Tutto attorno al MoMA, ogni sera per 4 settimane, una videoinstallazione ha mostrato 5 storie particolari, ambientate in una città altrettanto particolare. Le storie svelano vita e visioni di donne e uomini interpretati da attori come Donald Sutherland e Tilda Swinton, colti in una quotidianità sbiadita e ripetitiva che, all’improvviso, scivola un’esperienza quasi mistica.

La città è New York, co-protagonista dei video non con i suoi luoghi più famosi, ma anch’essa colta in prospettive “quotidiane” che rivelano all’improvviso una bellezza nascosta. Così, Sleepwalkers di Doug Aitken celebra l’elemento umano colto nella sua capacità di trovare anche nell’alienazione e nella solitudine momenti di epifania che lo risollevano da ogni miseria, in una città che più di ogni altra racchiude in sé ogni estremo e pulsa di un’energia inarrestabile.

L’installazione si snoda lungo le pareti esterne di uno degli edifici-simbolo della vita culturale di New York, che fa non solo da “superficie di proiezione”, ma fornisce anche la cornice d’eccezione dei palazzi circostanti. Prive di audio originale, le cinque sequenze video sfruttano il tappeto sonoro della città, in continua variazione: le macchine per strada, il brusio dei passanti, il vento, la pioggia, l’atmosfera ovattata delle giornate più fredde….

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Ciascun video, segnato da una marcata atmosfera onirica, è basato su uno schema simile e si sviluppa attorno a momenti fondamentali: ogni personaggio è colto al momento del risveglio, nel rituale giornaliero che precede la sua uscita “nel mondo”, poi al lavoro, e infine, nella notte, in un momento di trasfigurazione, che vede il protagonista liberarsi della quotidianità e scatenarsi di volta in volta in una danza, in un volteggio o nel suonare uno strumento.

La proiezione simultanea delle diverse storie crea similitudini e contrappunti, sottolineati da scene di passaggio identiche, spesso ricche di simboli riferiti alla vita colta nella sua ciclicità (il cerchio del sole, degli orologi, ma anche delle tazze e del piatto), nel suo fluire (l’acqua della doccia e del rubinetto che scorre, le nuvole) e nella sua intrinseca energia (le mani che si sollevano, la danza, il ritmo). Ogni personaggio è unico e allo stesso tempo esemplare, così come la sua esperienza.

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Come spesso accade nelle opere di Aitken, la narrativa frammentata, diffusa nello spazio espositivo, crea un’esperienza immersiva che spinge lo spettatore a creare in continuazione nuove connessioni, a muoversi durante la progressione dei video, a trovare punti di vista ideali, diversi per ognuno. In Sleepwalkers la simbiosi fra installazione, ambiente e spettatore diventa ancora più stretta: la città e i suoi abitanti non sono più solo narrato, ma viva realtà che guarda a se stessa attraverso l’opera e contribuisce a completarla sotto ogni punto di vista, dalla fisicità dei rumori di fondo all’esperienza estetica dei singoli.


www.moma.org/exhibitions/2007/aitken/

www.stategrezzi.com/stategrezzi_2.0/video/Aitken_Sleepwalkers_podcast.m4v

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