Nel caso aveste acquistato uno degli ultimi lavori di Edoardo Kac, questa estate, oltre a cercare qualcuno che mantenga il vostro animale domestico, vi tocca risolvere il problema di dove lasciare la vostra opera d’arte. No, non è una provocazione, ma una delle ultime frontiere della bioarte.

Si chiama Specimen of Secrecy About Marvelous Discoveries, ed è l’ultimo lavoro dell’artista brasiliano. Ospitata alla scorsa biennale di Singapore, l'”opera”, o la nuova creatura (questo è sempre da vedersi), in linea con lo spirito dell’artista, mette completamente in discussione il confine tra arte e natura. D’altronde, lo stesso Kac, in una non lontana intervista, dichiarò di essere d’accordo con Joseph Kossuth nel ritenere che il “valore” di un artista viene misurato in base alla sua capacità di accrescere il dibattito inerente il confine e il dialogo tra dimensione artistica e naturale. E seguendo questo ragionamento, Kac colpisce di nuovo il segno.

Specimen of Secrecy è un’opera complessa composta da una serie di “quadri viventi” in grado di modificare il loro metabolismo interno a secondo delle condizioni dell’ambiente ospitante. Per la verità Kac definisce i lavori “biotopes”, che, rimanendo in aderenza con l’etimologia, significa “luoghi viventi”. Ognuno di questi biotopi è effettivamente un microsistema autosufficiente nel quale, grazie alla presenza di terra, acqua, altri materiale, vivono migliaia di piccoli esseri viventi. La composizione, i colori, l’organizzazione formale interna del quadro viene decisa dall’artista, orchestrando la crescita dei materiali organici contenuti nella teca.

Insomma, chi fosse interessato ad acquistare uno di questi lavori deve essere disposto ad occuparsene, pena, la morte dell’opera d’arte.

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Per chi non lo conoscesse Kac è l’artista brasiliano “creatore” del primo coniglio luminescente della storia del mondo, la piccola Alba (GFP Bunny, 2000), nata presso l’istituto di Ricerca Agronomica francese e nel cui genoma furono inseriti, per ottenere l’effetto di bioluminescenza, geni di un’altra specie vivente, esattamente, di medusa. Parliamo di esperimenti artistici, che, all’epoca, furono definiti come arte transgenica, in quanto basata sull’uso delle tecniche di ingegneria genetica al fine di creare organismi viventi unici.

L’artista, fin dall’inizio della sua attività, iniziata negli anni ’80, si è distinto per un cospicuo uso della tecnologia ed è da considerarsi, per tanto, tra i pionieri dell’arte digitale. L’eclettico Kac esplora, attraversa e approfondisce la maggior parte delle frontiere delimitate dall’uso creativo delle tecnologie digitali: dalla telematica alla robotica, alla telerobotica, fino alla biotelematica ed all’arte transgenica.

Quello che interessa a Kac, nelle sue sperimentazioni è l’indagine, in senso ampio, delle dimensioni filosofiche e politiche dei processi comunicativi. Esamina, nel suo lavoro, sistemi linguistici, scambi dialogici e la comunicazione fra le specie. Le nuove tecnologie, per l’artista, rappresentano nuove possibilità comunicative e di accrescimento della comprensione ed integrazione dell’alterità, in ogni sua forma.

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Agli esordi dell’arte digitale, Kac si distingue per le sue ricerche che definisce di telepresenza, che portano alla creazione di lavori basati sull’utilizzo della telerobotica. L’artista intende comprendere quanto le nuove tecnologie della comunicazione, unite alle nuove frontiere della robotica, consentano di sperimentare diverse dimensioni esperienziali nonostante la distanza tra agente stimolante e soggetto stimolato ( RC Robot 1986, The Ornitorrinco Project 1989).

Seguono lavori basati sulla comunicazione interspecie, come Essay Concerning Human Understanding , dove il dialogo si stabilisce tra un canarino e una pianta, ovviamente a distanza, e facendo ampio uso di sofisticate tecnologie.

Lavora sulla memoria e sul concetto di dis-locazione e controllo a distanza, coerentemente con la sua vocazione concettuale, realizzando nel 1997 Time Capsule.

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Tra il 1998 e il 1999 si interessa di manipolazione genetica, contribuendo a definire quella nuova frontiera dell’arte contemporanea chiamata arte transgenica . E’ la volta di opere come Genesis (1999), Gfp Bunny (2000), Eighth day, dove innesti genetici, giochi linguistici, metafore religiose non solo aprono alla riflessione sulle grandi domande, ma mostrano una dimensione dell’arte e della creazione assolutamente inedita, tanto da portare alla necessità di riscrivere il confine tra forma estetica e forma naturale.

Sul sito di Kac troverete opportuni approfondimenti sul lavoro dell’artista, assolutamente da tenere d’occhio e da seguire anche a lunga distanza.


www.ekac.org/

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