LEMUR, ovvero League of Electronic Musical Urban Robots. Un gruppo di artisti che, dal loro spazio a Brooklyn, progettano e realizzano robot musicali, una summa di strumenti musicali e tecnologia applicata all’interattività e alla robotica. Con i loro robot, i membri di LEMUR stanno contribuendo a ridefinire il panorama della performance, aggiungendo un tipo completamente nuovo di esecutore.

Questi strumenti robotici – ormai un vero e proprio ensemble di oltre 50 “membri”- possono “esibirsi” in performance solistiche o assieme ad esecutori umani, espandendo i confini della robotica applicata alla musica e all’arte in generale. Da GuitarBot, uno strumento a corde, alle percussioni di ModBot, dal suggestivo ForestBot – sonagli applicate a lunghe aste- al TibetBot, ispirato alle sonorità contemplative dei monaci buddisti, passando per il complesso Lemurtron, che combina robot, interfacce video e interattività.

Abbiamo parlato di questo ed altro con Eric Singer, poliedrico fondatore di LEMUR (e di un altro collettivo di artisti, il Madagascar Institute), musicista, artista, ingegnere, programmatore e instancabile ideatore di strumenti e applicazioni musicali.

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Monica Ponzini: Hai un background interessante, hai studiato musica e computer science. Come mai hai deciso di creare e sviluppare questo tipo di robot?

Eric Singer: E’ stata la naturale combinazione dei miei interessi. Per anni, prima di cominciare questo progetto, ho lavorato su altri tipi di strumenti elettronici destinati ad essere suonati da umani. Ho creato suoni sintetici e a un certo punto ho pensato fosse interessante invertire il processo, far andare l’informazione nell’altra direzione, farla uscire da un computer per produrre suoni fisici. Il che ha portato agli strumenti musicali robotici.

Monica Ponzini: Qualcuno ti avrà sicuramente chiesto: “Perché i robot? L’idea di robot che scavalchino gli esecutori non è nuova, ma la musica non è anche sentimento?”

Eric Singer: Sono semplicemente macchine, non si suonano da sole a meno che un umano non dica loro cosa fare.

Monica Ponzini: Ma non c’è un elemento mancante, quello dell’esecuzione umana?

Eric Singer: Non necessariamente, non scavalchiamo gli esecutori. Aggiungiamo un nuovo tipo di esecutore al mix – un esecutore robotico. Qualcuno potrebbe dire che fanno le cose meglio o peggio degli umani, ma per me non è questo il punto. Il punto è che fanno le cose in maniera diversa, è un nuovo modo di produrre musica, un nuovo modo di comporre, un nuovo modo d’esecuzione, ed è un processo che coinvolge parecchio altri artisti, esecutori, compositori, designer, ingegneri e altre persone in generale. Quindi gli esseri umani non mancano assolutamente in questo processo. Una cosa che gli strumenti robotici possono fare, e che gli esseri umani non possono fare, è suonare in un museo per 3 mesi. O meglio: gli esseri umani potrebbero farlo, ma sarebbe difficile trovare qualcuno che lo facesse in continuazione. I robot possono rispondere in maniera articolata ad una performance umana, si può analizzare una performance umana ed estenderla agli strumenti robotici – ci sono un sacco di territori che possono essere esplorati.

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Monica Ponzini: A che punto siete in questa esplorazione, secondo te?

Eric Singer: (Ride) Siamo al punto in cui siamo. Non siamo all’inizio, nel mezzo o alla fine. Direi che siamo da qualche parte nel mezzo… Penso che la risposta migliore sia dire che cosa abbiamo fatto e cosa vogliamo fare. Abbiamo fatto installazioni interattive in cui i partecipanti contribuiscono a generare la musica tramite interazione, che sia video interazione o tramite sensori o simili. Abbiamo creato installazioni a se stanti, dove la musica veniva suonata su strumenti fisici, acustici, abbiamo fatto performance solo robotiche, abbiamo creato pezzi composti per essere suonati da robot assieme con altri musicisti. Abbiamo coperto parecchio terreno e molte aree diverse, cosa che volevo fare fin dall’inizio. Altre cose che vogliamo fare sono creare molta altra musica per l’ensemble, specialmente musica che coinvolga esecutori umani. Stiamo invitando altre persone per commissionare lavori e composizioni.

Stiamo pensando di iniziare una serie quest’autunno chiamata “Resident”, dove inviteremo le persone ad iscriversi e, se selezionate, potranno venire qui per un mese, usare i robot e gli altri strumenti elettronici che abbiamo, creare delle performance alla fine di quel mese, con uno show finale che esponga il loro materiale. Vogliamo poi creare un insieme di strumenti diversi, dalle varie tonalità e diversi modi di suonare.

Monica Ponzini: Avete creato molti robot singoli, ma anche un sistema complesso come Lemurtron. Vuoi parlarcene? Da dove avete preso l’ispirazione e come l’avete sviluppato?

Eric Singer: Quella è la nostra installazione onnicomprensiva, che integra più o meno tutto quello che abbiamo fatto. Ci sono gli strumenti robotici, che sono disposti nello spazio tutto attorno, sul soffitto e sulle pareti; al centro dello spazio, sul pavimento, c’è una video proiezione, proiettata tramite uno specchio, dunque possiamo proiettare qualsiasi tipo di tipo di interfaccia video o generata da video sul pavimento; sopra al video c’è un sistema di rilevamento video, dunque una videocamera puntata sul pavimento; la videocamera rileva solo luce infrarossa ed essenzialmente illuminiamo la scena con luci infrarosse che riflettono le persone che camminano sopra e attraverso il video, in modo che la videocamera “veda” solo le persone ma non riceva interferenze dal video proiettato.

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L’idea è venuta parlano con altri artisti, e ho lavorato su software di rilevamento video per molto tempo, ho creato un plug-in di rilevamento video per un programma chiamato Max, che permetteva di seguire video e movimenti in un video e convertirli in suono, e adesso è un prodotto che si chiama Cyclops.

Questo sistema usa metodi di tracciamento più sofisticati ed è un programma di nome Jitter. Quello che ci permette di fare è disporre qualsiasi tipo di interfaccia video sul pavimento, farci camminare sopra le persone e interagire con essa. Una delle prime che abbiamo realizzato assomiglia alla freccia di una “ruota della fortuna” che si può calciare virtualmente. Il computer che genera il video monitora anche il movimento e se qualcuno “spinge” la freccia, questa gira e fa in modo che venga generata una sequenza musicale che viene riprodotta dai robot. Questo è un esempio di quello che si può fare, ma ci sono moltissime altre cose che vogliamo fare: vogliamo consentire alle persone di giocare con un biliardo o delle palle virtuali, calciarle in questa area delimitata dal video… è uno spazio di interazione video, che si interfaccia anche con i robot.

Oltre a quello, abbiamo un’interfaccia in rete, che permetterà alle persone di connettersi e controllare una video camera, muoverla per la stanza, inquadrare vari robot e caricare file per far suonare i robot; avremo delle specifiche pubblicate e i compositori potranno connettersi, caricare i file e ascoltare il risultato in tempo reale via streaming, così diverse persone per il mondo potranno suonare i robot. E probabilmente avremo un’interfaccia che permetterà alle persone di interagire e far suonare i robot, così anche senza essere dei veri compositori, potranno sentire cosa fanno e “giocarci”. Questo è uno sviluppo in corso, abbiamo realizzato varie versioni, a un certo punto speriamo di ottenere dei fondi per farlo diventare un’installazione permanente qui.

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Monica Ponzini: Oltre a questo progetto, hai altri piani per il futuro?

Eric Singer: LEMUR è il mio piano per il futuro. E’ continuare a creare i tipi di strumenti che io e gli altri membri del gruppo vogliamo creare, mostrarli in giro per il mondo. Facciamo inoltre programmi di educazione all’arte e alla tecnologia, e vogliamo continuare a farlo, vogliamo portare altre persone a fare performance e aprire questo spazio come galleria, insomma, continuare a fare quello che facciamo in misura sempre maggiore.

Monica Ponzini: Avete un network internazionale?

Eric Singer: Abbiamo fatto performance in tutto il mondo per anni, abbiamo viaggiato con i robot, riceviamo inviti ogni settimana per diversi festival. Ci vogliono un po’ di soldi per trasportare i robot, ma speriamo di farlo sempre più spesso.

Monica Ponzini: Ci sono dei paesi in particolare in cui avete trovato più interesse per quello che fate?

Eric Singer: Non direi che c’è un paese in particolare che abbia più interesse. Siamo stati in Asia, Australia, Europa dell’Est e dell’Ovest… Non siamo ancora stati in Russia, Africa, in Medio Oriente o in Sud America… questi sono ancora territori da “conquistare”.

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Monica Ponzini: Secondo te, qual è il futuro dell’interazione fra umani e macchine, specialmente da un punto di vista estetico-creativo?

Eric Singer: Penso che nessuno possa dire come sarà il futuro…

Monica Ponzini: Ma tu come te lo immagini?

Eric Singer: Interazione sempre più dilagante. Nel bene e nel male i computer sono dovunque – ho letto l’articolo di un autore che parlava della presenza dominante dei computer e che prevedeva che ci sarebbero stati computer nelle maniglie delle porte, per poi rendersi conto, mentre entrava nella sua stanza d’hotel con la sua carta magnetica, che ci sono già. Dal punto di vista artistico, l’interazione con i computer al giorno d’oggi sta esplodendo, i mezzi per realizzarla sono renderla più semplice e meno costosa, gli strumenti stanno migliorando, diventano più facili e sempre più persone sono in grado di usarli… non c’è bisogno di una laurea in ingegneria –anche se aiuta- , ma insegniamo alle persone come lavorare con microprocessori e programmi, creare arte interattiva, video, musica. Tutto quello che posso dire è che continuerà ad espandersi e a diventare sempre più diffusa. 


www.lemurbots.org

www.ericsinger.com

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