L’universo figurativo di Joan Jonas è un inarrestabile fluire di intrecci semantici, fatto di suggestioni e rimandi. In una continua ricerca sulle relazioni tra performance e media, l’artista crea opere complesse dove corpo, video, musica, disegni, fotografia e oggetti concorrono a creare un percorso di senso.

Figura essenziale nella storia della videoarte e della performance art, Joan Jonas esplora fin dagli anni ’70 l’interazione tra corpo fisico e corpo rappresentato, in opere intrise di esperienze di viaggio e strutture poetiche, miti e ricordi personali, antropologia ed etologia, magia e quotidianità, dove realtà e fantasia si compenetrano.

Così in The Shape, the Scent, the Feel of Things , installazione esposta alla galleria Yvon Lambert di New York, cinque videoproiezioni circondano lo spettatore, che si trova a passeggiare tra oggetti e disegni, in un ambiente immersivo dove paesaggi, serpi, farfalle e cani sono leit-motifs che si mischiano enigmaticamente ad altri oggetti.

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Ispirato al saggio di Aby Warburg sul suo viaggio in America alla fine del XIX secolo, in cui rimpiangeva la mancanza di spiritualità nel mondo moderno, The Shape, the Scent, the Feel of Things è un progetto in evoluzione che si basa a sua volta su una performance presentata a Dia:Beacon nel 2005 e 2006. Nella performance (riproposta in un video nella stessa galleria) la Jonas ha creato una dimensione tutta particolare dove lo spazio teatrale veniva moltiplicato dalla proiezione in feedback dell’esibizione stessa, e dove narrazione ed idee fiorivano e fluivano senza soluzione di continuità. Nell’installazione, lo spazio diventa ancora una volta essenziale nell’esperienza dello spettatore, ora completamente avvolto da diversi media.

Nei cinque video, i paesaggi sono quasi sempre dominati dalla presenza di donne e cani, o, in un caso, la figura di una donna-cane spesso presente nell’immaginario dell’artista, una sorta di altro da sé impregnato di una forza primordiale e istintiva. La figura del cane ricompare anche fisicamente nello spazio espositivo, affiancata questa volta da disegni di farfalle e serpi, simboli di rinnovamento e trasformazione, e da oggetti disseminati per la sala, quasi detriti e memorie di un’altra vita. Completano questa foresta simbolica una serie di disegni, foto e un video-oggetto della serie My New Theater (idealmente video-teatri portatili sviluppati dall’artista a partire dagli anni ’90) esposti nel secondo spazio di Yvon Lambert.

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Alla tenera età di 70 anni, Joan Jonas continua instancabile ad evolvere il proprio linguaggio, ad ampliare nuclei figurativi, a mescolare media, ma soprattutto ad investigare i codici molteplici degli uomini e del mondo che li circonda, combinandoli e riproponendoli in variazioni con un’unica regola: che non esistono regole nell’infinita varietà del cosmo.


www.yvon-lambert.com

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