Locative media, l’ossessione del momento. Le nuove tecnologie aprono scenari di individuazione perfetta, tutto è per principio in nessun luogo e ogni cosa è perfettamente in ogni momento tracciabile e individuabile, collocata in una griglia cartesiana universalmente riconosciuta.

Ancora qualche tempo fa l’opinione pubblica critica si mostrava preoccupata di vivere in una società sorvegliata, come nel testo di David Lyon http://www.feltrinelli.it/SchedaLibro?id_volume=1741986, una società in cui strumenti di controllo dal potere pressoché illimitato scrutano dall’alto e dal di dentro ogni percettible movimento e sono in grado di tracciarlo. Oggigiorno questa preoccupazione sembra generalmente superata, sembra fatalisticamente accettato il processo di panopticizzazione digitale, mentre l’accento si sposta sulle potenzialità sociali, aperte a tutti di questo processo.

Le tecnologie militari di posizionamento satellitare sono diventate public domain commerciale, base operativa per i sempre più popolari GPS. Le telecamere di controllo che tanto sembravano minacciare il diritto alla privacy e la libertà d’azione, sono aquisite con indifferenza nel paesaggio quotidiano, sono talvolta accessibili in streaming su internet e vengono usate dagli automobilisti per controllare il traffico nelle ore di punta e studiare percorsi alternativi nel traffico metropolitano. Le banche dati cartografiche sono pubblicamente accessibili a chiunque tramite Google-maps e i suoi fratelli, e in ogni momento possiamo zoomare su (quasi , ma è solo questione di tempo) ogni angolo del mondo per vedere com’è fatto prima di andarci, o magari per non aver più bisogno di andarci.

.

La costruzione collettiva di database georeferenziati attraverso le pratiche di “tagging” collega ad ogni punto, ad ogni luogo, informazioni pratiche o poetiche, esperienze qutidiane vissute, fatti storici istituzionalizzati e (soprattutto) proposte commerciali. La rete diventa un immenso, infinito atlante in evoluzione costante, una mappa che si sviluppa tendendo borgesianamente a coincidere con il territorio… è un processo questo che ha senza dubbio un lato emozionante, inebriante, oltre che una praticità indiscussa. Il senso di dominare il mondo che tanto può inquietarci quando associato a poteri concentrati, a un uso totalitario, ad attori oscuri al di fuori dalla sfera del controllo sociale, in qualche modo nella rete si democratizza banalizzandosi. Tutti possiamo dominare il mondo, scrutarlo dall’alto, tracciarne i più distanti movimenti. Ubiquitous, ubiquo è la buzzword del momento. Siamo ovunque, penetriamo ovunque, domininiamo diffusamente, democraticamente.

Sarà.

Ma, per quanto possa essere preso seriamente uno che ha trasferito il suo ufficio in un processore Intel, che mentre scrive è in crisi profonda perchè da più di 24 ore non riesce a connettersi ad internet, che sta su un aereo mediamente una volta ogni dieci giorni e che consulta quotidianamente online orari dei trasporti, mappe e tariffe telefoniche internazionali; per quanto, dunque, possa proprio io permettermi di fare simili osservazioni, un pò di inquietudine rispetto a tutto questo io ce l’ho.

.

Potremmo definirla forse una nostalgia del perdersi. Già; usciamo di casa per andare da A a B con la “stampata” in mano, o col PDA che ci indica dove svoltare, quale sensi unici non imboccare, distanza percorsa e quella da percorrere, tempo previsto e nostra eventuale ritardo sulla tabella di marcia. Quali mezzi, quali orari, quali costi. Il miglior percorso possible. Il GPS ci richiamerà gentilmente al primo segno di errore o di divagazione. Niente sorprese, nulla di inatteso, sono previsti lavori in quel punto dunque è gia pronto il tragitto alternativo. A quest’ora c’è troppo traffico, quindi meglio seguire il tragitto B. Si tratta di seguire indicazoni elaborate dal sistema per te, numeri civici, di strade, e linee d’autobus, nomi di fermate e nodi di scambio modale. Seguire le istruzioni.

Lungo il tragitto, tutte le offerte commerciali e i servizi disponibili, indicizzati secondo il proprio profilo di consumatore. E non dimentichiamoci l’onnipresente telefono cellulare che può intervenire in tuo aiuto in qualsiasi momento, avessi bisogno di assistenza supplementare…Sappiamo già cosa ci aspetta, conosciamo la destinazione, non abbiamo bisogno di sforzarci a immaginare cosa troveremo.

.

Orientarsi è un arte antica, è un sapere sottile, che coinvolge i sensi tutti, la capacità di adattamento e interpretazione. Un rapporto osmotico con l’ambiente, con i segni che il mondo esterno dispiega, a livelli ben più profondi della specifica segnaletica funzionale. Una emozione, fatta di apprendimento e di inquietudine, di curiosità e di sorpresa, di timore e confidenza, che ci lega al territorio come ambiente stabile, lento, sedimentato, costruito dal sommarsi di culture, pratiche e saperi sociali, in cui muoversi con rispetto.

E’ una pratica che contempla lo smarrirsi come una possibilità concreta e talvolta fruttuosa, come uno slittamento verso i limiti della conoscenza che può aprire nuovi orizzonti. Perdersi è una preziosa possibilità, che stiamo forse perdendo. Spersi in un sovraccarico di infomazioni, di istruzioni per un uso di cui abbiamo forse dimenticato il senso, il Perdersi non è forse un modo possible di ritrovarsi?

Beh, questo pezzo si ferma qui, devo andare dal veterinario a far impiantare un microchip al gatto, è richiesto per legge….

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn