardinale e fonte d’ispirazione per decenni può improvvisamente divenire un ostacolo per ulteriori evoluzioni del pensiero e, molto probabilmente, sia le leggi di Asimov che il Test di Turing (e le teorie di diversi altri autori) oggi sono ancora troppo seguite e credute mentre, in verità, sono totalmente fuori dal nostro tempo.

Le cose sono cambiate poiché, da allora, gli obbiettivi e la stessa definizione di AI è cambiata. Infatti, è chiaro che il Turing Test è stato abbondantemente superato e l’A.I. sta muovendo passi enormi verso l’idea di Intelligenza Collettiva – ad esempio gli Swarm e i Boids – mentre il robot stesso va muovendosi dalla prigione del suo aspetto canonico antropomorfo e dalla vecchia concezione di struttura mono-corporea e statica e verso una struttura meccanica adattiva e multidimensionale – quali ad esempio gli Atron. Ancor oltre, l’AI ha iniziato ad aprire i suoi orizzonti ad obbiettivi multidimensionali d’interfaccia con il biologico – che ci portano a considerare l’effettiva insorgenza di un Intelligenza Multipla, Molteplice e Polimorfa – che implichino una profonda interazione fatta su diversi piani e a diversi livelli. Ciò accade nei mondi Virtuali (quali SecondLife, ecc.), nei mondi reali (con MipTiles, ecc.), ed in realtà miste (Stelarc, Talkers, Ambient Addiction, ecc.).

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In alter parole, accade che non è più possibile ricercare all’interno dell’AI il risultato di un unico processo artificiale lineare ma, oppostamente, la nuova concezione ci parla di un processo multidimensionale e non lineare che è difficilmente manipolabile e che, più o meno, è impossibile da controllare totalmente. Le cose già si complicano se consideriamo che, invece delle antiche concezioni di interattività (attiva/disattiva/ignora), avviamo un’interazione in tempo reale multi sensoriale e dinamica (cioè: un interrelazione) con una singola “specie” di artefatto (o algoritmo AI), ma divengono praticamente “inafferrabili” quando si pensa di dover interagire con una moltitudine di artefatti (o algoritmi AI), contemporaneamente.

Abbastanza ovvio, la risultante è uno scenario dove le Leggi di Asimov perdono totalmente consistenza dato che, da una parte, le macchine non sono più controllabili – poiché affidiamo loro la risoluzione di problemi non-lineari e matematicamente non-completi – mentre, dall’altra, essendo largamente interconnesse tra di loro, non sono più direttamente ed unicamente responsabili dell’output generale del sistema.

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In questa prospettiva, abbiamo bisogno di rinnovare la nostra metodologia e muovere dall’idea di Human-Machine Interaction (o Interaction Design ) verso un’idea di Bio-Tech Interrelation in cui l’interazione da instaurare con le macchine è semplicemente più aleatoria e, ancora più importante, completamente differente da ciò che abbiamo conosciuto in passato.

Questo per via del fatto che la stessa interattività si sposta da un flusso d’intelligenza monodirezionale (uomo => macchina) ad uno bidirezionale (uomo <=> macchina) ad uno polidirezionale (intelligenze biologiche <=> intelligenze artificiali). Difatti esiste un fattore che qui chiameremo Intelligenza Imitativa – negletto da Howard ma indirettamente consacrato dai recenti esperimenti di Rizzolati e, a ben pensarci, ancor più dal nostro comune buon senso – che ci suggerisce che quel feedback intellettivo/intellettuale che abbiamo innescato con l’intelligenza artificiale è un autentico “boomerang”, un “Effetto Larsen” intellettuale che và preso in seria considerazione poiché non può che giocare un ruolo cruciale per le future teorie sulla relazione uomo-macchina (o AI, Robot, Cyborg, Androide che dir si voglia).

Teorie che, d’altro canto, porteranno inevitabilmente verso la concezione dell’intelligenza quale strumento non più esclusivamente biologico, ma dominio ibridato dalle macchine e, di conseguenza, Polimorfa.

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