“Un momento di opportunità e sfida” è cosi’ che si apre il libro di Yochai BenklerLa ricchezza della rete, uscito da qualche mese in italia per Egea ma anche disponibile al download dal sito www.omniacommunia.org .

L’obiettivo del libro è quello di descrivere i meccanismi che stanno scardinando la produzione di informazione e saperi a partire dell’uso della tecnologia e in particolar modo della rete e delle sue strategie di collaborazione, ma Benkler si guarda intorno e lancia anche una sfida: sa bene che nei prossimi dieci anni si combatterà sul piano legislativo una battaglia per la definizione dell’ecologia dell’ambiente digitale che porterà alla ridefinizione della produzione dei contenuti, nonché dei diritti ad essi legati. La tesi di Benkler è molto semplice ma allo stesso tempo accurata: partendo da un approccio economico sostiene che i nuovi processi di collaborazione in rete stanno mettendo in crisi il modello industriale su cui si era strutturata la produzione culturale per tutto il XX secolo.

Tutto il libro in maniera molto chiara propone continuamente il confronto fra l’economia dell’informazione industriale e l’emergente economia dell’informazione in rete (networked information economy). Gli economisti quando parlano di informazione e cultura sanno bene che si tratta di un bene molto diverso da un’automobile o una scatoletta di tonno, lo definiscono un bene non rivale, ovvero un bene che può essere utilizzato e riutilizzato senza ridurne la disponibilità, una volta prodotto può essere infinitamente riproducibile a costo marginale pari a zero.

.

E’ quindi chiaro che in una dimensione in cui i mezzi di riproduzione sono a portata di un largo numero di soggetti grazie alla diffusione delle tecnologie digitali e i costi di diffusione sono abbattuti grazie alla rete, si creano le condizioni sufficienti per dar vita a nuove pratiche di produzione dei saperi. A questo proposito Benkler delinea alcuni profili che definiscono due diverse strategie di produzione: il massimizzatore romantico, che simpaticamente chiama mickey, struttura la sua produzione sull’accentramento dei mezzi di produzione da uno a molti e sulla tutela dei diritti di esclusiva; dall’altra parte si pone l’avvocato erudito, riferendosi alla posizione di Lessig e di Creative Commons, che invece rinuncia al diritto di esclusiva, consapevole del fatto che la produzione comerciale si sposta dall’informazione in se’ alla consulenza e ai servizi ad essa legati.

In realtà Benkler delinea una terza figura, che poi è l’elemento più interessante della sua riflessione, il modello Joe Einstein, che invece va a intercettare la pluralità di fattori e di forme organizzative non commerciali. Benkler vuole infatti valorizzare in questo libro il fenomeno per cui, data la condizione di riduzione dei costi e facilità di accesso ai saperi, si stanno innescano dei meccanismi e delle pratiche sociali tese alla condivisione e alla cooperazione più che alla produzione commerciale. Spiega questo in termini di efficacia economica e, prendendo a modello lo sviluppo del kernel linux, di wikipedia o anche casi più peculiari come quello della community slashdot.com, ne sottolinea con competenza le dinamiche attraverso cui è possibile costruire in maniera orizzontale e distribuita sistemi di rilevanza, autenticità e autorevolezza delle informazioni, in sostanza affascinato da questo fenomeno emergente e assolutamente peculiare dei nostri tempi lo descrive come molto più performante della produzione commerciale.

.

L’ampiezza e la profondità delle trasformazioni che questi processi stanno innescando è anche legata all’enorme quantità sempre in crescita degli attori culturali mossi da intenzioni non commerciali che vanno dagli hobbisti alle ben finanziate organizzazioni non profit. “Se a queste novità sommiamo il fatto che nelle economie più avanzate informazione, cultura e conoscenza sono diventate le principali attività ad alto valore aggiunto, diventa evidente che ci troviamo in una condizione sociale ed economica senza precedenti. I comportamenti sociali che tradizionalmente erano relegati ai margini dell’economia capitalista sono diventati elementi fondamentali delle economie avanzate. I comportamenti non commerciali stanno diventando fattori determinanti per la produzione dell’ambiente informazionale e culturale. Le fonti della cultura, attraverso cui ci facciamo un’idea del mondo, sono radicalmente cambiate, passando dalla forte dipendenza da concentrazioni di media commerciali a un modello molto più distribuito che si basa su molti attori che non sono guidati dagli imperativi della pubblicità o dalla vendita di beni di intrattenimento.”

Questo processo porta a un potenziamento del concetto di autonomia, inteso sia come capacità di azione per sè che di collaborazione con agli altri, e si fonda sull’accesso ai beni informazionali di partenza percepiti come beni comuni, nonchè sulla capacità di distribuire in maniera orizzontale e modulare le competenze e le possibilità di intervento, peer production (proprio a voler nobilitare quel termine tecnico, altrove tanto attaccato, del peer to peer). Sono questi i due cardini su cui non è ancora stato effettuato un adeguamento legislativo che ne consenta lo sviluppo e la tutela. La costruzione di questa ecologia e cultura legale, in questo momento, è il primo terreno di scontro fra la produzione industriale e la cosidetta “peer production”.

Ad oggi si delineano quindi due possibili soluzioni: quella prospettata da Lessig, della continua licenza e autorizzazione, o quella dell’apertura alle pratiche sociali di condivisione basata sul libero accesso ai commons che Benkler si augura. Non staremo semplicemente a vedere cosa succederà, saremo attori di questo conflitto, che lo si voglia o no. 


http://omniacommunia.org

http://www.benkler.org

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn