Sono tornati in Italia, nelle Marche. Sono loro, come prima più di prima, irriverenti, inventivi e grotteschi per natura, tecnologici, globali e mediali per antropologia. Il Big Art Group in occasione del trentesimo compleanno del Festival Internazionale Inteatro, alias Inteatrofestival di Polverigi (AN) non potevano non stupirci ancora, presentando in anteprima mondiale l’ultimo lavoro frutto di una residenza creativa nel paese marchigiano durata 65 giorni dove hanno coinvolto l’intera comunità locale.

Il gruppo newyorkese con il nuovo spettacolo THE PEOPLE , un living cinema ispirato al ciclo tragico dell’Orestiade e firmato dal regista Canden Manson e dal co-autore Jemma Nelson, fatto di telecamere, computer e schermi giganti, ha trasformato Polverigi in un set ed i suoi abitanti in attori. Nei giorni pre-evento, The People cerca…. le emozioni, le facce, i sorrisi; cerca le parole e le immagini, cerca unioni sensibili, occhi indiscreti e parole private, cerca la gente di Polverigi.

Attraverso un volantinaggio a tappeto nelle cassette postali, i due artisti Manson e Nelson assieme allo staff del Festival cercano persone che possano aiutarli “nel creare una televisione fatta in casa (living television)”. ” Vorremmo intervistarvi – spiegano – vorremmo creare set cinematografici in paese e chiedervi di essere attori nella vostra vita quotidiana. Vi invitiamo nel nostro Studio a Villa Nappi dove potete venire a conoscerci, parlare del progetto, vedere come stiamo lavorando e condividere con noi la fase di preparazione dello spettacolo” .

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Un progetto tra street-tv e teatro nel corso del quale i cittadini saranno affiancati da attori dei Big Art Group e da due musicisti post-punk newyorkesi, l’ex LunaChicks Theo Kogan , e Sean Pierce della band Theo and the Skyscrapers. La performance multimediale è un progetto di straordinaria complessità creativa che nasce dopo spettacoli come Flicker , House of no More ed il recente Dead Set , in cui avviene l’impiego dell’originale tecnica del “Real Time Film” : un modello concettuale in cui confluiscono teatro, video e manipolazioni tecnologiche in un approccio estetico originale.

Il risultato è un gioco in cui teatro e immagine proiettata interagiscono per deformare la realtà sotto gli occhi del pubblico. “In fondo – spiega Manson – mettiamo in scena il pericolo di essere assuefatti allo sconvoglimento della verità, al voyeurismo, alla prepotenza della comunicazione”. THE PEOPLE è dunque un grande affresco sull’uomo con la televisione accesa, un invito che parte da Polverigi affinché “le persone si riapproprino della tv nelle loro case, ricreandola essi stessi”. Hanno occupato case, strade e piazze. Lo spazio intimo è in scena; la famiglia, la complessa dialettica sociale fra pubblico e privato ispirato dal ciclo tragico di Eschilo è tratta. La drammaturgia trae spunto inoltre dal pasoliniano Note per un’Orestea Africana e dalle considerazioni del sociologo americano Chris Hedges sul fascino oscuro che la guerra esercita sul comune uomo della strada, nell’ illusione che essa elimini i problemi più spinosi della vita.  

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Brandelli di vita quotidiana quindi, ripresi in simultanea attraverso finestre e vetrine degli edifici, e proiettati in diretta attraverso un video diffuso sulle pareti degli edifici. Ecco un unico grande set di reality multi-location con protagonisti gli stessi abitanti ripresi nell’intimità delle loro case, dei centri commerciali, dei luoghi della socialità; un mix di realtà e finzione, azione live e proiezione, film, improvvisazione e azione teatrale . E allora ecco dinanzi a noi prendere vita videocamere e videoproiettori, miniDV e computer, operatori di audio, luci e regia, uomini e donne presi dalla strada, un fine artistico tecnologicamente perfetto ed impeccabile. Lo spettacolo indaga dentro le case del centro storico chiamato “Roccolo”, dentro il contesto familiare in cui il regista ha trasportato un dramma dell’umanità, sarà un guardarsi allo specchio e lo spettatore guarderà ciò che vorrà vedere. Come dice Manson – “Ognuno legge nelle azioni in scena la sua realtà, la morale della sua esperienza” .

Siamo restati in silenzio, in un silenzio appassionato e pregno di pathos per più di un’ora, dove le emozioni si susseguivano di prepotenza suscitate nel guardare ed ascoltare la gente parlare di guerra, di pace e democrazia. Dinanzi a noi i muri delle case storiche dove venivano proiettati cinque video paralleli; poi la storia inizia in diretta, all’interno di una casa dove una ragazza del posto viene “interrogata” sul suo privato, ripresa e “sparata” fluttuata al di fuori, per renderci partecipi delle sue confessioni.

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Un’Orestiade riadattata in chiave quotidiana, protagonisti insoliti e veri, bravi o no che siano ma sempre senza maschere, senza veli e senza pregiudizi e sindromi da star. Lo spettacolo è fatto da loro, persone prese dal paese e inchiodate davanti a una telecamera per sentire le loro voci, le loro storie e i loro segreti; ed ecco ora una donna arrabbiarsi per le guerre in corso, un uomo far capire la propria idea di pace e amore, un ragazzo sfrontato e scherzoso, un anziano ricordare la Seconda Guerra Mondiale. Si passa da primi piani in bianco e nero alla storia di fondo, da immagini fisse al fuoco e al mare, da icone invisibili a musica rock.

Scenografia ipermediale a contrastare la tragedia greca, il connubio con Eschilo può creare un nuovo stile di pensiero e di visione, un teatro sul teatro, Agamennone a Polverigi l’abbiamo incontrata in passato, ogni giorno della sua vita camminava e sorrideva: aveva il volto di una di noi. Abbiamo guardato Troia e i Troiani , le Erinni e Cassandra senza vederli, abbiamo sentito i rumori dei venti a Sud-Est e del Mar Mediterraneo, immaginato giustizia e vendetta. Sapori ed umori, problemi ed intrighi di una civiltà oggi hanno gli stessi codici; giustizia divina e coscienza umana, valori di civiltà e democrazia che ancora oggi non sappiamo né attuare né spiegare. 

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