L’Accademia di Brera di Milano che dal 1999 propone il Corso in Nuove Tecnologie dell’arte, ha inaugurato tre specialistiche in Arti Multimediali e sta avanzando velocemente e con successo a coprire la formazione nei settori della grafica, della fotografia, del cinema, della comunicazione digitale e delle nuove professioni legate ai new media con un occhio di riguardo all’animazione 3D, al digital video, alle installazioni interattive, al web design e allo show design.

Un corpo docente quello di Brera 2, di tutto rispetto composto da alcuni tra i maggiori artisti italiani multimediali (tra gli altri: Paolo Rosa, Tullio Brunone, Mario Canali), dai massimi esperti di infoestetica (Antonio Caronia, Andrea Balzola, Emanuele Quinz, Lorenzo Taiuti) e di arte della rete (Domenico Quaranta).

Abbiamo incontrato Ezio Cuoghi, artista intermediale molto conosciuto partito proprio dal teatro (a cui dedicheremo un focus nei prossimi numeri di Digimag) e attualmente vicedirettore vicario dei corsi specialistici sulle nuove tecnologie. Ci racconta come e perché nel dilagare di offerte didattiche sul multimedia scegliere Brera è una delle scelte migliori da fare, e come siamo arrivati alla seconda fase del tecnoteatro: quella dell’interazione multilocata e multimodale e della “risonanza estetica”.

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Anna Maria Monteverdi: Quando sono nate le specialistiche del Corso di Nuove Tecnologie per l’arte all’Accademia di Brera e con quale finalità?

Ezio Cuoghi: Le specialistiche di II° livello attualmente attivate, sono nate tre anni fa, e gli indirizzi sono rispettivamente in: Arti Multimediali Interattive e Performative , e Arti Multimediali del Cinema e del Video Sperimentali ; un nuovo indirizzo in Arti Multimediali della Fotografia è stato attivato l’anno scorso. Le finalità non possono che essere evidenti se si considera da un lato l’imponente numero di ricerche artistiche che in questi decenni si stanno indirizzando sul crinale di raccordo con le possibilità comunicative e formali che offrono le nuove tecnologie; mentre dall’altro si ha un panorama dell’alta formazione artistica europea che si è mossa molto più in fretta della situazione italiana, presentando un’attenzione viva e presente su questi fronti della ricerca. Per quanto riguarda l’offerta didattica direi che l’idea su cui si è lavorato sin dagli inizi, e che rappresenta per noi un importante attrattore interno, è senz’altro fondata sulla necessità di coniugare la formazione specifica con l’operare concreto su progetti realizzativi rivolti all’esterno dell’Accademia, in modo da rendere visibile e tangibile il riscontro formativo che viene offerto.

Anna Maria Monteverdi: Gli spazi e le strutture dove studiare le estetiche delle new media art e fare pratica dei sistemi digitali interattivi applicati all’arte non sono molti, per lo più si tratta di forzature o matrimoni di interesse che sfruttano il filone tecnologico per attrarre “clienti”, come si deduce dai programmi di alcuni DAMS. L’obiettivo di Brera mi sembra sia quello di configurare un vero e proprio Polo di eccellenza sperimentale e avanzato sul Multimediale. ..

Ezio Cuoghi: E’ proprio così. In Italia i centri di alta formazione dedicati a questo settore non sono molti, e spesso debbono la loro nascita a interessi diversi dalla qualità della ricerca che propongono e svolgono, mentre noi a Brera abbiamo senz’altro questa aspirazione sincera. In pochi anni abbiamo saputo raccogliere attorno a questo progetto un corpo docenti di grande caratura nazionale e internazionale che credono in questo progetto di eccellenza. Dall’altro canto il numero chiuso per l’accesso degli studenti ci ha concesso di selezionare un nutrito numero di giovani fortemente motivati e preparati. Il problema casomai sono le attrezzature: non bastano mai, ed è giusto che sia così. In ogni caso, ci siamo attrezzati per avere dei laboratori specialistici di buon livello, e per gli anni a venire abbiamo un programma di ampliamento e di specializzazione che ci porterà ai quei livelli che noi intendiamo raggiungere.

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Anna Maria Monteverdi: Quali attività prevedete per l’anno 2007-2008?

Ezio Cuoghi: Come di consueto, oltre alla normale attività didattica, ci saranno workshop e stage con artisti affermati, affiancati da cicli di incontri e conferenze sulle tematiche che via via il nostro lavoro interno di ricerca ci suggerirà. Importante è invece sottolineare che abbiamo in preparazione la nuova attivazione di due nuove specializzazioni, che spero partiranno nell’anno acacdemico successivivo: una sulle Arti Multimediali del Web e un’altra sulle Arti Multimediali dell’Animazione 2D e 3D.

Anna Maria Monteverdi: Quale sono a tuo avviso le proposte più innovative apparse ultimamente sul piano della tecnodrammaturgia a livello nazionale e internazionale e in che modo si può configurare, dalla tua esperienza di tecnoartista, una progettazione proficua e alla pari tra sistemi interattivi, drammaturgia e scrittura scenica?

Ezio Cuoghi: Beh, le ricerche in corso sono molte, e molte di queste sono davvero degne di attenzione. In particolare direi che quelle che mi appaiono più interessanti sono quelle che affrontano il problema dell’interazione multilocata e multimodale. A mio avviso questo è un nodo di interesse particolarmente significativo oggi. La questione del rapporto tra sistemi interattivi, drammaturgia, e scrittura scenica è una questione che chi opera probabilmente non si pone più. L’interazione è una forma di processo che sottintende una sorta di fenomenologia emergente insita nell’opera. E un ‘fenomeno emergente’ è un risultato non sempre prevedibile e certo. Il progetto drammaturgico è dunque una formula quasi alchemica, che contiene gli elementi e le condizioni di una possibile ‘risonanza estetica’.

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Anna Maria Monteverdi: Come concili la tua attività di artista “intermediale” con quella di docente e di vicedirettore vicario?

Ezio Cuoghi: Nell’unico modo possibile: con la passione. La passione dell’operare come artista, e la passione per la ricerca e la formazione. Lavorare ad un progetto artistico e vederlo realizzato spesso entusiasma tanto quanto coordinare questo nostro dipartimento. La mia carriera professionale nasce in teatro, prima come attore e poi come regista. E forse da qui nascono i miei interessi maggiori: da un lato i linguaggi che ho sempre vissuto nel loro interagire, soprattutto interessandomi del rapporto fra Arte e Scienza, e a cui ho dedicato molti dei miei lavori; e dall’altro l’interazione, appunto, che secondo me rappresenta la modalità e la forma dell’opera che più di ogni altra ha la forza di offrire (…o soffrire…) la relazionalità. Muoversi e lavorare con colleghi che amano il loro lavoro, e vedere crescere giovani artisti che si dedicano alle loro ricerche artistiche con entusiasmo e intelligenza non è male …

Non tutti i giorni, naturalmente…

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