Dal 25 al 28 ottobre 2007 si è tenuta a Barcellona la diciottesima edizione del Festival ArtFutura, come tradizione ospitato negli spazi del Mercat de les Flores. Il tema di quest’anno era “La prossima Rete” e l’idea era cercare di fare previsioni su quali saranno gli ulteriori sviluppi del Web in compagnia di esperti e protagonisti del settore.

L’argomento, in realtà, per quanto estremamente interessante e ben trattato durante il primo pomeriggio di conferenze, durante il resto della manifestazione ha dovuto lasciar spazio alla spettacolarità degli effetti cinematografici, al 3D e ai videogiochi. Il tutto come sempre affidato a professionisti capaci di proporre in modo comunicativo e appassionante presentazioni di forte impatto accompagnate da informazioni senz’altro utili a chi vuole vivere con consapevolezza gli sviluppi tecnologici che entrano a far parte del suo quotidiano, ma alla fine il titolo è risultato un po’ fuorviante per un festival in realtà molto più interessato al grande cinema e alle applicazioni standard del 3D che alla sperimentazione vera e propria.

In occasione del festival, si è presentato al pubblico per la prima volta la nuova performance di Marcel·lí Antunez, Hipermembrana, ulteriore fase del suo progetto Membrana, dove entrano in scena attori, sensori, video interattivo, dreskeleton e macchina di grida. Più boccaccesca che dantesca, la performance accompagna lo spettatore in un viaggio infernale seguendo le avventure orgiastiche di un minotauro. Come sempre stimolante e ben strutturato tutto l’apparato tecnico, che permette alle proiezioni video e ai suoni di interagire con gli attori e ai bei disegni di Marcel·lí di entrare nel gioco narrativo. A Marcel·lí Antunez nel corso del programma Audiovisuale del festival è stata dedicata anche la proiezione de “El Dibuixant“, un documentario che esplora la vita e le opere dell’artista che narra in prima persona disegnando una composizione su una parete.

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Tra le altre proiezioni cui si poteva assistere nel corso del festival vi erano una selezione di Intro e Demo (per lo più tratte da videogiochi) e lavori di animazioni 3D, tutti di ottimo livello ma tra i quali non si è spiccato niente di realmente innovativo o sperimentale. Le conferenze, distribuite tra venerdi, sabato e domenica, sono state organizzate per tema: la prossima Rete, effettivi visuali e videogiochi. Come già anticipato la giornata più interessante è stata la prima, che si aperta con una presentazione a più mani.

Ha aperto le danze Juan Freire, professore di biologia marina all’università di A Coruña, ma anche attivissimo curatore di un blog estremamente interessante (nomada.blogs.com, in lingua spagnola) attraverso il quale indaga gli sviluppi della rete in chiave politica, culturale ed economica.

A seguire ha parlato Hugo Zaragoza, ricercatore presso la sede di Barcellona di Yahoo! Research, dove si cercano algoritmi capaci di capire il Web allo scopo di favorire ricerche più complesse. Per risolvere i classici problemi di natura linguistica e semantica, in questo centro si indaga sui comportamenti dei navigatori, delle applicazioni sulla rete, sull’organizzazione e la catalogazione delle informazioni, cercando di scoprire le chiavi su cui basare la prossima Rete, capace di offrire servizi che organizzino i contenuti, capiscano la gente e la colleghino alle informazioni.

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Altro intervento molto gradevole e interessante è stato quello di Enrique Dans, professore all’università di Madrid e collaboratore di moltissimi media di comunicazione. La sua analisi si focalizza su che tipo di persone usano Internet, cercando cosa e come, sulla differenza di percezione delle generazioni che stanno crescendo con questi mezzi già alla mano, sui fenomeni che stanno cambiando la pubblicità e l’economia.

Dopo l’intervento di Artur Serra di I2CAT, che ci ha collegati con Overmundo in Brasile, possiamo probabilmente concludere che il Web 3.0 esiste già ma per il momento non è visibile dai più, è ancora in una fase sperimentale, e che il suo obiettivo sarà, oltre che essere sempre più partecipativo e canalizzare altri media, organizzare in modo più utile e razionale la partecipazione degli utenti risolvendo il caos in cui si trova ora chi deve cercare e selezionare informazioni e servizi.

L’ospite successivo è Steven Johnson, noto autore di saggi come Everything Bad Is Good for You o Emergence: The Connected Lives of Ants, Brains, Cities, and Software . Il suo interessante punto di vista parte dalla teoria del punto di fuga, secondo la quale il nostro interesse per un fatto è inversamente proporzionale alla sua distanza (geografica o emozionale). Per questo motivo, nonostante il bello della Rete sia proprio il fatto di potervi accedere da qualunque parte del mondo, è importante che il Web possa offrire strumenti per contestualizzare i contenuti e la possibilità di cercare informazioni legate solo alla propria area geografia, addirittura a dettaglio di quartiere.

Le conferenze di venerdi si sono concluse con Dan Huebner di Second Life, che ha raccontato la storia della nascita e dello sviluppo di questa piattaforma sociale e ha descritto cosa vi succede, cosa cerca la gente: un’analisi che sarebbe stata più interessante se maggiormente approfondita dal punto di vista psicologico e sociologico.

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Il secondo giorno si è aperto con la tradizionale presentazione di Vida, concorso internazionale su vita e arte artificiale della Fundación Telefónica, giunto all’edizione 9.0. Nello spazio NextFun, nel tendone davanti al teatro, era possibile vedere i video delle opere vincitrici dell’ultima edizione.

Hanno proseguito poi i lavori tre personaggi immersi totalmente nel mondo dell’arte. Il primo relatore è stato Paul Verschure, che ha parlato della performance “Re(PER)curso“, presentata la sera prima, dove interagivano una ballerina, una percussionista e un personaggio sintetico in un mondo virtuale 3D. Nonostante l’apparato tecnico della performance sia piuttosto complesso, il risultato finale non lo lascia sospettare, forse a causa di carenze estetiche e di scelte stilistiche che fanno pensare più a un esercizio scolastico che a un’opera realmente matura.

Decisamente più impressionanti le opere di Jaume Pensa, genio mediterraneo che alla grande tecnologia sente la necessità di associare sempre sensualità e bellezza. Una delle sue creazioni più incredibili è la “Crown Fountain“, gigantesca fontana realizzata a Chicago con blocchi di vetro e un migliaio di facce filmate nel corso di due anni, dalle cui bocche escono i getti d’acqua richiamando motivi mitologici. Un’opera suggestiva, perfettamente inserita nel paesaggio urbano e basata su un’idea solida e ben sviluppata. L’artista ha raccontato le difficoltà incontrate nel realizzarla e le reazioni dei cittadini alla presenza di quest’opera, aspetto per lui fondamentale.

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Il feedback dello spettatore è importante anche per Álvaro Cassinelli, giovane fisico e ingegnere uruguayano attualmente professore all’università di Tokio, che ha presentato il suo Khronos Projector, visibile nello spazio NextFun tendone del Festival. Altra opera di grande bellezza, consta di un cubo su cui si apre uno schermo flessibile di lycra, su cui viene retroproiettata un’immagine. Questa immagine in realtà è un clip video il cui tempo si può manipolare toccando lo schermo o puntandovi una fonte di luce. Candele consumate possono tornare intere e accese, angurie putrefatte possono tornare fresche e succose, gli ingorghi del traffico sono reversibili, un tramonto può tornare a essere un alba, il tutto solo con una carezza. L’opera propone quindi un’interfaccia tangibile che permette di scolpire lo spazio-tempo.

Gli obiettivi che quest’opera si prefigge sono: cubismo interattivo (idea di dipingere con il tempo), narrativa non lineare, schermo a 2D e mezzo (offrire nuovi spazi di proiezione), mettere in discussione l’idea che le interfacce digitali sono delicate e per questo non si devono toccare (cosa che invece uno spettatore sente sempre il bisogno di fare). Questa esplorazione attraverso il gesto, nelle intenzioni di Álvaro, dovrà ulteriormente svilupparsi con l’uso di suono, danza, etc. Le applicazioni possibili fuori dal mondo dell’arte sono moltissime: si pensi a medicina, architettura, geologia, pubblicità.

Il pomeriggio è stato dedicato all’animazione digitale e gli effetti visuali del grande cinema: Jordi Gironès, che lavora presso la Framestore CFC (GB), ha presentato alcuni temi relativi al film di imminente uscita “The Golden Compass”; Ben Hibon ha descritto il suo lavoro di animazione e in particolare il corto “The Codehunters”, realizzato per MTV Asia e in concorso nel 3D ArtFutura Show; e infine, in un incontro di due ore, Debbie Denise, Buzz Hays e SeanPhilips di Sony Pictures Imageworks hanno raccontato la storia del 3D, hanno mostrato alcuni estratti di film come Spiderman III, The Polar Express e Open Season e hanno presentato in anteprima alcuni materiali del nuovissimo Beowulf, il tutto dotando il pubblico di occhiali polarizzati. La domenica è stata invece all’insegna del videogioco: Little big planet, Heavenly Sword,..

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Gli ospiti e gli eventi del festival, come ogni anno un evento denso e ricco, organizzato in modo impeccabile, sono stati ovviamente molto più numerosi, tanto che non è possibile citarli tutti. Per maggiori informazioni, invitiamo a visitare il sito del Festival, che offre moltissime informazioni, un blog e una generosa sezione di link. 


www.artfutura.org

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