Se per Shakespeare il mondo era un teatro, per Florian Thalhofer il mondo è un sistema di hyperlink. E’ così che lo rappresenta, film dopo film, riprendendo paesaggi, storie e testimonianze che “assembla” con il suo software originale, il Korsakow System.

Il risultato è un film non-lineare e interattivo, di cui lo spettatore può decidere il corso selezionando man mano una serie di link generati da parole chiave. Il sistema è stato creato nel 2000 per realizzare il film [korsakow syndrom], dedicato ad una patologia degenerativa del cervello che colpisce gli alcolisti, minando la memoria a breve termine e inducendo una mancanza di orientamento spazio-temporale: i racconti che ne scaturiscono, frammentati e non necessariamente coerenti, sono il modello di base per la narrativa non-lineare di Florian.

Partendo da una clip, il programma isola altre unità narrative minime (le cosiddette SNU, smallest narrative units) tra cui lo spettatore sceglie, ottenendo ogni volta un avvicendamento, e in definitiva un film, diverso. La sceneggiatura in senso classico viene frantumata e la storia – o meglio: le storie – diventano il risultato del contributo comune di autore e pubblico, un flusso narrativo proteiforme che viaggia attraverso la Rete. Ed è proprio Internet che non solo fa da modello per la comunicazione non-lineare, ma ne è la piattaforma di distribuzione principale, ospitandone la continua evoluzione. Una evoluzione, che, in fin dei conti, secondo Florian, parte da un modello di pensiero connaturato al nostro cervello.

A New York, pronto ad attraversare gli Stati Uniti per il suo ultimo progetto [1000Stories], sviluppato contemporaneamente su vlog e su installazione, Florian Thalhofer ci ha parlato della sua prospettiva…  .

.

Monica Ponzini: Come hai concepito il Korsakow System? Lo definisci “un semplice sistema ad hyperlink”, ma in realtà è un modo nuovo di creare e di fruire una successione di immagini…

Florian Thalhofer: La creazione del Korsakow System è stato una specie di incidente. Frequentavo l’Università a Berlino e studiavo design, ma non mi piaceva molto, quindi ogni volta che c’era un progetto su cui lavorare, ne ricavavo una storia. Ma dato che non sapevo nulla di filmmaking e narrazione, usavo il computer ed è stato naturale per me sviluppare qualcosa come il Korsakow System, qualcosa di logico. La prima cosa che ho fatto è stata una storia ad hyperlink che si intitolava “Small World”: il risultato mi piaceva, ma c’era un problema, era poco flessibile, non si potevano fare cambiamenti. Avevo dimenticato una storia importante e volevo inserirla, ma per come era strutturato “Small World” ho dovuto cambiare tutti i link, dato che ogni storia era linkata alla successiva. Ho pensato che per il progetto successivo avrei dovuto operare in maniera più intelligente. Così, quando ho cominciato a lavorare sul video “Korsakow Syndrome”, proprio qui, a New York, ho cominciato a girare e a sviluppare il software contemporaneamente. Ho creato un sistema basato su keyword dove fosse facile avere pezzetti che potessero essere tolti senza che il sistema collassasse. Non sapevo nulla di database e keyword, per me era solo una cosa molto logica.

Tutti noi pensiamo seguendo uno “schema” simile al Korsakow, poi forziamo i nostri pensieri a diventare lineari e ad un certo punto pensiamo che i pensieri lineari siano il vero modo di ragionare. Sono utili, ma penso ci sia una distinzione tra quello che chiamiamo “pensare” e quello che chiamiamo “sentire”, abbiamo pensieri e sentimenti, ma che differenza c’è? In entrambi in casi c’è dell’attività cerebrale, ma penso che un pensiero sia traducibile in una forma lineare, mentre un sentimento no. Eppure si risolvono problemi anche attraverso i sentimenti, c’è qualcosa di complesso che si sviluppa nel cervello, ma non riesci ad esprimerlo….

.

Monica Ponzini: Lavorare con questo metodo ti porta a filmare e montare i tuoi video in maniera diversa da un classico filmmaker?

Florian Thalhofer: Quando ho cominciato non sapevo nulla del filmmaking o della narrazione lineare. Per me è difficile fare una comparazione, non ho mai prodotto un film lineare. Quando parlo con i filmmaker, noto che ragionano in maniera diversa da me: la pratica che fai quando lavori su qualcosa cambia il tuo modo di pensare, di vedere il mondo, e penso che Korsakow abbia cambiato il mio modo di vedere il mondo. E non è solo Korsakow, ci sono molti altri fattori: per esempio Internet, che ha cambiato il modo in cui le persone vedono le relazioni tra le cose – non più lineare -, e poi l’uso del computer…

Monica Ponzini: Internet ha cambiato il modo di fruire delle informazioni e di prodotti artistici. Come pensi che si evolverà?

Florian Thalhofer: Ci sarà sicuramente un nuovo modo di guardare film, leggere testi, ecc. Di recente ho ricevuto un invito per una “serata YouTube”, dove la gente seleziona man mano i link che appaiono e proietta i video collegati: è come un’esperienza Korsakow. Sono sicuro che Youtube non pensava di inventare un nuovo modo di fare narrazione, hanno solo usato keyword per strutturare un’enorme quantità di dati. Quello che succede è che piccoli “progetti Korsakow” crescono all’interno di YouTube e sarebbe bello che dessero l’opportunità ai filmmakers di usare questo sistema… Korsakow è una specie di piccolo YouTube per un singolo autore, o due….

.

Monica Ponzini: Hai parlato di YouTube, che deve gestire un’enorme quantità di dati. In generale siamo sommersi di dati e informazioni che devono essere gestiti tramite data-base. Le forme di comunicazione basate sul data-base diventeranno essenziali, così come la fruizione tramite Internet, o coesisteranno con quelle che ci sono già?

Florian Thalhofer: La gente continuerà a guardare i “classici” film, e il sistema di distribuzione attuale andrà avanti sicuramente per i prossimi 50 anni, ma la gente guarderà i film anche online. Io realizzo documentari e per me Korsakow è lo strumento perfetto, non posso pensare a nulla di meglio di Korsakow per “vedere” le cose, connetterle e racchiuderle in una cornice, capirle. Se le rendessi in una versione lineare, sarebbero false. Ci sarà questo nuovo modo di vedere i film attraverso Internet, e il database è semplicemente come un motore che muove una macchina: la gente non è probabilmente consapevole che il processo è basato sul data-base… ma ci saranno molte “macchine”!

Monica Ponzini: Come pensi che il tuo pubblico fruisca e “contribuisca” ai tuoi film, dato che c’è un così alto fattore di interattività?

Florian Thalhofer: Quando realizzo i miei film, all’inizio non penso molto al pubblico, piuttosto voglio imparare qualcosa del mondo. E’ molto comodo poter realizzare questo tipo di progetti: mi piace stare in un grande magazzino per un mese e pensare a come è fatto il mondo! A film finito però, mi piace vedere le strategie con cui il pubblico collega i personaggi, e io le riutilizzo per i miei progetti successivi. Penso inoltre che il pubblico, tutta quella gente messa assieme che vede i miei film, sia molto più intelligente di me da solo. E penso che la televisione sottostimi il proprio pubblico, in realtà le persone dell’audience sono spesso più intelligenti degli autori. Sarebbe “scortese” da parte mia dire loro come interpretare i miei film. Internet inoltre mi permette di raggiungere parecchie persone: i miei progetti sono contenuti, ma posso produrre a basso budget e avere una larga distribuzione. Io non guardo più la televisione, mi informo e comunico online. Ho diverse idee su come sviluppare ulteriormente Korsakow e mi piacerebbe poter strutturare il programma secondo il feed-back della gente che vede i miei film, ma per ora non posso ancora farlo.

.

Monica Ponzini: Tornando a Internet, molti giovani artisti si relazionano al web come a una piattaforma di distribuzione importantissima, se non la principale, per i propri video. Che ne pensi?

Florian Thalhofer: Ho conosciuto un documentarista che aveva realizzato tre documentari, di cui i primi due erano circolati su Internet e il terzo era andato in onda in TV. Mi ha parlato solo dei primi due e solo in un secondo momento ha nominato il terzo, che sentiva il meno “suo”. Per distribuirlo in televisione aveva dovuto cambiarlo secondo le direttive di diverse persone e non era più il suo film, anche se aveva avuto un gran successo. Il fatto di pubblicare su Internet e di avere progetti così piccoli, mi da’ gran controllo, mi piace, posso sperimentare e se le cose vanno male non importa, puoi sempre migliorare ed essere libero. Magari tutto questo cambierà tra un paio d’anni, ma al momento è fantastico.

Monica Ponzini: Puoi parlare del tuo ultimo progetto, [1000Stories]? Nasce come vlog e viene trasferito sul Korsakow System: come l’hai sviluppato?

Florian Thalhofer: Il progetto che sto realizzando adesso, che per il momento è il mio progetto più grosso, con un budget di 12.000 Euro per due persone. C’è un problema con Korsakow al momento: è realizzato con Director, quindi funziona solo sul 70% dei computer. Per questo nuovo progetto, io viaggerò negli Stati Uniti e un altro artista, Mark Simon, viaggerà in Germania. Pubblicheremo i nostri video su un sito e dal sito verranno trasferiti automaticamente su un’installazione basata sul sistema Korsakow, dunque ci sarà un progetto Korsakow che crescerà mentre siamo “on the road”. Mi piacerebbe averlo anche online, ma non ci sono riuscito per ora, magari più avanti.

.

Monica Ponzini: Perché hai deciso di venire a filmare negli Stati Uniti?

Florian Thalhofer: Sono stato qui due anni fa, e mi sono sempre interessato agli Stati Uniti: sono la cultura più influente al mondo; dovunque tu vada nel mondo, puoi comunicare con altre persone basandoti sul terreno comune della cultura americana e questo penso sia una cosa positiva. Ma perché la cultura americana è così importante? In un certo senso, sento di essere cresciuto io stesso con un bagaglio culturale americano, ma non sono mai riuscito a capire questo paese. Sono stato a New York e Los Angeles e lì ci sono parecchie persone simili agli europei, ma tutti dicono “New York non è l’America”. Ma allora dov’è la vera America? E’ lì fuori, da qualche parte, ma nessuno ci va. Qualcuno che viene da lì dice che è orrenda, ma non ci credo, voglio vedere com’è! Ed eccomi qua…. 


http://thalhofer.com/

www.korsakow.com/

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn