Viene da Vittorio Veneto il trentenne più interessante, carismatico ed eclettico dell’arte italiana, e lui finora non ha sbagliato un colpo. Nico Vascellari si è fatto le ossa al dipartimento design di Fabrica e al Corso Superiore di Arte Visiva della Fondazione Antonio Ratti per poi arrivare primo al Premio Internazionale della Performance di Trento.

Frequenta l’ Italian Academy at Columbia University e sarà artist in residence con borsa di studio all’ American Academy of Rome . Il vincitore del Premio per la giovane arte 2007 è musicista in quanto front-man dei With Love appartenenti alla scena underground del noise punk ma soprattutto performer capace di interagire con diversi codici linguistici, dalla fotografia al disegno, dal corpo al video, dalla musica alle installazioni. La sua ricerca poliedrica prevede sempre uno spazio di esposizione, un pubblico e un tasso non indifferente di improvvisazione e creatività, un’energia nuova e suggestiva che comunica sempre e comunque.

Le tematica dei suoi lavori passano dal legame con la natura, fonte inesauribile d’ispirazione, a travestimenti con abiti e costumi eccentrici, vera epidermide e nuove identità mentali che attingono al proprio immaginario forse adolescenziale fino ai video e agli happening sempre originali e trasgressivi. Ed ecco Nico che durante un concerto “metal” si immerge nella calca del pubblico con una piccola telecamera nascosta e riprende una realtà a lui molto vicina. Adesso invece su una fucina di tronchi, insieme ai musicisti Stephen O’Malley e John Wiese suona e canta accompagnato dalla ritmica dei “falegnami” che aguzzano pali di legno: processione alpina o rituale esoterico? Ora mischia diffrenti media fra di loro, cerca mille immagini di Kate Moss e ritaglia quasi chirurgicamente tutti gli occhi presenti nell’ultimo numero di Vogue America riportandoli ossessivamente nella stessa identica disposizione su un foglio di carta bianca….

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Questo è Nico Vascellari, inesauribile artista, che ha fatto del suo mondo l’arte, della sua natura un’esperienza estetica, plurivisiva e globale. Ha portato il Centro Sociale ai massimi livelli artistici, le sue urla ascoltate nelle Gallerie d’arte e nei Festival, i suoi movimenti sbalordiscono i fruitori imbarazzati entusiasmando il sistema dell’arte, mai come adesso aperto al nuovo, al totale. Impressiona la personalità del suo stile, il credere fortemente ad un’arte che dal “basso” è riuscita a scrollarsi perbenismi e ipocrisie, la sua tenacia morbosa e coerente che non esclude nessuno come probabile protagonista.

Dalla musica è nato e dalla musica parte la sua arte senza ostacoli, un Beethoven digitale se vogliamo non senza un Mejerchol’d, un Picabia elettronico non senza un Kaprow. Arte acustica in scena, sonoro performativo. Evoluzione canora e ridefinizione concertistica; nuovo modo di sentire, nuove sensibilità efficaci e penetranti. Rappresentazione sinacustica, partitura dell’ happening ed installazione ambulante.

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Revenge è il suo ultimo lavoro, un progetto artistico site specific a cura di Paolo Colombo e Monica Pignatti Morano, aperto al pubblico dal 10 giugno al 21 novembre 2007 presso la sala Marceglia, che si trova appena fuori l’ingresso dell’Arsenale di Venezia in occasione della Biennale. Immaginate un muro alto sette metri, intessuto di amplificatori, tutti di forme e dimensioni diverse. Immaginate che le pareti che vi conducono, come un serpente chiaro, alla sala della scultura-performance siano di legno, come di legno è la parete che sostiene gli amplificatori. Che si fronteggia, in un estremo gesto dark e poetico, con un muro intessuto di vasi di fiori (veri), identici a quelli che affollano i bei balconi veneziani, poggiati sulle ringhiere e talvolta sulle esclusive altane. Tutto sprigiona suono. Nel centro della sala, un parallelepipedo di legno scolpito in segni semplici e ancora una volta gotici.

Revenge è una body performance incentrata su un tappeto audio dai volumi violentissimi, eseguita solo durante i giorni del vernissage per la stampa in un medesimo spazio/scultura tridimensionale. Nico si cala dall’alto, dalla sommità del muro di amplificatori, con una cima. Arriva sul pubblico e, tentato dal volo d’angelo da quelle altezze, sceglie invece di albergare sul palco improvvisato (il parallelepipedo) e di urlare la sua sete di rivincita: tutto il suo immaginario è finalmente principe e non più sans papier nei centri sociali del nord est, puntuale per l’ennesimo concerto di hard core.

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La voce di Vascellari arriva al mixer capitanato da John Wiese (Los Angeles), musicista della scena internazionale noise (Sunn O))), Wolf Eyes, Merzbow). Wiese lo rimanda indietro, agli stessi ampli che lo hanno di fronte. Nico balla e urla dieci minuti ebbro dentro il pubblico, sulle teste, precipitandosi a terra. Attorno a lui, tanti piccoli elfi vestiti con cappucci simili, gli sostengono il microfono, trascinando il filo dietro i movimenti frenetici dell’artista. Durante la performance, Nico vola spesso sul pubblico, tanto che il secondo giorno, molti dei presenti si tenevano a debita distanza dall’artista.

Nessuna delle planate ha conseguenze tragiche, qualche naso indolenzito e signore sbalordite. Nulla di particolare, Revenge è simile in tutto a un concerto punk: la novità è che Vascellari, con le sue magliette, i suoi video DIY e le esperienze underground, riesce finalmente a far sentire la sua voce, e a vincere ed essere esposto nel massimo tempio dell’arte.

Attraverso Revenge una intera scena estetica e culturale riesce ad essere premiata. Revenge è il trionfo dell’estetica nerd delle tribù senza stato, che abbondano a Vittorio Veneto come a New York.

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