“Di sicuro, ci sarà sempre chi guarderà solo la tecnica e si chiederà ‘come’, mentre altri di natura più curiosa si chiederanno ‘perchè’” (Man Ray)

Dal 31 gennaio al 4 febbraio 2007 a Berlino, si è tenuto il Festival Transmediale, giunto al suo ventesimo anno di vita, e ospitato dalla scorsa edizione all’interno dell’Akademie der Künste.

Il festival, che cominciò nel 1988 come Video Film Fest dedicato alla cultura video, nei ’90 si aprì anche alla media art, diventando nel 1998 International media art festival. E in seguito evolvendosi ulteriormente, da due anni a questa parte, nell’attuale Festival for art and digital culture; uscendo quindi dall’ambito di nicchia della media art, e puntando a presentare più in generale, progetti culturali legati alle tecnologie digitali. Questa edizione del festival tedesco ha visto chiudersi un’epoca importante, quella appunto della direzione artistica di Andreas Broekmann , che ha lavorato per Transmediale dal 2001 al 2007, e che lascerà sicuramente un buon ricordo avendo contribuito non poco al successo della manifestazione all’interno del panorama internazionale.

Il titolo scelto come tema di Transmediale 2007 è stato: Unfinish!, termine che esprime il carattere instabile e talvolta indefinito dei lavori artistici realizzati con media digitali; e che mette in luce la continua mutazione, alla quale sono soggetti non solo i prodotti di quest’ambito culturale, ma le definizioni stesse che li accompagnano. Come ad esempio la categoria stessa della media art, che denota oggi non più esclusivamente prodotti creati tramite l’utilizzo di nuove tecnologie e competenze ingegneristiche, ma indica più in generale progetti caratterizzati da un’acuta osservazione del mondo e da una certa critica sociale; emancipandosi quindi dai confini tecnicistici, e allargando il suo contesto, in seguito a una diffusione talmente vasta dei mezzi digitali, che il loro uso non rappresenta più una particolarità.

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L’arte e i suoi segni cambiano dunque nel tempo il loro rapporto, a causa della tecnologia. E a seguito di questo, si evolve l’immaginario, e l’idea stessa di bellezza. Ma il concetto del non finito, o dell’indefinito, si spinge oltre, coinvolgendo non solo le forme espressive, ma riflettendosi in altri aspetti della contemporaneità, creando nuove possibilità e producendo dialettiche ibride. Le modalità di comunicazione e di diffusione dell’informazione conoscono per esempio un’evoluzione senza soluzione di continuità: il mediascape viene ridisegnato ogni giorno. E con esso, assume nuove forme il contesto urbano, dove cambiano e si evolvono le strutture architettoniche, rispondendo a nuovi utilizzi e diversi stimoli.

Inoltre, avvengono mutazioni a livello di evoluzione naturale, dovute a ricerche di biotecnologia e ingegneria genetica, ma anche di bio art, nella quale vengono innescati processi in cui natura e tecnologia si mescolano, producendo sviluppi non sempre prevedibili. Anche all’interno del corpo umano avvengono cambiamenti, come testimoniano recenti studi neurologici, che hanno stabilito che il nostro cervello è plastico e a seconda delle condizioni culturali nelle quali ci si trova viene “scolpito” e riconfigurato.

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Transmediale 2007, attraverso il consueto programma ricco di conferenze, performance e mostre, ha cercato dunque di rappresentare questo fenomeno di instabilità, provocato dalle nuove tecnologie, che coinvolge non solo le manifestazioni espressive, ma anche sociali e politiche. Le opere in mostra sono state selezionate per rappresentare, nelle forme e nei concetti di base, questo segno del nostro tempo, generatore di nuove prospettive relazionali fra oggetto e pubblico, ma anche fra realtà e percezione.

Fra i vari lavori esposti Death Before Disko di Herwing Weiser è un dispositivo in grado di rilevare informazioni dall’ambiente circostante e di tradurle in ipnotici suoni e luci. Il congegno si presenta come un cilindro di vetro contenente al suo interno alcuni meccanismi metallici. L’hardware è volutamente esibito, proprio perché quello che Weiser denuncia provocatoriamente, è l’allontanamento dalla conoscenza fisica dell’oggetto tecnologico, dovuta alla diffusione di macchine digitali che privilegiano l’aspetto estetico ed emozionale, rispetto a quello razionale e tecnologico. Death Before Disko aspira a dimostrare come anche l’hardware “nudo” possa avere un fascino.

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Roots di Roman Kirschner è un’installazione che produce una visione onirica, ispirata all’iconografia tradizionale persiana. All’interno di un cubo di vetro contenente un liquido dalle sfumature ambrate, è possibile osservare la crescita di ramificazioni di ferro, circondate da minuscole bollicine che a tratti si staccano dai rami e salgono in superficie fra nuvole vaporose. Il tutto avviene grazie alla modulazione dell’elettricità, all’interno del cubo, operata da un software. L’oggetto si basa sul modello di computer chimico concepito nei primi anni ’50 da Gordon Pask, ingegnere cibernetico e psicologo, e si riferisce al tempo nel quale cominciava a delinearsi un’idea di sintesi di immagine, suono, e memoria.

Random screen di Aram Bartholl è un’opera analogica molto suggestiva nella sua assoluta semplicità low-tech. Consiste in uno schermo che lavora senza elettricità, sfruttando la forza termodinamica. Lo schermo è composto da una griglia di cinque per cinque pixel, ogni singolo pixel è un’unità indipendente che per illuminarsi utilizza, come fonte di luce, comuni candele di cera. Ogni candela è posta all’interno di una lattina di birra modificata, e brilla attraverso una finestrella aperta nella latta. Il calore emanato dalla fiamma fa sì che la lattina ruoti attorno ad un perno producendo così un’alternanza di luce e ombra, che genera cambiamenti random sulla superficie di proiezione dello schermo, illuminando o meno i singoli pixel.

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Transmediale 2007, come ogni anno, ha premiato alcune opere, scelte da una giuria internazionale, composta da Inke Arns, Eva De Groote, Miguel Leal, Ellen Pau, Mike Stubbs. La selezione di lavori che hanno ricevuto un riconoscimento, dimostra che è stata premiata più la maturità concettuale, che la ricercatezza tecnologica. Il vincitore del primo premio è infatti il video artista belga Herman Asselberghs, col suo lavoro Proof of Life, le cui musiche sono state composte da Boris Debackere, già conosciuto per la sua partitura musicale del progetto di live cinema Rotor con il fratello Boris.

In questo audiovisivo ciò che ci viene mostrato è uno spazio neutro, e privo di presenza umana. All’interno di questo luogo non avviene alcun cambiamento, nessun movimento avviene nei 30 minuti di durata del video: non succede assolutamente nulla. Ciò che fin dall’inizio attrae quindi maggiormente l’attenzione è il sonoro, che consiste in una voce maschile che descrive immagini inquietanti di prese di ostaggi e incarcerazioni, creando così un senso di ansia e di disagio nello spettatore. Proof of life è un sound movie, che in un gioco di presenze e assenze, suscita riflessioni sulla condizione umana di imprigionamento, trasmettendo disagio nell’ascoltatore, e dimostrando così la potenza del testo.

Il secondo premio, assegnato dalla giuria, è stato diviso fra Antoine Schmitt, artista francese, e Tim Shore dal Regno Unito. Antoine Schmitt , ha presentato un pezzo di arte generativa dal titolo Still Living . Il progetto, proposto in 10 varianti, utilizza il linguaggio visivo essenziale, e facilmente decodificabile, dei grafici normalmente utilizzati per rappresentare gli sviluppi di sistemi statistici ed economici. Rappresentazioni circolari a spicchi, curve, e grafici a barre, in questo caso non trasmettono però alcuna informazione su sviluppi specifici, bensì producono solo immagini in perenne, quanto irrazionale, mutazione..

Il titolo Still Living allude provocatoriamente al genere artistico dello still life, usato storicamente per rappresentare la caducità della condizione umana, tramite la rappresentazione di oggetti allegorici quali ad esempio frutta o animali morti. In Still Living tali soggetti sono sostituiti con prospetti grafici animati da incomprensibili forze interne, suggerendo nell’audience una sensazione di inutilità, piuttosto che di ammonimento, e di irrisione dei sistemi economici, dominati da numeri precisi.

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A pari merito, è stato premiato Cabinet di Tim Shore, un film composto da una stratificazione di diversi livelli di immagini, suoni, e testi. Il film é stato girato tra Montana e Wyoming, stati dalla scarsa popolazione e caratterizzati da un ambiente naturale selvaggio. Il “Manifesto” di Theodore Kaczynski (a.k.a. Unabomber) è il soggetto principale del film. Nel testo del terrorista americano è espresso tutto l’odio contro la società industriale e la tecnologia, che determinò il rifiuto di venire a compromessi con il progresso e quindi il suo ritirarsi a vivere in un luogo solitario, all’interno di una piccola capanna di legno che egli usò per anni come rifugio, fra i boschi del Montana, distante dall’influenza della vita moderna.

Alle immagini delle lande desolate, e dei paesaggi meditativi del film, si sovrappone un audio a tratti fastidioso, che mescola pezzi originali a materiale d’archivio, e che ricopre un ruolo primario all’interno del film. Cabinet evoca una relazione problematica tra natura, cultura, tecnologia, ma anche memoria.

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La sezione del festival dedicata a film e video, ha presentato documentari e video artistici tematicamente legati al titolo del festival, declinando il tema secondo prospettive diverse, e a tratti contrastanti. Come è avvenuto anche nel corso della programmazione delle conferenze, sempre molto ricca, che ha offerto interessanti spunti di riflessione non solo riguardanti il motto di Transmediale 2007, ma affrontando anche discorsi più complessi, come ad esempio quello legato al problematico inserimento dell’arte prodotta con media digitali, all’interno del più ampio sistema dell’arte contemporanea.

A fare infine da cornice al cuore del festival, come ogni anno si sono tenuti una serie di eventi paralleli, come Club Transmediale, presso il club Maria am Ostbahnhof, che ha animato le serate berlinesi con una rassegna di musica elettronica, performance, e proiezioni. Il laboratorio di media art TESLA in occasione di Transmediale ha inoltre aperto le sue porte al pubblico per mostrare installazioni e performance degli artisti che vi lavorano. E infine tutta una serie di altre iniziative ed eventi, collocati in varie parti della città, che contribuiscono come ogni anno a rendere la kermesse Berlinese unica e semplicemente… Unfinish!.


www.transmediale.de

www.zgodlocator.org

www.romankirschner.net

http://datenform.de

www.argosarts.org

www.gratin.org/stillliving

www.clubtransmediale.de

www.tesla-berlin.de

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