Digicult ha avuto l’onere e l’onore di essere partner dell’edizione 2007 del Sonar, in assoluto il più conosciuto e popoloso festival di musica avanzata e arti mulimediali. Progetto seguito con non poche difficoltà per la nostra struttura ma che si conclude in questo numero doppo estivo con un report così completo ed esaustivo che toglie molti dubbi sulla capacità virale di un progetto editoriale sul Web e sulla sua dinamicità strutturale.

Sì perchè dopo 3 mesi di partnership, il report conclusivo alla fine della tre giorni barcellonese è un documento rigorosamente digitale costituito da ben 4 articoli che penso coprano tutte le anime di questo festival assolutamente unico nella sua complessità e proposta artistica: un report della sezione musica (scritto da Giulia Baldi che trovate nella sezione Electronica), un report della sezione multimedia (scritto da Francesco D’Orazio che trovate nella sezione Design) e un report della sezione di cinema (scritto da Alessio Galbiati che trovate nella sezione Video Art).

Io mi sono limitato alla parte divertente, il confronto e il dialogo diretto con i direttori artistici del Sonar. Non essendo potuto fisicamente andare a Barcellona due settimana fa per motivi personali (ma vi posso assicurare che di edizioni ne ho “fatte” tante) ho colto la palla al balzo di non essere stato assolutamente condizionato da ciò che avrei visto e ascoltato, per scoprire quindi di avere la necessaria lucidità per intavolare una chiacchierata dai toni il più generale e riflessivi possibili. Perchè una cosa è sicura: quando si parla del Sonar, fateci caso, gli argomenti sul tavolo della discussione sono sempre gli stessi, da anni.

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Molti di questi argomenti e curiosità li potrete ri-trovare nelle mie domande a Enric Palau, che di Sonar è uno dei co-direttori artistici.

Marco Mancuso: vogliamo iniziare raccontando le vostre impressioni riguardo questa edizione 2007 del Sonar? Quali erano i vostri desideri e obbiettivi nei mesi scorsi e quali quindi le vostre opinioni conclusive? Quali progetti e spettacoli vi hanno soddisfatto di più e quali feedbacks avete ricevuto dagli artisti e dalla gente?

Enric Palau: Le nostre impressioni sono state buone così come i feedbacks che abbiamo ricevuto sia dagli artisti che dai visitatori. Abbiamo coperto nuovi aspetti della nostra ricerca artistica con concerti come i Burning Star Core tra gli altri e con le mostre di new media come Sonarmatica e il programma Sonar 5+1. Abbiamo come sempre regalato divertimento e suoni dance di alta qualità, attraverso performance come quella di Black Devil Disco Club o la crew di Ed Ranger. Alla fine abbiamo avuto la sensazione che il festival sia stato soprattutto un’ “esperienza”, un momento di vita importante e soddisfacente sia per gli artisti che per il pubblico, e proprio questo spirito di soddisfazioneci guida verso il Sonar 2008.

Marco Mancuso: Il Sonar è probabilmente l’unico dei principali eventi di elettronica nel mondo che si colloca sul confine tra un festival culturale e i grandi eventi musicali estivi. Cosa ne pensi di questa doppia attitudine? Io penso personalmente che il Sonar sia innanzitutto un evento culturale e conosco moltissimi critici, curatori, giornalisti e organizzatori che passano ogni anno da Barcellona nei giorni del Sonar. Come è possibile per voi dialogare e lavorare con così tante anime differenti nel mondo dell’arte, della musica e della cultura digitale?

Enric Palau: Il concept stesso del Sonar è basato sul bilanciamento e la commistione tra insegnamento e divertimento. Noi cerchiamo di sottolineare gli aspetti culturali del festival così come gli elementi più divertenti e dance, in modo tale che il pubblico possa vedere, ascoltare, imparare ma anche interagire e divertirsi. Non è un’identità dualistica, è piuttosto un’unica entità eclettica.

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Marco Mancuso: Sono certo che molte persone desiderano sapere quanto voi tutti lavorate a un evento come il Sonar anno per anno. In altre parole, come raccogliete tutto il denaro necessario da privati o istituzioni, quando iniziate a lavorare all’edizione successiva, quante perone vi lavorano come curatori e direttori artistici.

Enric Palau: Sonar è un evento che richiede ovviamente la massima attenzione tutto l’anno. Noi incominciamo a pianificare l’anno successivo prima ancora che l’anno precedente sia finito, anche perché questo è il modo migliore per rivisitare le passate edizioni e risolvere e migliorare i possibili problemi che si incontrano. In generale ci sono 17 persone in ufficio che lavorano tutto l’anno al Sonar, ma anche ad altre attività della compagnia. La vera partenza è comunque di solito dopo Natale, anche se ci sono tantissime negoziazioni già risolte prima di allora.

Marco Mancuso: Come è possibile costruire un palinsesto così ricco come quello del Sonar? Siete costantemente in contatto con il 100% delle label internazionali, dei promoters, dei festival e delle agenzie? Oppure anche viaggiate in giro per tutto il mondo per festivals, utlizzando magari anche Internet come strumento di lavoro?

Enric Palau: Beh, noi riceviamo tantissime proposte per posta, che cerchiamo poi di ascoltare, anche se è ovviamente impossibile ascoltarle tutte. A questo scopo abbiamo un team curatoriale, che fa le sue scelte di preferenza. Durante l’ultimo anno abbiamo viaggiato per moltissimi eventi in tutto il mondo così come atraverso il nostro Sonar Sound. Quindi abbiamo sicuramente la possibilità di incontrare label locali e artisti da tutti i paesi, gente coinvolta nella cultura elettronica che sono in qualche modo interessati a fare network con noi. Inoltre label manager e artisti che sono stati già al Sonar e ci sono costantemente vicini suggerendoci eventi in anteprima così come le loro proposte più recenti e future. Abbiamo inoltre accesso a una grande varietà di inputs da dovunque e cerchiamo quindi di mettere tutto insieme in un programma coerente e “leggibile”, che piano piano diventa il programma finale del Sonar. Per SonarMarica invece ci affidiamo a specifici curatori, specializzati nei new media naturalmente.

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Marco Mancuso: Come avete lavorato appunto con i curatori ospiti negli anni scorsi? Siete aperti in genere a proposte curatoriali o contattate voi direttamente i professionisti chiedendo progetti specifici su concepì precisi?

Enric Palau: Noi contattiamo normalmente qualcuno chiedendo un progetto specifico e commissioniamo quindi il lavoro. Naturalmente deve avere a che vedere con la linea artistica generale che stiamo seguendo quell’anno specifico, e all’interno di quella direzione chiediamo lavori che diano senso e valorizzino il concepì in questione.

Marco Mancuso: Sonar è considerato oggi (e da molti anni) come il più importante evento internazionale di musica avanzata, club, sperimentale ed elettronica. Allo stesso tempo Sonar negli ultimi anni si è totalmente aperto alle arti multimediali e agli audiovisivi di ricerca. Pensate che questo tipo di concepì per un festival (un concept molto seguito a livello internazionale da moltissimi festival) possa ancora funzionare oggi? O magari state pensando a qualche cambiamento nella formula e nella struttura o nel concepì generale?

Enric Palau: Sonar è un festival specializzato di cultura elettronica. La cultura elettronica ingloba l’arte con i nuovi media e gli audiovisivi, che sono attualmente uno dei suoi linguaggi principali. Negli ultimi anni abbiamo presentato molti lavori in questi ambiti nei programma del Sonar A La Carte insieme al SonarMatica e al Sonarama, nonché ovviamente nelle proiezioni del SonarCinema. Noi non vogliamo assolutamente cambiare questa formula sulla quale il Sonar si è sempre basato.

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Marco Mancuso: Quali cambiamenti sono avvenuti dalla prima edizione del Sonar, da quando era un piccolo evento di musica elettronica? Come sono cambiate le vostre vite private e professionali lavorando in questo in questi anni a un’esperienza come il Sonar?

Enric Palau: Noi ci divertiamo e allo stesso tempo siamo molto meticolosi con tutti gli aspetti di un festival come il Sonar. Questo è quello che ci ha portato avanti in questi anni e questo è il nostro modo di vivere e sognare.

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