Un portale, una comunità, VJTheory è un progetto nato per dare vita ad un nuovo modo di vedere il Vjing e l’interazione in realtime attraverso un approccio filosofico alla disciplina.

Una ricerca che parte dall’esigenza sempre più diffusa di riflettere sulle pratiche di generazione di senso e sull’impatto visivo del Vjing e che và oltre l’iniziale approccio tecnico alla disciplina.

Scopo di questo progetto quello di riunire insieme gli articoli, i riferimenti e i progetti artistici frutto del lavoro della comunità che si raccoglie intorno al portale. Un progetto che si presenta come un work in progress costante, grazie alla possibilità di aggiungere i propri contenuti da parte degli utenti e all’organizzazione da parte del team che stà dietro VjTheory di momenti di confronto e riflessione sulla questione. Una struttura multimediale creata per favorire la partecipazione, che si apre al suo pubblico rendendolo attivo attraverso l’utilizzo di strumenti quali le call e le chat, che hanno dato vita negli ultimi mesi a veri e propri brain- storming filosofici sulle possibili implicazioni teoretiche di Vjing e Real Time Processing.

Abbiamo parlato con Ana Carvalho e Brendan Byrne, editori di VjTheory ed ricercatori presso lo University College Falmouth.

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Silvia Bianchi: Prima di tutto mi piacerebbe capire meglio come e dove è nato il vostro progetto?

VjTheory: L’idea originale nacque durante i Narrative Lab dell’AVIT di Brighton del 2002 e poi di quello di Birmingham del 2004 dove Brendan tirò per la prima volta fuori qualche idea e organizzò questi primi workshop in cui i partecipanti potevano presentarono i loro lavori. Un sacco di buone idee vennero fuori. Si evidenziò da subito la necessità di testi scritti che informassero sulla pratica del VJing e su ciò che è a questo correlato da un punto di vista filosofico e teorico. Alcune delle persone coinvolte erano studenti che provavano a integrare il loro lavoro di VJ nel loro percorso di studi, altri erano praticanti interessati a riflettere sulla loro stessa attività e su quelle a queste simili.

Avrebbero lottato per trovare documentazione scritta a cui fare riferimento. Questo risultò chiaro anche nel college in cui lavoravanmo e nel loro nostro stesso lavoro. Da lì decidemmo di dare il via nel Giugno 2004 ad un call per la raccolta di testi focalizzati su questo tipo di studi con la finalità di dare vita d una collezione di scritti da raccogliere in un libro sul Vjing e l’interazione in real time. Questo progetto si trasformò in un sito e il progetto crebbe dando vita ad un qualcosa di importante come un libro. Ora abbiamo una comunità in crescita, che discute di teoria e filosofia e che è attiva nello sviluppo del sito.

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Silvia Bianchi: Qual’è il primo obiettivo del vostro progetto e come avete lavorato alla realizzazione del sito?

VjTheory: Per diventare una piattaforma a cui le persone possano accedere per trovare testi e consentire allo stesso tempo agli utenti di pubblicare i loro stessi scritti e di partecipare agli eventi ci stiamo organizzando in modo da avere una base sia online sia offline. Ci piacerebbe portare le persone a riflettere su ciò che fanno. C’è un sacco di cose in giro ed il Vjing assume forme così diverse ed interessanti , tuttavia non esiste un linguaggio specifico nè un vocabolario per parlarne. Ci sono un sacco di modalità differenti di approcciarsi a questa pratica e speriamo di dare vita così a un qualcosa di ugualmente rilevante in termini di elaborazione teorica e filosofica, raccogliendo ciò che stà emergendo nella lettura della disciplina.

Fin dai primi giorni in cui abbiamo fatto uscire una call fro papers, abbiamo ricevuto un sacco di contributi; la gente ha partecipato entusiasticamente fino dal primo momento. Da lì abbiamo iniziato a ricevere un sacco di papers e ad essere invitati a parlare del progetto in moltissimi festival e conferenze. Siamo sempre in cerca di strategie per allargare la nostra comunità (come le altre comunità a cui siamo collegati) e per favorire una modalità di lavoro orientata alla collaborazione attraverso l’organizzazione di eventi.

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Silvia Bianchi: Quale parte dell’Europa e del mondo è stata fino ad oggi la più attiva in questo dibattito?

VjTheory: Puoi trovare coloro che contribuiscono maggiormente attraverso la produzione di contenuti menzionati sul nostro sito, anche se in realtà ci sono un sacco di altre persone che partecipano al progetto aiutandoci in modo più informale, fornendo supporto e idee, e che vorrei ringraziare in questa sede. Abbiamo ricevuto contributi da tutti i continenti escluso l’Africa. I più attivi contributori vengono dal Nord e Sud America: USA, Brasile e Canada. Poi dall’est e dall’ovest Europa: da Belgio, Gran Bretagna, Spagna, Italia, Germania, Portogallo, Olanda…..

Silvia Bianchi: Posso chiedervi che tipo di feed-back avete raccolto durante le ultime chat e come funziona l’interazione real time per le discussioni filosofiche?

VjTheory: Queste prime chat hanno rappresentato un pò un punto di partenza da cui sono emerse poi un sacco di tematiche interessanti su cui concentrare il dibattito. I moderatori di ciascuna chat e gli stessi partecipanti alla chat non hanno sempre preso la posizione che ci aspettavamo prendessero. Riceviamo molte mail di persone che ci dicono che avrebbero piacere che questi dibattiti continuassero, e questo è ciò che speravamo di ottenere e di poter continuare a fare. La caratteristica più interessante del tempo reale è proprio la sua imprevedibilità. Non sapevamo quante persone potessero essere interessate a partecipare a queste chat e tanto meno dove la discussione avrebbe portato queste persone. Questo ha dato vita a nuove prospettive e all’inizio di possibili collaborazioni tra di noi ed i partecipanti.


www.wjtheory.net

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