Ho avuto modo di conoscere parte dell’interessante lavoro degli artisti israeliani Liora Belford e Ido Govrin in occasione dell’ Experimental Intermedia Festival a New York. Mi ha incuriosito il loro approccio che, sebbene ascrivibile nell’ambito sperimentale, si apre ad atmosfere decisamente più distese e meno aggressive rispetto ad altri artisti isreaeliani da me precedentemente incontrati.

Sino ad allora gli artisti sperimentali israeliani che ho conosciuto condividevano l’uso dell’energia ai massimi livelli, un forte impegno politico e sociale (le stroiche tensioni in israele sono note a tutti) e sottolineavano una forte rottura ed indipendenza rispetto ai canoni dell’arte occidentale in qualunque ambito, dalla musica alle arti figurative. Ho voluto capire parlando con loro la natura di questa ‘differenza’ e oltre a questo ho scoperto che dietro al loro lavoro in duo si cela un interessante attività  sul territorio apparentemente senza confini…  

.

Domenico Sciajno: Quando ho assistito alla vostra performance ho notato un approccio diverso da quello di altri artisti sperimentali israeliani da me incontrati: più spazio per la riflessione e la costruttività  piuttosto che esplicita e aggressiva denuncia. E’ possibile collegare questo ad un nuovo trend rispetto al trattamento di temi socio- culturali in una nazione come Israele, nota per i suoi contrasti aspri ed estremi? O si tratta di una peculiarità  legata alla vostra personale estetica?  

Liora Belford e Ido Govrin: Essere artisti è per noi una parte del nostro essere umani, essere creature viventi, più semplicemente essere. L’approccio di cui tu parli è la conseguenza di ciò che siamo, e non di ciò che vogliamo o vorremmo essere. Crediamo che la vita (e l’arte in quanto parte di essa) dovrebbe essere affrontata in modo specifico, almeno per la maggior parte del tempo, includendo l’ascolto. E’ vero, Israele è un luogo molto aggressivo, molto frenetico il che contraddice il nostro approccio, ma questa dissonanza è quella che porta alle idee più interessanti e/o al lavoro artistico. Ci si potrebbe opporre ad un approccio del genere (e a volte riceviamo critiche in questo senso) sostenendo che si tratta di una pura via di fuga. A questo noi rispondiamo che essere artisti israeliani non significa che dobbiamo adeguarci ai giochi politici e quindi creare arte politica. Il fatto che Israele sia, in termini politici, un luogo estremo rende molto difficile per gli artisti come noi anche il solo immaginare di relazionarsi ad esso…

Ciò non significa che stiamo ignorando totalmente l’aspetto politico nella nostra arte, ma quando facciamo “lavoro politico” lo facciamo a modo nostro, normalmente senza un approccio con un martello di metallo da 5 kg . Infatti ci riserviamo il martello di metallo per altre situazioni. E’ molto “facile” essere un artista politico in Israele ed agire in accordo con i codici morali ed artistici di un gruppo sociale di questo tipo, ma incontrare artisti che si relazionano alla politica in modo opposto è piuttosto difficile. Inoltre va considerato che la nuova generazione di artisti israeliani (di età  compresa tra i diciotto e trenta) non segue ciecamente le idee delle generazioni precedenti per ciò che riguarda il sionismo, il nazionalismo ed il patriottismo. Di conseguenza hanno altri interessi nella vita che non siano esclusivamente guerra o politica.  

.

Domenico Sciajno: In quanto appartenenti alla nuova generazione, ritenete sia più semplice comprendere ciò che vi circonda?  

Liora Belford e Ido Govrin: No, temiamo non sia più facile… a livello individuale pensiamo che ogni generazione abbia i propri problemi e le incertezze della fase adolescenziale da superare, e ciò riguarda anche noi. A ciò si aggiunga l’attuale situazione Israeliana/Ebraica che rende tutto più difficile trattandosi di essenziali e fondamentali valori/concetti del passato che sono seriamente messi in discussione alla ricerca di una identità  storica e locale alternativa.    

Domenico Sciajno: Vi vedo passare molto liberamente dall’arte sperimentale (normalmente poco confortevole) al design per interni con l’idea di rendere confortevole l’ambiente per le persone durante lo shopping o il tempo libero. Come conciliate questi opposti? Vi affidate ad una sorta di “interruttore radicale” o si tratta di riorganizzare lo stesso materiale e le stesse idee a seconda della situazione specifica?  

Liora Belford e Ido Govrin: In effetti lavoriamo su entrambe le piattaforme, ciò è quanto succede anche nei diversi livelli di vita e di creazione ma la linea che li divide è spesso più sottile di quanto pensiamo. La creazione della nostra arte è un processo puro ed isolato che ci consente di fare esclusivamente ciò che vogliamo e ciò ci porta allo sperimentalismo. Sull’altra piattaforma che possiamo definire quella commerciale (lavorativa) la storia è ovviamente diversa. Quì abbiamo una struttura in cui dobbiamo adeguarci alle richieste del nostro cliente e soddisfarle e sebbene noi tentiamo di ampliare questa struttura il più possibile, a volte ti devi semplicemente adeguare ai bisogni degli altri. Per esempio, le video strutture Design for interiors cui ti riferivi, le abbiamo fatte per una casa di moda. In quel progetto abbiamo dovuto indurre ad una esperienza di acquisto confortevole, ricordando il fatto che a fine giornata la gente deve comprare la merce e quindi abbiamo lavorato diversamente da come facciamo per i nostri lavori artistici. Tuttavia, speriamo che l’esperienza consumistica sia adombrata da una dimensione addizionale (si spera intelligente) espressa dal nostro lavoro che agisce su due aspetti: da una parte critico e dall’altra di una fruizione alternativa.  

.

Domenico Sciajno: a questo punto sarebbe importante sapere qualcosa riguardo ai vostri specifici background e al vostro reale ambito di ricerca artistica.

Liora Belford e Ido Govrin: Liora ha studiato Film and television allo Hadasa College e Sceneggiatura alla Sem Spigel Film School a Gerusalemme. Il suo background comprende anche un significativo periodo in cui si è dedicata alla pittura e alla scultura. Io ho studiato scienze sociali, Film e sceneggiatura in diverse istituzioni ma le ho abbandonate tutte. Più tardi ho studiato (e portato a termine) Sonologia presso il Conservatorio Reale dell’Aja in Olanda. Ora sto finendo un Master in Filolosofia.  

Domenico Sciajno: E’ grazie quindi al progetto Duprass che potete affiancare le vostre specificità  (suono e immagine). Avete un metodo specifico per sviluppare i vostri lavori audiovisivi?  

Liora Belford e Ido Govrin: Insieme esploriamo l’approccio estetico attraverso la destrutturazione della narrativa audiovisiva avvalendoci del software MAX Msp e Jitter ed implementadolo in ambiti diversi: sound/video art, installazioni interdisciplinari e live performances. La nostra creazione artistica è fortemente rivolta all’estetica minimalista, all’astrazione, al gesto discreto ed empatico e contemporaneamente introduce scenari di arte utopica in cui lo sperimentalismo è¨ l’elemento essenziale. 

.

Domenico Sciajno: A parte la vostra attività  artistica e personale, siete anche impegnati nella divulgazione della nuova musica e degli audiovisivi in Israele: avete un’ etichetta discografica, organizzate un festival ed altre iniziative… potete parlarci di queste attività  e del modo in cui il territorio reagisce ad esse?  

Liora Belford e Ido Govrin: Gestiamo la Interval Recordings che fu fondata nel 2003. Prende il nome dal famoso concetto matematico di intervallo: uno spazio tra oggetti, tempo tra due eventi o differenza di intonazione tra due altezze (note). L’etichetta è interessata al vuoto tra gli oggetti, l’idea di silenzio, l’amore per i terreni incontaminati che arriva prima e dopo le note, esplorando quell’area che è il limbo: in sospeso tra la vita e la morte. L’idea estetica dietro Interval Recordings, come il nome indica, consiste nel collegare i vuoti esistenti tra diverse polarità , sia in musica sia a livello mentale, un concetto che conduca ad uno spettro sonoro coerente e ad un interessante ambiente culturale. Come si può immaginare si tratta di un’etichetta indipendente, il che significa mantenere al minimo i costi ma allo stesso tempo non vi è alcun compromesso sui contenuti artistici, sul design ed il packaging delle nostre pubblicazioni… probabilmente è questa la ragione per cui abbiamo finora pubblicato soltanto tre albums.

Per quello che riguarda il festival, Laptopia è l’annuale festival di Interval dedicato all’arte sperimentale in cui confluiscono performances audiovisive, installazioni e new media works. Scopo di Laptopia è esporre il pubblico locale alla scena sperimentale internazionale e ampliare la rete di idee. Molti grandi artisti si sono esibiti in questo festival nei suoi tre anni di vita. Il territorio al momento reagisce molto bene al festival. Abbiamo avviato questo progetto perchè forte era l’esigenza di conoscere questo tipo di arte in Israele e volevamo inoltre integrare il lavoro degli artisti stranieri con quello degli artisti locali.   


http://www.duprass.com/

http://www.interval-recordings.com/

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn