Language and the Scientific Imagination è il titolo del Call of Paper che la International Society for the Study of European Ideas (ISSEI) propone per una conferenza che si svolgerà ad Helsinki dal 28 luglio al 2 agosto 2008, in collaborazione con il Language Centre della University of Helsinki.

Ho già sottolineato in un precedente articolo quanto le relazioni tra i campi artistici e quelli scientifici siano oggetto di rinnovata e importantissima attenzione http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=393. La conferenza di Helsinki invita a riflettere ancora una volta sulle possibilità di dialogo tra le scienze umanistiche e quelle naturali, dell’informazione e delle tecnologie.

La conferenza verrà suddivisa in 5 sezioni: la prima tratterà storia , geografia, scienza; la seconda politica, economia e giurisprudenza; la terza pedagogia, sociologia e Women’s Studies; la quarta letteratura, arte, musica, teatro e studi culturali, ed infine la quinta religione, filosofia, psicologia e linguistica. La maggior parte delle tematiche deve ancora prendere corpo all’interno delle sezioni, ma possiamo ricavare alcune anteprime per la sezione di “politica, economia e giurisprudenza” e per quella del “linguaggio, filosofia e psicologia”. Nel primo caso i temi forti sembrano essere il linguaggio tecnologico come fonte di imperialismo culturale (soprattutto della lingua inglese) e del linguaggio specialistico scientifico come emancipatore politico della ricerca scientifica o come complice di fenomeni politici di oppressione. Mentre la sezione relativa al “linguaggio, filosofia e psicologia” prevede, al momento, di riflettere sulle possibilità di “ampliare” la creatività dell’architettura per favorire una cultura della pace, della qualità della vita e di sviluppo sostenibile all’interno delle città, scambiando soprattutto esperienze positive e negative a livello regionale e a livello percettivo da parte delle diverse popolazioni cittadine.

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Come sostiene il professore dell’università di Toronto Frank Iacobucci “attraverso le scienze umane noi riflettiamo sulla questione fondamentale su cosa sia umano e cosa no. Tentiamo di dare un senso morale, intellettuale e spirituale ad esperienze di disparità, di irrazionalità, di solitudine e di morte per tentare di trasformarlo in una dimensione di speranza e di ragione”.

In Critical Thinking and Imagination – http://www.news.utoronto.ca/bin6/thoughts/050124-903.asp, l’autore tenta di introdurre gli studenti alle potenzialità che le facoltà umanistiche offrono alla scienza. Tra di esse, una fra le più importanti è la comprensione, attraverso il linguaggio letterario, dei cambiamenti sociali che la tecnologia comporta perché dopo Einstein – tra le altre rivoluzioni del XX secolo – non esiste uno studio scientifico del mondo naturale senza una piena consapevolezza del ruolo dell’esperienza umana nella pratica scientifica. La stessa creatività e l’utilizzo delle metafore, seppur con scopi diversi, è comune alla letteratura e alla scienza che le utilizzano per dare una forma e un contenuto all’ignoto e per sostenere la sua tesi, Iacobucci cita estesamente il fisico quantista Leonid Ponomarev che sostiene “the creative aspect of all arts and sciences is the same. [...] We could go on searching for and finding endless shades of distinction between art and science. The benefit of such an exercise is doubtful, for the two human endeavours only differ in their ways of gaining knowledge of the surrounding world and human nature. Ancient Greeks did not distinguish between the two notions and called them by a single word ‘techne,’ meaning ‘skill,’ ‘art,’ ‘craft’ and ‘refinement’ (hence ‘technology’). And the first laws of physics established by Pythagoras were laws of harmony.”

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Nel 1999, il consiglio annuale dell’ American Council of Learned Societies, riservò una particolare sezione al tema “The Umanities and The Science” http://www.acls.org/op47-2.htm#friedman; anche in questo caso i temi dominanti furono la comunanza di alcune pratiche linguistiche, soprattutto quelle letterarie e il tema della creatività. In particolare, Jerome Friedman, professore del MIT sottolineò come la creatività fosse un presupposto sia per le arti che per le scienze. La creatività, da intendere come una “potente immaginazione e un forte spirito intuitivo” è da intendersi sempre come un processo sperimentale.

Mentre l’immaginazione è la capacità di manipolare immagini e simboli per crearne delle nuove combinazioni semantiche, l’intuizione serve a dare un’impronta alle esperienze, alla conoscenza e alle relazioni che percepisce la nostra coscienza. Sono molto curiosi gli aneddoti proposti da Friedman al riguardo. Per citarne un paio: sembra che nel 1865, il professor Frederick August von Kekule riuscì a disegnare un rivoluzionario benzene di sei atomi di carbonio dopo averne sognato la struttura aggrovigliata nella forma di un serpente e che Otto Loewi, premio nobel per la medicina, sognò nel 1920 che gli impulsi nervosi si trasmettevano attraverso scambi chimici.

Al di là di questo aspetto onirico della scienza, possiamo concludere con Friedman che il linguaggio delle arti e della scienza combinano processi razionali con quelli irrazionali, avventatezza e controllo e una forte dose di immaginazione.


http://issei2008.haifa.ac.il/

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