Sold out per il Festival Cultania, organizzato dall’assessorato comunale alla Cultura, nell’ambito del progetto “Centro Multimediale del Parco Archeologico” (Por Sicilia 2000 – 2006 – PIT 35 “Catania Città Metropolitana”).

n cifre, diecimila presenze per due settimane complessive di eventi teatrali dalla sua ripresa tra il 13 ottobre al 4 novembre 2007, 450 persone solo alla performance di Roberto Zappalà e Giovanni Sollima, 1800 all’evento di Soundwalking sulla sabbia lavica dell’Etna con Alvin Curran, uno dei pionieri dell’environment music, fondatore di Musica Elettronica Viva e con il musicista veneto ma catanese d’adozione Stefano Zorzanello. Giustamente soddisfatto l’intero staff di Cultania e il suo direttore il dinamico Salvatore Zinna, regista teatrale e cinematografico ideatore di questo Festival dedicato alle performance contemporanee e al teatro che usa tecnologie in una Catania che sta vivendo un momento di grande euforia artistica e sperimentale, dentro spazi straordinariamente attivi e che hanno contribuito notevolmente al successo della manifestazione (da Zo-Centro di Culture Contemporanee a Scenario Pubblico di Roberto Zappalà, al Teatroclub di Nando Greco, al Teatro Sangiorgi).

Quattro compagnie catanesi, sei di rilievo nazionale e due internazionali, anteprime nazionali e workshop: questo il portfolio di tutto rispetto di Cultania: tra gli altri Teatrino Clandestino, Wee Company, Masque, Daniela Orlando, Lenz, Roberto Latini, Fabrizio Arcuri. A Zinna animatore e appassionato promotore del festival si deve la stesura di quello che lui ama definire il “progetto editoriale” di Cultania e anche la non facile ricerca di finanziamenti presso la Comunità europea. Cultania è una vera novità nel panorama nazionale delle manifestazioni di ricerca dedicate alle proposte più innovative nel campo delle tecnologie in scena, tra teatro, danza, musica, arti visive, in un complesso intermix di generi: dalle spazializzazioni sonore agli speciali soundwalkin’ che mescolano ecologia, paesaggio e sonorità, al teatro che usa video e interfacce interattive. Una vero sodalizio catanese-catalano quello di Cultania che ha visto alternarsi a Zoculture Marcel.lì Antunez Roca con la sua Protomembrana e [Kònic thtr] , piattaforma artística dedicata alla creazione digitale contemporanea, entrambi provenienti da Barcellona.

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Anteprima italiana per N o u I _ D di Konic THTR, fondato da Rosa Sanchez e Alain Baumann e mai venuto in Italia prima della data catanese: si tratta di uno spettacolo tecnopolitico molto forte e d’impatto e non solo per la tecnologia interattiva usata (telecamere digitali per la cattura ottoca del movimento dei danzatori nello spazio, biosensori applicati al corpo per la motion capture).

N o u I _ D è un’opera elettronica interattiva per danza e voce riallestita espressamente per Cultania con delle modifiche dalla precedente versione presentata al Mercat de flor a Madrid, sull’identità, sui territori a margine, sulle periferie urbane e umane, in cui gli uomini diventano particelle instabili, in continua mobilità e precarietà in un mondo in frantumi, in una terra desolata. Approfittiamo della visita a Catania in occasione dell’anteprima italiana dei Konic per parlare con l’anima del Festival, Salvatore Zinna che sta per congedare il suo primo lungometraggio ed è anche autore e regista teatrale (ricordiamo tra i suoi lavori la Ballata per San Berillo che ha ottenuto numerosi riconoscimenti).

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“La tecnologia, anche quella alta, non è di nicchia, è popolare, addirittura più popolare del carretto siciliano – afferma Salvatore Zinna: il consumo tecnologico è ormai generalizzato, universalmente accettato anche nell’arte, ognuno poi interpreta il fenomeno come vuole. Ma anche grazie alla tecnologica porti la gente a teatro e il teatro deve essere frequentato da tutti: non deve passare questa pratica di ricerca come ‘teatro per pochi’. C’è poi da sfatare il luogo comune del Sud come luogo della tradizione e del Nord come luogo dell’innovazione: è un problema culturale prima che un problema economico e riguarda l’interpretazione del presente. Pensare che al Sud o sei custode della memoria storica e che ti occupi della valorizzazione del passato o sei un consumatore di modelli culturali altrui è una limitazione.

Con il Festival mi sono imposto alcuni punti fermi, se vuoi degli obiettivi: uscire dall’isolamento e da un lato creare una prima base infrastrutturale per il prodotto culturale che ci siamo immaginati, producendo una nostra ‘cultura del presente’, e dall’altro lato creare un contesto attivo per dare evidenza a un sistema più che alle singole realtà. Abbiamo messo a disposizione mezzi, spazi, visibilità e strumentazioni a coloro che operano all’interno di produzioni indipendenti. Volevo fare un Network di compagnie, strutturare una rete di artisti e di istituzioni che non avrebbero mai lavorato insieme, creando le premesse per piattaforme di collaborazione comuni, insomma, dei prototipi per possibili sviluppi futuri . Le presenze nel territorio di compagnie, organizzatori, associazioni e di artisti che lavorano in una determinata direzione sono numerose, alcune con una loro identità ben precisa, pensa a Cane Capovolto (Alessandro Aiello) e a Zo.

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Alcuni di loro da tempo avevano già elaborato questo tipo di approccio che abbiamo immediatamente condiviso ma mancava una presenza istituzionale. Il progetto di Soundwalking di Alvin Curran è nato in collaborazione con l’Ente Parco Etna, con Sergio Zinna di Zoculture. In molti casi abbiamo prodotto gli spettacoli, condividendo temi e redistribuendo risorse nel territorio per creare una prima base di circuitazione e offrire i materiali di una certa qualità all’esterno: se la circuitazione infatti è in generale un problema delle compagnie, in Sicilia è un problema assoluto, partire di qua è molto complicato, gli scambi risultano difficili, i rapporti internazionali quasi impossibili. Tra gli spettacoli locali segnaliamo i percorsi sonori nella città (Sipario sonoro), una sorta di viaggio attraverso il senso dell’udito, dei suoni della città al cimitero, al molo di Levante, nella metropolitana non utilizzata, sul fronte mare ad opera di Stefano Zorzanello.

Il gruppo Statale 114 porterà il lavoro Van Gogh il suicidato della società da Cultania al Teatro Arsenale di Milano a gennaio; Fabio Monti, un talento puro, ci ha presentato uno spettacolo intenso su Lampedusa con il video usato in modo molto semplice ma che creava emozione, mettendo sempre a centro gli abitanti, e il centro temporaneo di accoglienza degli immigrati. Ancora Tino Caspanello, Premio Riccione 2003. Abbiamo poi ospitato molti lavori degni e significativi per un aggiornamento delle compagnie locali, da Lenz Rifrazioni, a Roberto Latini a Santasangre.

Intensa anche la presenza del gruppo VITE di Emiliano Campagnola con Slave in the Cave , spettacolo tratto da Platone: un unico attore in scena che interpreta il personaggio di Socrate e quello di Menone, alternando domande e risposte sul tema dell’insegnabilità della virtù, con il suo alter ego in video. Il festival ci è scoppiato addosso, teatri sempre pieni, tutto esaurito per ogni evento, un fenomeno interessante per la Sicilia: venivano non solo gli addetti ai lavori, ma un pubblico davvero diverso e soprattutto curioso”.

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Incontriamo a Zoculture Stefano Zorzanello, flautista e sassofonista, dedito a un ambito di ricerca vicino all’ecologismo acustico e al paesaggio sonoro e fondatore della Soundscape Research Group. Ha collaborato con Giorgio Barberio Corsetti scrivendo le musiche di scena per Il Risveglio e Barcas , Graal , Woyzeck . Per Cultania ha realizzato tre passeggiate sonore cittadine e ha affiancato artisticamente Alvin Curran nell’evento innovativo e imponente CONVERSAZIONI GEOLOGICHE , musica in ambiente naturale in alta quota sulle pendici dell’Etna, a Monti Sartorius, Sant’Alfio a 1800 metri dentro il Parco e con musicisti volontari:

“Si tratta di un progetto a basso impatto ambientale, senza amplificazioni, vicino alla filosofia dell’ecologia acustica. Un lavoro per 100 musicisti tra voci, fiati e percussioni a cui ha partecipato anche la banda del paese. Una partitura musicale modulare con 9 moduli che erano diretti da Currain e da me. Brani interpretati con un lenta discesa in fila indiana su sabbia lavica fino a un pianoro con zone naturali di eco, producendo un’interazione acustica col territorio molto suggestiva. All’imbrunire 2000 persone sono state portate con pullman o sono salite con mezzi propri. In aprile avevamo fatto il sopralluogo poi ci sono stati i workshop aperti anche ai non musicisti. La scelta della location è stata determinata dalla bellezza stessa del paesaggio, esattamente sotto il vulcano. Il carattere innovativo sta nel fatto che non abbiamo deciso di portare Mozart o musica da camera in esterni, non abbiamo fatto cioè quello che si fa normalmente in una sala da concerto. Si è lavorato sulle caratteristiche morfologiche del territorio e su un livello più simbolico, su masse grezze. Il vulcano prendendo spunto dal concetto di musique brut di Varèse, è materiale musicale”.

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Chiediamo infine al regista Salvo Gennuso fondatore di Statale 114, anche lui incontrato a Zoculture, qualcosa, sul suo contributo artistico a Cultania Festival e sul progetto Filottete da Müller (con Elaine Bonsangue, Luana Toscano, Chiaraluce Fiorito) e Van Gogh il suicidato della società (con Elaine Bonsangue, Marcella Parito):

“Cultania ha significato per noi lavorare con una certa tranquillità su due spettacoli, sperimentare nuovi linguaggi e tentare strade che ancora non avevamo provato – ci racconta Salvo Gennuso; ha significato rappresentare i lavori in un contesto avente un segno artistico in cui mi riconosco fortemente, Fabrizio Arcuri, Roberto Latini. Cultania è stata una piattaforma comune per riflettere su alcuni temi, anche quello della multimedialità. Filottete è una storia di isolamento, di morte. Pazzia, prigionia, alienazione, corvi e avvoltoi, tradimento: è intorno a queste parole che si è sviluppatata la nostra ricerca e da un’isola, l’isola di Melo, siamo approdati a un’altra isola, la Sicilia che sembra per alcuni la Danimarca di Amleto, un luogo in cui si tramano cose oscure, dove i corvi si aggirano nei palazzi di giustizia, dove il tradimento si patisce come offesa all’onore da lavare col sangue, dove la pazzia pare stia di casa, a voler ascoltare Pirandello. Ma non è uno spettacolo che parla di mafia, voglio raccontare delle prigioni che l’uomo si porta appresso come stimmate non sulla propria pelle ma sull’anima. Van Gogh il suicidato della società da Artaud sarà il 9 gennaio al Teatro Arsenale di Milano; la parte animata in computer graphics è dei Mammasonica. E’ uno spettacolo molto coreografico, che parte dal tentativo di farsi rapire dal testo inteso come visione non come parola o messaggio. E’ un dialogo tra diverse forme artistiche che immagina, fuori dagli schemi usuali, l’utilizzo di tecniche diverse e la presenza di forme espressive in cui i quadri di Van Gogh, il testo di Artaud, le azioni sceniche si stagliano su una superficie bianca tra cubi di plexiglass e acqua. All’io narrante si contrappone un coro di tre donne, delle erinni, delle moire e la moltitudine della società cristallizzata in azione”. 


www.cultania.it

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