L’incontro di Beijing del 24-29 settembre che ha visto come protagonisti la American Association for the Advancement of Science (AAAS), la China Association for Science and Technology (Cast) e la Chinese Academy of Sciences (CAS), merita un approfondimento per il suo significato simbolico e contingente; è impossibile prescindere da iniziative di tal genere per comprendere come si evolveranno i futuri rapporti geopolitici dello sviluppo e della tecnologia.

Durante la conferenza sono stati siglati alcuni accordi di collaborazione nei campi della formazione e della pubblicazione (principalmente per quanto riguarda la rivista Science ), nella prospettiva di un sempre maggiore impegno comune per lo sviluppo etico e sostenibile e per la diffusione della conoscenza scientifica nell’opinione pubblica.

La consapevolezza – e l’orgoglio – della portata di questo incontro non è mancata se Lu Yongxiang, il presidente della CAS ha potuto affermare “Throughout the visit to Beijing, Shanghai, and Hangzhou from 24-29 September, officials from AAAS and their Chinese counterparts suggested they were laying a foundation for the future”. Del resto, per avere un’idea dell’impatto comunicativo delle associazioni di cui stiamo parlando, se da una parte abbiamo la principale associazione americana per la ricerca scientifica (AAAS) e la prestigiosa rivista Science , dall’altra basta calcolare che il network pubblicistico della CAST (fondata nel 1958) annovera 900 riviste, mentre la CAS (fondata nel 1949) può contare su 108 istituti di ricerca e 200 organizzazioni scientifiche.

.

Il presidente Lu Yongxiang e Alan Leshner, capo del comitato direttivo della AAAS hanno individuato alcune aree di possibili future collaborazioni, come ad esempio lo scambio di programmi di studi e di scienziati tra la Cina e gli Stati Uniti nei campi dell’energia nucleare, delle scienze atmosferiche e neurologiche.

Non è questa la sede per sottolineare l’importanza attuale, ma anche storica della Cina nel campo dello sviluppo e della tecnologia che vede proprio Beijing e Shangai le capitali economiche e dell’innovazione. Inoltre non è necessario essere esperti di politiche dello sviluppo per comprendere come la maggior parte delle politiche ambientali dipenda dalle normative che il gigante asiatico riuscirà ad imporre alla sua popolazione. Per questo motivo Wan Gang, ministro cinese per la scienza e la tecnologia ha voluto rimarcare il valore dell’integrazione della Cina nelle organizzazione mondiali della S&T (Science and Technology) e della integrità morale e deontologica che la condotta scientifica deve mantenere per lo sviluppo di ogni nazione.

L’incontro segna certamente una tappa importante nei processi – non parliamo di percorsi – di interdipendenza tra le politiche di ricerca e di sviluppo e i problemi di conoscenza, di etica e di responsabilità sociale correlati alle scoperte scientifiche. L’etica, l’onestà intellettuale e la comunicazione scientifica sono stati appunto i tre temi che hanno suscitato maggiori interrogativi, se non addirittura discussioni. Durante gli interventi sono stati proprio alcuni scienziati cinesi a richiedere una condotta e un controllo etico-scientifico maggiore ai propri colleghi. Famosi i casi di “invenzione” di chip cinesi avanzati tecnologicamente, rivelatisi poi una re-invenzione di chip prodotti negli Stati Uniti. Qian Yi, professore di scienze ambientali presso l’università di Tsinghua ha denunciato diversi casi di manipolazione di curriculum, di paper fino ad arrivare alla manomissione di risultati scientifici pubblicati ufficialmente (attraverso soprattutto la fotografia).

.

Si è ribadito come siano quindi necessarie procedure standard di condotta da imporre contro il plagio, la manipolazione e la falsificazione dei risultati. E’ un problema correlato alle comunità scientifiche che può essere risolto solo a livello macro e microsociale, inseriti in un contesto comunicativo allargato alla società dove la comunicazione “non è solo al pubblico, ma con il pubblico” (Alan Leshner), vale a dire dove è possibile comunicare ed ascoltare le esigenze dei gruppi comunitari, soprattutto di quelli marginali e poveri del pianeta che hanno maggiormente bisogno dello sviluppo.

Un discorso molto più complesso e sul quale varrà la pena soffermarsi in futuro è quello sostenuto da Jeffrey W. Legro nell’articolo What China Will Want: The Future Intentions of a Rising Power ( Perspectives on Politics , 9/07). Legro afferma che non bisogna solo pensare in termini di “potenza” della Cina e favoreggiamento della sua “interdipendenza” per creare una forma di crescita democratica e di integrazione. L’occidente – nei suoi attori principali degli Stati Uniti e della Comunità Europea deve spingersi oltre questa politica, comprendere anche le ragioni dei sinocentrismi e delle chiusure perché lo sviluppo attuale della Cina, in previsione appunto di una sempre maggiore integrazione con il sistema occidentale, potrebbe subire nuove direzioni e a quel punto, potrebbe essere troppo tardi per stabilire politiche di governance scientifiche alternative. 

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn