Sono forme narrative di inizio millennio, rievocando fra le righe una Colaiacomo di fine millennio, forme ibride e transmediali, sociali e globalizzate, per un nuovo stile più fashion, glaciale e minimale ; italiano per creatività, universale per normalità. A parlarci del suo lavoro è Samantha Stella che insieme a Sergio Frazzingaro vivono nel e del progetto Corpicrudi, negli ultimi anni diventato vero italian style per quel che riguarda la nuova ricerca artistica internazionale.

Questa intervista esclusiva è frutto di un legame rispettoso e sincero che lega il sottoscritto a Samantha e che si ripercuote positivamente sul progetto Digicult, ringraziandola fin d’ora per la professionalità e disponibilità, prerogative indispensabile di una vera artista, animo e cuore di rara intensità.

Massimo Schiavoni: Quanto ha influito Samantha, nel vostro percorso artistico fino ad oggi visto i risultati ottenuti, “partire” da Genova e avere avuto nel vostro bagaglio esperienze sia coreutiche per quanto riguarda la tua formazione, che artistiche-musicali riferendomi a Sergio Frazzingaro?

Samantha Stella: Corpicrudi sono il frutto dell’incontro delle nostre singole esperienze personali (mie e di Sergio) che hanno permesso in maniera del tutto spontanea l’elaborarazione di un nostro linguaggio trasversale dallo stile che ritengo chiaramente connotato e riconoscibile. Partire da Genova e’ uguale, come partire da un’altra realta’ non particolarmente fervida per attivita’ artistica. Direi che non ha inciso molto. Se non per la possibilita’ di avere piccoli spazi e vetrine all’inizio del nostro percorso comune e di collaborazione con alcuni artisti della nostra citta’, conoscenze ed incontri che sarebbero potuti accadere benissimo in altri luoghi. Come in qualsiasi percorso comunicativo, i nostri lavori sono stati presentati ben oltre i confini della citta’ dove per altro continuiamo a vivere. I video hanno viaggiato con una certa facilita’”geografica” in festivals e rassegne internazionali un po’ in tutto il mondo. Installazioni, performances, fotografie presentate personalmente in gallerie e fiere d’arte, musei, hotels, clubs, istituzioni e collezioni private in moltissime citta’ italiane e non solo. Il luogo come il media utilizzato e’ un mezzo. La trasversalita’ del nostro stile ci lascia spazio per soluzioni nuove e diverse ogni volta. I miei passati studi ci hanno avvicinato inizialmente a palchi di natura teatrale/performativa. Ma subito il linguaggio era fortemente ibridato da una passione comune verso i videoclip e il cinema, e ancora verso la musica e la moda, che hanno permesso lo sviluppo di una dimensione video dapprima e fotografica poi. La musica (Sergio, oltre che architetto, e’ dj e producer di musica elettronica con il progetto MastaFaktor www.myspace.com/mastafaktor) e’ stata da sempre elemento portante di ogni lavoro presentato, sorta di sceneggiature “mute” o partiture per “azioni” quasi “a commento” di una colonna musicale, come mi e’ stato sottolineato recentemente da un giovane curatore.

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Videoperformance direi, avvertendo un evidente passaggio storico della performance “pura”, scritte, dirette e intepretate da noi stessi con l’ausilio di altri corpi, modelli o performers, con un estrema attenzione alla postura quasi innaturale, al gesto minimale, alla composizione armonica prestabilita’ dei corpi nello spazio. E ancora immagini fotografiche che “frizzano” l’azione sottolineandone la glacialita’ grazie ad un attento controllo di dettagli e cromatismi. Una tensione verso un’idea di bellezza che possa estraniare e anestetizzare attraverso una ricerca continua dell’armonia sublime. Corpicrudi. corpi freddi. minimali. finti. presentati in un set costruito, in una costante ricerca di armonia senza tempo. corpi come still life. talvolta spiazzanti e drammatici nella loro voluta inespressivita’. Il loro controllo “implosivo” come costante del nostro linguaggio contemporaneo.

Massimo Schiavoni: Hai parlato di trasversalita’ del vostro stile, ibridazione e inespressività. Non pensi che il vostro linguaggio artistico sia nato in fondo quasi naturalmente, voglio dire “bombardato” dai mezzi esasperati della società contemporanea e “plasmato” poi a nostra immagine e somiglianza sia essa mistificata o no? 

Samantha Stella: Concordo con te, corpicrudi sono catalizzatori, lettori, interpreti di alcuni aspetti dell’attuale societa’ contemporanea occidentale in modo spontaneo. La trasversalita’ e l’ibridazione sono implicite nella nostra contemporaneita’. L’inespressivita’ invece e’ una scelta. La codificazione di azioni e quadri “cristallizzati” (siano essi in movimento o fissi) che implodono inducono per opposto ad una drammaticita’ di lettura da parte del fruitore sottolineando una necessita’ di distacco dalla realta’ volta all’armonia. Il linguaggio proposto dalla societa’ in cui siamo cresciuti diventa il tramite con cui parliamo ai fruitori dei nostri progetti. Ma con una scelta precisa e controllata dei vocaboli che inducono riconoscibilita’ di stile e attraverso i quali costruiamo la nostra idea di bellezza. Immagini non ingannevolmente distorte, ma dichiaratamente costruite e lucidamente offerte.

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Massimo Schiavoni: Quindi Corpicrudi costruendo dichiaratamente l’immagine e di conseguenza l’evento, come nel caso dei vari “Study for stella last ciak” pongono il fruitore dinanzi un doppio spiazzamento; il primo di ordine estetico-formale ed il secondo di ordine (o disordine) psicologico-percettivo, quest’ultimo tra l’altro in continuo rinnovo. E’ in ogni caso, a mio parere, una rivoluzione nello sguardo, cioè parafrasando Debray, la simulazione abolisce il simulacro, togliendo così l’immemorabile maledizione che accoppiava immagine e imitazione. Siamo più di fronte ad operatori di verità o fabbricanti di inganni? Potrei valutare il vostro lavoro come la performance dell’immagine? 

Samantha Stella: Corpicrudi presentano azioni in movimento o fisse in apparente assenza di significato e per lo piu’ senza testo, in uno scambio seriale di ruoli che ne mettono in crisi la referenzialita’. I vocaboli usati sono indotti dal linguaggio contemporaneo, ma sembrano formare, nella nostra costruzione, frasi diverse con un comune denominatore che si replica continuamente. Non parlerei tuttavia nel nostro caso di immagine matematica ad abolizione dell’immagine reale. Pur usando supporti digitali, i  vocaboli proposti non nascono ne’ sono deformati digitalmente. Sono oggettivamente attinti dalla realta’ e rimodellati in una forma “finta” che sottende altrove. E la rivoluzione dello sguardo e’ forse qui. Nella percezione indotta dall’ordine estetico creato. Non parlerei di verita’ ne di inganno. L’uno equivale all’altro. La finzione non e’ ingannevole. E’ necessita’. “…L’Arte coglie la Vita come parte del suo materiale grezzo, la ricrea e la rimodella in forme nuove, è del tutto indifferente al fatto, inventa, immagina, sogna, e mantiene fra se stessa e la realtà la barriera impenetrabile del bello stile…” (da La decadenza della menzogna – Oscar WIlde). La performance lascia spazio all’improvvisazione, preferirei quindi parlare di film dell’immagine.

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Massimo Schiavoni: L’ improvvisazione è implicita nell’happening, la performance può essere anche ben costruita e rimodellata. Direi di fare più attenzione nel vostro lavoro a questo aspetto se vogliamo anche filmico, come tu esattamente ribadisci, perchè è fondamentale capire come l’arte ha bisogno della finzione precostituita per scrollarsi di dosso proprio questa etichettatura. Corpicrudi lo ha capito e sistematicamente ci offre questo duplice sguardo che va ad attingere poi trasversalmente sui diversi linguaggi mediali, dal video, alla musica fino alla fotografia e alla moda. Proprio nella moda vi state muovendo ultimamente, con servizi nei maggiori magazine mondiali; quindi la fotografia ritorna come mezzo più efficace di diffusione-operazione e scavalca il video come una sorta di ribaltamento dei ruoli?

Samantha Stella: Molti magazines stampati e web internazionali che si occupano di moda, arte e musica hanno dimostrato interesse verso la nostra produzione artistica soprattutto grazie al nostro attuale progetto BEAUTIFUL UNTRUE PEOPLE sviluppato attraverso la community online di Myspace. Musicisti e djs, fashion designers e stylists, fotografi e videomakers internazionali con cui condividiamo affinita’ di visione, contattati qui, cui abbiamo chiesto di interpretare un concept “corpicrudi” (il “last ciak”, ovvero un ultimo atto dichiaratamente finto –  attingendo dal linguaggio filmico – e per questo mai realmente ultimo e in continuo rinnovo) attraverso foto, video e musica. Beautiful untrue people (ovvero “bella gente non vera”)  e’ omaggio ad una celebre frase di Oscar Wilde (“…mentire, raccontare di belle cose non vere, e’ lo scopo vero dell’arte…” da “The decay of lying”) e viene presentato in anteprima mondiale a Roma presso la galleria Lipanjepuntin arte contemporanea dal 17 maggio al 30 giugno 2007 dove ci sara’ una sezione corpicrudi, con l’anteprima della nostra trilogia video “The last ciak trilogy” (con soundtracks di Client, My Park e Mass_prod) e di alcuni scatti dalla relativa serie fotografica firmata corpicrudi, e una sezione dedicata agli artisti che hanno interpretato il nostro concept. In concomitanza ci sara’ una mostra satellite di corpicrudi presso gli spazi di Filippo Fettucciari Arte a Perugia dal 19 maggio al 30 giugno . Con Beautiful untrue people ci siamo rivolti direttamente ai diversi linguaggi mediali cui da sempre abbiamo attinto, offrendo loro il nostro concetto di finzione precostituita come materia grezza da plasmare in un gioco potenzialmente infinito di interpretazione e fruizione. Ribaltamento dei ruoli senza scavalcamento alcuno.

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Massimo Schiavoni: A proposito di BEAUTIFUL UNTRUE PEOPLE, il progetto che sarà presentato a Roma il 17 maggio, è interessante come attorno a voi ruotino progetti affini al vostro stile da ogni parte del globo, consacrandovi come calamita internazionale del new concept creativo. Ma quanto è importante e che ruolo riveste per voi la community on line, in questo caso Myspace? La scelta di non “correre” dietro alla solita routine e trafila classica dell’arte contemporanea con tappe imprescindibili è stata voluta o è stata inevitabile? In poco più di due anni siete riusciti a “bruciare le tappe” se si può dire lavorando a 360°, da Genova a Los Angeles quanto è condivisibile, rinnovabile ed esportabile l’arte italiana?

Samantha Stella: Myspace e’ un ottimo mezzo di comunicazione che ci ha offerto una duplice possibilita’: immediato contatto con realta’ potenzialmente affini e contemporanea vetrina in self-updating. Direi un media che, accostando per propria natura immagini, musica e video, e’ vicino alla trasversalita’ del nostro linguaggio. Corpicrudi hanno creato la propria pagina su Myspace lo scorso agosto dietro suggerimento ricevuto in una telefonata da Parigi di un mio caro amico giornalista. Beautiful untrue people e’ nato qui in modo del tutto spontaneo non appena assorbite facilmente le potenzialita’ del mezzo. Come ogni percorso di vita, il percorso corpicrudi e’ frutto di una commistione fortunata o meno di scelte precise e corrispondenze casuali. La sua tipologia e’ dettata ancora una volta dalla natura inevitalmente ibrida della nostra ricerca artistica contemporanea di cui uno stile fortemente connotato (“occidentale” piu’ che “italiano” se vogliamo trovargli una collocazione geografica) e una ostinata determinazione ci hanno condotto qui. L’immediata condivisibilita’ dettata dalla piu’ evidente rivoluzione della nostra epoca, il web, connota definitivamente anche geograficamente l’universalita’ dell’arte, qui, a Los Angeles e ovunque.

Condivisibilità e u niversalità dell’arte. Poco più di dieci anni fa tutto questo non era possibile. Non trovate che la vera rivoluzione sia l’entrata nel privato dell’arte e non l’arte del privato? La vostra “scena dell’arte” si svolge per lo più in camere asettiche, interni freddi e stilosi, geometrici e chic, proprio un “set incriminato” dove tutto è calcolato e rigorosamente lucidato. L’immaginario collettivo svelato dall’arte. Possiamo dire che avete trasfigurato il fruitore a cliente e il sistema dell’arte in mezzo? Con la rivoluzione web/digitale siamo dinnanzi ad un mercato allargato di fruitori e di potenziali artisti. In questo caso l’arte entra nel privato. Ma per una questione economica rimane un mercato elitario. Per quando concerne l’immaginario collettivo, si, in un certo qual modo sveliamo un’ epoca assimilandone alcuni elementi socio-riconosciuti di un cliche’ di armonia attuale poi rimodellati con una diversa tensione rivolta all’idea di bellezza, spesso sottendendo ad una consapevolezza drammatica. Nel mercato dell’arte il fruitore e’ cliente, e il sistema dell’arte un mezzo. Non credo in questo caso che abbiamo trasfigurato nulla. Nell’arte il fruitore e’ colui che si nutre di armonia senza importanza alcuna del mezzo.

Massimo Schiavoni: Idea di bellezza, armonia ed élite. Nel vostro futuro quali connotati inserisci?

Samantha Stella: Armonia e sublime.


www.myspace.com/corpicrudi

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