Arte e natura sono sempre andate a braccetto. Le due divine, non a caso, si contendono il primato della generazione delle forme. E non è poco. Alla prima spetta la maternità della forme artificiali, alla seconda, ovviamente, delle forme naturali. Questo lo sappiamo tutti. Oppure no? E’ ancora valida questa onesta separazione di ruoli?

Un gruppo di artisti newyorkesi riflette sulla questione, e adoperando sofisticate tecnologie, alla domanda risponde decisamente di no. Macchine animate da fototropismo, microsistemi viventi, ambienti idroponici, la crescita lisergica di una muffa: l’arte elettronica non vuole solo rappresentare il mondo naturale ma vuole imitarne i processi. Tutto questo è Networked Nature, un’esibizione collettiva di artisti che lavorano in network e riflettono sulla importanza di una redifinizione del rapporto tra uomo e natura. Mescolano politica e impegno, nuove tecnologie e lo spirito collaborativo e unanime della rete.

Sono ospitati dal 11 Gennaio al 18 Febbraio al New Museum of Contamporary Art di New York. La mostra è organizzata da Rhizome. Gli artisti presenti sono C5, Futurefarmers, Shih-Chieh Huang, Philip Ross, Stephen Vitiello, e Gail Wight. Conosciamoli più da vicino, insieme ai loro lavori.

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Photosynthesis Robot è un modello tridimensionale di una possibile macchina a movimento perpetuo, che sfrutta il fenomeno del fototropismo, il movimento delle piante guidato dagli spostamenti del sole. Dovremmo innaffiarlo? Probabilmente no. L’opera è dei Futurefarmers.

Ispirato sempre al mondo vegetale è Juniors , l’opera di Philip Ross , un’artista di san Francisco. “Juniors” è un ambiente idroponico, una vera e propria pacchia, per la verità, per qualsiasi pianta, perché Juniors è più amorevole di una madre. Il sistema è in grado di controllare la quantità di luce e di acqua di cui il vegetale ha bisogno. La natura è mai stata in grado di farlo così bene?

Un microsistema vivente completo è invece Din Don I, opera realizzata dall’artista Shih-Chieh Huang. L’artista, per la realizzazione di “Din Don I”, miscela le sue conoscenze di elettronica, robotica, fisica computazionale. Il risultato, guidato dalla conoscenza approfondita dei sistemi organici, è una insieme di elettricità e di aria, insomma un vero e proprio micro sistema vivente. Un artista demiurgo?

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Più estetizzante e meno tecnico, è il lavoro dell’artista di Oakland Gail Wight, Creep, un video ipnotico su tre schermi che mostra la crescita di una muffa colorata. I vari stadi dello sviluppo della muffa vengono editati attraversi diversi colori fluorescenti; le sequenze vengono fatte scorrere secondo la logica della transizione dei colori. Il risultato è di una magnificente bellezza, eppure il protagonista dello sviluppo di tale meraviglia colorata è una infima muffa. Questa volta l’arte non vuole imitare i processi naturali, ma solo celebrarne la bellezza.

Ironico, e non proprio politically correct, è invece il lavoro dell’artista della Virginia Stephen Vitello, Hedera. . All’interno di una pianta rampicante l’artista ha sistemato delle casse, dalle quali è possibile ascoltare una conversazione privata tra il discusso presidente George W. Bush e Tony Blair. La conversazione è accompagnata dal suono di percussioni. In questo caso la pianta è metafora di quelle questioni, diciamo, politiche e di carattere internazionale, consumate nel “sottobosco”.

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Uscendo dal mondo vegetale, l’ultimo lavoro della mostra è Perfect View, del collettivo di San Jose C5. “Perfect view” mette l’accento su una diversa modalità di relazione con il paesaggio, attraverso l’uso delle nuove tecnologie ed in particolare dei rilevatori satellitari, i sistemi GPS.

Sfruttando lo spirito collaborativo della sottocultura digitale, il collettivo ha lavorato sul concetto di vedute “sublimi”. Grazie alle coordinate fornite dalla community, un membro del collettivo è partito per una spedizione in motocicletta di 13.000 miglia, fermandosi a fotografare i luoghi corrispondenti alle latitudini e longitudini fornite. Il risultato sono un insieme di vedute, secondo la concezione di ciascuno, della categoria del sublime. Il network, insomma, è sempre un vantaggio. La natura in vitro elettronico, decidete voi.


www.foxyproduction.com/exhibition/view/659

www.newmuseum.org

www.rhizome.org

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