Miranda July è artista eclettica e stravagante: film-maker, performer artist, scrittrice, ha al suo attivo numerosi lavori, tra cui sicuramente molti conoscono “Me and you and everyone we know” , film distribuito in Italia nel 2005 da Fandango.

Impossibile non essere conquistati dal suo sguardo in- mediato sul mondo, dalla sua stretta confidenza con le piccole meraviglie quotidiane, dal suo – solo apperente – disarmante infantilismo. La tecnologia nelle sue mani è come creta in quelle di un bambino: senza timore, senza riverenze, senza inutili virtuosismi, Miranda July modella i suoi strumenti con la chiave dell’immediata semplicità. Non ci sorprenderà, quindi, approdare al sito web ( http://noonebelongsheremorethanyou.com/ ) che lei stessa ha confezionato per promuovere il suo ultimo libro – ” No one belongs here more than you “, uscito da pochi giorni negli Stati Uniti – e trovare un’ironica sovversione di tutta la grammatica della buona interfaccia web.

A differenza di alcuni siti promozionali – per lo più in flash – che portano alle estreme conseguenze il potenziale tecnologico presentandoci mirabolanti viaggi ipertestuali in uno spazio espanso e decentralizzato, dove sperimentiamo lo smarrimento e la meraviglia del virtuale, il sito di Miranda July procede per sottrazione, provocando il nostro smarrimento proprio per la mancanza di quegli elementi sintattici che ormai fungono da ancore per la nostra navigazione abituale nel web.

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Quello che ci si presenta davanti è in effetti una semplice sequenza di pagine-immagini a tutto schermo, scorrevoli con due frecce avanti e indietro: niente ipertesto – o quasi – e interattività ridotta al minimo: un incredibile ritorno al lineare che ha il sapore di una pausa silenziosa lontano dal traffico caotico del web 2.0.

L’incipit, una scritta in pennarello nero su sfondo bianco, ci avverte: ” I’m going to make this whole website right now on this dry-erase board “. Falso. La lavagnetta è in realtà il piano superiore del frigo della July, svelato poco dopo con un allargamento di campo in pieno stile cinematografico. Solo alla quarta pagina ci viene dichiarato, sempre rigorosamente dal piano superiore del frigo, il vero scopo del sito, con tanto di foto delle bozze del libro in uscita, nelle due versioni rosa e gialla. Ci aspetteremmo a questo punto un link sulle copertine dei due libri, magari per avere maggiori informazioni, ma delusi di nuovo da questa aspettativa da internauti viziati, proseguiamo nello scorrere delle pagine-immagini, non riuscendo a trattenere il riso di fronte ai consigli sulla scelta della copertina in abbinamento ai colori dei nostri vestiti: leggete quello giallo quando siete vestiti di giallo e quello rosa quando siete vestiti di rosa. Se invece indossate altri colori, bè… cambiate libro, cercando di intonarlo ai vostri abiti.

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Arriviamo così alla 12esima pagina, in cui, con una scrittura sempre meno nitida che nasconde a malapena le cancellature precedenti – il frigo sembra avere delle performances deludenti rispetto a una vera e propria lavagnetta – la July conferma i nostri sospetti: “Se avete notato che ora sto usando il flash e che prima invece non lo facevo, è perché questa cosa mi sta prendendo parecchio tempo, e da giorno si è fatta notte”. Se avevamo dei dubbi sulla veridicità della sua prima affermazione – “I’m going to make this whole website right now” – possiamo metterli da parte definitivamente e arrenderci all’evidenza di un sito che potremmo quasi definire “in presa diretta” .

Così, dopo averci mostrato, con tanto di specificazione in termini di tempo, la difficoltà di cancellare e riscrivere sul piano del frigo, Miranda July ci sorprende e alla 15esima pagina passa letteralmente ai fornelli, affermando tra l’altro la sua stessa sorpresa nel trovare quel piano decisamente più adatto alla scrittura: “WOW, questo funziona decisamente meglio! Non potete capire quanto. Pensate a tutto il lavoro che ho appena risparmiato ad altri autori. Prego Michael Chabon, Prego Salman Rushdie”.

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Dopo questa lunga parentesi meta(web)letteraria, l’autrice torna a parlarci del libro, dicendoci quali sono la prima e l’ultima parola e fornendo informazioni sulle date del tour di letture in sua presenza, negli Stati Uniti e in Europa (con tappa anche a Milano). Ci ha detto tutto? Forse no. Come lei stessa ricorda, in un classico sito di promozione a un libro servirebbero notizie biografiche sull’autore e magari qualche recensione. “Ma vi dirò… non ho certo intenzione di scrivere biografia e recensioni a mano sui fornelli da cucina”.

Ed ecco così che alla 24esima pagina, in una sorta di tardiva quanto inaspettata autodeterminazione web, arriva uno dei due unici momenti di ipertesto dell’intero sito, annunciato in pompa magna con tanto di sottolineatura circolare al termine THE LINK . Dubbi di usabilità per caso? L’autrice ci manda quindi al suo sito per saperne di più su di lei, e – dopo qualche estratto di recensioni e una foto con i suoi amici vestiti da antichi padri della costituzione – al sito di Amazon per acquistare il libro. Ormai intuiamo sia notte fonda e Miranda July ci da la buonanotte, senza dimenticare di spegnere la luce. L’ultima pagina è il risveglio con la colazione al fuoco. C’è forse qualcosa di meglio per farci correre in libreria?.


http://noonebelongsheremorethanyou.com/

http://mirandajuly.com/

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