Olanda, Den Haag, cittadina di non più di 1 milione di abitanti a un’ora e mezza da Amsterdam. Cielo grigio come da programma, architetture d’avanguardia, piste ciclabili e un’Accademia d’Arte pluricentenaria che riflette tanta, tanta attenzione verso tutto ciò che è arte e modernità. Weekend del 21-22 Settembre, appuntamento con il Todaysart Festival: arrivo da alcuni giorni trascorsi ad Amsterdam e l’impatto è profondamente diverso.

Qui trovano posto gli scranni della politica e le nobili stanze della famiglia reale, una delle più ricche del pianeta pare, grazie a i suoi commerci e a una politica di matrimoni incrociati con le più importanti e ricche famiglie reali d’Europa. Qui i ragazzi in giro hanno un altro mood, chi vive a Milano può capirmi, pochi i turisti in giro in una città che si sa facendo il trucco per l’inizio della grande kermesse. Digicult è presente in qualità di media partner, e questa volta un pensiero sottile accompagna il mio arrivo: come diavolo farò a seguire tutto quello che Todaysart propone nell’arco di soli 2 giorni intensissimi? Come trovare un filo comune, dove scovare l’idea alla base, dove soprattutto trovare il tempo e il modo di godere a pieno di tutte le proposte? Non vi dirò come ho fatto ma l’ho fatto, camminando per oltre 12 ore al giorno tra le oltre 25 locations (!!!) sparse in un’area per fortuna ristretta attorno al Grote Marktstraat allo scopo di creare un flusso ininterrotto di persone (pare oltre 20.000 presenze in 2 giorni), luci, visual, suoni, musica, installazioni, performances, presentazioni, workshop e chiacchiere….tante chiacchiere!

Il Todaysart Festival non è stato un evento semplice da raccontare e descrivere. Forse la cosa migliore da fare è partire, come del resto ha fatto all’opening il direttore artistico Olof Van Winden , dalla sigla che accompagna questa terza, fantasmagorica edizione. THX – The Hague International, la sigla del tanto desiderato aeroporto che pare essere centro di polemiche e discussioni da tempo: l’Aia non ha un aeroporto, e questo è un fatto, al contempo ha un festival d’arte moderna tra i più interessanti e ricchi al mondo, capace di attirare oltre 200 artisti da ogni angolo del pianeta per più di 350 opere rappresentate e capace di mettere la città al centro di una serie di interconnessioni interculturali e professionali di enorme potenzialità. E questo è sicuramente un altro fatto, sul quale gli organizzatori del Todaysart hanno voluto riflettere.

.

Photo by: Marie-II

E per far riflettere sul tema sia la città che il pubblico presente, quale migliore occasione che usare l’arte come canale di comunicazione? Detto fatto. Ecco che la via principale della città, quel Grote Marktstraat di cui sopra, circa 500 metri di pista ciclabile senza automobili, costituisce l’ambientazione perfetta per una delle installazioni urbane più potenti ed efficaci che abbia mai visto. Immaginate di camminare con il naso per aria a godere delle luci di una pista di atterraggio, montate sopra dei piedistalli disposti alla vostra destra e alla vostra sinistra lungo la pista ciclabile, a una distanza di non più di 5 metri l’uno dall’altro. Immaginate di essere avvolti lentamente ma inesorabilmente da un flusso sonoro, cupo, basso, potente, diffuso attraverso gli oltre 100speakers a oltre 80db disposti in corrispondenza esatta dei singoli piedistalli di luce, che vi ricorda il motore di un aeroplano. Ma in un momento capite: non è che ve lo ricorda, è proprio il rumore di aeroplano, di un boing 747 per la precisione, in fase di rullaggio sulla pista! Camminate lungo la pista ciclabile, trasformata evidentemente in una pista di atterraggio di un fantomatico aeroporto che ancora deve nascere. E il suono cresce, vi avvolge, le luci si accendono a intermittenza, qualcosa sta per accadere, l’aereo sta per decollare. E quando lo fa…beh…l’emozione e l’impatto sono qualcosa di indescrivibile.

Ho voluto partire dall’opera THX, The Hague Int’l realizzata da LUST con soundscape di Mike Rijnierse e Detlef Villerius per sottolineare il considerevole impatto urbano che molte delle installazioni del Todaysart hanno avuto sulle vie, i palazzi e le piazze della città. Attorno al centro nevralgico del festival, la City Hall e il suo Atrium, si ergeva imponente l’installazione Tryptich del collettivo inglese degli United Visual Artists, già noti come “spalla” visiva nei tour di U2 e Massive Attack. Tre monoliti luminosi (led) e interattivi, la cui intensità e suono variano in funzione del movimento delle persone e della loro distanza dalla matrice luminosa, che si ergevano al centro del Spuiplein per un livello di interattività e di intervento nel landscape urbano sicuramente semplice ma in grado di ridisegnare con efficacia le dinamiche con cui le persone normalmente si relazionano e abitano il contesto cittadino. E sempre il Spuiplein, nell’arco dei due giorni, ha presentato altri interventi sui palazzi che circondano la piazza, soprattutto legati ai graphic designer presentati dalla galleria d’arte Maxalot di Barcellona e alle live performances Inocuo Design e Build proiettate direttamente sulle pareti esterne della City Hall progettata da Richard Meyer.

.

Photo by: Marie-II

All’interno dell’enorme atrio della City Hall varie sono state le installazioni proposte e le performances. Innanzitutto la bellissima opera di Daan Roosegaarde Flow 5.0, installazione interattiva molto concreta e poco digitale per lo meno nella sua estetica: un percorso attraverso due barriere piene di ventole affiancate le une alle altre, in grado di attivarsi al passaggio delle persone e a ogni minimo suono prodotto attraverso una serie di sensori posizionati nella base dell’opera, per produrre un effetto visivo e sensoriale etereo di sicura efficacia. Ma ancora: come non ricordare il sorprendente live di Claudia Marzendorfer e Nick Hummer con i loro Frozen Records? Suoni algidi e molto noise, riprodotti attraverso un lavoro anche in questo caso molto fisico direttamente su dei proto-dischi di ghiaccio della vita di massimo 10 minuti, campionati attraverso una serie di strumentazioni elettroniche e diffusi con etera magia negli immensi spazi dell’Atrium. Molto più rumorosi, giocosi e divertenti al contempo sono stati i ragazzi della scuola Kabk di Den Haag, la Interfaculty Image and Sound/ Art Science della Royal Academy di Den Haag che quest’anno compie ben 325 anni (!!!), con i loro progetti incentrati sul tema del movimento.

Ma molto interessanti all’interno di Atrium sono state anche le live performances presentate dalla Tag Gallery di Den Haag all’interno del progetto denominato Information Aesthetics. Il primo su cui soffermarsi è sicuramente il progetto Man in E.Space di danza interattiva multimediale del collettivo belga Lab (au) in collaborazione con il gruppo francese di danzatori Res Publica, una performance molto delicata e ben sceneggiata, nel suo rapporto tra movimento dei corpi, luci neon e video proiettati su teli posizionati nel mezzo dello spazio teatrale. Il secondo, è invece il bellissimo live di Kangding Ray, architetto e musicista, capace di creare una pasta sonora interessantissima fatta di suoni digitali, elettrici e analogici.

.

Photo by Marius Watz

Ma il progetto Information Aesthetics non si è fermato qui, anzi: forse la parte più pregna e connessa al titolo del progetto è stata la lunga conferenza organizzata presso le sale del FilmHuis, incentrata appunto sulla visualizzazione di strutture complesse di dati digitali, come riproduzione di flussi e fenomeni reali e concreti, attraverso l’utilizzo della grafica e dell’arte generativa. Ospiti preseti al panel: Casey Reas, Marius Watz, Aaron Koblin, Karsten Schmidt e altri, che si sono alternati nelle presentazioni dei rispettivi lavori, incentrati però sulla rispettiva metodologia di lavoro e sull’applicazione dell’utilizzo del codice in forme e modalità capaci di prendere spunti validi sia dalla grafica che dal design di progetto. In questo senso, molto interessanti anche le loro opere esposte nel festival, dalle stampe del progetto Spam Architecture di Alex Dragulescu all’installazione di Reas presso la sede di Tag ai Flight Patterns di Aarn Koblin visualizzati sui muri dei palazzi che affiancano la Grote Marktstraat.

E ancora installazioni in giro per la città, in particolare all’interno delle 3 principali chiese di Den Haag, qualcosa di impensabile per noi bigotti Italiani. La Lutherse Kerk è stata affidata a Robert Henke aka Monolake, con i due progetti Layering Buddha (incentrata sul suono riprodotto dalle tanto famigerate Buddha Machines) e Linear Grid (focalizzata invece sulle possibili forme di sonorizzazione dei rapporti interpersonali in Rete allo scopo ultimo di distruggere qualsiasi barriera fisica di spazio e di tempo); la Nieuwe Kerk ha ospitato invece un giocoso Interactive Playground curato dalla fondazione olandese Villa Nuts mentre infine la Grote Kerk ha visto la messa in scena della seconda opera in programma di Daan Roosegaarde (Dune 4.1, un aiula di steli luminescenti in grado di interagire al suono e al passaggio del pubblico per disegnare un affascinante percorso a cavallo tra natura e tecnologia) nonché del bellissimo lavoro interattivo del giovane Daan Brinkmann, 16 pillars, opera di design di 16 strutture lineari di suoni e luci in movimento al passaggio del pubblico di fronte ad essi.

.

Photo by: Marie-II

E proprio dalla chiesa vecchia, la Grote Kerk, ogni sera incominciava la parte più performativa del festival, con i bellissimi live del francese Pierre Bastien e la sua affascinante Automatic Orchestra, di William Basinski e di Phil Niblock. Fascino, ricerca, lavoro originale sul suono da parte di alcuni pionieri molto diversi tra loro ma perfettamente a loro agio con gli spazi così austeri di una chiesa del Nord Europa. E si poteva pure fumare dentro, lo immaginate???

Ma altre performances di assoluto rilievo sono state quella di Frank Bretschneider e del suo ultimo lavoro audiovisivo Rhytm Exp, sempre giocato sull’estetica glitch ritmica minimale che tanta fortuna e prestigio ha dato alla sua (insieme a Bender e Nicolai of course) etichetta Raster-Noton. Ma non da meno francamente sono stati i berlinesi Mikomikona, incredibilmente affascinanti con la loro collaudatissima performance audiovisiva Fourier Tranzformation I + II in cui il suono e le immagini sono ottenute mediante un gioco tra i campi elettromagnetici generati da due proiettori e una serie di pattern disegnati sui lucidi che dai proiettori stessi vengono riflessi.

E infine la parte club, immancabile come ogni festival di arte elettronica che si rispetti: francamente impossibile seguire tutto il programma articolato attraverso varie location e club: la chiesa nuova (!!!), i club Asta e Paard Van Troje, Korzo e la King Kong Galerie. Techno, ragga e dubstep i generi principali, con intere sale e programmazioni dedicate a quei suoni che tanto vorremmo sentire alle nostre latitudini: Noze, Boxcutter, Legowelt, Modeselektor, Ascii.disko, Spindokter Ries, Tommy Sunshine, alcuni dei nomi principali in programma.

.

Photo by: Marie-II

Per due bellissimi giorni ho cercato quindi di seguire quanto possibile, affascinato dalla capacità degli organizzatori di tenere un filo curatoriale comune e di non debordare nell’enfasi della spettacolarizzazione a tutti i costi. Installazioni, interventi urbani, workshop, momenti di incontro e live club e di ricerca si sono integrati in un weekend di arte e innovazione. Se non sono riuscito a seguire e a raccontarvi tutto perdonatemi, sarà per la prossima volta…. 


www.todaysart.nl

http://flickr.com/search/?q=todaysart&l=cc&d=taken-20070920-

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn