Nel panorama internazionale delle performance audiovisive una delle caratteristiche strutturanti dei progetti è spesso l’alto grado di controllo che i performer vogliono mantenere sull’esecuzione. Ran Slavin, musicista, videoartista e in geneale artista multimediale di origine Israeliana, lavora in modo esattamente opposto.

Le sue origine Istraeliane si traducono nel messaggio a volte anche politico che traducono alcuni dei suoi lavori, anche se Ran Slavin è artista a tutto tondo e come tale maggiormente interessato al suo universo espressivo piuttosto che ai temi della politica interna in particolar modo in relazione alla situazione Istarelo-Plaestinese.

Il lavoro di Ran Slavin è difficilmente etichettabile e altrettanto difficilmente confrontabile con quello di molti altri artisti audio-video sulla scena internazionale. Il suo ultimo lavoro è Insomniac City, un film di fantascienza noir sperimentale di 40 minuti. Una meditazione sulle conseguenze estreme della vita urbana contemporanea. Invitato alla Biennale di architettura a Venezia, Insomniac City, dopo molte peregrinazioni, è stato alla fine stampato dalla label Mille Plateux. Parliamo di questo e in generale del suo lavoro nel corso di questa intervista esclusiva.

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Bertram Niessen: Parliamo un po’ di te e del tuo lavoro.

Ran Slavin: Sono un autodidatta nell’audio e nel video e sono coinvolto con l’arte e i media elettronici fin dall’inizio degli anni ’90. Produco video installazioni e lavori su schermo e cinema sperimentale: varie forme di musica, performance audiovisive improvvisate e composizione in post-produzione con Flame. Ho iniziato a suonare dal vivo come bassista in una band punk quando avevo 14 anni a Gerusalemme (anche se il mio strumento era la chitarra). Negli anni successivi ho lavorato con 3 band tra Londra e Israele, con le quali abbiamo fatto uscire tre dischi.

Negli anni ’90 ho iniziato a lavorare da solo con diverse esperienze musicali e video, esplorando il mixaggio del video dal vivo con le VHS. Oggi lavoro con due laptop che utilizzano Jitter con delle patch che ho costruito, l’ultima delle quali è un controllo simultaneo di audio e video. Con il video dal vivo lavoro esclusivamente con le immagini, non con le textures, attingendo da un grande database in progressivo ampliamento con video girati da me.

Non lavoro mai con il found footage o con i video sample e uso raramente il ritmo. Il set è ambientale e astrattamente cinematico, e incorpora testi eseguiti in real time. Ogni parte è collegata al suono: i colori, i testi, i movimenti del cursore. Il tutto è processato in real time, con una forte componente di randomness; è quindi improvvisato, inaspettato. Potrei dire che ogni live è una scommessa; non ci sono garanzie. E’ abbastanza terrificante per un performer essere sul palco ma non avere modo di lavorare “al sicuro” senza l’elemento del rischio. E’ quello che considero veramente come live audiovisivo, live cinema, o come vuoi chiamarlo. L’altro aspetto del mio io lavoro visuale sono video non live di varia forma e durata. Vanno da video brevi di 1-9 minuti fino a film di 40 minuti di fiction sperimentale.

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Bertram Niessen: quanto è importante il progetto nel tuo lavoro? Parti da un suono o da un’ immagine o sviluppi un concept in un senso più ampio?

Ran Slavin: Il progetto è fondamentale dato che definisce il significato e l’intenzione di un lavoro. Io parto scratchando una singola immagine molte volte, a volte un suono, un tono o uno strumento. Anche nel live audiovisivo è l’immagine che definisce il suono. Quando faccio editing su video lineari, a volte edito la sequenza in silenzio perché è il modo migliore per sentire la colonna sonora che voglio. Ma quando un progetto si sviluppa, il suono e l’immagine si fondono e diventa abbastanza difficile dire cosa viene per primo. A volte, invece, capita di iniziare a lavorare su qualcosa intuitivamente e solo dopo ne trovo il senso.

D’altro canto, adesso sto lavorando a un nuovo script che permetterà di includere testi per gli attori, screenwriting, una narrazione, alcune location in Israele. Con questo ritengo che sia necessario sviluppare un concept in un senso più lato; questo perché non si sta più lavorando da soli, e si deve spiegare ad altre persone cosa si vuole da loro. Per mettere in piedi una realtà artificiale bisogna essere chiari su un livello completamente nuovo, anche con se stessi.

Bertram Niessen: Parliamo della relazione tra suono e immagine. Quanto è importante per te? Hai una concezione particolare di sinestesia? Utilizzi una tecnica particolare?

Ran Slavin: La sinestesia è molto importante. Questi due elementi sono i personaggi chiave nell’architettura di quello che faccio. Come ti ho detto prima, la versatilità dei software di motion graphic mi permette di costruire una sintesi personalizzata tra suoni e immagini in un modo che non sia pre-programmato. Anche nei miei film e nei video non live, la relazione tra suono e video è fondamentale, e i due si definiscono e vicenda.

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Bertram Niessen: Quale dei tuoi progetti consideri più importanti?

Ran Slavin: Considero più importanti i progetti che occupano la mia mente mentre ci sto lavorando sopra. Il mio progetto più grosso e recente si chiama “Insomniac City”. E’ un film di fantascienza noir sperimentale di 40 minuti. Una meditazione sulle conseguenze estreme della vita urbana contemporanea. Era stato commissonato inizialmente dalla Biennale di Architettura di Venezia del 2004, in seguito e cresciuto. La struttura concettuale di Insomniac City è stata mantenuta fluttuante ed è in costante cambiamento. E’ già cambiato e apparso in tre diverse forme. Esiste come lavoro a canale singolo, per due canali e per quattro. E’ stato proiettato spesso nel 2006 e sembra che lo sarà anche nel 2007. Nella sua terza versione è stato edito dalla Mille Plateaux come doppio dvd PAL-NTSC e come CD con la colonna sonora.

A marzo un nuovo Cd, “The Wayward Regional Transmissions” sarà rilasciato dalla Cronica Records; è un progetto che ricerca una fusione tra la musica orientale e l’abstract glitch, mettendo in relazione temi tradizionali e lamentazioni con narrative astratte prodotte tramite l’utilizzo di strumenti digitali. La fusione tra elementi acustici folklorici e un approccio più radicale al suono ed alla struttura musicale, elaboarati in un contesto che cerca di mantenere un’overwiew aerea di un di una regione geograficamente ibrida e contrastata, può essere descritta come una fusione utopica, Oriental Abstract Spiritual Music.

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Bertram Niessen: Alcuni dei tuoi progetti sono riflessioni sul conflitto tra Israele e Palestina. Quanto questo argomento è presente nel tuo lavoro? E come?

Ran Slavin: Io vivo a Tel Aviv, sono nato a Gerusalemme, e occasionalmente, quando la “merda arriva all’orlo”, faccio lavori che si riferiscono e rispondono direttamente alla situazione politica. Ma non è il mio indirizzo di lavoro principale. Non mi considero un artista politico, ma mi impegno in progetti politici in alcune occasioni. Sono solitamente più interessato nella sovversione del reale e nella fiction, più che nella realtà diretta, ma occasionalmente prendo posizione.


www.ranslavin.com

www.mille-plateaux.net

www.cronicaelectronica.org

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