Vive e lavora a Brooklyn ed è uno dei più interessanti artisti digitali in America. I suoi lavori sono stati esposti alla Whitney Biennale, al Guggenheim, al MoMA e al PS1. Ha cominciato con l’hacking di cartucce per il Nintendo, ha continuato con una versione del Tetris al rallentatore e con un video da 15 minuti su Super Mario.

Ultimamente ha scomposto il film Colors di Dennis Hopper in una sinfonia di singole linee di colore, estendendo la prima riga di pixel per tutto lo schermo e ripetendo il processo per ciascuna riga, per un totale di 33 giorni di proiezione. Ha fatto doppiare in inglese da uno studio indiano Dazed and Confused di Richard Linklater, e ha giocato sulle asincronie di due proiezioni del videoclip Sweet Child O’Mine dei Guns and Roses, in cui a una versione mancava una nota. La sua ultima fatica si intitola The Bruce Springsteen “Born to Run” Glockenspiel Addendum , dove la musica del Boss viene arricchita da accordi (e silenzi) composti ed eseguiti sulla falsariga del pezzo in questione.

E’ Cory Arcangel, classe 1978, artista poliedrico e in continua evoluzione. I suoi lavori esplorano la relazione tra cultura e tecnologia, in particolare quelle tra la fine degli anni ’70 e gli ’80, riciclando e distorcendo dati preesistenti recuperati dai media più diversi, in un “secondo avvento” del post-post moderno. Al telefono, abbiamo parlato degli artisti che l’hanno influenzato, di hacking e del suo lavoro.

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Monica Ponzini: Come hai iniziato? La tua istruzione è formalmente musicale, da dove viene il resto?

Cory Arcangel: Sì, ho studiato musica, la parte artistica deriva penso da contatti di “seconda mano”, quasi senza che me ne rendessi conto. Sono cresciuto a Buffalo, un’area dalla forte tradizione di artisti che lavorano su media moderni, come i Vasulka, Paul Sharits o Tony Conrad. La videoarte e’ la forma espressiva con cui sono venuto a contatto per prima, dato che c’erano una serie di centri che insegnavano montaggio video, altri che proiettavano video sperimentali, e anche a scuola, prima del college, ci indirizzavano al video.

Monica Ponzini: E la programmazione?

Cory Arcangel: Quando sono andato al college ho cominciato a interessarmi alla programmazione. Ho messo insieme la passione per il video e la programmazione e i videogiochi. E’ stata una cosa che e’ venuta quasi naturalmente…

Monica Ponzini: Quali artisti ti hanno ispirato all’inizio e a quali artisti fai riferimento oggi?

Cory Arcangel: E’ difficile dirlo…i miei preferiti direi che sono jodi.org, sicuramente la prima generazione di net-artist come Olia Lialina e Peter Kozek. Poi ci sono gli “artisti-artisti”. E’ difficile fare una lista degli artisti che apprezzo, mi piacciono singole fasi della produzione di ognuno: i primi video di William Wegman sono incredibili, i vecchi lavori video di Jack Goldstein, il compositore Alvin Lucier e’ notevole. Questi sono solo alcuni degli artisti che mi piacciono. E poi Steve Reich, ammiro tutto il suo lavoro, molto formale.

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Monica Ponzini: E artisti non appartenenti rigorosamente al mondo dell’arte?

Cory Arcangel: Direi Gary Larson, che ha inventato The Far Side, Andy Kaufman… queste direi che sono le mie influenze al di fuori del mondo dell’arte. In generale, quello che mi piace è un mix di composizione, comedy e process art.

Monica Ponzini: Progetti per il futuro?

Cory Arcangel: Ho una mostra che aprirà a Ginevra a marzo, sto cercando di elaborarla ora, sto ancora creando e cercando di decidere cosa metterci. Ma e’ praticamente pronta. E ho appena finito di esporre alla Team Gallery qui a New York, con un sacco di materiale nuovo. Sto cercando di mantenere lo slancio. Che altro? Una serie di eventi qui a New York, una sorta di video documento su che tipo di arte e’ stata realizzata per Internet, su come ci sia ancora poca informazione sull’arte concettuale su Internet: insomma c’e’, ma se guardi su YouTube e Google Video non e’ molto. E poi sto cercando di migliorare il mio sito…

Monica Ponzini: Sembra che molto del tuo lavoro in collaborazione con altri venga fatto tramite telefono o email. Pensi che l’interazione personale sia obsoleta nel processo di creazione artistica?

Cory Arcangel: Direi di no, penso che in ogni mio progetto realizzato per la maggior parte via email o tramite internet, abbiamo comunque provato a incontrarci ad un certo punto. In generale, l’email e’ un modo terribile di comunicare, peggio del telefono. E credo che in un certo senso l’aumento della comunicazione via email renda più importante l’interazione personale. E’ come per la musica: l’MP3 diminuisce il valore di quella registrata, ma aumenta quello della performance dal vivo. Le cose si stanno evolvendo in questa direzione, credo che non ci si debba eccitare troppo a riguardo. Non che tu sottintendessi questo, ma molti lo fanno. Semplicemente, le email rendono il tempo che trascorri con una persona molto più importante.

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Monica Ponzini: E il lavoro di gruppo? Soprattutto in epoca recente, c’è la tendenza ad operare in team, a sfruttare le diverse specializzazioni di ognuno…

Cory Arcangel: Ogni volta che la tecnologia e’ coinvolta nel processo artistico, non e’ sempre naturale che l’artista sappia come usarla, ecco perché gli artisti hanno bisogno di altre persone per aiutarli. Io vengo da una generazione diversa, conosco la tecnologia…certo, la mia collaborazione con Paper Rad per la realizzazione di Super Mario Movie e’ un esempio di lavoro di gruppo. Io sapevo come lavorare sul Nintendo, loro no, mentre io non sapevo come fare uno script, ma loro sì, ed essenzialmente quello che abbiamo realizzato era un film. Io ero il cineoperatore in un certo senso, dato che per anni ho lavorato in post produzione, dunque ero io ad aiutare gli artisti con la tecnologia.

Monica Ponzini: Che cos’è l’hacking per te?

Cory Arcangel: Mi piace la definizione originale della parola, che descrive bene quello che faccio: in origine significava fare cose ingegnose con un computer, spesso con senso dell’humor. Per me vuol dire prendere del codice, fare cose ingegnose con il codice, con l’architettura e il funzionamento del computer, mettere insieme cose che originariamente non erano in relazione tra loro. Ho visto di recente una conferenza di Richard Stallman, il fondatore di GNU, dove ha descritto l’ hacking come qualcosa analogo al concetto di silenzio per John Cage .

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Monica Ponzini: Ti giro una domanda che Lev Manovich ha pubblicato su un sito, invitando il pubblico a rispondere. L’ho fatta anche ad altri artisti. Dato che viviamo in una cultura del remix, ci devono essere limiti e un’etica del remixing ?

Cory Arcangel: Ovviamente sarebbe ridicolo per me dire che non viviamo in una cultura del remix, essenzialmente tutto quello che ho fatto si basa sul remix. Un’etica del remix? Si’, penso che ci debba essere, non puoi prendere credito per qualcosa che non hai fatto, la trasformazione di un contesto deve essere resa palese. L’ultimo lavoro che ho realizzato, The Bruce Springsteen “Born to Run” Glockenspiel Addendum, non era remix, una decostruzione, era un aggiunta, anche se giocava con l’idea del remix. Anche io sono arrivato a un punto in cui mi sono detto: OK, forse e’ tempo di aggiungere, di ricominciare a comporre. Mi sono posto anch’io questa domanda e quel lavoro penso sia un buon esempio di una possibile soluzione. Esiste di per sé, ma anche in relazione con il lavoro originale.

Monica Ponzini: Vuoi dare una definizione del tuo lavoro? Ti svegli la mattina e ti dici: OK, anche oggi farò….

Cory Arcangel: Quando mi sveglio la mattina ho centinaia di migliaia di cose che mi piacerebbe fare. Per esempio, al momento mi piacerebbe avere una lista continuamente aggiornata di links sulla home page del mio sito, mi piacerebbe che la gente tornasse sul mio sito un paio di volte al giorno e questi links fossero quello che io credo sia interessante al momento su Internet. Questi links rappresenterebbero i miei interessi e la visione del mio “territorio”. Questo si riconnette alle discussioni sull’artista visto come “curatore”, o sul contesto e su che cosa sia arte, specialmente dopo la Pop Art o il Readymade. Con il web, tutto questo è sorpassato. Con Internet hai a che fare con una distribuzione e un’accessibilità, che è milioni di volte superiore rispetto a quello che si possa pensare all’interno dell’arte. E questa è una dinamica interessante. In generale, mi sveglio la mattina e cerco di capire a cosa sono interessato e a come si relaziona con i diversi contesti in cui voglio piazzarlo, se in una galleria o sul mio sito. E che differenza c’è!.


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