Dall’8 all’11 novembre 2007 Praga è stata protagonista della terza edizione del festival internazionale enter 3 , dedicato al rapporto tra arte, scienza e nuove tecnologie, con una serie di esposizioni, performances, panels, workshops, e il simposio Mutamorphosis, punto d’incontro e di scambio tra studiosi, artisti, scienziati provenienti da tutto il mondo.

Già il titolo dell’evento, enter, sta a significare e a suggerire il punto di vista attraverso cui le varie tematiche sono state affrontate: enter può significare sia il bottone della tastiera più comunemente utilizzato che permette di avviare un’azione, di proseguire il lavoro, di intraprendere un nuovo processo, sia l’ordine che dà avvio ad un comando potenzialmente distruttivo.

Questo doppio percorso si ritrova nelle proposte espositive degli artisti e nelle tematiche affrontate dai relatori, il cui numero nutritissimo non permetterà di rendere conto di ogni contributo, peraltro significativo (tra cui quelli di Roy Ascott , Victoria Vesna e James Gimzewski , Albert-Laslò Barbabàsi …), ma piuttosto di seguire una traiettoria parziale attraverso alcune proposte suggestive che ruotano attorno a fondamentali interrogativi. In che modo sono in rapporto arte, scienza e nuove tecnologie? Quali sono i territori in cui fare esperienza di questa interrelazione? Qual è il ruolo dell’artista e quello dello scienziato in questa esplorazione, e soprattutto, in che modo la collaborazione che si realizza nella “sci-arte”, attraverso le nuove tecnologie, modifica i ruoli degli attori di questa metamorfosi?

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Ovunque l’importanza della tecnologia è messa in evidenza nel ruolo di mediazione tra ricerca e creatività e l’artista è inteso nel suo compito difficile e rivoluzionario di guida alla scoperta di questi spazi ignoti e nel processo di creazione di una consapevolezza culturale nel tessuto sociale.

Durante il simposio Mutamorphosis, i relatori hanno seguito una traccia, che è chiara nel discorso di Louis Bec, nella sua declinazione del significato di ” estremofilia “. Tema caldo dell’ultimo periodo, trattato da numerosi centri di ricerca e pubblicazioni di settore, prima tra tutte la rivista scientifica Leonardo, che è in questa occasione co-organizzatore dell’evento, il tema delle realtà estreme ed il lavoro in condizioni ed in territori estremi è all’ordine del giorno.

Come sottolinea Bec, i territori estremi sono sia quelli dello spazio inesplorato, sia quelli in cui l’uomo vive in condizioni “impossibili”, dunque tutte quelle aree in cui l’uomo fa esperienza di realtà altre e vive il rapporto con le nuove tecnologie come qualcosa di strettamente necessario per affrontare le avverse condizioni o addirittura come strumento indispensabile per potervi accedere.

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L’universo, lo spazio infinito, l’infinitamente piccolo, il nano-mondo, i territori di pericolo e di conflitto, l’ambiente che ci circonda, l’identità umana ed artificiale, il post-umano, sono alcuni dei principali temi affrontati. In queste zone di attività scientifica ed artistica il rapporto tra arte, scienza e nuove tecnologie non è più un surplus, ma diventa la condizione fondamentale e indispensabile senza la quale non sarebbe possibile portare avanti alcun tipo di esplorazione e riflessione.

Attorno a questi argomenti si raggruppa un nucleo di attività e di ricerche che sono testimoniate nel corso delle conferenze di Mutamorphosis e nelle esposizioni presenti a Praga, una su tutte la mostra Unsafe Distance, curata da Pavel Sedlák, che presenta una ventina di lavori e ricerche internazionali, in cui artisti e scienziati hanno operato a stretto contatto.

L’atteso e sconcertante lavoro di Stelarc , artista australiano, che con extra ear: ear on arm project, presenta una delle sue estreme sperimentazioni di integrazione di elementi tecnologici nel proprio corpo, è l’esempio più chiaro ed eccessivo dell’utilizzo del corpo umano come luogo privilegiato di esplorazione del post-umano. Stelarc forza i limiti umani, li oltrepassa grazie alle nuove tecnologie sperimentandone su se stesso la potenza e la capacità di amplificazione in termini di consapevolezza.

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La sperimentazione che alcuni artisti portano avanti all’interno di laboratori di ricerca, si rivolge talvolta agli aspetti biologici, organici ed ambientativi della ricerca, come nell’installazione di Shawn Bailey e Jennifer Willet che documenta l’evoluzione di un teratoma con il progetto ” Bioteknica: teratologies, o in ” Martian Rose di c-lab (Howard Bolan e Laura Cinti) in cui è esposta una rosa rinchiusa in un ambiente in cui sono ricreate le condizioni presenti sul pianeta Marte; talvolta, invece, pone lo spettatore di fronte a situazioni di pericolo, ad ambientazioni tipiche del conflitto.

Ripetutamente si trovano lavori che ricreano atmosfere utilizzando footage militare (” The all seeing eye I.+II. ” di Radim Lauda , ” whatever you say – say nothing! II .” di LukᚠMachalick , ” Safe Distance ” di kuda.org ) o installazioni dove sono presenti counters, che si attivano al passaggio, simulando il conto alla rovescia, come in Red light insecurity di Pavel Kopriva , o in Sounds from dangerous places di Peter Cusack , in cui le sonorità stesse rimandano a quelle tipiche delle zone di conflitto.

Un elemento chiave nella conoscenza e nella comprensione delle pratiche artistiche che tengono conto dell’interdipendenza tra arte, scienza e nuove tecnologie è il superamento dei confini, non solo spaziali e fisici, ma anche sensoriali e cognitivi. Il passaggio da una consapevolezza corporea e umana ad una consapevolezza coscienziale e post-umana si realizza anche attraverso una nuova attenzione dedicata ai sensi.

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Se la vista è stato il senso privilegiato per eccellenza nella storia dell’uomo, seguendo il filo rosso tracciato dagli interventi di Mutamorphosis e dalle esposizioni presenti al festival, è evidente lo spostamento dell’attenzione degli artisti e degli ambienti culturai verso sensi meno esplorati, come l’udito ed il tatto.

Un contributo chiave in questa direzione è il lavoro di Paul Thomas , coordinatore dello Studio of Electronic Arts alla Curtin University of Technology e direttore artistico della Biennale di Arti Elettroniche di Perth. L’opera presentata ” Midas ” è basata sulla collaborazione con il SymbioticA Lab, l’University of Western Australia e l’Istituto di Ricerca NanoChimica della Curtin University.

Parlando con Paul, egli descrive Midas come una ricerca in due fasi: prima sonora, poi visiva, il cui risultato finale è un’installazione interattiva visiva e sonora, in cui l’udito e il tatto sono coinvolti direttamente nella comprensione dell’opera. Il progetto mette a fuoco lo spazio tra due elementi: la pelle e l’oro, ed analizza quello che avviene a livello nanometrico tra cellula e cellula nel momento del contatto. L’esplorazione è possibile grazie al microscopio a forza atomica, dispositivo tecnologico che riesce a cogliere le vibrazioni che si creano sulla superficie delle cellule e nello spazio tra di esse. I dati raccolti sono stati analizzati e trasformati in files sonori come risorsa principale per realizzare l’installazione, ed in un secondo momento in una proiezione di dati visibili.

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Il progetto Midas tenta innanzitutto di rendere l’infinitamente piccolo udibile e palpabile. L’installazione finale è fruibile in uno spazio racchiuso in cui è situato un supporto che regge una tavoletta d’oro: lo spettatore può avvicinarsi e toccarne la superficie. Dall’incontro tra la pelle e l’oro attiverà la proiezione sonora delle vibrazioni che avvengono nell’incontro tra i due elementi. La proiezione visiva è un’immagine digitale di una singola cellula interessata da un algoritmo genetico basato sui dati raccolti, una visualizzazione delle trasformazioni che avvengono a livello nanometrico ad ogni diverso sfioramento della superficie d’oro.

Paul Thomas ha realizzato quest’opera in continuità con la sua pratica artistica: egli si è occupato da sempre dell’esplorazione del concetto di spazialità e delle relazioni tra corpo, spazio e strutture architettoniche. Nel caso di Midas egli ha ridotto la scala di questa esplorazione, focalizzando l’attenzione sulla visione, la consapevolezza e le restrizioni di prospettiva al nano livello. Egli sottolinea che la sua ricerca è un tentativo di sviluppare nuove modalità per capire ed essere nel mondo.

Durante la conferenza Mutamorphosis, Paul Thomas ha tenuto una lettura dal titolo “Boundaryless nanomorphologies” attraverso cui ha illustrato alcuni dei temi chiave del suo fare artistico. Discutendo a questo proposito egli ha sottolineato l’intenzione di trasmettere attraverso l’arte il significato dell’incontro con la nanotecnologia. Questa innovativa disciplina unita alla biotecnologia ha cambiato e cambierà le modalità di concepire la realtà. I processi che avvengono a livello nanometrico sono sorprendenti, quanto terrificanti, perché rivelano capacità e proprietà della materia rivoluzionarie e potenti.

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Essi cambiano l’idea del mondo che abbiamo, ci mostrano quanto i nostri sensi siano limitati nella conoscenza di nuovi territori. Attraverso le nuove tecnologie possiamo chiederci come interpretare questi processi mentalmente e grazie ad una diversa interpretazione dei nostri sensi, tra cui il tatto, elemento chiave per ripensare la percezione.

La vista resta, comunque, lo strumento principe attraverso cui l’uomo esplora il mondo, ma nella sua esplorazione verso mondi nuovi, ignoti, verso lo sconosciuto infinitamente grande dello spazio o infinitamente piccolo del quanto, egli impiega una vista nuova, possibile soltanto grazie alla tecnica. Sono le nuove tecnologie, microscopi a forza atomica, telescopi, immagini digitali che gli apparati tecnologici ci restituiscono, che ci permettono di accedere a mondi che sarebbero umanamente e per natura inaccessibili.

Per affrontare questa importante tematica è rilevante il contributo di Roger Malina , scienziato spaziale ed astronomo americano, nonché figlio di Frank J. Malina, che fu fondatore della rivista scientifica Leonardo, a cui Praga ha dedicato un’intima retrospettiva durante i giorni del festival. Nella lettura di Malina “Limits of Cognition: Artists in the Dark Universe” attraverso l’esperienza dello scienziato alla ricerca dell’ignoto, si realizza quanto la natura umana ed i suoi sensi siano insufficienti per esplorare e comprendere la realtà espansa dell’universo. Per questo la scienza e la tecnologia lavorano insieme costruendo un’innumerevole quantità di dispositivi che permettano di avvicinarci a quello che ci è umanamente interdetto. Malina evidenzia la necessità di una nuova “sensualità” ed acutamente rileva: “Come gli scienziati continuano ad estendere i limiti della percezione e della coscienza in questi nuovi territori estremi, così gli artisti hanno un ruolo importante nel dar forma alla scienza del futuro”. Il ruolo dell’artista, dunque, si situa in una posizione centrale per creare nuove metafore che permettano all’uomo di accedere ad una nuova cultura.

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Enter 3 e Mutamorphosis – come anche il direttore Pavel Smetana ha tenuto a sottolineare – si rivelano attenti alla sfera del sociale e della politica, della storia attuale, interrogandosi sul ruolo che artisti e scienziati hanno in tutti gli ambiti collettivi.

Il quadro che questi eventi hanno restituito non è stato soltanto un focus sulle nuove ricerche in un terreno ibrido tra arte, scienza e nuove tecnologie, ma anche un laboratorio per porre interrogativi sullo stato attuale della politica e della società su scala mondiale, sempre con un occhio di riguardo per il ruolo che la scienza e l’arte occupano in tutti i livelli di cambiamento e trasformazione. 


www.mutamorphosis.org

www.enter3.org

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